Collegati con noi

In Evidenza

Infantino difende i Mondiali: criticate me, ma il calcio unisce il mondo

Alla vigilia dei Mondiali 2026, Gianni Infantino difende la scelta di Messico, Stati Uniti e Canada e affronta le polemiche su visti, Iran e caro biglietti.

Pubblicato

del

Alla vigilia del via, i Mondiali 2026 partono già dentro un clima carico di tensioni politiche, problemi organizzativi e polemiche sui prezzi. Gianni Infantino sceglie però una linea netta: nessun pentimento per l’assegnazione della Coppa del Mondo a Messico, Stati Uniti e Canada, nonostante le criticità emerse nelle ultime settimane.

Il presidente della FIFA, parlando allo stadio Azteca di Città del Messico, ha chiesto ai media di distinguere tra le critiche alla sua gestione e il valore universale del torneo. “Se volete criticare il sottoscritto fatelo pure. Ma promuovete il fatto che il calcio unisce il mondo”, ha detto Infantino.

Nessun pentimento sulla scelta dei Paesi ospitanti

Alla domanda se si fosse pentito dell’assegnazione di questa edizione, Infantino ha risposto senza esitazioni. Il presidente FIFA ha spiegato di essere abituato ad affrontare problemi e difficoltà, riconoscendo che alcune questioni arrivano dagli Stati Uniti, altre dal Canada e altre ancora dal Messico.

La FIFA, ha aggiunto, sta cercando di risolvere tutte le criticità, pur ammettendo che non sempre sarà possibile trovare una soluzione completa. Il messaggio resta quello di una manifestazione che, nelle intenzioni degli organizzatori, deve restare un grande evento globale capace di superare le tensioni politiche.

Il caso Iran e il valore simbolico della partecipazione

Uno dei passaggi più delicati riguarda la presenza dell’Iran ai Mondiali, nonostante il contesto internazionale segnato dalle tensioni con Stati Uniti e Israele. Infantino ha rivendicato il lavoro svolto dalla FIFA per consentire alla nazionale iraniana di partecipare al torneo.

Il presidente ha raccontato di aver incontrato a marzo la squadra iraniana ad Antalya e di aver risposto a chi riteneva impossibile la presenza dell’Iran al Mondiale che la qualificazione era stata conquistata sul campo e andava rispettata. Per Infantino, la partecipazione iraniana diventa così uno dei simboli della funzione inclusiva del calcio.

L’arbitro somalo respinto dagli Stati Uniti

La conferenza stampa ha affrontato anche il caso di Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo al quale è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti. Una vicenda che ha suscitato forti polemiche e che ha messo la FIFA di fronte ai limiti della propria capacità di intervento sulle decisioni dei governi.

Infantino ha definito un peccato quanto accaduto, ma ha ricordato che la FIFA è un’organizzazione sportiva e non può scavalcare autorità statali, governi e forze di polizia. La linea indicata è quella del dialogo, evitando reazioni scomposte che, secondo il presidente, rischierebbero di rendere più difficile la ricerca di una soluzione.

La difesa sui prezzi dei biglietti

Altro fronte caldo è quello del caro biglietti. Infantino ha spiegato che sono già stati venduti oltre 6 milioni di tagliandi e che la domanda è stata senza precedenti, superiore di molte volte rispetto alla disponibilità.

Il presidente FIFA ha difeso la politica dei prezzi, ricordando che il biglietto d’ingresso a 60 dollari sarebbe il più basso rispetto alle fasi playoff dei principali sport americani. Ha inoltre sottolineato che il prezzo medio, inferiore a 500 dollari, resterebbe comunque più basso rispetto ad altri grandi eventi sportivi nordamericani.

Infantino ha poi citato il caso di New York, dove il sindaco Zohran Mamdani ha messo in vendita 1.000 biglietti a 50 dollari, ottenendo grande attenzione mediatica. La FIFA, ha osservato polemicamente, ne avrebbe messi in vendita 130.000 a 60 dollari senza ricevere la stessa copertura.

Il Mondiale tra sport, politica e mercato

La conferenza di Infantino fotografa il peso crescente della Coppa del Mondo come evento sportivo, politico ed economico. I Mondiali 2026 si presentano come il torneo dell’allargamento, dei grandi numeri e della massima esposizione globale, ma anche come una competizione attraversata da frontiere, tensioni diplomatiche e discussioni sul rapporto tra calcio popolare e mercato.

Il presidente FIFA prova a tenere insieme tutto dentro una formula semplice: il calcio unisce il mondo. Resta da capire se il torneo riuscirà davvero a trasformare questa promessa in una realtà capace di resistere alle polemiche che lo accompagnano fin dalla vigilia.

Advertisement

Cronache

Caso Ranucci, i pm acquisiscono le interviste di Lavitola e Tavares: sotto esame dichiarazioni e messaggi

La Procura di Roma acquisisce le interviste rilasciate da Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares per verificare se contengano messaggi diretti all’esterno o tentativi di interferire con l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Intanto proseguono gli accertamenti sui dispositivi sequestrati e le polemiche sui rapporti tra il giornalista e l’ex direttore dell’Avanti!.

Pubblicato

del

Le numerose interviste rilasciate negli ultimi giorni da Valter Lavitola e da Gomes Clesio Tavares sono entrate nell’inchiesta sull’attentato compiuto davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.

I magistrati della Procura di Roma avrebbero disposto l’acquisizione delle dichiarazioni pubbliche dei due indagati per valutarne il contenuto e verificare se possano contenere messaggi destinati ad altre persone coinvolte nella vicenda o tentativi di condizionare, anche indirettamente, l’attività investigativa.

Si tratta, al momento, di un approfondimento investigativo. Lavitola e Tavares devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Le interviste dopo l’iscrizione nel registro degli indagati

Lavitola, indagato nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza il reato di strage aggravata dal metodo mafioso, ha respinto ogni coinvolgimento nell’attentato. Durante la convocazione in Procura si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri, rendendo però dichiarazioni spontanee con le quali ha negato le accuse.

Nei giorni successivi ha continuato a parlare con quotidiani e telegiornali, affrontando anche il rapporto con Tavares, indicato dagli investigatori come possibile intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell’attentato.

La scelta di rilasciare ripetute dichiarazioni avrebbe provocato la reazione del suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, che gli avrebbe chiesto maggiore prudenza, prospettando la rinuncia al mandato in caso di ulteriori interviste.

Tavares prima annuncia il ritorno, poi cambia versione

Anche Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Lavitola attualmente in Camerun, ha rilasciato diverse interviste. A un quotidiano aveva dichiarato di voler tornare in Italia il 5 agosto per chiarire la propria posizione e aveva respinto le accuse, sostenendo di non avere alcun ruolo nell’attentato.

Intervistato successivamente dal Tg1, ha però affermato di non voler rientrare, almeno per il momento. «Non sono fuggito, ma per ora non rientro», ha dichiarato, confermando la propria permanenza all’estero.

Il mutamento di posizione è uno degli elementi che gli investigatori starebbero valutando, insieme ai rapporti personali ed economici tra Tavares e Lavitola.

La cena sul progetto dei carbon credit

L’inchiesta giudiziaria si intreccia con il dibattito sui rapporti tra Ranucci e Lavitola. Il Fatto Quotidiano ha rivelato la partecipazione del giornalista a una cena con l’ex direttore dell’Avanti! e con alcuni potenziali investitori interessati a un progetto africano legato ai carbon credit.

Tra i presenti sarebbero comparsi anche esponenti della società pubblicitaria Urban Vision. Secondo la ricostruzione del quotidiano, la presenza e l’autorevolezza del conduttore di Report avrebbero potuto contribuire ad accreditare Lavitola davanti agli interlocutori imprenditoriali. Si tratta però di un’interpretazione giornalistica, non di un fatto accertato dagli investigatori.

Ranucci ha spiegato di avere cercato di “governare” il rapporto con una fonte complessa come Lavitola e di avergli dato suggerimenti proprio per metterlo in guardia sui rischi del settore dei carbon credit. Ha inoltre escluso categoricamente che l’ex faccendiere abbia mai condizionato le inchieste di Report.

L’analisi dei cellulari sequestrati

Gli accertamenti proseguono sui telefoni cellulari, sulle memorie informatiche e sulle pen drive sequestrate a Lavitola. Gli investigatori cercheranno contatti, conversazioni, documenti e dati utili a ricostruire i rapporti tra gli indagati e le eventuali fasi preparatorie dell’attentato.

Sono stati sequestrati dispositivi anche nell’abitazione di Tavares. L’obiettivo è verificare la ricostruzione secondo cui l’uomo avrebbe svolto una funzione di collegamento con il gruppo accusato di avere materialmente organizzato l’attacco.

L’esposto di Ranucci sul segreto investigativo

Parallelamente, la Procura dovrà esaminare l’esposto presentato da Ranucci attraverso il suo legale Roberto De Vita. Il giornalista chiede di accertare se vi siano state violazioni del segreto investigativo nella pubblicazione di atti, ricostruzioni e indiscrezioni riguardanti l’inchiesta.

Ranucci ha inoltre annunciato querele per diffamazione contro chi avrebbe diffuso congetture e insinuazioni sul suo comportamento e sui rapporti con Lavitola.

Il conduttore ha definito «sciacallaggio» anche le accuse sulla gestione di alcune fonti e su presunte vicende private diffuse da piattaforme social. Si tratta di affermazioni e allusioni non verificate, respinte dal giornalista e non collegate, allo stato, a contestazioni giudiziarie.

Il ministro Urso annuncia azioni legali

Un ulteriore fronte riguarda il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha annunciato iniziative legali contro Lavitola.

La vicenda riguarda una puntata di Report nella quale un intervistato aveva sostenuto che Urso appartenesse a organizzazioni massoniche internazionali. Il ministro contesta radicalmente tale ricostruzione e chiede che siano chiariti l’origine delle dichiarazioni e l’eventuale ruolo svolto da Lavitola nei rapporti con la trasmissione.

Il caso continua così a svilupparsi su più livelli: l’inchiesta penale sull’attentato, gli accertamenti sui rapporti tra fonti e giornalisti, le iniziative legali dei protagonisti e uno scontro politico sempre più acceso attorno a Report. Saranno però gli elementi raccolti dalla Procura, e non le interviste o le polemiche mediatiche, a stabilire responsabilità e moventi.

Continua a leggere

Economia

Europa, corsa al gas russo prima del divieto: importazioni di Gnl in aumento del 18%

La crisi delle forniture dal Qatar e la necessità di riempire gli stoccaggi spingono l’Unione europea ad aumentare gli acquisti di gas naturale liquefatto russo. Nel primo semestre del 2026 le importazioni dal progetto Yamal sono cresciute del 18%, nonostante il divieto totale previsto dall’inizio del 2027.

Pubblicato

del

L’Europa si prepara a vietare definitivamente il gas russo, ma nell’attesa ne sta comprando quantità sempre maggiori. La riduzione delle forniture provenienti dal Qatar, provocata dalla crisi nel Golfo, e la necessità di ricostituire gli stoccaggi prima dell’inverno hanno prodotto un effetto apparentemente paradossale: l’aumento delle importazioni europee di gas naturale liquefatto russo.

Nel primo semestre del 2026 i Paesi dell’Unione europea hanno acquistato dal progetto artico Yamal LNG circa 9,9 milioni di tonnellate di gas, il 18% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del livello più alto mai registrato per l’impianto controllato dalla società russa Novatek.

Gli acquisti aumentano prima del divieto

Secondo le elaborazioni del Centre for Research on Energy and Clean Air, nel solo mese di giugno le importazioni europee di Gnl russo sono risultate superiori del 14% rispetto a un anno prima.

Particolarmente significativo il dato della Francia, che ha aumentato gli acquisti del 34% rispetto a maggio, nonostante una forte diminuzione delle quantità complessive di gas liquefatto scaricate nei propri terminali.

I principali importatori europei sono Francia, Belgio e Spagna, Paesi dotati di grandi terminali di rigassificazione sulle coste atlantiche, nel Mare del Nord e nel Mediterraneo. Una parte del gas sbarcato nei porti francesi e belgi viene successivamente immessa nella rete europea e destinata anche alla Germania.

Il gas del Qatar quasi fermo

A spingere la domanda europea è soprattutto la difficoltà di ricevere carichi dal Qatar. Le tensioni militari e i rischi per la navigazione nello Stretto di Hormuz hanno drasticamente ridotto il traffico delle metaniere.

Il Qatar aveva già dichiarato la forza maggiore su alcuni contratti di fornitura a causa delle interruzioni collegate alla guerra, mentre gli attacchi contro le navi commerciali hanno ulteriormente aumentato i costi assicurativi e scoraggiato i transiti.

A luglio le importazioni europee complessive di Gnl sono previste ai livelli più bassi dal settembre 2024, mentre la concorrenza asiatica per i carichi disponibili torna a crescere. Gli stoccaggi europei risultano inoltre inferiori alle medie stagionali, rendendo più urgente l’acquisto di gas prima dell’inverno.

La Russia vende di più ma incassa meno

L’aumento dei volumi esportati non si traduce automaticamente in maggiori entrate per Mosca. Secondo il Crea, nel mese di giugno le esportazioni russe di petrolio, gas e carbone sono cresciute del 14% rispetto a maggio, mentre i ricavi sono diminuiti dell’8%.

La differenza è dovuta soprattutto agli sconti applicati ai prodotti energetici russi, venduti a prezzi inferiori rispetto alle quotazioni internazionali a causa delle sanzioni, delle restrizioni finanziarie e dei maggiori costi di trasporto.

La Russia riesce quindi a collocare più combustibili fossili sul mercato, ma non beneficia pienamente dell’aumento dei prezzi provocato dalla crisi mediorientale.

Il divieto europeo dall’inizio del 2027

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato nel gennaio scorso il regolamento che prevede l’eliminazione graduale delle importazioni di gas russo.

Il divieto totale sul Gnl russo entrerà in vigore dall’inizio del 2027, mentre per il gas trasportato attraverso i gasdotti la scadenza definitiva è prevista nell’autunno dello stesso anno. Sono stati previsti periodi transitori per i contratti già sottoscritti, allo scopo di limitare gli effetti sui prezzi e sulla sicurezza energetica.

La normativa consente inoltre alla Commissione europea di sospendere temporaneamente il blocco, per un massimo di quattro settimane, qualora un’emergenza minacci seriamente la sicurezza delle forniture di uno o più Stati membri.

Gli interessi francesi in Novatek

Il gas arriva prevalentemente dall’impianto Yamal LNG, situato nell’Artico russo e controllato da Novatek. La compagnia francese TotalEnergies mantiene una partecipazione del 19,4% nella società russa e possiede anche il 20% del progetto Yamal LNG.

Dopo l’invasione dell’Ucraina TotalEnergies ha ritirato i propri rappresentanti dal consiglio di amministrazione di Novatek e ha svalutato contabilmente la partecipazione, senza però riuscire a cederla.

Il paradosso energetico europeo

L’aumento degli acquisti mette in evidenza la distanza tra gli obiettivi politici e le necessità immediate del mercato. Bruxelles vuole eliminare la dipendenza energetica dalla Russia, ma deve contemporaneamente garantire forniture sufficienti alle famiglie e alle imprese.

La crisi del Qatar, la minore disponibilità di metaniere e la necessità di riempire gli stoccaggi stanno così trasformando il periodo precedente al divieto in una corsa agli ultimi carichi russi.

Un paradosso destinato a durare ancora alcuni mesi: l’Europa prepara la fine del gas di Mosca, ma per affrontare il prossimo inverno continua a comprarne sempre di più.

Continua a leggere

Esteri

Attivisti della Global Sumud Flotilla ai funerali di Khamenei: «Aiuteremo l’Iran a difendere la rivoluzione»

Tre attivisti che hanno partecipato alla Global Sumud Flotilla si sono recati in Iran per i funerali di Ali Khamenei, esprimendo sostegno alla Repubblica islamica e alla sua battaglia contro gli Stati Uniti. La Flotilla precisa che non si trattava di una delegazione ufficiale.

Pubblicato

del

«Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione». È il messaggio lanciato da Lisi Proença, attivista brasiliana che ha partecipato alla Global Sumud Flotilla, durante il viaggio in Iran per le cerimonie funebri dell’ex guida suprema Ali Khamenei.

In un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, Proença ha espresso pieno sostegno alla Repubblica islamica e ha invitato gli iraniani a indicare agli attivisti internazionali di cosa avessero bisogno. La sua presenza a Teheran è documentata da diversi contenuti pubblicati sui social nei giorni delle commemorazioni.

«Il Sud globale contro l’imperialismo americano»

Nel filmato l’attivista afferma che il cosiddetto Sud globale, restando unito, potrà porre fine all’«imperialismo americano». Proença sostiene inoltre di avere conosciuto soltanto una volta arrivata in Iran quella che definisce la “verità” sul Paese, al di là della rappresentazione proposta dai media occidentali.

Secondo l’attivista, l’uccisione di Khamenei sarebbe stata un atto di imperialismo compiuto dagli Stati Uniti. Una posizione nettamente schierata a favore della Repubblica islamica e destinata ad alimentare il dibattito anche all’interno del movimento internazionale di solidarietà con Gaza.

Con lei Hickey e Teles

In Iran sono arrivati anche l’attivista e comico irlandese Tadhg Hickey e l’avvocata brasiliana Ariadne Teles, entrambi già partecipanti alle iniziative della Global Sumud Flotilla. La presenza dei tre a Teheran è stata presentata da alcuni canali social come quella di una delegazione collegata alla missione navale per Gaza.

Durante un’intervista realizzata nella capitale iraniana, Hickey ha definito l’Iran il centro della lotta mondiale contro l’imperialismo. In altri interventi ha richiamato la storia coloniale irlandese per spiegare il proprio sostegno ai movimenti che considera vittime dell’oppressione occidentale.

Ariadne Teles avrebbe invece accostato la figura di Khamenei a leader rivoluzionari come Fidel Castro, Ernesto Che Guevara e Thomas Sankara, presentandolo come simbolo della resistenza politica al potere degli Stati Uniti.

La precisazione della Global Sumud Flotilla

La Global Sumud Flotilla ha però preso le distanze dalla rappresentazione del viaggio come missione ufficiale del movimento. Interpellata dal Corriere della Sera, l’organizzazione ha precisato che i tre attivisti non costituivano una delegazione formale.

«Eventuali partecipanti o organizzatori vi hanno preso parte a titolo personale», ha spiegato la Flotilla, distinguendo quindi le dichiarazioni pronunciate in Iran dalla linea ufficiale dell’organizzazione.

La precisazione appare significativa perché la Global Sumud Flotilla è nata con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari a Gaza e contestare il blocco israeliano, riunendo persone provenienti da orientamenti politici e culturali differenti. Tadhg Hickey, Lisi Proença e Ariadne Teles risultano tra coloro che hanno partecipato alle iniziative del movimento, ma le loro successive posizioni politiche non possono essere automaticamente attribuite all’intera organizzazione.

Le critiche alla Repubblica islamica

Le dichiarazioni degli attivisti hanno suscitato reazioni anche perché la Repubblica islamica è stata accusata negli anni da organizzazioni internazionali e dissidenti iraniani di repressione del dissenso, limitazione dei diritti delle donne, arresti politici e controllo dell’informazione.

Il sostegno alla popolazione palestinese e la critica alle operazioni militari americane o israeliane non coincidono necessariamente con l’appoggio al sistema politico iraniano. È proprio su questa distinzione che si concentra la discussione aperta dalle parole pronunciate a Teheran.

La visita dei tre attivisti resta dunque un’iniziativa personale. Ma i loro messaggi, diffusi pubblicamente e associati alla precedente partecipazione alla Flotilla, hanno inevitabilmente prodotto un caso politico che supera i confini dell’Iran.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto