Collegati con noi

Cinema

Indiana Jones 5 e ‘La Ruota del Destino’, primo trailer con Indy giovane

Pubblicato

del

Indiana Jones torna nelle sale la prossima estate: il quinto e forse ultimo episodio della saga dell’archeologo-avventuriero con la regia stavolta di James Mangold si intitolera’ ‘La Ruota del Destino’. Appuntamento al 30 giugno, annuncia il trailer in cui alcune sequenze mostrano un Harrison Ford giovane grazie agli effetti speciali. “Mi manca il deserto. Mi manca il mare. Mi manca svegliarmi ogni mattina chiedendomi quale meravigliosa avventura mi portera’ il giorno”, dice nel trailer la voce fuori campo.

Girato tra l’altro in Sicilia, tra Segesta e Cefalu’, il film sarà l’ultimo nel ruolo per Ford che ha compiuto 80 anni lo scorso luglio e l’anno scorso si e’ infortunato sul set dei Pinewood Studios durante le riprese. Il trailer mostra una sequenza durante una parata a New York e un inseguimento a cavallo in un tunnel della metropolitana. Indy torna a usare la frusta ma nelle brevi anticipazione mancano due personaggi familiari: la moglie Marion Ravenwood (Karen Allen) e il figlio Mutt (Shia LaBeouf) che avevano giovato ruoli importanti nel quarto episodio della serie “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo””.

Quel film fu l’ultimo di Steven Spielberg con la franchise da lui creata nel 1981 assieme a George Lucas: il regista aveva optato di girare ‘The Fablemans’ anziche’ tornare per il nuovo ‘Indiana’ sul cui copione, secondo indiscrezioni, aveva avuto qualche perplessita’. Spielberg e Lucas sono comunque produttori esecutivi del quinto film. L’Indiana Jones giovane appare in una sequenza in flashback ambientata nel 1944, otto anni dopo gli eventi di ‘I Predatori dell’Arca Perduta’. Il resto della storia si svolge alla fine degli anni ’60: Indy vive e insegna a New York fino a quando il vecchio amico Sallah (John Rhys-Davies) cerca di convincerlo a rimettersi in gioco: “Quei giorni sono finiti”, insiste il professore. “Forse. E forse no”, replica l’amico.

Non e’ ancora chiaro quale sia stavolta l’oggetto del desiderio, (la Ruota del Destino del titolo), ma gia’ dal trailer si capisce che sono in molti a cercarlo, tra questi un ex nazista entusiasta dell’aeropazio interpretato da Mads Mikkelsen e Helena (Phoebe Waller-Bridge di ‘Fleabag’), una giovane donna che sembra avere un rapporto personale con Indiana: “Sono il suo padrino” dice lui, mentre lei gli da’ sulla voce: “E’ un mezzo parente’. Nel cast anche Thomas Kretschmann, Boyd Holbrook, Shaunette Renee Wilson e Antonio Banderas. Sono 14 anni che i fan aspettano un nuovo Indiana Jones dopo che “Il Regno del Teschio di Cristallo” del 2008 non fu il successo sperato.

Tornera’ per il quinto film anche il 90enne John Williams che ha lavorato alla colonna sonora di tutti gli Indiana Jones dell’ultimo quarantennio. All’inizio di settembre il decano dei compositori di Hollywood aveva deliziato il pubblico della Hollywood Bowl con un nuovo tema intitolato “Helena’s Theme”, un riferimento al personaggio della Waller-Bridge da lui descritto come “una avventuriera e anche una femme fatale che che merita il lirismo musicale di una star della vecchia Hollywood”.

Advertisement
Continua a leggere

Cinema

Cameron su Cameron, Avatar 2 supera Titanic, 3/o sempre a estero 

Pubblicato

del

 Cameron supera Cameron. Avatar: La via dell’acqua ha superato il Titanic al botteghino internazionale con una cifra stimata di 1.538 miliardi di dollari, rispetto a 1.535 miliardi del film del 1997 con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.

 

Questo lo rende il film numero 3 di tutti i tempi all’estero, dietro l’originale Avatar del 2009 al primo con oltre 2 miliardi 138 milioni e Avengers: Endgame, secondo con 1 miliardo 941 milioni. Tuttavia, il vecchio Titanic scenderà ancora in mare, di nuovo in sala dal 9 febbraio in occasione del 25/mo anniversario in versione rimasterizzata e dunque le classifiche potrebbero cambiare di nuovo.

 

Continua a leggere

Cinema

Profeti, la marcia incongrua di culture che si scontrano quando cercano di incontrarsi

Pubblicato

del

Profeti. Un film scabro, rigoroso, enumerativo più che descrittivo. Un’opera di registrazione piuttosto che di esplorazione, che conferma la cifra narrativa e stilistica di Alessio Cremonini, regista di Border –dove si parla di confini e linee di attraversamento- e di Sulla mia pelle, che narra la vicenda di Stefano Cucchi. Una fiction documentaria, si potrebbe dire, con immagini impressive, dialoghi stringati, sequenze che si avventurano nell’impossibile missione di ricostruire la frantumata architettura di una storia senza destino.

La giornalista italiana Sara è a Kobane, per un servizio sulla guerra dell’ISIS contro Siria e Iraq, i potentati che disegnano in Medio Oriente quei paesaggi della blasfemia che il Califfato vuole distruggere. Parla con i curdi, ne raccoglie le ragioni: rivendicazioni taglienti e fiere per i combattenti che le enunciano, mentre muoiono lottando contro i jihadisti; atti d’accusa nei confronti di un Occidente che si è servito di loro nella sua global war on terrorabbandonandoli poi a un destino di sterminio, perpetrato da ultimo anche per mano turca. Sulla via del ritorno, Sara è fatta prigioniera dai jihadisti e viene condotta in un campo di addestramento dove è affidata a Nur, una giovane siriana, emigrata a Londra e lì educata secondo i valori dell’Occidente. E tuttavia, sedotta dalle rigorose pratiche interpretative del Corano, diventa una combattente dell’ISIS e va in sposa al mujaheddin Abdullah, da cui attende un bambino.

Nel suo rapporto con Nur, Sara entra gradualmente nella vertigine della “regola islamica” declinata dal Califfato. Una regola che se da un lato le fa scoprire la potenza delle certezze a petto dei suoi dubbi di donna senza Dio, senza marito e senza figli, dall’altro lato la mette di fronte alla sua doppia fragilità: intrinseca oltre che oggettiva e contingente, di prigioniera priva di autonomia. Proprio questo progressivo sprofondamento nella sua debolezza, la porta infine ad accettare la sottile e tenace suggestione di Nur, incaricata dallo shaykh, il capo, esattamente di questa missione: la conversione di Sara all’Islam.

La shahada, la professione di fede, è un atto tanto solenne per i mujaheddin, quanto drammatico per Sara, che lo compie attraverso un intimo, sconvolgente travaglio di accettazione di una religione che consente indicibili atti di orrore, come il rogo di Faisal, il suo cameramen musulmano fatto prigioniero con lei. E diventa, la conversione, atto di orrore essa stessa quando Sara scopre che il suo gesto non conduce a una liberazione, bensì ad una prosecuzione della propria “sottomissione” ad Allah (questo è il significato della parola Islam), diventando a sua volta la sposa di un mujaheddin. Sara intuisce così che la sua vita si profila ormai come una “normalità” non già configurata dalla libera scelta, ma dall’imposizione gerarchizzata, nel segno di una legge che gli uomini (i maschi, intendo) fanno valere in nome e per conto del Dio che essi ricavano dalle loro interpretazioni più o meno letteralistiche del Libro sacro. La vicenda si chiude in modo rapido e brutale, con l’arrivo dell’esercito regolare siriano. E mentre Nur muore sotto le bombe, Sara viene liberata e proiettata in una storia che tocca a ciascuno di noi immaginare.

Jasmine Trinca e Isabella Nfar, Sara e Nur, interpretano con empatia e profonda convinzione il ruolo di due donne che esprimono mondi irriducibili l’uno all’altro. Una fotografia essenziale, un accompagnamento musicale mimetico. Ardito e seducente il tentativo del regista di restare neutro di fronte a questo “scontro di civiltà”, suggerendoci forse che non di “civiltà” si tratta davvero, ma di “circostanze” che sopravvengono nei territori oscuri di una ragione smarrita.

Continua a leggere

Cinema

Oscar, in nomination ‘Pupille’ di Alice Rohrwacher e Aldo Signoretti

Pubblicato

del

Un pezzetto d’Italia nelle nomination per gli Oscar 2023, che saranno assegnati il 12 marzo prossimo. E cioè “Le Pupille”il cortometraggio live action tutto al femminile, scritto e diretto da Alice Rohrwacher, prodotto da Alfonso Cuaron. Aldo Signoretti è in gara per la categoria “Makeup e hairstyling” per il film “Elvis” di Baz Luhrmann.

Il film sorpresa della stagione “Everything Everywhere All at Once” guida con 11 candidature

Everything Everywhere All at Once a sorpresa con 11 nomination sbarra la strada a un mostro sacro come Steven Spielberg ma soprattutto agli Spiriti dell’Isola e a Niente di nuovo sul Fronte Occidentale.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto