Collegati con noi

Cronache

Inchiesta sui finanziamenti ad Hamas, sequestri per oltre un milione di euro e pc nascosti nei muri

Nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas sequestrati oltre un milione di euro in contanti, pc nascosti nei muri e materiale informativo. Arresti e indagini in corso.

Pubblicato

del

Oltre un milione di euro in contanti, computer nascosti in un’intercapedine ricavata in una parete di cartongesso, numerose chiavette Usb, una bandiera di Hamas e materiale informativo. È quanto emerso dalle 17 perquisizionieffettuate da Digos e Guardia di Finanza dopo il blitz che ha portato all’applicazione di 9 misure cautelari nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas, coordinata dalla Procura di Genova.

Secondo gli investigatori, il materiale sequestrato è considerato “particolarmente interessante”, in attesa delle analisi approfondite su pc e telefoni cellulari degli arrestati.

Arresti, latitanti e numero degli indagati

Nel corso dell’operazione sono state arrestate sette persone, mentre altre due risultano latitanti, e si troverebbero rispettivamente in Turchia e nella Striscia di Gaza. Il numero complessivo degli indagati supera le venti unità.

Tra questi figurano anche la moglie e due figli di Mohammad Hannoun, arrestato e ritenuto dagli inquirenti al vertice della presunta cellula italiana di Hamas. Secondo la Procura, i familiari sarebbero stati consapevoli della reale destinazione dei fondi raccolti e, in particolare i figli, avrebbero in alcune occasioni trasportato denaro o mantenuto contatti operativi.

Altri indagati e ruolo contestato

Risulta indagato anche uno studente del Lodigiano, nella cui abitazione sarebbero stati rinvenuti tre computer nascosti all’interno di un muro. Tra i nomi citati negli atti compare Angela Lano, direttrice dell’agenzia di stampa InfoPal, indicata dagli investigatori come responsabile dell’attività di propaganda in Italia, e Mahmoud el Shobky, ritenuto referente per la raccolta di fondi in Piemonte, lungo la costa adriatica, in Sicilia e in Sardegna.

L’elenco degli indagati potrebbe allungarsi nei prossimi giorni, anche alla luce degli interrogatori di garanzia davanti alla gip Silvia Carpanini, che dovrebbero iniziare a partire da martedì. Quasi tutti si svolgeranno in videocollegamento, ad eccezione di quello di Hannoun, detenuto nel carcere genovese di Marassi.

Le linee difensive degli avvocati

I legali di Hannoun, Dario Rossi, Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo, sostengono che le accuse siano “largamente costruite su elementi probatori e valutazioni, anche giuridiche, di fonte israeliana”, evidenziando come, a loro avviso, ciò renderebbe impossibile un controllo effettivo sul rispetto dei principi di formazione della prova previsti dall’ordinamento italiano.

Sulla stessa linea la difesa di Rahed al Salahat, arrestato a Firenze. Il suo avvocato, Samuele Zucchini, afferma che la raccolta di fondi sarebbe stata destinata ad attività caritatevoli in Palestina e che non vi sarebbero prove di una loro distrazione a fini terroristici.

I difensori sottolineano inoltre il rischio che azioni di solidarietà verso la popolazione palestinese possano essere interpretate come sostegno al terrorismo, tema che sarà al centro del confronto giudiziario.

Lo scontro politico

Sul piano politico, la vicenda ha acceso un duro confronto. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha invitato il centrosinistra a “dimostrare di stare dalla parte della sicurezza”, mentre da Fratelli d’Italia è arrivata la richiesta di un’informativa ai ministri Matteo Piantedosi e Antonio Tajani.

Replica dal Movimento 5 Stelle, con il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, che respinge le accuse parlando di strumentalizzazione politica dell’inchiesta.

L’indagine resta in una fase delicata: saranno gli interrogatori e gli accertamenti tecnici a chiarire responsabilità e ruoli, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuali decisioni definitive dell’autorità giudiziaria.

Advertisement

Cronache

Ospedale del Mare, barelle a pagamento al pronto soccorso: indaga la Procura

Scandalo all’Ospedale del Mare: barelle affittate abusivamente al pronto soccorso. Indagini della Procura e dei Nas, avviata inchiesta interna.

Pubblicato

del

Scoppia il caso delle barelle affittate abusivamente al pronto soccorso dell’Ospedale del Mare. La vicenda è emersa dopo la denuncia pubblicata sui social dall’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, secondo cui i familiari di una paziente avrebbero pagato fino a 400 euro per una notte a una croce privata per sopperire alla mancanza di lettighe.

Dopo la segnalazione, i carabinieri del Nas hanno effettuato un’ispezione immediata. Sulla vicenda indaga anche la Procura di Napoli.

Le misure della Asl Napoli 1

La direzione della ASL Napoli 1 Centro è intervenuta vietando l’accesso alle ambulanze private nelle aree del pronto soccorso e inviando nuove barelle da altri presidi. Contestualmente è stata avviata un’indagine interna.

Secondo la relazione aziendale, il pronto soccorso dispone di 53 barelle, un numero ritenuto adeguato rispetto al flusso medio di pazienti, che può arrivare a circa 60 persone in osservazione breve.

Sovraffollamento e criticità

Il manager dell’Asl, Gaetano Gubitosa, ha spiegato che il sovraffollamento si registra soprattutto nei fine settimana e il lunedì mattina. Tra le misure adottate figurano la separazione dei flussi in triage, il rapido turnover dei pazienti e il trasferimento verso altri ospedali.

Sono previste ulteriori forniture di barelle entro fine mese.

La politica chiede chiarimenti

La vicenda ha sollevato reazioni politiche. Esponenti di Fratelli d’Italia hanno chiesto spiegazioni e annunciato un’interrogazione per fare luce sull’accaduto e prevenire eventuali abusi.

Accertamenti in corso

Le autorità stanno verificando i fatti per accertare eventuali responsabilità. Le ipotesi emerse dalla denuncia sono al vaglio degli inquirenti e dovranno essere confermate nelle sedi competenti.

Continua a leggere

Cronache

Roma, 24enne muore precipitando dal sesto piano: indagini in corso

Un 24enne muore a Roma dopo una caduta dal sesto piano. Indagini dei carabinieri: ipotesi gesto volontario.

Pubblicato

del

Un ragazzo di 24 anni è morto a Roma dopo essere precipitato dal sesto piano di un edificio. L’episodio è avvenuto nel quartiere San Giovanni, dove sono intervenuti i carabinieri della stazione locale a seguito di una segnalazione al numero di emergenza 112.

La dinamica e i primi accertamenti

La caduta sarebbe avvenuta dall’interno di un appartamento adibito anche a studio medico, di proprietà del padre della vittima, un medico di famiglia di 62 anni. L’uomo si trovava nell’abitazione al momento dei fatti, ma in un’altra stanza.

Sul posto sono intervenuti anche i militari del Nucleo investigativo per i rilievi. Dai primi riscontri non sarebbero emersi segni di violenza o elementi che facciano ipotizzare il coinvolgimento di terzi.

Ipotesi al vaglio degli inquirenti

Secondo quanto emerso, sarebbero stati rinvenuti alcuni messaggi scritti dal giovane che farebbero ipotizzare un gesto volontario.

Gli accertamenti sono ancora in corso per chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto.

Continua a leggere

Cronache

Caivano, stesa al Parco Verde: tre arresti, ipotesi guerra per il controllo del territorio / VIDEO

Tre arresti per la stesa al Parco Verde di Caivano. Indagini della DDA: possibile scontro tra gruppi camorristici per il controllo del territorio.

Pubblicato

del

I carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti napoletani, ritenuti gravemente indiziati di pubblica intimidazione con uso di armi e porto illegale di armi, con aggravante mafiosa.Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

La stesa nel Parco Verde

L’indagine ha ricostruito una “stesa” avvenuta il 27 settembre 2025 all’interno del Parco Verde di Caivano. In quell’occasione nove persone, a bordo di cinque ciclomotori, avrebbero esploso almeno otto colpi d’arma da fuoco in aria.

Le attività investigative hanno consentito, allo stato, di identificare tre presunti responsabili.

Ipotesi nuovi equilibri criminali

Secondo gli inquirenti, l’azione potrebbe essere collegata al tentativo di affermare una nuova egemonia criminale nell’area, dopo i recenti interventi giudiziari che hanno colpito esponenti apicali del clan Ciccarelli.

Si delineerebbe così un possibile riassetto degli equilibri camorristici, con l’interesse di gruppi legati alla criminalità organizzata di Napoli, in particolare dell’area di Scampia, per il controllo del traffico di stupefacenti nel Parco Verde.

Presunzione di innocenza

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e possono impugnare la decisione nelle sedi competenti.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto