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Cronache

Inchiesta Hydra, selfie Meloni-Amico non agli atti: verifiche in corso sulla foto

Nell’inchiesta Hydra la foto tra Meloni e Amico non risulta agli atti. Verifiche in corso sull’immagine, nessun collegamento emerso per Delmastro.

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Non risulta acquisita agli atti dell’inchiesta Hydra la fotografia che ritrae Giorgia Meloni insieme a Gioacchino Amico, indicato dagli investigatori come presunto referente del clan Senese in Lombardia e oggi collaboratore di giustizia.

Le verifiche effettuate dopo la diffusione dell’immagine hanno confermato che la foto, scattata durante una convention politica a Milano nel 2019, non è presente nel fascicolo dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

Possibili accertamenti sull’immagine

Sulla fotografia non si escludono ulteriori approfondimenti tecnici. Gli inquirenti potrebbero valutare la natura dello scatto, anche per verificare l’eventuale autenticità ed escludere ipotesi di manipolazione digitale.

Al momento, tuttavia, non emergono elementi investigativi che colleghino direttamente la presidente del Consiglio ai fatti oggetto dell’indagine.

L’inchiesta Hydra e l’ipotesi di alleanza tra clan

L’indagine Hydra ipotizza un sistema di collaborazione tra organizzazioni criminali di diversa matrice — camorra, cosa nostra e ’ndrangheta — finalizzato alla gestione di affari illeciti in Lombardia.

Tra gli imputati figura lo stesso Amico, la cui posizione è ora oggetto di valutazione anche alla luce delle dichiarazioni rese come collaboratore.

La posizione di Andrea Delmastro

Non risultano, allo stato, elementi che coinvolgano Andrea Delmastro.

L’ex sottosegretario alla Giustizia si è dimesso nell’ambito di un’indagine distinta, dalla quale è emersa una sua partecipazione in una società collegata a un’attività di ristorazione riconducibile a soggetti con precedenti per associazione mafiosa.

Indagini in corso e presunzione di innocenza

Le verifiche degli inquirenti proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Come previsto dalla legge, tutte le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Spiagge di Posillipo, avanti con il bando: sette offerte per i lidi di Palazzo Donn’Anna

Avanza il bando per le concessioni delle spiagge di Posillipo intorno a Palazzo Donn’Anna. Sette le offerte valide per i tre lotti della costa napoletana. Previsto aumento delle spiagge libere oltre il 40% e crescita dei canoni concessori fino a circa 50 mila euro annui. A fine maggio attesa la definizione dei nuovi concessionari.

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Passo avanti per il nuovo sistema di concessioni delle spiagge di Posillipo, atteso da anni e destinato a ridisegnare la gestione della costa intorno a Palazzo Donn’Anna.

Nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale sono state aperte le buste amministrative relative al bando di gara per i tre lotti in cui è stato suddiviso l’arenile.

Le offerte valide presentate sono sette, mentre una società è stata esclusa per un’irregolarità nella documentazione.

Più spiagge libere e canoni più alti

Il nuovo assetto prevede un aumento significativo delle aree libere.

Secondo quanto spiegato dall’Autorità Portuale, oltre il 40% dell’arenile resterà destinato a spiaggia libera.

Parallelamente cresceranno anche i canoni concessori.

Si dovrebbe passare dai circa 15 mila euro annui dei vecchi accordi a cifre vicine ai 50 mila euro l’anno, grazie ai rilanci presentati rispetto alla base d’asta iniziale di 3.300 euro.

Chi partecipa alla gara

I concessionari storici della costa posillipina partecipano tutti al nuovo bando.

Per il lotto B sono arrivate le offerte di Bagno Elena e della Blue Beach Spa.

Per il lotto A hanno presentato domanda Palazzo Petrucci, Gmc Srl e Bagno Ideal.

Per il lotto C, affacciato sulla spiaggia delle Monache, si sfidano Bagno Sirena e Alberghi Romeo Srl.

Ogni imprenditore poteva concorrere soltanto per un singolo lotto, scelta adottata per evitare concentrazioni eccessive nella gestione delle concessioni.

Cuccaro: “Entro fine maggio il quadro dei concessionari”

Il presidente dell’Autorità Portuale Eliseo Cuccaro auspica tempi rapidi.

“Entro fine maggio speriamo di definire il quadro dei nuovi concessionari”, spiega.

L’obiettivo è arrivare il prima possibile all’assegnazione definitiva per consentire l’organizzazione della stagione balneare.

Spiagge ancora senza servizi

Nel frattempo i lidi restano chiusi e le spiagge di Posillipo continuano a vivere una fase di sostanziale autogestione.

Attualmente è operativo soltanto il servizio di pulizia garantito da ASIA Napoli attraverso il progetto Asìa Sea.

Gli altri servizi comunali dovrebbero partire da giugno.

L’assenza di lettini, ombrelloni e strutture organizzate sta creando difficoltà soprattutto a famiglie e anziani, come sottolineano gli operatori storici del settore.

Verso il passaggio della costa al Comune

La vicenda delle concessioni si inserisce in un progetto più ampio.

È infatti in corso un piano condiviso tra Comune di Napoli e Autorità Portuale per trasferire in futuro la gestione della costa a Comune di Napoli. Per realizzare il passaggio servirà però un decreto statale e l’operazione potrebbe concretizzarsi soltanto dopo la America’s Cup.

Attese nuove aperture delle buste

La commissione tornerà a riunirsi il 25 e il 28 maggio per aprire le buste tecniche ed economiche. Non si esclude che eventuali ricorsi possano far slittare le aggiudicazioni definitive ai primi giorni di giugno.

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Taranto, 35enne ucciso in strada da un gruppo di giovani: fermato anche un ragazzo di 15 anni

A Taranto un uomo di 35 anni originario del Mali, Bakari Sako, è stato ucciso durante un’aggressione di gruppo nella città vecchia. Fermati cinque giovani, quattro dei quali minorenni. Secondo gli investigatori sarebbe stato un ragazzo di 15 anni a colpire mortalmente la vittima con un’arma da taglio.

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Un ragazzo di appena 15 anni sarebbe l’autore materiale dell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne originario del Mali morto dopo una violenta aggressione avvenuta all’alba di sabato scorso nella città vecchia di Taranto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo sarebbe stato accerchiato in piazza Fontana da un gruppo composto da cinque giovani e successivamente colpito con diversi fendenti all’addome e al torace.

Cinque fermati, quattro sono minorenni

La Procura ha disposto cinque fermi: quattro attraverso la procura minorile e uno tramite la procura ordinaria.

L’unico maggiorenne coinvolto è Fabio Sale, di 20 anni. Gli altri quattro fermati hanno invece tra i 15 e i 16 anni.

Secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio il quindicenne a infliggere i colpi mortali, utilizzando un coltello oppure un cacciavite che portava con sé.

La ricostruzione degli investigatori

Stando a quanto riportato nel provvedimento di fermo, Bakari Sako sarebbe stato inizialmente circondato dal gruppo e aggredito con pugni e spintoni.

L’uomo avrebbe poi tentato di allontanarsi e fuggire, ma sarebbe stato inseguito dai ragazzi e raggiunto poco dopo.

A quel punto il 35enne sarebbe stato colpito tre volte nella zona toracica e addominale con un’arma da taglio.Ferite che si sono rivelate mortali.

Le indagini della magistratura

Gli investigatori stanno ricostruendo le fasi dell’aggressione e il ruolo dei singoli partecipanti nel branco che avrebbe preso parte all’azione violenta.

Restano da chiarire il movente dell’aggressione e le eventuali responsabilità individuali dei fermati.

Come previsto dalla legge, trattandosi di indagati minorenni, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Delitto di Garlasco, scontro tra i legali: “Nessuna prova nuova contro Stasi” contro “Sentenza disintegrata”

Nuovo scontro sul delitto di Garlasco dopo la chiusura della nuova indagine della Procura di Pavia contro Andrea Sempio. Il legale dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, sostiene che non esistano elementi per una revisione della condanna di Alberto Stasi. Di parere opposto la difesa Stasi, che parla di nuove prove capaci di “disintegrare” la sentenza definitiva.

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Il delitto di Chiara Poggi torna al centro di un duro confronto tra avvocati, procure e consulenze tecniche, riportando il caso giudiziario più discusso degli ultimi vent’anni dentro una dimensione che ricorda quella dei primi processi celebrati a porte chiuse.

A riaccendere il dibattito sono gli atti della nuova inchiesta della Procura di Pavia, che punta oggi su Andrea Sempioe mette in discussione l’impianto che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Tizzoni: “Non ci sono elementi per una revisione”

A contestare duramente la nuova impostazione investigativa è l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico difensore della famiglia Poggi.

Secondo Tizzoni, dalle nuove consulenze depositate dalla Procura non emergerebbero elementi realmente capaci di scardinare la sentenza definitiva di condanna nei confronti di Stasi.

“Non vedo spazio per una revisione”, sostiene il legale, spiegando che né la consulenza medico-legale della dottoressa Cristina Cattaneo, né le analisi informatiche o le consulenze del Ris sulle tracce ematiche avrebbero prodotto prove nuove decisive.

Per il legale dei Poggi l’impianto accusatorio che ha retto fino alla Cassazione resterebbe ancora solido.

La replica della difesa Stasi: “Condanna disintegrata”

Di segno opposto la posizione dell’avvocato Giada Bocellari, che difende Alberto Stasi e che parla invece di una vera demolizione della sentenza definitiva.

Secondo Bocellari, la nuova indagine avrebbe prodotto “un’imponente e articolata attività investigativa” in grado di dimostrare “l’assoluta innocenza” del suo assistito.

La difesa ritiene che le nuove prove abbiano “letteralmente disintegrato” la sentenza di condanna.

La legale richiama anche gli sviluppi dell’inchiesta aperta a Brescia su presunte anomalie investigative che coinvolgerebbero l’ex procuratore di Pavia.

La battaglia sulla revisione del processo

Il confronto ruota attorno alla possibile richiesta di revisione del processo Stasi, che la difesa starebbe preparando.

Per Tizzoni, però, la revisione non avrebbe basi concrete. Secondo il legale della famiglia Poggi, alcuni aspetti storicamente centrali del processo sarebbero stati “liquidati” o accantonati nella nuova ricostruzione investigativa.

Tra questi cita la cosiddetta “camminata” attribuita a Stasi sulla scena del crimine e il tema della bicicletta nera, elementi che avevano avuto peso nel processo originario.

Secondo Tizzoni la Procura di Pavia avrebbe cercato di smentire le conclusioni giudiziarie definitive senza però incidere davvero sui punti cruciali del caso.

Un caso che continua a dividere

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua dunque a dividere investigatori, magistrati e opinione pubblica.

Da una parte chi ritiene che la condanna definitiva di Alberto Stasi resti fondata su elementi solidi. Dall’altra chi sostiene che le nuove indagini abbiano aperto scenari completamente diversi.

Come sempre in questa fase, vale il principio della presunzione di innocenza per tutti gli indagati coinvolti nei nuovi filoni investigativi fino a eventuali sentenze definitive.

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