Cronache
Inchiesta curve, Luca Lucci chiede il concordato in appello: proposta una pena di 8 anni
L’ex capo della Curva Sud milanista Luca Lucci ha chiesto di definire il processo d’appello con una pena complessiva di otto anni, rispetto ai dieci inflitti in primo grado. La Procura generale ha espresso parere favorevole, ma la decisione spetta alla Corte. Resta fuori dall’accordo l’accusa relativa al tentato omicidio di Enzo Anghinelli.
L’ex leader della Curva Sud del Milan Luca Lucci ha chiesto di definire una parte del processo di secondo grado attraverso il cosiddetto concordato in appello, proponendo una pena complessiva di otto anni di reclusione.
L’istanza, sulla quale la Procura generale di Milano ha espresso parere favorevole, comporterebbe una riduzione di due anni rispetto alla condanna a dieci anni pronunciata in primo grado nel filone principale dell’inchiesta “Doppia Curva”. La richiesta non equivale però a una decisione definitiva: dovrà essere valutata dalla terza sezione della Corte d’Appello nelle prossime udienze.
Il concordato chiesto da otto imputati
La prima udienza del processo di secondo grado riguarda il procedimento celebrato con rito abbreviato e nato dal maxi blitz del settembre 2024 contro esponenti delle curve di Milan e Inter.
Oltre a Lucci, altri sette imputati hanno scelto la strada del concordato in appello. L’unico a non aderire, secondo quanto emerso in udienza, sarebbe Giuseppe Caminiti.
Con questo istituto l’imputato rinuncia in tutto o in parte ai motivi d’appello e concorda con la Procura generale una proposta sulla pena. L’intesa, tuttavia, diventa efficace soltanto se viene accolta dai giudici.
La Corte dovrebbe iniziare a pronunciarsi sulle richieste a partire dall’udienza fissata per il 17 settembre.
Resta fuori il tentato omicidio Anghinelli
Per Lucci e per il suo ex vice Daniele Cataldo, il concordato non comprende l’accusa relativa al tentato omicidio dell’ultrà rossonero Enzo Anghinelli, ferito gravemente nel 2019 con un colpo di pistola mentre si trovava in automobile a un semaforo nella zona di Porta Romana.
Su questo episodio Lucci mantiene il proprio motivo d’impugnazione. Secondo l’accusa sarebbe stato il mandante dell’agguato, contestazione che dovrà essere esaminata autonomamente nel processo d’appello.
Tutti gli imputati devono essere considerati innocenti rispetto alle accuse non definite con sentenza irrevocabile.
La confessione di Cataldo
Nel corso dell’udienza è stato depositato anche un verbale del 4 giugno nel quale Cataldo avrebbe ammesso di avere partecipato all’azione contro Anghinelli.
Secondo la sua ricostruzione, avrebbe guidato lo scooter utilizzato per l’agguato, mentre a sparare sarebbe stato un uomo indicato con il soprannome di “Tuccio”. Cataldo avrebbe sostenuto che il piano iniziale prevedeva soltanto di colpire la vittima alle gambe e non al volto.
Le sue dichiarazioni escluderebbero un ruolo di Lucci come mandante, ma dovranno essere valutate dai giudici insieme agli altri elementi raccolti durante le indagini.
Le altre condanne di Lucci
Lucci si trova già in carcere ed è stato condannato in un altro procedimento, in primo grado, a 18 anni e otto mesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Anche quella sentenza non è definitiva.
Nel processo “Doppia Curva”, invece, il giudice dell’udienza preliminare aveva pronunciato nel giugno 2025 sedici condanne, per un totale vicino ai novanta anni di reclusione.
Tra le parti civili figurano anche Milan, Inter e Lega Serie A, che chiedono il riconoscimento dei danni collegati alle attività contestate agli imputati.
La decisione ora spetta alla Corte
La Procura generale ha dato il proprio assenso alla pena di otto anni proposta per Lucci, ma saranno i giudici a stabilire se l’accordo possa essere accolto.
Nel caso di via libera, la condanna per il reato associativo verrebbe rideterminata secondo i termini concordati. Resterebbe invece aperto il confronto processuale sull’accusa più grave relativa all’agguato contro Anghinelli.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.
Cronache
Bradisismo, Manzoni: «Pozzuoli non può essere lasciata sola»
Dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio, il sindaco di Pozzuoli Gigi Manzoni annuncia iniziative e richieste di sostegno per residenti, lavoratori e attività produttive colpite dalla crisi bradisismica.




