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Inchiesta arbitri, la Procura chiede l’archiviazione per Rocchi e Inter: «Nessun sistema per pilotare le partite»
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di frode sportiva per l’ex designatore Gianluca Rocchi e ha disposto quella dell’Inter. Accertati alcuni episodi di pressione, ma senza prove di un sistema strutturato o di condotte idonee ad alterare le partite. Gli atti passano ora alla giustizia sportiva.
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta principale sulle presunte interferenze nelle designazioni arbitrali a favore dell’Inter. Secondo i magistrati, gli accertamenti hanno consentito di ricostruire alcuni episodi di pressione, ma non hanno dimostrato l’esistenza di un sistema organizzato capace di pilotare le assegnazioni degli arbitri o alterare il regolare svolgimento delle partite.
La richiesta riguarda l’ex designatore di Serie A e Serie B Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva con esponenti del club nerazzurro mai identificati. Per l’Inter, iscritta come società ai sensi della normativa sulla responsabilità degli enti, la Procura ha disposto l’archiviazione come conseguenza dell’esclusione del reato presupposto.
Pressioni in alcuni casi, ma nessun sistema strutturato
L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Maurizio Ascione, si è sviluppata attraverso intercettazioni, pedinamenti, testimonianze e verifiche su incontri avvenuti anche allo stadio di San Siro.
Nell’istanza di archiviazione i magistrati riconoscono la “sussistenza storica” di alcuni episodi di interferenza, ma affermano di non avere individuato un sistema strutturato finalizzato a incidere sulle designazioni. Non sono inoltre emersi contatti diretti intercettati tra Rocchi e dirigenti dell’Inter né prove di accordi destinati a condizionare il risultato delle gare.
Le quattro partite finite sotto esame
Gli accertamenti avevano riguardato quattro incontri disputati tra il 2025 e il 2026.
Per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 era stata ipotizzata la designazione di Andrea Colombo, ritenuto “gradito” ai nerazzurri. Per la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025, invece, l’assegnazione a Daniele Doveri sarebbe servita, secondo l’originaria ipotesi investigativa, a evitare che l’arbitro dirigesse successivamente incontri più importanti dell’Inter.
Sotto esame anche Inter-Verona del 3 maggio 2025, affidata a Gianluca Manganiello anziché a Simone Sozza, e Torino-Inter del 26 aprile 2026, diretta da Maurizio Mariani.
La Procura ha però concluso che l’eventuale esclusione di un arbitro non gradito a una società non sia sufficiente, da sola, a configurare una frode sportiva.
Per la frode serve l’idoneità ad alterare la gara
Il punto centrale della valutazione dei pm riguarda la capacità concreta delle condotte contestate di incidere sulla partita.
Richiamando anche la giurisprudenza della Cassazione sul caso Calciopoli, la Procura ha ritenuto necessario dimostrare almeno l’astratta idoneità dell’accordo o della pressione ad alterare la competizione. Questo elemento non sarebbe stato provato.
In altre parole, non sarebbe sufficiente dimostrare che un club non desiderasse un determinato arbitro. Sarebbe stato necessario accertare un’intesa per ottenere una designazione funzionale a condizionare la gara, circostanza che non è emersa dagli atti.
Le intercettazioni e i riferimenti indiretti
Tra le conversazioni acquisite figura la frase «loro non lo vogliono più vedere», riferita all’arbitro Doveri. Per gli inquirenti, il dialogo mostra che Rocchi potrebbe essersi sentito sottoposto a pressioni.
Si tratta però di dichiarazioni indirette, riferite da terzi, e non di contatti espliciti con rappresentanti dell’Inter. Anche l’incontro con Giorgio Schenone, dirigente nerazzurro incaricato dei rapporti con il settore arbitrale e ascoltato come testimone, non avrebbe prodotto elementi penalmente rilevanti. Nessun tesserato dell’Inter è stato formalmente indagato.
Ora decide il giudice sull’archiviazione di Rocchi
Sulla posizione di Gianluca Rocchi dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari Giulia Marozzi, che potrà accogliere la richiesta dei pubblici ministeri, ordinare ulteriori accertamenti o disporre l’imputazione coatta nei casi previsti dalla legge.
Per l’Inter, invece, il provvedimento di archiviazione sarà sottoposto al controllo della Procura generale, che potrà eventualmente valutare la riapertura delle indagini.
I difensori di Rocchi, Antonio Bana e Antonio D’Avirro, avevano sostenuto dopo l’interrogatorio che l’archiviazione fosse l’unica conclusione possibile alla luce degli elementi raccolti.
Gli atti trasmessi alla giustizia sportiva
La chiusura del filone penale non esclude l’esistenza di condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare. La Procura di Milano ha infatti trasmesso gli atti alla Procura federale della Figc e alla Procura generale dello Sport presso il Coni.
Gli organi sportivi potranno valutare autonomamente se le pressioni, i rapporti e le modalità delle designazioni abbiano violato i doveri di lealtà, correttezza e trasparenza previsti dall’ordinamento federale, anche in assenza di un reato penale.
Resta aperto il filone sulla sala Var
Non tutta l’inchiesta è conclusa. Resta aperto il capitolo relativo alle presunte “bussate” alla sala Var di Lissone, trasferito per competenza alla Procura di Monza.
In questo filone risultano ancora indagati Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Luigi Nasca e Marco Di Vuolo. A Milano resta invece aperta la posizione dell’arbitro Daniele Paterna, indagato per false informazioni ai pubblici ministeri.
La richiesta di archiviazione esclude dunque, allo stato degli atti, un sistema penale organizzato per favorire l’Inter. Restano però da valutare i possibili illeciti sportivi e gli altri episodi relativi al funzionamento della sala Var.
Esteri
Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita
Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.
Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.
Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.
Più di 360 millimetri in un giorno
Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.
Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.
Settemila passeggeri bloccati a Narita
All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.
Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.
Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.
Il governatore: «Mai visto un disastro simile»
Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.
L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.
Il ruolo del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.
Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.
Esteri
La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi
Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.
La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.
La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.
Trivellazioni rinviate almeno al 2027
Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.
Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.
È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.
Il progetto da 60 milioni di dollari
Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.
L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.
Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.
La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.
Cronache
Ischia e Procida, camion oltre 35 quintali in partenza da Napoli: circa 40 al giorno
Dopo il sisma del 31 luglio e la scoperta di due edifici pericolanti a Pozzuoli, circa 40 camion al giorno diretti a Ischia e Procida saranno trasferiti allo scalo napoletano di Porta di Massa. Deroga per i mezzi dei rifiuti, ancora da definire la soluzione per gas e carburanti.
I camion più pesanti diretti a Ischia e Procida partiranno temporaneamente da Porta di Massa, a Napoli. La soluzione è stata confermata dal prefetto Michele di Bari durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuta a Ischia con i sindaci dell’isola.
Il provvedimento è legato alle condizioni di due edifici del centro di Pozzuoli, risultati pericolanti dopo le verifiche effettuate in seguito al terremoto del 31 luglio. Le limitazioni servono a ridurre il passaggio dei mezzi più pesanti lungo le strade di accesso allo scalo flegreo.
Da Pozzuoli soltanto mezzi fino a 35 quintali
Dal porto di Pozzuoli potranno continuare a partire per Ischia e Procida i veicoli lunghi non più di otto metri e con un peso non superiore a 35 quintali.
I camion oltre tale limite saranno invece imbarcati da Porta di Massa. Secondo i dati forniti dal prefetto, il trasferimento riguarderà circa il 25% dei mezzi commerciali diretti abitualmente verso le isole del Golfo: complessivamente una quarantina di camion al giorno.
La riorganizzazione dovrà garantire la continuità nell’approvvigionamento delle merci, evitando nello stesso tempo il transito dei mezzi più pesanti accanto agli edifici danneggiati.
Deroga per i camion dei rifiuti
Resta prevista una deroga per gli automezzi che trasportano i rifiuti dalle isole alle discariche della terraferma.
Non è stata invece ancora assunta una decisione definitiva per le autobotti e gli altri mezzi incaricati di rifornire Ischia e Procida di gas e carburanti. La questione dovrà essere risolta in tempi rapidi per evitare problemi nella distribuzione.
Una misura temporanea
Il prefetto ha precisato che la soluzione non sarà definitiva. I due fabbricati pericolanti dovrebbero essere messi in sicurezza in tempi brevi, consentendo di ripristinare la piena accessibilità al porto di Pozzuoli per tutti i veicoli.
Fino alla conclusione degli interventi, il traffico commerciale destinato alle isole sarà quindi suddiviso tra i due scali: i mezzi più leggeri continueranno a utilizzare Pozzuoli, mentre quelli oltre i 35 quintali partiranno da Napoli.


