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Cronache

Incendio al Teatro Sannazaro di Napoli, crolla la cupola: intossicati ma nessun ferito grave

Incendio nel cuore di Napoli, in via Chiaia: fiamme al Teatro Sannazaro, crollata la cupola. Diverse persone intossicate dal fumo, nessuno in pericolo di vita.

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Paura nel cuore di Napoli per un incendio che ha coinvolto lo storico Teatro Sannazaro in via Chiaia. Le fiamme, alte e accompagnate da una densa colonna di fumo visibile da diverse zone della città, hanno provocato il crollo della cupola del teatro, che avrebbe colpito la platea. Danni si registrano anche agli edifici adiacenti

Intossicati e intervento dei soccorsi

Sul posto sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco. Alcune persone sono rimaste intossicate dal fumo e sono state condotte in ospedale per accertamenti. Secondo le prime informazioni, nessuno sarebbe in pericolo di vita.

Tra i residenti della centralissima via Chiaia momenti di forte apprensione. “Siamo svegli dalle cinque, c’è una nube impressionante”, raccontano alcuni abitanti, rimasti in casa con fazzoletti sul volto per proteggersi dal fumo.

La direttrice in lacrime

Sul luogo dell’incendio è arrivata anche Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica del teatro, nipote dell’attrice Luisa Conte. Informata delle condizioni della struttura, è scoppiata in lacrime.

Il Teatro Sannazaro rappresenta un presidio culturale storico della città. Le cause del rogo sono in corso di accertamento, mentre le operazioni di messa in sicurezza dell’area proseguono.

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Cronache

Licenziata mentre era incinta: il Tribunale annulla il provvedimento e condanna l’azienda per discriminazione

Il Tribunale del lavoro di Treviso annulla il licenziamento di una manager incinta e condanna l’azienda a risarcirla con 50mila euro per discriminazione e condotte vessatorie.

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Il Tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento di una manager della società Keyline di Conegliano, avvenuto nel luglio del 2024 mentre la lavoratrice era incinta, riconoscendo nei confronti dell’azienda un danno da discriminazione.

La giudice Maddalena Saturni ha stabilito che la dirigente ha subito condotte discriminatorie e vessatorie legate al suo sesso, condannando l’azienda a un risarcimento di 50mila euro.

Episodi di discriminazione durante il lavoro

Nella sentenza vengono descritti diversi episodi che, secondo il Tribunale, configurano comportamenti discriminatori.

Tra questi anche il fatto che durante le riunioni aziendali alla manager sarebbe stato chiesto di preparare il caffè per tutti i presenti, con la motivazione che si trattasse di un compito spettante a lei “in quanto donna”.

Secondo quanto ricostruito nel provvedimento giudiziario, il suo superiore avrebbe inoltre affermato che la posizione dirigenziale ricoperta non era adeguata per lei e che l’azienda avrebbe preferito un uomo con maggiore esperienza per il ruolo di Group Sales Manager.

Esclusione dalle attività e pressioni fuori orario

La decisione del Tribunale evidenzia anche altri comportamenti ritenuti vessatori.

La manager sarebbe stata progressivamente esclusa da progetti e iniziative nell’ambito commerciale e non sarebbe stata informata di riunioni organizzate con i suoi stessi collaboratori.

Secondo la ricostruzione della giudice, inoltre, le veniva richiesta disponibilità anche al di fuori dell’orario lavorativo, con telefonate ricevute in orari notturni.

Il licenziamento come atto finale della discriminazione

Il Tribunale ha ritenuto che il licenziamento rappresenti l’atto conclusivo di una condotta discriminatoria.

La sentenza sottolinea che il provvedimento è nullo in quanto adottato in violazione delle norme che tutelano la maternità e, nel contesto dei fatti accertati, costituisce l’ultimo episodio di discriminazione legata al sesso della lavoratrice.

Secondo la giudice, gli episodi ricostruiti configurano comportamenti “molesti” perché indesiderati e collegati al genere della persona, oltre a risultare dequalificanti e ripetuti nel tempo.

Le contestazioni disciplinari ritenute infondate

Il licenziamento era stato motivato anche con presunte irregolarità nell’utilizzo delle carte di credito aziendali per spese personali.

Il Tribunale ha tuttavia ritenuto che tali comportamenti non avessero rilevanza disciplinare, rilevando come questa modalità fosse una prassi conosciuta e consentita tra i componenti delle famiglie che gestivano l’azienda e, secondo quanto emerso, anche approvata dagli amministratori.

In assenza di una colpa grave e considerando lo stato di gravidanza della lavoratrice, il giudice ha quindi disposto l’annullamento del licenziamento e il riconoscimento del risarcimento per discriminazione.

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Cronache

Emilio Isgrò a 88 anni: «Cancellare è far rinascere le parole»

Emilio Isgrò a 88 anni continua a lavorare nel suo studio milanese tra mappe e libri. L’artista racconta la nascita delle cancellature, la vita con la moglie Scilla e il suo sguardo sul mondo.

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A 88 anni Emilio Isgrò (foto Imagoeconomica) continua a lavorare nel suo studio milanese circondato da libri, quadri e mappe geografiche. Seduto a un tavolo bianco, l’artista siciliano osserva uno dei suoi mappamondi e spiega il gesto che lo ha reso celebre: cancellare.

In questi giorni sta lavorando proprio su una mappa del pianeta. «Sto cancellando la Groenlandia», racconta, indicando il globo.

Per Isgrò la cancellatura non è distruzione, ma un modo per costringere lo sguardo a vedere davvero. Quando una parola viene oscurata, spiega, tra l’occhio e il testo si crea un ostacolo che obbliga a interrogarsi sul suo significato.

La nascita delle cancellature

La prima cancellatura risale al 1964, quando Isgrò lavorava in redazione al giornale veneziano Il Gazzettino.

L’artista prese un articolo e lo coprì con un pennarello nero. Poi lo ripose in un cassetto. Un gesto semplice che conteneva già la chiave del suo lavoro.

Da quell’idea sarebbe nata una delle pratiche artistiche più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana.

Gli incontri con Montale e Buzzati

Durante gli anni veneziani Isgrò entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della cultura italiana.

Conobbe il poeta Eugenio Montale, che spesso lo chiamava per fare una passeggiata quando si trovava a Venezia. Montale, racconta l’artista, aveva paura di scivolare sui ponti e si aggrappava al suo braccio.

Tra i suoi estimatori c’era anche lo scrittore Dino Buzzati, che gli regalò una copia del Poema a fumetti con una dedica singolare: chiedeva proprio di essere cancellato.

Una vita con Scilla Velati

Accanto a Isgrò da oltre quarant’anni c’è la moglie Scilla Velati, presenza centrale nella sua vita e nella gestione dell’archivio delle opere.

I due si conobbero a Milano a una festa. Lei era stata modella e lavorava come giornalista per la rivista Grazia. La loro storia iniziò quasi per caso.

Dopo un primo incontro, racconta Velati, fu lei a chiamarlo al telefono. Quella sera stessa Isgrò la invitò a casa sua e poco dopo i due partirono in auto verso Venezia per bere un Bellini all’Harry’s Bar.

Il rapporto con l’arte e il mercato

Isgrò non ha mai nascosto un rapporto complicato con il mercato dell’arte. Dice di vendere le sue opere con riluttanza e solo quando necessario per far circolare il lavoro.

Molte opere regalate in gioventù sono poi riapparse nelle aste.

Per difendere l’autenticità dei suoi lavori, l’artista conserva un archivio dettagliato delle opere e collabora con i carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale.

Una giornata da artista

La giornata di Isgrò comincia molto presto. Si sveglia alle cinque del mattino, fa ginnastica e poi si dedica alla lettura dei quotidiani.

Subito dopo torna al lavoro, alternando scrittura e pittura. Le due attività, spiega, sono spesso inseparabili.

Tra i progetti in cantiere c’è la cancellazione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe e un romanzo ancora inedito, ambientato in un paese siciliano.

«La cancellatura serve a rinascere»

Per Isgrò la cancellatura non è mai un atto distruttivo.

È piuttosto un gesto che mette in discussione il linguaggio e costringe a guardare la realtà con maggiore attenzione.

Anche la morte, riflette l’artista, potrebbe essere una forma di cancellatura. Ma non nel senso di censura.

Piuttosto una cesura, un passaggio. Perché, conclude, la cancellatura serve a far rinascere ciò che sembra sparire.

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Cronache

Falso allarme rapimento a Bardolino, assessora si dimette dopo il messaggio WhatsApp

A Bardolino un messaggio WhatsApp su un presunto rapimento di bambini si rivela falso. L’assessora Roberta Cecere si dimette dopo aver diffuso l’audio che ha creato panico.

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Un messaggio vocale diffuso su WhatsApp ha provocato forte allarme nella comunità di Bardolino e dei comuni vicini sul lago di Garda.

Nel messaggio si raccontava di un tentativo di rapimento di un bambino per il traffico di organi, avvenuto nei pressi della scuola alberghiera della cittadina veronese.

Il contenuto è stato diffuso dall’assessora all’Istruzione e al Sociale del comune di Garda, Roberta Cecere, in una chat locale nella serata di giovedì.

Secondo il racconto, alcuni uomini avrebbero tentato di rapire un bambino mentre andava in bicicletta verso il campo sportivo.

Le verifiche dei carabinieri

Le verifiche effettuate dai Carabinieri hanno però accertato che nessun tentativo di rapimento è avvenuto.

Dall’analisi delle telecamere di sorveglianza è emerso che alcuni operai impegnati in un cantiere si erano fermati con l’auto vicino alla scuola per far scendere un collega.

In quel momento un bambino di 11 anni che si trovava nelle vicinanze si sarebbe spaventato, interpretando la situazione come un possibile pericolo.

Gli stessi lavoratori hanno poi chiarito l’accaduto ai militari, dopo aver scoperto le accuse circolate sui social.

Le dimissioni dell’assessora

Nonostante il rapido chiarimento dei fatti, la diffusione del messaggio ha generato polemiche e accuse di procurato allarme nei confronti dell’assessora.

Sotto pressione anche sui social, Roberta Cecere ha annunciato le dimissioni lunedì mattina.

Nel messaggio di scuse ha spiegato di essere consapevole della gravità della situazione e delle preoccupazioni provocate tra i cittadini.

Ha inoltre chiarito che il gesto non è stato dettato da malafede ma dalla paura e dalla preoccupazione vissuta come madre.

Una fake news già diffusa in altre città

Il caso di Bardolino ricalca episodi analoghi registrati in altre zone d’Italia, dove negli ultimi mesi è circolata la stessa voce su rapimenti di bambini legati al traffico di organi.

Segnalazioni simili sono state diffuse in diverse città, dal Piemonte alla Toscana fino a Roma, ma in tutti i casi si è trattato di notizie prive di fondamento.

Le forze dell’ordine invitano alla prudenza nella condivisione di messaggi sui social e nelle chat private, ricordando che informazioni non verificate possono generare panico e conseguenze anche sul piano legale.

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