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Economia

In Italia 71 miliardari: 5,7 milioni in povertà assoluta

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Nel 2024 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro – a 166 milioni al giorno – raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi detenuto da 71 individui. Tutto ciò a fronte di un “quadro di grande preoccupazione” per la povertà assoluta, che nel 2023 era rimasta stabile rispetto all’anno precedente ma vedeva oltre 2,2 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di persone, vivere in condizioni di povertà assoluta. Il 5% più ricco delle famiglie è titolare del 47,7% della ricchezza nazionale. E’ il quadro tratteggiato da Oxfam nel suo rapporto ‘Diseguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata’ pubblicato in occasione del Forum economico mondiale di Davos, che dà conto di un’accelerazione, a livello mondiale, del gap fra le ricchezze dei miliardari e i poveri.

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Economia

Leonardo, il Financial Times: “Dietro l’uscita di Cingolani tensioni nella Difesa italiana”

Secondo il Financial Times, dietro la rimozione di Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo ci sarebbero tensioni interne all’apparato della difesa italiana. Contestate alcune scelte strategiche dell’ex ad, dalle partnership con Baykar e Rheinmetall fino al progetto di difesa aerea “Michelangelo Dome”, considerato sensibile anche dagli Stati Uniti.

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La rimozione di Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo continua a provocare discussioni nel mondo industriale e politico. Secondo una ricostruzione del Financial Times, dietro la sostituzione dell’ex amministratore delegato ci sarebbero tensioni maturate all’interno dell’apparato della difesa italiana più che pressioni dirette degli Stati Uniti.

La vicenda avrebbe creato preoccupazione anche tra gli investitori, colpiti dall’improvviso cambio al vertice del gruppo.

Critiche sulla strategia industriale

Secondo il quotidiano britannico, alcuni ambienti critici contestavano a Cingolani una strategia troppo concentrata sulle tecnologie militari di nuova generazione.

Tra le accuse ci sarebbe quella di aver privilegiato progetti futuristici e sistemi avanzati trascurando invece il rafforzamento delle capacità industriali e produttive tradizionali.

Le polemiche sulle alleanze internazionali

Al centro delle tensioni ci sarebbero anche alcune partnership strategiche promosse durante la gestione Cingolani.

Particolare attenzione viene dedicata alla collaborazione con Baykar, considerata da alcuni settori politicamente delicata per i rapporti dell’azienda con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Discussioni anche sull’intesa con Rheinmetall.

Secondo i detrattori della strategia, l’accordo avrebbe alimentato timori su una possibile perdita di autonomia industriale italiana in un settore ritenuto altamente strategico.

Il nodo Michelangelo Dome

Uno dei dossier più sensibili sarebbe stato il progetto del sistema di difesa aerea assistito dall’intelligenza artificiale chiamato “Michelangelo Dome”.

Secondo il Financial Times, il progetto avrebbe generato preoccupazioni a Washington per la possibile competizione con il sistema missilistico Patriot.

Il tema della concorrenza industriale nel settore della difesa resta infatti estremamente delicato nei rapporti tra alleati Nato.

Le fonti vicine all’azienda

Secondo fonti consultate dal quotidiano britannico, però, le vere ragioni dell’uscita di Cingolani sarebbero da ricercare soprattutto nei malumori interni alla macchina della difesa italiana.

L’articolo sostiene che il governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe scelto di intervenire dopo l’emergere di forti tensioni istituzionali e industriali.

Leonardo resta centrale nella strategia europea

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto difesa europeo, segnato dall’aumento delle spese militari e dalla ridefinizione degli equilibri industriali nel continente.

Leonardo continua a rappresentare uno degli asset strategici più importanti dell’industria italiana e uno dei principali attori europei nel settore aerospazio e difesa.

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Economia

Mps, il Cda conferma la maggioranza di amministratori indipendenti: ecco la nuova governance

Monte dei Paschi di Siena comunica che il nuovo consiglio di amministrazione nominato ad aprile 2026 è composto in larga maggioranza da amministratori indipendenti. Tra i nomi confermati figurano Cesare Bisoni, Flavia Mazzarella, Carlo Corradini e Corrado Passera. Centrale il ruolo dei comitati su rischi, sostenibilità e digitalizzazione.

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Banca Monte dei Paschi di Siena conferma che il nuovo consiglio di amministrazione risulta composto “in larga maggioranza” da amministratori indipendenti. La verifica è stata effettuata dal board dopo le nomine approvate dall’assemblea degli azionisti dello scorso 15 aprile 2026. L’istituto senese sottolinea così il rafforzamento della governance e degli equilibri interni del nuovo Cda.

Chi sono gli amministratori indipendenti

Secondo quanto comunicato dalla banca, risultano in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dallo statuto diversi componenti del consiglio.

Tra questi il presidente Cesare Bisoni e la vicepresidente vicaria Flavia Mazzarella.

Confermata l’indipendenza anche per Carlo Corradini, presidente del Comitato Rischi e Sostenibilità.

I nomi nei principali comitati

Nel nuovo assetto di governance figurano inoltre:

  • Patrizia Albano
  • Livia Amidani Aliberti
  • Paolo Boccardelli
  • Antonella Centra
  • Paola De Martini
  • Massimo Di Carlo
  • Paola Leoni Borali
  • Nicola Maione
  • Corrado Passera

Focus su rischi, sostenibilità e digitalizzazione

La struttura dei comitati conferma la centralità di alcuni temi strategici per la banca.

Tra questi emergono soprattutto gestione dei rischi, sostenibilità, remunerazione e innovazione digitale.

Particolare rilievo assume il Comitato IT e Digitalizzazione, considerato sempre più centrale nel processo di trasformazione tecnologica del settore bancario.

Mps punta sulla stabilità della governance

La comunicazione arriva in una fase delicata per il sistema bancario italiano ed europeo, caratterizzata da attenzione crescente su governance, trasparenza e gestione dei rischi.

Per Monte dei Paschi la presenza di una larga componente indipendente nel consiglio rappresenta anche un segnale verso mercati e investitori istituzionali.

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Economia

Electrolux shock in Italia: “Ottimizzazione” da 1.700 posti, sindacati in rivolta contro gli esuberi

Electrolux annuncia un piano di revisione organizzativa in Italia con circa 1.700 posti di lavoro a rischio e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Sindacati sul piede di guerra con scioperi e richiesta di tavolo al Mimit. Forte preoccupazione per il futuro del settore italiano degli elettrodomestici.

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Una “ottimizzazione” da circa 1.700 posizioni lavorative che per i sindacati significa una sola cosa: esuberi.

Electrolux ha annunciato un vasto piano di revisione organizzativa che coinvolgerà tutte le sedi italiane del gruppo, provocando una durissima reazione delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali.

Il progetto prevede un ridimensionamento di circa un terzo della forza lavoro italiana della multinazionale.

La comunicazione è arrivata durante un incontro nella sede di Confindustria.

Chiude lo stabilimento di Cerreto d’Esi

Il dato più pesante del piano riguarda la chiusura completa dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove lavorano circa 170 addetti impegnati soprattutto nella produzione di cappe aspiranti.

Ma il piano coinvolgerà anche gli altri siti italiani del gruppo: Porcia, Susegana, Forlì e Solaro.

Secondo l’azienda, la revisione servirà a concentrare le risorse sulle produzioni “a maggior valore aggiunto”, razionalizzando attività e volumi produttivi.

Sindacati: “Piano inaccettabile”

La risposta dei sindacati è stata immediata.

Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il progetto, proclamando già da domani otto ore di sciopero e chiedendo l’apertura urgente di un tavolo ministeriale.

Per i rappresentanti dei lavoratori si tratta dell’ennesimo colpo all’industria italiana degli elettrodomestici.

Daniela Fumarola parla di “strategie ciniche e antisociali sulla pelle dei lavoratori”, ricordando che chi investe in Italia “ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale”.

“Rischia di sparire un intero settore”

Durissime anche le reazioni territoriali.

Secondo Pierpaolo Pullini, il piano rappresenta “l’ennesimo duro colpo al distretto degli elettrodomestici del fabrianese”.

Per Alessio Lovisotto nessuno si aspettava “un piano di queste dimensioni”.

I sindacati temono che la crisi possa travolgere progressivamente l’intero comparto italiano degli elettrodomestici.

Gianluca Ficco avverte infatti che senza interventi di sistema “rischia di scomparire in pochi anni un intero settore industriale”.

Il governo segue il dossier

Anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è intervenuto sulla vicenda, facendo sapere di seguire “con la massima attenzione” gli sviluppi del piano Electrolux.

Il Mimit ha annunciato monitoraggi costanti e un confronto strutturato con azienda e sindacati per cercare soluzioni che tutelino occupazione e continuità produttiva.

Electrolux: “L’Italia resta strategica”

Nonostante il piano di ridimensionamento, Electrolux sostiene che l’Italia continuerà a rappresentare un Paese strategico per il gruppo grazie alla presenza industriale e al contributo nello sviluppo di prodotto.

Ma sul territorio prevalgono forte preoccupazione e rabbia.

La prospettiva di 1.700 posti di lavoro a rischio riaccende il dibattito sul futuro dell’industria manifatturiera italiana e sulla tenuta dei grandi poli produttivi storici del Paese.

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