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In Giappone vanno forte vini e cibi made in Italy

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Sempre più cibo (la mozzarella dop ad esempio)  e vino made in Italy sulle tavole dei giapponesi con l’ Italia secondo fornitore di vino in Giappone dietro alla Francia. Negli ultimi dieci anni, l’ import di vino italiano è cresciuto ad un tasso medio annuo del 4%, quello di formaggi del 5,9%, l’ olio d’ oliva del 7,5%. Usa, Australia e paesi asiatici i principali concorrenti. E con l’ accordo di libero scambio in vigore dal 1° febbraio tra Ue e Giappone, i prodotti italiani diventano più competitivi, grazie all’ abbattimento, tra il 15 e il 40% dei dazi e delle barriere non tariffarie. Nel primo quadrimestre di quest’ anno, infatti, le importazioni di prodotti agroalimentari italiani in Giappone sono cresciute di quasi il 13% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente, rispetto ad una media di mercato che ha visto aumentare l’ import totale di food&beverage di circa il 9%. «Sebbene il Giappone pesi solo per il 2% sull’ export agroalimentare italiano, la rilevanza di questo mercato è molto più strategica per alcuni prodotti. Basti pensare all’ olio d’ oliva, dove il paese del Sol Levante incide per il 7% sull’ export», dichiara Denis Pantini, responsabile dell’ area agroalimentare di Nomisma. Sono i dati diffusi al IV Forum Agrifood Monitor organizzato da Nomisma e Crif che si sommano ai numeri del Nomisma Wine Monitor che per i vini evidenza una crescita tendenziale in valore nel primo trimestre del 3,4%. Mercato giapponese del vino cui guarda con interesse il Consorzio della Valpolicella. «I dati raccontano il sorpasso dell’ Italia sul Cile, che perde quasi il 25% delle vendite, e un aumento dei vini fermi imbottigliati made in Italy del 7%, a fronte di una domanda complessiva sul segmento a -4%», chiosa il direttore del Consorzio, Olga Bussinello. E positive sono le prospettive per tutto il settore alimentare.

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Il miglior bartender d’Italia è il napoletano Salvatore Scamardella

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E’ Salvatore Scamardella il miglior bartender d’Italia. La proclamazione e’ avvenuta alla finale nazionale del Diageo Reserve World Class 2019, competizione internazionale istituita da Diageo Reserve che celebra l’arte della mixology e che mette in scena – spiega una nota – il piu’ autorevole palcoscenico del settore dei luxury spirits, mediante la ricerca e la selezione dell’e’lite dei bartender di piu’ di 50 Paesi nel mondo. La finale nazionale, organizzata presso le Officine Riunite di Milano, ha visto sfidarsi gli 8 migliori bartender provenienti da tutta Italia selezionati dagli esperti Diageo. I bartender si sono confrontati con i prodotti Reserve, una gamma di spirit e distillati del portfolio luxury di Diageo che comprende il gin Tanqueray No.Ten, il whisky single malt Talisker, Bulleit Bourbon, la vodka Ketel One, il rum Zacapa e la tequila Don Julio.

La vittoria di Scamardella, bartender di Napoli, e’ arrivata con le prove “Single Ingredient”, nella quale i concorrenti dovevano scegliere un solo ingrediente e trattarlo in tutte le sue declinazioni possibili con creativita’ ed estro, e la “Finishing moves – Raise your drink”, nella quale era richiesta la creazione di un signature cocktail che rispecchiasse l’anima di un brand Diageo e della loro storia personale. L’ultima prova e’ stata “The showdown” nel quale si e’ testata velocita’ e abilita’ sotto pressione: 6 minuti a disposizione per ricreare 6 classici con il proprio personale twist. Scamardella ora e’ atteso a Glasgow dal 21 al 26 settembre per la finale globale di World Class, dove rappresentera’ l’Italia e contendersi il titolo di Bartender of the Year 2019.

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Mozzarella boom: prodotto della tradizione ma anche driver dell’economia locale. I dati dello Svimez

Daniela Sasso

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Il 2018 è stato un anno record per la mozzarella di bufala campana  con 577 milioni di euro di fatturato: un’oasi felice in un Mezzogiorno non privo di problemi con oltre 11 mila addetti:sono solo alcuni dei risultati dello studio Svimez sull’impatto socio-economico del comparto presentato al Palazzo della Borsa di Milano.

Si tratta della prima analisi nel Mezzogiorno sul valore di un prodotto a denominazione di origine, realizzata per il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.

Dopo i saluti del presidente del Consorzio Domenico Raimondo, a illustrare i dati il direttore di Svimez Luca Bianchi e il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani.

“La mozzarella di bufala campana è uno straordinario prodotto della tradizione agroalimentare italiana, ha spiegato Bianchi, ma è al tempo stesso un importante driver economico dell’economia locale”.

Una delle chiavi del successo è la grandissima percentuale di Under 35 che c’è fra gli addetti che contribuiscono al ricambio generazionale. Forte anche il richiamo alla politica perché occorre sburocratizzare e ci vuole un aiuto da parte del governo.

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Turismo, Coldiretti: il 25% della spesa degli stranieri viene fatta al ristorante

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Quasi 1/4 della spesa dei turisti stranieri in vacanza in Italia (22%) è destinata ai ristoranti per un totale di 9,23 miliardi di euro nel 2018, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine della Banca d’Italia sul turismo internazionale. La spesa alimentare in vacanza, fa notare la Coldiretti, non riguarda solo i ristoranti ma si estende a pizzerie, tavole calde, bar, agriturismi, ma anche cibo di strada o specialità locali in mercati, feste e sagre di Paese. Senza dimenticare che il souvenir enogastronomico è diventato un must per gli ospiti stranieri dove c’è solo l’imbarazzo della scelta, dalla mozzarella di bufala in Campania al formaggio Asiago in Veneto, dal pecorino della Sardegna al prosciutto San Daniele del Friuli, dal vino Barolo del Piemonte al limoncello campano o al Caciocavallo del Molise. Il cibo, infatti, conclude la Coldiretti, e’ diventato il vero valore aggiunto della vacanza Made in Italy, che puo’ contare sul primato dell’agricoltura piu’ green d’Europa con 297 specialita’ Dop/Igp riconosciute a livello comunitario, 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con oltre 60 mila aziende agricole biologiche e 23 mila agriturismi che conservano da generazioni i segreti della cucina contadina.

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