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In fondo all’oceano microrganismi che vivono di arsenico

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Vivono in fondo all’oceano Pacifico, in una zona al largo delle coste del Messico del tutto priva di ossigeno: sono i primi microrganismi che vivono di arsenico mai scoperti in un ambiente marino e conoscerli meglio potrebbe aiutare a cercare la vita aliena. Li descrive sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) il gruppo dell’universita’ di Washington, a Seattle, coordinato dall’oceanografa Gabrielle Rocap. Se per l’uomo l’arsenico e’ un veleno, per i batteri trovati in fondo al Pacifico e’ una fonte di nutrimento e di energia indispensabile alla sopravvivenza. In passato sono state scoperte piccole forme di vita marina che sopravvivono con azoto e zolfo in assenza di ossigeno, e batteri che vivono di arsenico nel lago Mono in California, ma e’ la prima volta che nell’oceano si scoprono batteri che respirano arsenico. I ricercatori pensano che questa sia un’antica strategia di sopravvivenza. utilizzata quando l’ossigeno era meno abbondante sul nostro pianeta, ma e’ piuttosto sorprendente vederla ancora in uso. “Sappiamo da molto tempo che ci sono percentuali di arsenico negli oceani”, ha rilevato Rocap. Ma per la ricercatrice l’idea che gli organismi possano usare l’arsenico per guadagnarsi da vivere e’ stata una sorpresa, la scoperta di “una nuova forma di metabolismo presente nell’oceano aperto”. Secondo le stime dei ricercatori, basate sul numero di microrganismi trovati nel campione d’acqua analizzato, i batteri che vivono di arsenico potrebbero rappresentare circa l’1% della comunita’ dei microrganismi marini. Conoscere meglio organismi capaci di sopravvivere in ambienti privi di ossigeno potrebbe, infine, aiutare a cercare viventi in altri pianeti, il cui ambiente e’ ostile alla vita come la conosciamo sulla Terra.

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Cronache

La Corte di appello boccia ricorso pg su Bassolino, l’ex governatore assolto nel merito nel processo rifiuti

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Antonio Bassolino esce dal processo su presunte irregolarità nella gestione regionale del ciclo rifiuti. Pur essendo i reati ipotizzati ormai prescritti, i giudici del tribunale di Napoli si erano espressi nel merito con una sentenza di piena assoluzione. E così l’ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania che si è sempre difeso nel processo con linearità e serietà, esce da questa vicenda giudiziaria con onore. La procura aveva fatto appello per trasformare l’assoluzione di merito in assoluzione per prescrizione, nei confronti di Bassolino e di altri 26 indagati. Oggi la Corte di appello ha dichiarato inammissibile l’impugnazione del pm ed ha confermato la sentenza di primo grado. “La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l’appello del pm nel processo rifiuti, cosi’ confermando il pieno proscioglimento di Bassolino ma non sanando e rimuovendo la sofferenza esistenziale del lungo tempo di attesa. Un altro caso che conferma la urgente e indispensabile necessità della riforma della giustizia”, dicono gli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco, difensori dell’ex sindaco ed ex presidente della Regione Campania. “Ringrazio gli avvocati e le persone che mi sono state vicine in momenti difficili. Per quanto mi riguarda e’ la conferma che e’ giusto aver fiducia nella giustizia e che i tempi dovrebbero essere piu’ brevi perche’ la lunghezza dei processi danneggia gli innocenti e premia i colpevoli”, scrive sui social Bassolino.

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Juventus, è toto allenatore: qualcuno riparla di Conte oltre eall’incognita Pochettino

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I sogni Guardiola e Conte, le solide opzioni Sarri e Inzaghi, l’incognita Pochettino. Il copione della corsa alla panchina della Juventus regala ogni giorno sorprese e poche certezze, tra trattative vere o presunte tali portate avanti dalla dirigenza bianconera per trovare il sostituto di Allegri. Se ieri Guardiola era dato a un passo dalla societa’ bianconera, notizia poi smentita da piu’ parti, il protagonista delle indiscrezioni odierne e’ Antonio Conte e il suo presunto incontro con Paratici. Se il catalano Pep e’ la scelta che qualunque tifoso bianconero farebbe con la testa, quella dell’ex ct e allenatore della Juventus e’ la strada del cuore. I tifosi amano Conte e il tecnico salentino, che avrebbe firmato un pre-contratto con l’Inter ma che continua a tentennare per compiere l’ultimo passo, tornerebbe immediatamente in bianconero. Da superare, pero’, c’e’ il veto di Andrea Agnelli, ancora furioso per l’addio del 2014, in pieno ritiro, al punto da vanificare l’accordo verbale di massima che Conte aveva con Paratici e Nedved, stretto poco prima che deflagrasse la bomba Allegri. Eppure qualcosa si muove, tra incontri e telefonate, proprio nella direzione dell’ex Chelsea, fresco di causa vinta con la societa’ di Abramovic. Tanto piu’ che strappare Guardiola agli sceicchi del Manchester City appare alquanto arduo: dallo stipendio di 23 milioni di euro alla necessita’, in caso di arrivo del catalano, di rifondare la squadra adattandola al suo stile di gioco.

Se la tifoseria sogna, la dirigenza bianconera non puo’ che ancorarsi alla concretezza, nel tentativo di trovare il piu’ in fretta possibile il tecnico per la squadra campione d’Italia. I dubbi su Simone Inzaghi coinvolgono principalmente l’esperienza fin qui accumulata dal tecnico della Lazio, che pero’ potrebbe ritrovare a Torino il serbo Milinkovic-Savic, oggetto del desiderio della Juventus. Non chiude la porta alla Juventus l’ex Napoli Maurizio Sarri, attualmente al Chelsea, rimandando a fine stagione ogni considerazione sul futuro: “Mi piace la Premier, voglio restare al Chelsea – ha spiegato il tecnico toscano -. Dopo la finale di Europa League parlero’ col club per sapere se sono soddisfatti del mio lavoro”. Tanti sogni, alcune opzioni sul tavolo ma anche una certezza: il profilo ideale, per esperienza, qualita’ del gioco e carisma, e’ quello di Mauricio Pochettino. Dopo la finale di Champions League si potra’ tentare l’assalto al tecnico ma soprattutto al Tottenham, che ha blindato Pochettino con una clausola da 30 milioni di euro.

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Economia

Prada dice addio a pellicce, la moda punta anche alla sostenibilità

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Prada entra nella famiglia ‘fur-free’. Dalle collezioni donna della primavera/estate 2020 il gruppo italiano del lusso quotato ad Hong Kong non usera’ piu’ pellicce animali per realizzare nuovi prodotti. La decisione era nell’aria ed e’ stata annunciata con la Fur Free Alliance (Ffa, che riunisce oltre 50 organizzazioni in piu’ di 40 paesi) ed e’ frutto di un dialogo positivo tra il Gruppo, Ffa, Lav e The Humane Society of the United States. Per la mente creativa Miuccia Prada si tratta di un traguardo importante per un’azienda che ha in innovazione e responsabilita’ sociale i suoi valori fondanti. “La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi – ha spiegato – consentira’ all’azienda di esplorare nuove frontiere della creativita’ e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti piu’ responsabili”. Critico, ovviamente, l’International Fur Federation, l’organismo mondiale che raggruppa le associazioni della filiera della pelliccia. “Sono sorpreso che un marchio attento alla sostenibilita’ metta al bando un prodotto naturale come la pelliccia.

Ora i clienti Prada avranno come unica alternativa la pelliccia in plastica, che e’ dannosa per l’ambiente”, afferma il ceo Mark Oaten, che invita la maison tornare sui suoi passi. Prada e’ solo l’ultima delle aziende del lusso a dire addio alle pellicce, in un settore sempre piu’ attento ai temi della sostenibilita’, anche per il ritorno mediatico connesso. L’alto di gamma e’ sempre piu’ concentrato sulle tematiche cosiddette ESG (acronimo di environmental, social and governance). Un’attenzione etica che ha pero’ anche un indubbio interesse economico visto che – stando ad una ricerca presentata nel marzo da McKinsey e Camera della Moda – nei prossimi cinque anni i responsabili degli acquisti dei maggiori department store del mondo raddoppieranno gli acquisti di prodotti sostenibili, passando dal 23% al 42%, visto che 7 clienti su 10 sono disponibili a spendere fino al 10% in piu’ per un prodotto che rispetti diritti dei lavoratori e ambiente. Nelle ultime settimane infatti si e’ assistito ad un rinnovato attivismo dei colossi del settore, con Kering che ha pubblicato nuovi standard per il benessere degli animali coinvolti nella sua filiera e ha deciso di non far piu’ sfilare modelle minorenni, mentre Lvmh ha siglato un’intesa di cinque anni con l’Unesco per sostenere il suo programma dedicato a uomo e biosfera. Per non parlare per la gara di solidarieta’ scattata dopo l’incendio di Notre Dame a Parigi. Nella famiglia ‘Fur-free’ Prada comunque non e’ da sola. Tra le Maison piu’ blasonate che gia’ detto stop alle pellicce ci sono Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del Fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood. Miuccia Prada a settembre dell’anno scorso, alla presentazione della collezione primavera-estate 2019, aveva annunciato che la svolta era vicina: “Io le pellicce non voglio piu’ farle – aveva detto la stilista – gia’ oggi rappresentano solo lo 0,1% del prodotto, ma non amo gli annunci, diro’ che non le faccio piu’ quando sara’ cosa fatta e finita”. Il momento e’ arrivato. Dalla prossima primavera-estate quindi, Prada non utilizzera’ piu’ pellicce per nuovi prodotti, mentre lo stock continuera’ ad essere in vendita fino ad esaurimento delle scorte.

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