Collegati con noi

Ambiente

In cantina da 40 anni, restituiti 15 kg di sabbia sarda

Avatar

Pubblicato

del

 Da piccola, a cavallo degli anni ’80 e ’90, trascorreva le vacanze in Sardegna con i suoi genitori e oltre ai bei ricordi dell’Isola ogni tanto prelevava sabbia dalle spiagge piu’ belle, da Is Arutas a Piscinas. Oggi un’azione punibile con una sanzione amministrativa tra i 500 e i 3.000 euro, ma 40 anni fa – quando la sensibilita’ ambientale era tutt’altra cosa – un semplice gesto di bambina che ha poi conservato quei preziosi chicchi di quarzo che sembrano riso brillante nella cantina della sua casa in Toscana. Li’ sono stati dimenticati per tutto questo tempo, accanto ai vecchi giocattoli del mare: Ora quei 15 chili di sabbia sono venuti a galla, quando la donna, Elena, ha rovistato tra le vecchie cose, trovando le bottiglie piene di “ricordi” sbiaditi dal tempo.

“E’ stato un colpo al cuore”, ha spiegato nella lettera con la quale ha raccontato la sua storia all’associazione Sardegna rubata e depredata, che da anni si occupa dei prelievi illegali sui litorali dell’Isola. “Una cosa mi e’ stata chiara sin da subito – ha scritto la turista – questa sabbia deve tornare al suo posto a qualsiasi costo. Assieme alla mia bambina di 5 anni abbiamo accarezzato e annusato quel pezzo di Sardegna e facendo attenzione a non disperdere neanche un granello l’abbiamo impacchettata con una solenne promessa: ci rivedremo presto…”.

Il grosso pacco e’ stato quindi spedito all’associazione per restituire il suo contenuto alle spiagge sarde. Non e’ la prima volta che capita. Solo la settimana scorsa un’altra turista “pentita” ha restituito una bottiglia da un litro piena di sabbia rosa dell’Isola di Budelli. Un “cimelio” risalente al 1978 arrivato dalla Liguria. “La gente sta cambiando, forse anche grazie all’effetto traino di questa missione che per alcuni di noi e’ iniziata 20 anni fa – spiega Franco Murru, uno dei cinque soci fondatori – in questo caso specifico credo che sia emerso un fattore emozionale di una persona molto legata alla Sardegna”. Una goccia nel mare, pero’: “ogni anno tra restituzioni e sequestri nei tre aeroporti e nei porti sardi contiamo decine di tonnellate di sabbia prelevata, nella maggior parte dei casi da turisti stranieri”. Secondo i dati dell’associazione, nel solo 2019 oltre sei tonnellate tra sabbia, ciottoli e conchiglie sono state bloccate prima che lasciassero l’Isola.

Advertisement

Ambiente

L’Artico invaso dalle fibre sintetiche, colpa del bucato

Avatar

Pubblicato

del

L’Artico e’ invaso dalle fibre sintetiche ed e’ ‘colpa’ del bucato: costituiscono il 92% delle microplastiche trovate nelle acque di superficie e, di queste, il 73% sono fatte di poliestere, materiale usato nei tessuti sintetici, che lo liberano quando vengono lavati. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, si deve ai ricercatori coordinati da Peter Ross, della canadese Ocean Wise Conservation Association, a Vancouver. Il dato, osservano gli autori della ricerca, indica che i tessuti sintetici, attraverso il bucato e lo scarico delle acque reflue, possono avere un ruolo importante nella contaminazione degli oceani. “Il bucato – scrivono nello studio – si sta rivelando un canale potenzialmente importante per il rilascio di microfibre nelle acque. Noi recentemente abbiamo stimato che un singolo capo di abbigliamento puo’ rilasciare milioni di fibre durante un tipico lavaggio domestico”. In generale tutte le microplastiche sono fonte di preoccupazione, avendo raggiunto i confini piu’ remoti del mondo, dall’Himalaya alle profondita’ oceaniche. Microplastiche erano gia’ state individuate nell’Artico, sulla banchisa, nell’acqua di mare e nei sedimenti del fondo marino. Tuttavia, restavano dubbi sulla loro distribuzione, sulle fonti e sull’entita’ della contaminazione. Per avere una stima delle dimensioni dell’inquinamento da microplastica nell’Artico, i ricercatori hanno analizzato campioni d’acqua raccolti fino a 8 metri sotto la superficie in 71 stazioni nell’Artico europeo e nordamericano durante una campagna oceanografica condotta nel 2016. Inoltre, sono stati analizzati campioni raccolti fino a una profondita’ di 1.015 metri in 6 siti nel Mare di Beaufort, a nord delle coste dell’Alaska. Dall’analisi e’ emersa la presenza, in media, di circa 40 particelle di microplastiche per metro cubo d’acqua. Le fibre sintetiche, e in particolare il poliestere, costituiscono la maggior parte (il 92%) delle microplastiche trovate nei campioni. Inoltre, sono state osservate quasi tre volte piu’ particelle di microplastica nell’Artico orientale rispetto a quello occidentale, e cio’ suggerisce che nuove fibre di poliestere vengano trasportate nell’Oceano Artico orientale dalle correnti dell’Atlantico.

Continua a leggere

Ambiente

 La Grande Muraglia Verde in Africa per fermare il deserto

Avatar

Pubblicato

del

 La Grande Muraglia Verde in Africa potrebbe diventare una realta’. Nel corso del Summit ambientale, organizzato da Francia, Nazioni Unite e Banca Mondiale, e’ stato annunciato un finanziamento di 14,2 miliardi di dollari per la Great Green Wall Initiative per il Sahel e il Sahara. Dall’idea utopica di costruire un muro di alberi lungo 8 mila chilometri attraverso 11 Paesi, che doveva correre da est a ovest dal Senegal al Gibuti, dall’Atlantico al Mar Rosso, per contrastare l’avanzata del deserto, il progetto della Grande Muraglia Verde si e’ evoluto in un mosaico di interventi indirizzati verso le sfide che si trovano ad affrontare le persone e le comunita’ nel Sahel e nel Sahara, come degrado del suolo, desertificazione, siccita’, cambiamenti climatici, perdita di biodiversita’, poverta’ e insicurezza alimentare. E’ diventata uno strumento programmatico per lo sviluppo delle zone rurali, per rafforzare gli ecosistemi della regione, proteggere il patrimonio rurale e migliorare le condizioni di vita della popolazione. I nuovi finanziamenti dunque forniranno l’impulso necessario per ripristinare i terreni degradati, salvaguardare la biodiversita’, creare posti di lavoro verdi e costruire la resilienza delle comunita’ saheliane. Il progetto, che mira a ripristinare 100 milioni di ettari di terreno degradato e creare 10 milioni di posti di lavoro verdi entro il 2030, ha bisogno di 33 miliardi di dollari per essere realizzato. Il presidente della Conferenza degli Stati e dei governi dell’Agenzia panafricana della Grande Muraglia Verde, Mohamed Ould Cheikh El-Ghazouani, ha salutato positivamente l’accelerazione ai lavori data dai nuovi finanziamenti. “Accogliamo con favore l’annuncio della Great Green Wall Accelerator Initiative, che mira a sbloccare un primo contributo nel periodo 2021-2025, per dare attuazione agli impegni dei partner finanziari all’interno di un quadro coordinato”, ha affermato. In questo contesto, Mohamed Ould Cheikh El-Ghazouani, che e’ presidente della Mauritania, ha anche proposto la creazione in ogni Paese della regione di un fondo per la biodiversita’ in cui “confluiscano una parte delle risorse derivanti dalla cancellazione dei nostri debiti”.

Continua a leggere

Ambiente

Covid, purtroppo la Micronesia è stata contaminata: c’è un primo caso

Avatar

Pubblicato

del

Gli Stati federati di Micronesia, nazione insulare del Pacifico rimasta uno degli ultimi paesi al mondo risparmiati dal Covid-19, hanno segnalato oggi un primo caso di contagio. Il presidente David Panuelo ha ammesso che questa notizia sia “allarmante” per l’arcipelago di 100 mila abitanti, sostenendo che la persona infetta e’ sotto stretta sorveglianza. “Tutti i cittadini devono mantenere la calma – ha detto in un discorso televisivo -. “Niente panico, perche’ la situazione e’ sotto controllo”. Il nuovo coronavirus era stato rilevato in un marinaio di una nave governativa, lo ‘Chief Mailo’, che era stata inviata per riparazioni nelle Filippine. Il paziente e i suoi colleghi sono rimasti a bordo della barca, ancorata in una laguna, e sotto costante sorveglianza. Scuole, chiese e negozi rimangono aperti. I paesi insulari del Pacifico sono stati molto efficienti nel proteggersi dalla pandemia, decidendo subito di chiudere i propri confini, nonostante il costo molto alto di questa misura per le loro economie fortemente dipendenti dal turismo. Tale approccio molto cauto e’ stato adottato a causa della debolezza dei sistemi ospedalieri di questi paesi e dell’elevata prevalenza di obesita’ e problemi cardiaci tra le loro popolazioni.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto