Cronache
In 5anni 12mila infortuni a sanitari per aggressioni
In 5 anni, dal 2016 al 2020, sono stati 12mila gli infortuni sul lavoro per il personale sanitario legati a violenze, aggressioni e minacce, con una media di circa 2.500 l’anno. La rilevazione arriva dall’Inail, in vista della prima Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebrera’ ogni 12 marzo. I piu’ colpiti sono gli infermieri e gli operatori sanitari. I medici rappresentano invece il 5% sul totale dei casi ma questo dato, osserva il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, “va analizzato ed e’ sicuramente sottostimato”. Il 46% di tali infortuni, spiega l’Inail, e’ concentrato nel settore ‘assistenza sanitaria’, che include ospedali, case di cura, istituti, cliniche e policlinici universitari; il 28% e’ stato riscontrato nei ‘servizi di assistenza sociale residenziale’ (case di riposo, centri di accoglienza), mentre il restante 26% ricade nel comparto ‘assistenza sociale non residenziale’. Riguardo al genere, gli infortunati sono per quasi tre quarti donne. Infermieri ed educatori professionali – normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani all’interno di strutture sanitarie o socio-educative – sono le categorie piu’ colpite, con piu’ di un terzo del totale dei casi. Piu’ distaccata, con il 5% dei casi di aggressione in sanita’, e’ appunto la categoria dei medici, che non include pero’ nell’obbligo assicurativo Inail i sanitari generici di base e i liberi professionisti. Il dato, afferma Anelli, e’ pero’ “sicuramente sottostimato, sia perche’ si riferisce solo alla tipologia di aggressioni piu’ gravi sia perche’ e’ relativo ai soli medici ospedalieri. Va infatti considerato che una parte importante delle aggressioni avviene sul territorio, ovvero proprio tra i medici di Guardia medica che non vengono inclusi nella rilevazione dell’Inail”. Inoltre, precisa, “un’alta percentuale di aggressioni non viene denunciata dai medici, perche’ si tratta di aggressioni di minore entita’ per le quali in molti casi il medico decide di non denunciare e non mettersi in malattia”. Proprio per questo, “abbiamo chiesto e ottenuto che nella attuale legge contro la violenza ai sanitari si prevedesse la procedibilita’ d’ufficio”. Questo, commenta Anelli, “consentira’ di avere dati piu’ attendibili rispetto alla reale dimensione del fenomeno”. La Giornata nazionale e’ stata istituita dalla legge n.113 del 14 agosto 2020 ‘Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni’. La legge prevede l’inasprimento delle pene fino a 16 anni di carcere, sanzioni amministrative fino a 5mila euro, la previsione della procedibilita’ d’ufficio senza la necessita’ che vi sia querela da parte della persona offesa. Ed ancora: un Osservatorio ad Hoc e l’istituzione, appunto, della Giornata nazionale che, nella sua prima edizione, vedra’ tra le iniziative un convegno promosso dall’Ordine dei medici di Bari. “Celebrare a Bari questa manifestazione – conclude Anelli – ha un particolare significato, perche’ ricorda il sacrificio di Paola Labriola, la psichiatra barbaramente uccisa nel suo ambulatorio da un suo paziente”.
Cronache
Federico II svelata: dieci anni di campus a San Giovanni a Teduccio, l’università apre le porte alla città
Dieci anni del campus della Federico II a San Giovanni a Teduccio: il 20 marzo porte aperte con ricerca, startup, robot e visite guidate per raccontare la trasformazione di Napoli Est.
Cronache
Caso del cuore trapiantato al Monaldi: verbale secretato di un infermiere chiave nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo
Inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo dopo il trapianto al Monaldi: secretato il verbale dell’infermiere presente in sala operatoria. Indagini su trasporto dell’organo e sulle procedure seguite.
Un verbale considerato cruciale potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo al quale è stato trapiantato un cuore poi risultato danneggiato dal ghiaccio secco.
È stato ascoltato dai magistrati l’infermiere specializzato Francesco Farinaceo, presente il 23 dicembre nella sala operatoria della chirurgia pediatrica dell’Ospedale Monaldi. Il suo verbale è stato secretato e al momento non è a disposizione delle parti.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, Farinaceo sarebbe stato l’infermiere che ha materialmente aperto il contenitore nel quale era custodito il cuore proveniente da Bolzano e destinato al piccolo paziente.
Le indagini della Procura di Napoli
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del NAS, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino.
Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione tutte le fasi dell’intervento: prima dell’espianto, durante il trasporto dell’organo e nel momento del trapianto.
Secondo quanto riferito in testimonianza dall’infermiera Virginia Terracciano, sarebbe stato proprio Farinaceo ad aprire il contenitore con il cuore donato e ad assistere allo scambio di indicazioni tra il chirurgo e l’équipe medica presente in sala.
Il ruolo del chirurgo e i dubbi sull’avvio dell’intervento
Tra i punti centrali dell’inchiesta c’è la decisione di avviare l’intervento chirurgico sul piccolo paziente. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire cosa abbia spinto il chirurgo Guido Oppido a procedere con l’apertura dello sterno.
Le ipotesi al vaglio sono principalmente due: la necessità di intervenire rapidamente per evitare che il cuore donato diventasse inutilizzabile allo scadere delle quattro ore successive all’espianto oppure la convinzione di aver ricevuto un via libera dai colleghi presenti in sala operatoria.
Oppido è tra i sette medici attualmente indagati nell’inchiesta ed è stato sospeso dall’ospedale al termine di una prima istruttoria interna.
La denuncia sul “clima tossico” nel reparto
Farinaceo risulta anche il primo firmatario di una lettera di denuncia inviata il 27 gennaio ai vertici dell’azienda ospedaliera. Nel documento viene segnalato un presunto “clima tossico” all’interno del reparto attribuito alla gestione del chirurgo.
Dopo la sua audizione è probabile che vengano ascoltati anche gli altri firmatari della lettera, tra cui diversi infermieri già sentiti come testimoni.
Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, il chirurgo avrebbe iniziato il clampaggio dell’aorta prima dell’arrivo del cuore in sala operatoria. Un passaggio che gli inquirenti stanno verificando con attenzione.
Il trasporto dell’organo e il termos da spiaggia
Un altro elemento emerso nelle ultime ore riguarda un video acquisito dagli investigatori relativo al trasporto di un organo avvenuto nel 2021.
Nel filmato si vedrebbe l’utilizzo dello stesso contenitore termico artigianale da spiaggia utilizzato anche per il trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico.
Questo dettaglio è diventato uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.
Gli accertamenti sull’espianto a Bolzano
Parallelamente l’attenzione degli investigatori si concentra anche su quanto accaduto nell’Ospedale San Maurizio, dove è stato espiantato il cuore donato.
Secondo un report degli ispettori del Ministero della Salute, sarebbe al vaglio anche la possibilità di un errore nel dosaggio di un farmaco somministrato durante la fase di espianto.
Un eventuale errore potrebbe aver danneggiato l’organo prima del trasporto.
L’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico, Antonio e Patrizia Caliendo, ha spiegato che questo aspetto potrà essere chiarito dagli esami autoptici sui tessuti.
Secondo il legale, tuttavia, tale eventualità non cambierebbe il quadro delle responsabilità che gli inquirenti stanno valutando in relazione alle procedure seguite dall’équipe dell’ospedale napoletano.
Cronache
Terremoto di magnitudo 2.8 nell’Avellinese: scossa registrata vicino a Forino
Scossa di terremoto di magnitudo 2.8 registrata vicino a Forino, in provincia di Avellino. Epicentro a circa 6 km di profondità secondo l’INGV.


