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In 50mila al Bernabeu per la presentazione di Hazard con la camiseta del Real Madrid

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Oltre 50mila tifosi del Real Madrid – solo Cristiano Ronaldo ne ebbe di piu’ alla sua ‘prima’, sottolineano i media spagnoli – hanno assistito al Santiago Bernabeu alla presentazione dell’ultimo acquisto della societa’, il belga Eden Hazard. Dopo la firma del contratto quinquennale insieme con il presidente, Florentino Perez, l’ex Chelsea ha lasciato nello spogliatoio giacca e cravatta ed e’ sceso in campo in tenuta merengue, col nome sulle spalle ma senza numero, deludendo i piu’ curiosi. Il folletto belga ha fatto un giro di campo, compiuto alcuni palleggio e ha rivolto qualche parola ai suoi nuovi tifosi: “Ho molta voglia di cominciare a giocare col Real e vincere molti titoli – ha detto -. Era il mio sogno da bambino e ora sono qui. Desidero solo godermi questo momento”. Perez ha espresso la sua soddisfazione per aver portato il giocatore a Madrid e metterlo a disposizione di Zinedine Zidane con tanti altri nuovi arrivi, da Jovic a Mendy a Militao. Il pubblico non e’ del tutto sazio e ha spesso intonato in coro il ritornello “Vogliamo Mbappe'”.

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Berrettini show, batte Thiem ed è il primo italiano ad aver vinto un match alle Atp Finals

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Matteo Berrettini vince la sua prima partita in carriera alle Finals di Londra superando 7-6 6-3 l’austriaco Dominic Thiem. Si tratta del primo successo assoluto per un atleta italiano nel torneo a cui partecipano gli otto migliori tennisti della stagione. Alla fine del match, l’ultimo del girone Borg, Berrettini ha voluto ringraziare la famiglia e il team dando appuntamento al prossimo anno: “E’ stata una stagione fantastica. Voglio tornare qui il prossimo anno”. Quella del 2020 sara’ l’ultima edizione a Londra dato che, a partire dal 2021, sarà la città di Torino ad ospitare la manifestazione. Quella contro Thiem è stata anche l’ultima partita del tennista romano. A causa delle prime due sconfitte nel girone eliminatorio con Djokovic e Federer, Berrettini non è riuscito a qualificarsi per le semifinali.

“Sto già pensando al prossimo anno, a sentirmi più forte, ad essere più forte. Voglio arrivare qui ed essere più competitivo con questi grandi campioni. Se dovessi qualificarmi, sarei più forte. Come è stato per Wimbledon, mentre agli Us Open ero più pronto. E’ una questione di esperienza, devi soffrirci e poi impari” dice Berettini. “Un voto? Io credo che bisogna prendere tutto, non solo come ho giocato ma anche come sono stato in campo a testa alta. Mi do – ha aggiunto – un bell’8, potevo avere più chance, sono contento e sono andato oltre qualche attacco fisico”. Le prossime settimane? “Sicuramente la Coppa Davis e poi una o due settimane di distacco”, ha aggiunto. L’obiettivo per il 2020? “Difficile da dire adesso, vorrei continuare a questo livello perché questa è la strada giusta, lavorare tanto e regalare tante emozioni ai tifosi del tennis”, ha svelato il tennista romano.

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Ibrahimovic lascia i Galaxy, potrebbe venire a Napoli e la Gazzetta prova a “scoraggiarlo”

Marina Delfi

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“I came, I saw, I conquered…Now go back to watch baseball”.

“Sono venuto, ho visto, ho conquistato. Grazie @lagalaxy per avermi fatto sentire di nuovo vivo. Ai fan di Galaxy: volevi Zlatan, ti ho dato Zlatan. Prego. La storia continua … Ora torna a guardare il baseball”.

Le parole di Zlatan Ibrahimovic sui social a certificare l’addio ai Los Angeles Galaxy possono sembrare supponenti, ma è pura verità perché il calciatore svedese é “il calcio”. Ha vinto dovunque abbia giocato. Ajax, Juventus, Inter, Milan, Paris Saint-Germain, Manchester United e L.A. Galaxi. Adesso inizia il tormentone: dove andrà a giocare?

Potrebbe preferire una squadra italiana. Quando lasciò il Milan lo fece con dolore: a Milano si trovava bene ma i rossoneri avevano bisogno di realizzare e lui andò a guidare in campo i francesi del PSG. Con Verratti e Lavezzi diventarono inseparabili dentro e fuori dal  campo. Adesso sembra quasi naturale accostarlo al Milan che non è più lo stesso. Poi c’è chi sostiene che l’accordo con l’Inter è cosa già fatta: non ha mai giocato con Conte come allenatore… E ci sta anche il Bologna: con Sinisa Mihajlovic potrebbe essere una buona accoppiata.

Infine, il Napoli. Stimato e apprezzato dal Presidente Aurelio De Laurentiis, come persona oltre che come calciatore. I due si conobbero durante un soggiorno a Los Angeles del produttore cinematografico ed apprezzarono entrambi le ore trascorse insieme, anche con le rispettive famiglie. Ibra aveva una curiosità mai esaudita: com’è giocare a Napoli? A Lavezzi lo chiedeva spesso, un assaggio lo aveva avuto durante l’addio al calcio di Ciro Ferrara al San Paolo. Doveva scendere in campo con la maglia bianconera delle glorie della Juve dove Ferrara aveva continuato la sua carriera dopo il periodo con gli azzurri, ma provò ad indossare la camiseta azzurra, la stessa di Maradona, perché voleva capire che cosa si prova ad essere acclamati, osannati dai tifosi. Non fu una prova fortunata perché dovette tornare a indossare la maglia a strisce ma quella curiosità in un angolino della mente l’ha sempre conservata. Adesso al Napoli c’è Ancelotti che lui ha avuto a Parigi e con il quale ha conservato un bel rapporto. E poi c’è Milik che continua ad avere problemi fisici…chissà.

Ma questa possibilità, questo spunto è bastato per far tirare in ballo i soliti stereotipi su Napoli, sul Napoli e pure su Ibrahimovic. È la solita rosea a scrivere. Articoletto  rigorosamente senza firma: metterci la faccia è difficile. Che cosa scrivono sulla rosea? Che Napoli è una “città bellissima da visitare, difficile da vivere nella quotidianità. Ibra però è cresciuto a Rosengard, il ghetto di Malmoe che ha poco da invidiare a certi quartieri napoletani malfamati…. “. Davanti a Ibra continua il pezzetto che trasuda razzismo ad ogni parola, i De Laurentiis ci penserebbero prima di parlare…eccetera. Ebbene siamo certi che se Ibra dovesse venire a Napoli lui che è un giocatore colto come tanti napoletani nati in quartieri popolari o difficili, saprebbe apprezzare le bellezze e il calore della città e dei tifosi e il calore di quelli che la rosea chiama quartieri malfamati e non sfortunati come se ne trovano alle periferia di tutte le città di questo Paese. Alla faccia di chi spera anche stavolta di rompere le uova.

Caro Zlatan Ibrahimovic stanne certo: Napoli e i Napoletani ti aspetterebbero a braccia aperte se dovessi arrivare per giocare in maglia azzurra.

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Furti, rapine, sequestri di persona e violenze a casa di calciatori ma le raccontano e le commentano solo se succedono a Napoli

Marina Delfi

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Quelli che leggete di seguito sono reati (rapine, furti, sequestri di persona, sequenze da “arancia meccanica”) –  consumati in città importanti, che hanno per vittime calciatori e loro famiglie. A che serve? A ricordare a tutti noi che continuare a gettare benzina e fango su Napoli perchè hanno rubato lo stereo dall’auto incustodita della moglie di Piotr Zielinsky o perchè sono entrati ignoti a casa di Allan senza rubare nulla è solo un racconto parziale, fuorviante e poco edificante. Perchè? Perchè quanti su giornali e nei telegiornali si ostinano ancora a raccontare (forse perchè vogliono convincersene anche loro?) che adesso i calciatori importanti potrebbero decidere di non volersi più trasferire all’ombra del Vesuvio  preoccupati per la sicurezza loro e soprattutto di mogli e figli dicono solo fesserie. E siccome anche nei racconti, nel racconto del reale, occorre un poco di serietà, abbiamo deciso di raccontarvi quanto accade altrove (senza commenti), senza che alcun commentatore si avventuri in commenti da tregenda. È vero che qualche giornalista idiota (intendiamo dire: da ricovero) ha scritto anche che Napoli è pericolosa quanto Raqqa (già capitale dello Stato Islamico) o Tijauna (la città dei cartelli della droga messicana) ma pensavamo fosse qualche caso patologico. Invece ogni tanto riemergono le voci di commentatori qualunquisti e luogocomunsiti che pontificano su notizie fasulle, le rimestano nella fanghiglia e provano a inverare loro pregiudizi. Ma queste cose uno non si aspetta di vederle o leggere su testate giornalistiche. Perchè a questi qualunquisti noi di juorno.it chiediamo di ragionare. È difficile, ma bisogna pur farlo. Ecco alcuni episodi simili (noi diciamo simili ma sono molto peggio) a quelli accaduti alle famiglie di Allan  e Zielinsky.

Siamo alla fine di ottobre quando a Vinovo, Torino, all’interno del parco residenziale dove abitano molti calciatori della Juventus, blindato e protetto dalla security, Claudio Marchisio, ex calciatore della Juventus e della nazionale italiana, subisce una violenta rapina. Cinque persone entrano in casa con il volto coperto da un passamontagna forzando una porta-finestra: armati di pistola costringono Marchisio e sua moglie ad aprire la cassaforte e portano via denaro, abiti e gioielli. Silenzio. Non abbiamo letto commenti sulla pericolosità di Vinovo e sul fatto che molti calciatori della Juventus legittimamente potrebbero avere paura di una irruzione di un commando armato a casa loro. Niente, silenzio.

                   

 

Torino, poco prima dell’estate i ladri entrano in casa di Federico Bernardeschi, attaccante della Juventus. Con un palo di ferro buttano giù la porta blindata della sua abitaizone in collina ma poi vengono messi in fuga dalle urla della fidanzata del calciatore. Per fortuna questi animali sono scappati via. Non osiamo immaginare che cosa sarebbe potuto accadere se avessero deciso comunque di entrare. E sapete perchè non abbiamo osato immaginarlo? Perchè non è successo. Dunque servirebbe solo ad alimentare un clima di terrore ed insicurezza a Torino. Che è una bella città, un quarto di Napoli per residenti, ma purtroppo piena di problemi di criminalità comune e organizzata.

Milano, brutta sorpresa per Ivan Perisič: al ritorno dalle qualificazioni per gli europei 2020 con la sua Croazia, il campione dell’Inter e la moglie tornando a casa, al 19. piano della prestigiosa torre del Bosco verticale, si sono accorti di uno strano furto. Dall’abitazione mancavano tre orologi di valore, almeno 80 mila euro, ma la porta non risultava forzata. Il calciatore ha sporto denuncia. C’era tutto sottosopra. Mancavamo questi orologi preziosi. Brutta storia. Avete letto qualcosa? Avete ascoltato commenti sulla pericolosità di vivere a Milano per i calciatori? Per fortuna no. Negli studi televisivi davanti al boschetto dei drogati di Rogoredo, silenzio tombale.

Roma, Sergej Milinkoviç Saviç ha subito il furto della sua nuova auto, una Fiat 500 Amarth che era parcheggiata fuori casa. Il centrocampista serbo era in trasferta con la Lazio quando i ladri entrarono in azione.

Per non parlare di quello che avviene in Spagna:  una ventina i furti e le rapine anche violente subite dai calciatori negli ultimi mesi. L’ultima disavventura da paura in ordine di tempo è capitata al nostro Marco Borriello. Un assalto a mano armata nella sua villa di Ibiza: i rapinatori che hanno terrorizzato i domestici ed hanno portato via 10 mila euro in contanti dalla cassaforte e due Rolex. Bel bottino.

Tutte queste azioni delittuose, secondo gli investigatori, sarebbero opera di bande dell’Est europeo che si informano sui social o seguendo i campionati per capire quando i calciatori in casa non ci sono ma ci sono i loro familiari, mogli e bambini. È facile prenderli di mira già che hanno una vita anche troppo pubblica.

A Madrid, nel lussuoso quartiere della Moraleja il 28 settembre scorso mentre il brasiliano del Real Madrid Casemiro giocava il derby, la sua  casa è stata svaligiata mentre  c’erano la moglie e la figlia del centrocampista, che per fortuna non sono state aggredite. Stessa sorte per il ghanese dell’Atletico Madrid Thomas Partey. Anche lui è finito nel mirino dei ladri nello stesso giorno. Dalla sua casa a Boadilla del Monte, a ovest di Madrid, sono stati portati via soldi e  preziosi dopo aver terrorizzato la donna delle pulizie.

L’altro madridista Lucas Vazquez a giugno , quando è andato in vacanza alle Baleari, ha avuto la casa svuotata. Una vicenda che ha provocato la reazione della moglie Macarena sui social: “Uno dietro l’altro – ha scritto- Quando saremo finalmente tranquilli?”.

Ad Alvaro Morata, ex Juventus, durante gli impegni con la sua nazionale l’estate scorsa hanno svuotato casa mentre c’era dentro sua moglie e i suoi due gemellini. Famiglia  terrorizzata.

È accaduto anche ad Isco, all’allenatore del Real Madrid Zinedine Zidane, a Karim Benzema e Rafa Varane. Derubati in casa.

A Barcellona, prima che tornasse in Italia, a Kevin Prince Boateng i ladri svuotarono la villa: bottino da 300 mila euro fra preziosi e denaro.

 

Anche a Londra non si sta così tranquilli, basta ricordare la brutta avventura vissuta dal calciatore tedesco Mezut Ozil, aggredito da alcune persone che volevano impadronirsi dell’auto in modo molto violento. Venne difeso dal collega Kolasinac mentre la fidanzata terrorizzata era nell’auto che volevano portare via. Ancora adesso i due calciatori hanno la scorta della polizia. Ve l’immaginate se dessero la scorta ad Allan? Non osiamo manco immaginarlo. Napoli sarebbe in prima pagina per settimane con l’equazione idiota Napoli-Gomorra-calcio.

E ad Allerton, tranquillo sobborgo di Liverpool, alcuni malintenzionati qualche settimana fa sono entrati in casa di Sadio Manè ed hanno portato via anche qui soldi, orologi e gioielli. Come l’hanno presa? Nulla. L’assicurazione pagherà i danni, Man ha raccontato il fatto. Nessun giornale ha detto che ora è difficile che qualche campione possa accettare di trasferirsi a Liverpool.

Sono solo alcuni episodi recenti che abbiamo voluto offrire anche ad alcuni commentatori improvvisati di cronaca nera che portati fuori da uno stadio e obbligati a parlare di qualcosa che è diverso dal racconto di 22 uomini in mutande che rincorrono un pallone, si perdono in scemenze senza senso e le infarciscono di pregiudizi, ignoranza e loro paure.

Voi ve l’immaginate se noi scrivessimo che Torino è pericolosa, nessun calciatore potrebbe non andarci perchè c’è la ‘ndrangheta sia in città che nello stadio e bazzica persino ambienti vicino alla società per tentare di inquinarla? Qualcuno ci manderebbe il 118 e chiederebbe un Tso. Ecco perchè a Napoli dovremmo smetterla di sopportare il racconto di una pericolosità che esiste almeno quanto nelle altre città.

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