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Ilaria Cucchi querela Salvini: mio fratello Stefano non è morto per droga, c’è una sentenza

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– Finiti i dibattimenti in tribunale, la battaglia di Ilaria Cucchi “contro i pregiudizi” prosegue ora a suon di querele. E dopo l’ultima sentenza al processo Cucchi, in cui i giudici hanno condannato due carabinieri per omicidio preterintenzionale, riemergono annose polemiche. La sorella di Stefano annuncia l’intenzione di querelare Matteo Salvini dopo le dichiarazioni rese dall’ex ministro poco dopo il verdetto della Corte D’Assise. Il leader leghista aveva detto di rispettare la famiglia, aggiungendo pero’ che il caso “dimostra che la droga fa male”. All’indomani della sentenza e’ arrivata secca la replica di Ilaria: “Che c’entra la droga? Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto – dice in diretta su Radio Capital – Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini”. A schierarsi con Ilaria e’ stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che definisce “vergognose” le parole del numero uno del Carroccio. Ma anche il leader del Movimento Cinque Stelle e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio e’ stato molto critico. “Salvini, non puoi dire che la sentenza su Cucchi dimostra che la droga fa male. Cosa significa? Che se uno sbaglia nella vita deve essere pestato a morte? Credo che sarebbe meglio porgere le scuse…”, scrive Di Maio su Facebook, che poi aggiunge: “Nessuno provi a criminalizzare i carabinieri: questa sentenza dimostra che lo Stato e’ in grado di processare se stesso ed espellere chi sbaglia”. Esprime vicinanza alla famiglia Cucchi, e al contempo riconoscenza all’Arma, il ministro della difesa Lorenzo Guerini. A proposito della sentenza pronunciata ieri dalla Corte d’Assise di Roma, Guerini ha aggiunto: “intendo confermare la mia riconoscenza all’Arma, ai suoi 108 mila uomini che ogni giorno sono esempio di servizio alle istituzioni e a tutti i cittadini italiani. Come ha detto il Comandante Generale il loro impegno e la loro dedizione non puo’ essere messa in discussione dall’agire disonorevole e deplorevole di alcuni”. Aldila’ di polemiche e vicende giudiziarie, si sono susseguiti i commenti sui social per il gesto, gia’ diventato per molti un simbolo, del baciamano fatto da un carabiniere a Ilaria Cucchi in aula subito dopo le lettura della sentenza da parte dei giudici. “Una giornata difficilissima. Questa per me e’ stata una carezza. Mi ha scaldato il cuore. Questo per me e’ un carabiniere vero”, ha commentato la sorella di Stefano postando la foto del gesto. “E’ stato un atto spontaneo – ha replicato il militare dell’Arma, maresciallo maggiore regolarmente in servizio nella cittadella giudiziaria romana – . Non si e’ trattato affatto di esibizionismo. Ma devo dire che non mi aspettavo tutto questo clamore”.

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Corruzione elettorale ad Aversa, indagato il consigliere regionale Pd Stefano Graziano: sono tranquillo perchè estraneo alla vicenda

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Il consigliere regionale della Campania Stefano Graziano (Pd) è indagato dalla Procura di Napoli Nord che ipotizza nei suoi confronti il reato di corruzione elettorale. La notizia è stata resa nota dal quotidiano “Il Mattino”. Insieme con Graziano gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati anche il consigliere comunale di Aversa (Caserta) Pasquale Fiorenzano, Nicola Tirozzi e una quarta persona, Luigi Comparone.

La vicenda sulla quale si stanno concentrando gli investigatori riguarda l’ultimo rinnovo del Consiglio comunale di Aversa e la promessa di un posto di lavoro come operatore socio sanitario in cambio di un pacchetto di voti per Fiorenzano, che sarebbe stata fatta a Comparone. Una promessa non mantenuta che avrebbe indotto l’uomo – riferisce il giornale – a denunciare il consigliere regionale, il suo collaboratore e anche il consigliere comunale, finendo, a sua volta, nel registro degli indagati. Stiamo parlando di accuse, non di sentenze. Gli indagati sono ovviamente innocenti fino a prova contraria che dovranno fornire in giudizio i magistrati. Alla notizia dell’inchiesta, Graziano si è difeso sostenendo di stare “tranquillo perchè assolutamente estraneo alla vicenda che mi vede indagato per non aver segnalato/raccomandato la persona, che proprio per la mancata segnalazione prima mi ha denunciato, e poi ha tentato di diffamarmi. I fatti si riferiscono, tra l’altro non alla mia campagna elettorale ma a quella di un altro. Sono ancora una volta fiducioso nella magistratura e perseguirò con il massimo rigore qualsiasi tentativo di attribuirmi comportamenti illeciti”.

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Miserie della politica, i consiglieri comunali che truffavano sui gettoni di presenza nelle Commissioni: 29 su 32 indagati

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Percepivano il gettone di presenza per la partecipazione a commissioni quando invece non andavano affatto o erano presenti solo per poco tempo rendendo, di fatto, impossibile il reale svolgimento della riunione. E’ l’accusa mossa dalla Procura di Catanzaro a 29 dei 32 consiglieri comunali di Catanzaro ai quali è stato notificato un avviso conclusione indagini con le accuse, a vario titolo, di truffa aggravata per erogazione pubbliche, falsità ideologica, uso di atti falsi. Gli indagati sono complessivamente 34.

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Autostrade e camorra, comincia il processo e revocano la scorta al testimone di giustizia chiave Gennaro Ciliberto

Paolo Chiariello

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Nel video che avrete la pazienza di ascoltare, a parlare è Gennaro Ciliberto, 47 anni, testimone di giustizia. Chi è quest’uomo? È un signore che anni fa venuto a conoscenza della commissione di reati gravi decise di rivelarli alla giustizia e di collaborare per farli perseguire. Insomma una persona perbene che non ha deciso di voltarsi dall’altra parte. A pochi giorni da un processo chiave che dovrà verificare presunti rapporti corruttivi tra camorristi (alcuni presunti, altri già condannati per reati associativi di natura mafiosa) e funzionari di Autostrade, l’Ucis (organismo che si occupa di concedere, revocare, alzare o abbassare il livello di protezione di persone che rischiano la vita in ragione della loro collaborazione con la giustizia) ha revocato la scorta a Gennaro Ciliberto, testimone chiave di questo processo che stenta a cominciare. Pensate, è difficile persino la costituzione delle parti.

È inutile che vi racconti quello che sta passando Gennaro Ciliberto. Basta ascoltare quello che dice. Basta anche provare a comprendere quello che passa per la sua testa in questo momento. Non sarà facile presentarsi in una udienza così importante da solo, senza scorta, senza alcuna protezione. Non è detto che si presenti. Ora Ciliberto, da quel che a noi è dato sapere, è ricoverato in un ospedale. Ha seri problemi di diabete. La notizia della revoca della scorta l’ha distrutto psicologicamente. Lui si è rivolto subito ai suoi avvocati, Sergio e Angelo Pisani, per chiedere l’immediata revoca del provvedimento dell’Ucis. Non sarà facile farlo in tempo, ma i legali ci proveranno.

In questo processo che comincerà il 19 dicembre davanti al Gip Emanuela Attura, Tribunale di Roma, occorrerà capire se davvero gli indagati di Autostrade (nel processo la società del gruppo Atlantia è allo stato parte lesa) in cambio di mazzette e regali avrebbero consentito ad aziende in odore di mafia di infiltrasi negli appalti per la costruzione di tratti di autostrade.  Ciliberto, come spiegavamo, è teste chiave. Nel processo i reati contestati vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio all’abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti. Sono i reati più gravi che il sostituto procuratore di Roma, Francesco Dall’Olio, contesta a 11 tra funzionari di Autostrade per l’Italia e società controllate e titolari di aziende che avrebbero incamerato appalti in Autostrade ed avrebbero eseguito le opere con materiali scadenti o comunque non eseguendo lavori a perfetta regola d’arte così come previsto nella realizzazione di opere pubbliche. Nel caso di specie parliamo di autostrade, caselli, cavalcavia e dunque di trasporti, da qui anche la contestazione del reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Reati commessi in concorso e con circostanze aggravanti che rendono la questione molta più seria di quello che sembra.

Il 19 dicembre, alle 10,30, al Tribunale di Roma, sezione del Giudice per le Indagini Preliminari, Ufficio XXVI Gip, la dottoressa Emanuela Attura, giudice della indagini preliminari, sarà chiamata a pronunciarsi  sulla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal sostituto procuratore  Dall’Olio in relazione a questa delicata inchiesta che verte sui lavori per la realizzazione dei caselli autostradali di Firenze Nord, San Giovanni Valdarno, Rosignano e il cavalcavia di Capannori. Secondo quanto appurato e contestato dal pm Dall’Olio, l’ingegnere Vittorio Giovannercole, funzionario di Autostrade per l’Italia spa, e quindi anche in veste di pubblico ufficiale in quanto era Rup (responsabile unico del procedimento), avrebbe “in violazione dei  doveri di indipendenza e imparzialità, e mettendosi a disposizione di Mario e Pasquale Vuolo”  operato pressioni ed interferenze sul direttore dei lavori e sugli altri dipendenti del gruppo Autostrade al fine di assicurare ai due imprenditori originari di Castellammare di Stabia, il veloce pagamento dei corrispettivi, la abolizione o limitazione al minimo di eventuali penali che venivano comminate per  inadempimenti imputabili all’impresa, l’uso di  mezzi speciali, materiali e dipendenti dell’ente Autostrade, facendo così risparmiare costi importanti di noleggio dei mezzi alle aziende private aggiudicatarie degli appalti” è scritto negli atti d’inchiesta.

Che cosa ne avrebbe ricavato in cambio Giovannercoli? Che cosa ne avrebbero ricavato  altri funzionari di Autostrade e quadri dirigenti di aziende controllate da Autostrade gruppo Atlantia? Secondo la pubblica accusa ne avrebbero ricavato orologi di marca Rolex, altri oggetti di valore, lavori a casa gratis ed altre utilità che il magistrato avrebbe svelato nella sua inchiesta. Sia Giovannercoli che gli altri funzionari di Autostrade o aziende controllate sono accusati dal pm di aver agito in violazione dei propri doveri di correttezza e imparzialità e avrebbero anche omesso di segnalare la frode nelle forniture di materiali scadenti e l’uso di manodopera non specializzata con la conseguenza di avere consentito di montare strutture inadeguate in particolare con riguardo alle saldature realizzate, tanto che in un caso si verificò il crollo parziale dei pennelli inerenti la pensilina del casello autostradale di Rosignano sulla A/12. Quello che emerge da questa inchiesta è solo uno dei tanti bubboni della vertenza nazionale legata alla sicurezza delle autostrade italiane. Non è escluso infatti che analoghe pratiche siano state adottate altrove. E non è escluso che il magistrato voglia vederci chiaro su altri lavori eseguiti sempre dalle aziende dei Vuolo di Castellammare di Stabia altrove in Italia per conto di Autostrade. Perché queste aziende hanno eseguito altre opere lungo la direttrice Nord Sud di Autostrade.

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