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Il trionfo di Vasco a San Siro, sei concerti sold out: mai viste cose simili anche negli Usa per rock band

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Oltre 350.000 spettatori e sold out in tutte le sei date di San Siro. Sono i numeri da capogiro del tour milanese di Vasco Rossi. Il cantautore modenese colleziona un altro strepitoso successo dopo il record di Modena Park. E il contesto conferma la sua capacita’ di regalare forti emozioni a tre diverse generazioni. Anche l’ultimo show e’ stato un successo, una festa per tutti, dall’adolescente abituato ad ascoltarlo sullo smartphone all’anziano che lo riproduceva grazie al mangianastri. Claudio ha appena compiuto 30 anni, e’ un giovane imprenditore calabrese a Roma: “Sono venuto per onorare mio fratello Nico e papa’ Enzo che non ci sono piu’, grandissimo amante di Vasco”.

“Seguo Vasco da quando era agli inizi – dice Giovanni, 73 anni – mi ha accompagnato in tutta la mia vita, sono stato ad almeno 20 suoi concerti”. Rosa, invece, viene dalla Sicilia, accompagnata dalla sorella Angela, col pancione perche’ aspetta un maschietto: “Mio marito non poteva assentarsi dal lavoro, ma non ho resistito e siamo venute appositamente per presentare mio figlio Giovanni al Comandante”. E Vasco, a 67 anni ‘suonati’, appare come quei vini pregiati che, col passare del tempo, sono diventati ancora piu’ buoni. Col sorriso da ragazzo emozionato si esibisce come se non fosse la sesta sera in meno di due settimane: la voce e’ quella dei giorni migliori, in forma smagliante, capace di percorrere piu’ volte il palco lungo 100 metri. E per chi ha acquistato i posti piu’ distanti, nessun problema: con ben nove schermi sembra di stare all’interno di una regia in cui chiunque puo’ scegliere l’inquadratura che preferisce.

“In bocca al lupo a tutti, siete i piu’ grandi e vorrei abbracciarvi tutti” urla commosso al pubblico durante l’intro di ‘Canzone’, penultimo brano prima della chiusura, dedicata “a chi non c’e’ piu’ ma e’ sempre tra noi”. La chiusura e’ col botto, letteralmente, grazie ai giochi d’artificio che illuminano il cielo di San Siro: ‘Qui si fa la storia’, mai titolo fu piu’ azzeccato per questo straordinario tour, che avra’ una coda a Cagliari (18 e 19 giugno). I 6 concerti di Milano, inoltre, diventeranno un docu-concerto in onda su Canale 5 lunedi’ 17 giugno in prima serata. Si intitola ‘Siamo solo noi – 6 come 6′ ed e’ il racconto delle sei serate alla scala del rock con il commento di Vasco che in una intervista esclusiva con Giorgio Verdelli ripercorre la storia dei suoi 29 concerti nello stadio milanese in 29 anni.

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#Vasco Rossi presenta il nuovo tour, “mai nessuno come me”: 6 date a San Siro già sold out

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– “Sei volte allo stadio San Siro, non lo aveva mai fatto nessuno. Neppure Vasco Rossi”. Gli occhi azzurri sono nascosti dietro lenti specchiate d’oro ma mentre pronuncia questa battuta e’ tutto il volto a illuminarsi. Vasco, “l’unica rockstar italiana” (come ripete a se stesso sorridendo) presenta a Milano il nuovo tour dei record e nella stanza sembra l’unico davvero sorpreso. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare a tanto, non immaginavo neppure un decimo del successo ottenuto. E invece guardatemi, sono ancora qui, sono vivo e sto anche bene”, rassicura il giorno prima della partenza di ‘Vasco Non Stop Live 2019’, sei concerti allo stadio di Milano (1, 2, 6, 7, 11 e 12 giugno) e due appuntamenti a Cagliari (il 18 e 19 giugno). Sono passati 29 anni dalla prima volta a San Siro, era il 10 luglio 1990 e quel pezzo di storia si chiamava ‘Fronte del palco’. “Quell’anno ci fu la rivoluzione copernicana dei concerti in Italia, prima di allora solo gli stranieri come Bob Marley avevano riempito gli stadi, a noi toccavano i palasport o, al massimo, le curve. E poi feci 75mila persone. Posso dire di aver fatto costruire io il terzo anello. Invece per questo tour abbiamo venduto quasi tutti i biglietti in un’ora. Incredibile”.

Da quel 1990 il Paese si e’ trasformato, perfino la disperazione ha un’altra faccia. “Ora mi sembra piu’ cupa, senza speranza – racconta -. O forse sto semplicemente invecchiando e vedo le cose diversamente. Per il resto sono uguale, con le stesse paure e ansie di allora”. Una cosa pero’ e’ cambiata, la vita spericolata ha fatto posto a quella sana, trascorsa in parte a Los Angeles, dove il sabato e’ solito organizzare una festicciola con amici: “Vado a letto presto, chi lo avrebbe mai detto”. Proprio lui, quello che nel 1981 cantava l’inno di chi andava a letto la mattina presto e si svegliava con il mal di testa. Eppure li’, dall’altra parte dell’Oceano, Vasco puo’ finalmente essere un uomo come tutti. “Il mio lusso e’ diventare nessuno, cosi’ posso finalmente guardare le persone senza essere fissato. In Italia, quando vado in qualche posto, dico sempre ‘sono in rappresentanza del mito'”. Non e’ stato sempre cosi’, Vasco non dimentica gli anni – tanti – in cui “i giornalisti mi hanno preso a schiaffi”, anni in cui la stampa lo ha trattato come un reietto, uno da evitare. E’ diffidente, misura le parole delle risposte, affida i suoi pensieri alle canzoni e la scaletta del concerto e’ un monologo di due ore e mezza. Aprira’ la sua messa rock con “Qui si fa la storia”, l’invito “a scappare fuori di qui” urlato dalla sua voce roca e dalle chitarre elettriche. Continuera’ con “Mi si escludeva”, scritto nel 1996 ma attualissimo per la capacita’ di raccontare chi e’ messo da parte. Stessa potenza concettuale per la terza, “Buoni o cattivi”, due categorie che Vasco conosce e ha raccontato bene. Ma evita di rispondere a chi gli chiede quali siano i cattivi di oggi: “Lo sappiamo tutti, io non faccio politica”. Torna subito sul binario della musica, spiega che sara’ un “tour dal taglio punk-rock, un concerto duro e puro: i tempi sono duri, io sono puro”. E allora ecco che lo show prosegue con “La verita’”, perfetta in un tempo in cui regna quella che lui definisce “post verita’, dove una bugia ripetuta diventa realta’”. Ventinove canzoni per celebrare 29 anni. E’ la resistenza di Vasco. “Cantare e’ il mio modo per restare lucido, per restare in forma. Insomma, per restare al mondo”.

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Ben'essere

Roma e Milano troppo costose per trascorrere un weekend ma low cost per un cappuccino

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A Roma e Milano calano gli stipendi, per affittare una casa con due camere da letto non bastano 1.000 euro e un fine settimana romantico in un hotel a 5 stelle è riservato ai ricchi. In compenso però, un cappuccino al bar è tra i più economici al mondo. A dirlo è ‘Mapping the world’s prices’ di Deutsche Bank, che analizza prezzi e qualità della vita in 56 grandi città del mondo rilevanti per il mercato finanziario. Milano e Roma sono al 35/o e 40/ posto della classifica dominata da Zurigo, Wellington e Copenhagen. Nel 2019 in Europa i prezzi sono generalmente cresciuti e l’Italia non fa eccezione (+1,24%). Il rapporto riscontra pero’ un generale decremento del valore reale degli stipendi netti mensili in Europa, con Roma e Milano (-13% e -10%) che pero’ fanno peggio di Oslo e Parigi (-11%), Amsterdam, Vienna e Madrid (-9%) e Francoforte (-7%). Negli Usa invece i salari crescono, soprattutto a San Francisco che grazie a un balzo del +31% si porta al vertice della classifica con stipendi netti medi di 6,526 dollari capaci di far impallidire la pur facoltosa Zurigo (5,896 dollari). Guardando agli affitti, l’Italia e’ a meta’ classifica per costo mensile. A Milano un appartamento con due camere da letto prevede un esborso medio di 1,395 dollari (1.247 euro, 25/o posto della classifica), a Roma di 1,157 dollari (1.034 euro, 29/o posto).

Rispetto all’anno precedente crolla il reddito che resta in tasca dopo aver pagato l’affitto: -17% a Milano, -15% a Roma. Essere la culla della moda mondiale non offre vantaggi sulle spese per l’abbigliamento, tra le piu’ care tra i Paesi esaminati per il rapporto. Tanto per fare un esempio, un paio di scarpe sportive di marca costa in media 110,3 dollari a Milano (8/a nella classifica mondiale) e 101,3 dollari a Roma (18/a). Per non parlare dei vizi: cinque birre e due pacchetti di sigarette a settimana costano cari nelle due citta’, rispettivamente a 22/0 e 26/o posto mondiale per questo tipo di spesa. Non basta, se Milano e Roma sono costose per viverci, sono costosissime per fare i turisti. Per lo meno a livelli ‘top’. La ‘capitale economica’ e’ in assoluto la destinazione piu’ costosa al mondo per un weekend ‘romantico’, con una notte per due in un albergo a 5 stelle con vista che costa in media 961 dollari, seguita a ruota da Roma (6/o posto con una media di 609 dollari). Turisti e cittadini possono pero’ consolarsi al bar. Roma e’ terz’ultima al mondo per il prezzo di un cappuccino (al massimo di 1,9 dollari). Milano e’ ultima, con un costo medio di 1,7 dollari. Per non parlare della qualita’ della bevanda. Il rapporto ovvimente non la giudica, ma che quelli italiani siano tra i miglior cappuccini del mondo ca va sans dire.

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Cronache

Bimbo ucciso dal padre, il gip: resti in cella perchè potrebbe uccidere ancora

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Potrebbe uccidere ancora, nonchè fuggire, e quindi deve restare in cella Aljica Hrustic, il 25enne di origini croate arrestato mercoledì per l’omicidio di suo figlio Mehmed, di 2 anni e 5 mesi. Per questo il gip di Milano Valerio Natale questa mattina ha convalidato il fermo ed emesso la misura cautelare in carcere per l’uomo. Il giudice ha ritenuto infatti che vi siano sia “il concreto pericolo di reiterazione del reato” che il “pericolo di fuga”. L’autopsia sul corpo del piccolo è stata fissata per l’inizio della prossima settimana e servirà per chiarire se il bambino ha subito violenze anche nei giorni precedenti al delitto. Quando è stato ritrovato morto, due giorni fa, aveva i piedi fasciati. Una prima ipotesi degli investigatori e’ che il padre gli abbia bruciato i piedini con delle sigarette e lo abbia ucciso perche’ si lamentava per il dolore. Nell’ interrogatorio, che si e’ tenuto ieri davanti al pm Giovanna Cavalleri, il 25enne ha ammesso di avere preso a botte il piccolo ma che non avrebbe voluto ucciderlo.

“L’ho picchiato, poi l’ho visto morto, non credevo che l’avrei ucciso”, sono state le parole dell’uomo che e’ stato interrogato ieri. L’inchiesta del pm, per omicidio volontario aggravato, si concentrera’ adesso anche sul contesto familiare in cui viveva il bambino. La madre della vittima, Silvija Zahirovic, 23 anni, rom croata e incinta del quinto figlio, era sotto choc di fianco al cadavere del piccolo quando e’ arrivata la polizia. Ha indicato il marito come responsabile dell’omicidio e ha raccontato di essere stata anche lei, in passato, vittima delle aggressioni dell’uomo, anche se non lo ha mai denunciato. Come e’ stato ricostruito nelle indagini della Squadra mobile, Hrustic e’ fuggito poco dopo il delitto, avvenuto intorno alle 3 di due giorni fa nell’ appartamento popolare, a Milano, in cui viveva con la moglie. E’ stato lo stesso 25enne a chiamare il 112 un paio d’ore dopo l’omicidio, intorno alle 5 del mattino. “In via Ricciarelli 22 – ha detto al telefono con la polizia – c’e’ un bambino che non respira piu'”. E’ stato, poi, fermato intorno alle 12.30 in zona Giambellino. Aveva con se’ le due figlie che hanno 3 anni e poco piu’ di un anno, mentre un altro figlio, il maggiore, vive in Croazia. In Questura l’uomo ha anche ammesso di avere fatto uso di droga prima di colpire il bambino: “Non riuscivo ad addormentarmi, mi sono alzato e l’ho picchiato”.

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