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Economia

Il Tar conferma la maxi-multa da 2,4 milioni inflitta da Agcom a Sky per i contratti del pacchetto Calcio

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Resta confermata la maximulta da 2,4 milioni di euro inflitta nel maggio 2019 dall’Agcom a Sky Italia per le rimodulazioni del pacchetto ‘Sky Calcio’ dopo l’assegnazione di alcuni dei diritti televisivi a Dazn. Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso proposto dall’emittente televisiva. I fatti in esame partivano dalla gara indetta dalla Lega Calcio Serie A per l’assegnazione dei diritti televisivi per la trasmissione delle partite della serie A per le stagioni 2018-2021. Sky e Dazn arrivarono a un accordo commerciale volto a consentire agli abbonati della prima di fruire dell’offerta commerciale della seconda a condizioni dedicate. In particolare, i clienti Sky potevano sottoscrivere, in aggiunta ai pacchetti dell’abbonamento, il cosiddetto ‘ticket Dazn’ a condizioni economiche agevolate e fruire, in tal modo, del servizio sulle medesime piattaforme sulle quali Dazn liberamente aveva deciso di operare. In sostanza, i clienti residenziali Sky avrebbero potuto accedere esclusivamente alla piattaforma Dazn per le partite da questa trasmesse, mentre i clienti business di Sky avrebbero potuto vedere le partite acquistate da Dazn attraverso la ritrasmissione sulla piattaforma satellitare di Sky. Per la visione dei contenuti inclusi nel ‘ticket Dazn’, qualsiasi cliente avrebbe dovuto accedere alla piattaforma di Dazn, registrandosi ed accettando le specifiche condizioni contrattuali di utilizzo di Dazn.

Si arrivo’ alla sanzione dopo che Agcom rilevo’ una serie di criticita’: il danno per i consumatori costretti a sottoscrivere due abbonamenti per guardare l’intera offerta televisiva della Serie A, con conseguente maggiore esborso economico e la necessita’ di una connessione internet a banda larga; l’invarianza del costo dell’abbonamento a Sky nonostante la riduzione delle partite di Serie A rispetto alla stagione precedente e la mancata applicazione della normativa sul diritto di recesso senza costi di disattivazione ne’ penali. Il Tar, con una sentenza complessa e fortemente tecnica ha ritenuto che nessuna delle censure articolate da Sky Italia potesse condurre all’annullamento degli atti impugnati. Respinte tutte le censure di tipo procedurale, i giudici affermano “la riconducibilita’ della operazione posta in essere da Sky nell’ambito delle modifiche delle condizioni contrattuali”. Nel caso specifico “e’ notevolmente mutato il pacchetto offerto, con drastica riduzione del numero di partite fruibili e, comunque, con essenziale variazione qualitativa sotto un profilo essenziale per la scelta di abbonamento – si legge in sentenza – anche perche’ Sky (in virtu’ degli accordi con Dazn) non ha ritenuto di garantire la visione gratuita delle residue partite assegnate a Dazn. Cio’ dimostra che l’asserita invarianza del prezzo del pacchetto ‘Sky Calcio’ (rispetto alla precedente stagione) non corrisponde a verita’ visto che gli abbonati interessati alla visione dell’intero campionato di Serie A e del campionato di Serie B, in aggiunta al corrispettivo per l’abbonamento Sky, (confermato allo stesso prezzo) hanno dovuto assumersi anche l’onere di pagare il ‘ticket Dazn'”. Per il Tar, inoltre, “nella specie era logico, oltre che doveroso, fornire una adeguata informativa all’utente consentendogli di esercitare il recesso, ove non interessato alla nuova configurazione di abbonamento”. Sulla questione della contestata quantificazione della sanzione, per il Tar “non risultano concludenti le censure svolte”, stante “la puntuale esposizione delle ragioni poste dall’Autorita’ alla base di tale determinazione e considerata la discrezionalita’ che compete all’Amministrazione nel dosare la sanzione pecuniaria entro i limiti (minimo e massimo) edittali fissati dalla legge”.

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Economia

Produzione industriale, segnali di ripresa a marzo: l’auto traina ma il trimestre resta in rosso

La produzione industriale italiana cresce a marzo 2026 grazie soprattutto al settore auto, ma il primo trimestre resta negativo. Secondo i dati Istat, aumentano i mezzi di trasporto mentre calano ancora i beni di consumo durevoli. Sullo sfondo pesano guerra, rincari energetici e debolezza dell’economia europea.

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Segnali positivi arrivano dall’industria italiana nel mese di marzo. Secondo i dati diffusi da Istat, la produzione industriale cresce dello 0,7% rispetto a febbraio e dell’1,5% su base annua. Si tratta del secondo aumento consecutivo dopo il recupero registrato già a febbraio.

La spinta principale arriva dal comparto automotive, che torna a trainare l’industria nazionale.

Il settore auto guida la ripresa

Tra i comparti più dinamici emerge la fabbricazione dei mezzi di trasporto, cresciuta dell’11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare sono gli autoveicoli a sostenere il recupero produttivo.

Un dato che offre un po’ di ossigeno a un settore che negli ultimi anni ha attraversato profonde difficoltà tra transizione energetica, crisi dei costi e rallentamento europeo.

Il trimestre resta negativo

Nonostante il miglioramento degli ultimi due mesi, il bilancio del primo trimestre 2026 resta però in territorio negativo. Nella media dei primi tre mesi dell’anno, infatti, la produzione industriale registra un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Il recupero di marzo non basta quindi ancora a invertire completamente il trend di debolezza.

Crollano i beni durevoli

A preoccupare resta soprattutto l’andamento dei beni di consumo. Il comparto registra infatti il quarto calo congiunturale consecutivo, con particolare sofferenza per i beni durevoli. Secondo Unione Nazionale Consumatori, il dato riflette le difficoltà economiche delle famiglie italiane.

Anche Codacons avverte che il quadro potrebbe peggiorare nei prossimi mesi.

Il peso della guerra e dell’energia

Nella propria nota economica, l’Istat sottolinea come lo scenario internazionale continui a essere segnato dall’incertezza. Il conflitto in Medio Oriente sta infatti producendo effetti importanti sui mercati energetici e sulle materie prime.

L’aumento dei prezzi dell’energia rischia di frenare ulteriormente consumi e produzione industriale europea.

Europa debole, Asia e Usa più forti

L’analisi dell’Istat evidenzia anche forti differenze nella crescita mondiale. L’Asia continua a mostrare dinamismo economico, mentre gli Stati Uniti mantengono una crescita solida. Più debole invece il quadro europeo.

Nel primo trimestre il Pil italiano cresce dello 0,2%, meglio della Francia ma meno rispetto a Spagna e Germania.

Il nodo del drenaggio fiscale

L’Istat affronta anche il tema del drenaggio fiscale, cioè l’effetto dell’aumento nominale dei redditi sugli scaglioni Irpef. Secondo le stime dell’istituto, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 avrebbero compensato gli effetti del drenaggio, garantendo un beneficio medio di circa 40 euro per contribuente.

Un ruolo importante sarebbe stato svolto dall’Assegno unico familiare.

Il governo rivendica i risultati

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo commenta positivamente i dati.

“La rotta tracciata dalla delega fiscale è quella giusta”, afferma, sostenendo che i numeri confermano l’efficacia delle misure adottate dal governo.

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Economia

Leonardo, il Financial Times: “Dietro l’uscita di Cingolani tensioni nella Difesa italiana”

Secondo il Financial Times, dietro la rimozione di Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo ci sarebbero tensioni interne all’apparato della difesa italiana. Contestate alcune scelte strategiche dell’ex ad, dalle partnership con Baykar e Rheinmetall fino al progetto di difesa aerea “Michelangelo Dome”, considerato sensibile anche dagli Stati Uniti.

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La rimozione di Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo continua a provocare discussioni nel mondo industriale e politico. Secondo una ricostruzione del Financial Times, dietro la sostituzione dell’ex amministratore delegato ci sarebbero tensioni maturate all’interno dell’apparato della difesa italiana più che pressioni dirette degli Stati Uniti.

La vicenda avrebbe creato preoccupazione anche tra gli investitori, colpiti dall’improvviso cambio al vertice del gruppo.

Critiche sulla strategia industriale

Secondo il quotidiano britannico, alcuni ambienti critici contestavano a Cingolani una strategia troppo concentrata sulle tecnologie militari di nuova generazione.

Tra le accuse ci sarebbe quella di aver privilegiato progetti futuristici e sistemi avanzati trascurando invece il rafforzamento delle capacità industriali e produttive tradizionali.

Le polemiche sulle alleanze internazionali

Al centro delle tensioni ci sarebbero anche alcune partnership strategiche promosse durante la gestione Cingolani.

Particolare attenzione viene dedicata alla collaborazione con Baykar, considerata da alcuni settori politicamente delicata per i rapporti dell’azienda con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Discussioni anche sull’intesa con Rheinmetall.

Secondo i detrattori della strategia, l’accordo avrebbe alimentato timori su una possibile perdita di autonomia industriale italiana in un settore ritenuto altamente strategico.

Il nodo Michelangelo Dome

Uno dei dossier più sensibili sarebbe stato il progetto del sistema di difesa aerea assistito dall’intelligenza artificiale chiamato “Michelangelo Dome”.

Secondo il Financial Times, il progetto avrebbe generato preoccupazioni a Washington per la possibile competizione con il sistema missilistico Patriot.

Il tema della concorrenza industriale nel settore della difesa resta infatti estremamente delicato nei rapporti tra alleati Nato.

Le fonti vicine all’azienda

Secondo fonti consultate dal quotidiano britannico, però, le vere ragioni dell’uscita di Cingolani sarebbero da ricercare soprattutto nei malumori interni alla macchina della difesa italiana.

L’articolo sostiene che il governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe scelto di intervenire dopo l’emergere di forti tensioni istituzionali e industriali.

Leonardo resta centrale nella strategia europea

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto difesa europeo, segnato dall’aumento delle spese militari e dalla ridefinizione degli equilibri industriali nel continente.

Leonardo continua a rappresentare uno degli asset strategici più importanti dell’industria italiana e uno dei principali attori europei nel settore aerospazio e difesa.

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Economia

Mps, il Cda conferma la maggioranza di amministratori indipendenti: ecco la nuova governance

Monte dei Paschi di Siena comunica che il nuovo consiglio di amministrazione nominato ad aprile 2026 è composto in larga maggioranza da amministratori indipendenti. Tra i nomi confermati figurano Cesare Bisoni, Flavia Mazzarella, Carlo Corradini e Corrado Passera. Centrale il ruolo dei comitati su rischi, sostenibilità e digitalizzazione.

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Banca Monte dei Paschi di Siena conferma che il nuovo consiglio di amministrazione risulta composto “in larga maggioranza” da amministratori indipendenti. La verifica è stata effettuata dal board dopo le nomine approvate dall’assemblea degli azionisti dello scorso 15 aprile 2026. L’istituto senese sottolinea così il rafforzamento della governance e degli equilibri interni del nuovo Cda.

Chi sono gli amministratori indipendenti

Secondo quanto comunicato dalla banca, risultano in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dallo statuto diversi componenti del consiglio.

Tra questi il presidente Cesare Bisoni e la vicepresidente vicaria Flavia Mazzarella.

Confermata l’indipendenza anche per Carlo Corradini, presidente del Comitato Rischi e Sostenibilità.

I nomi nei principali comitati

Nel nuovo assetto di governance figurano inoltre:

  • Patrizia Albano
  • Livia Amidani Aliberti
  • Paolo Boccardelli
  • Antonella Centra
  • Paola De Martini
  • Massimo Di Carlo
  • Paola Leoni Borali
  • Nicola Maione
  • Corrado Passera

Focus su rischi, sostenibilità e digitalizzazione

La struttura dei comitati conferma la centralità di alcuni temi strategici per la banca.

Tra questi emergono soprattutto gestione dei rischi, sostenibilità, remunerazione e innovazione digitale.

Particolare rilievo assume il Comitato IT e Digitalizzazione, considerato sempre più centrale nel processo di trasformazione tecnologica del settore bancario.

Mps punta sulla stabilità della governance

La comunicazione arriva in una fase delicata per il sistema bancario italiano ed europeo, caratterizzata da attenzione crescente su governance, trasparenza e gestione dei rischi.

Per Monte dei Paschi la presenza di una larga componente indipendente nel consiglio rappresenta anche un segnale verso mercati e investitori istituzionali.

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