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Il “rischio ragionato” di Draghi per ripartenza

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Ci sono ancora oltre 400 morti al giorno, e’ consapevole Mario Draghi. Ma, con il conforto dei dati del contagio e dei vaccini in miglioramento, dopo aver ascoltato gli esperti, il premier sceglie di imprimere un’inversione di rotta. Assume il “rischio ragionato” di dare il via libera dal 26 aprile a tutte le attivita’ all’aperto. E’ un rischio che va di pari passo alla “scommessa” fatta sull’economia con il Documento di economia e finanza: accumulare altro debito “buono” nei prossimi anni per spingere la crescita del Paese. La scelta di riaprire e’ sofferta per il governo: dura due ore e mezza la cabina di regia del premier con esperti e ministri, in un confronto a tratti rude. Nel dettaglio, la discussione promette di proseguire fino al Consiglio dei ministri che, tra martedi’ e mercoledi’, dovrebbe approvare il decreto con le nuove misure anti contagio. Alla fine, tutti dichiarano soddisfazione. La decisione finale, assicura il premier, e’ unanime. Ma l’unita’ della maggioranza e’ equilibrio ogni volta difficile da raggiungere e continuamente traballante. E’ il momento di alleviare, e’ convinto Draghi, il “disagio” di intere categorie, famiglie, ragazzi: bisogna dare “serenita’” al Paese dopo un anno di pandemia. Ma attenzione, avverte i partiti e i cittadini: se non si riapre con prudenza si rischia poi di dover richiudere. Alla delegazione di Forza Italia che in serata gli consegna la propria road map per aperture ancora piu’ spinte, il premier ricorda il dato ancora allarmante delle vittime. Di qui la scelta di mantenere una dose di prudenza: riaprire si’, ma solo all’aperto dove piu’ basso e’ il rischio di contagio e con la richiesta di rispettare “scrupolosamente” distanze e precauzioni. “Non sono decisioni prese cosi’, per vedere l’effetto che fa…”, assicura in conferenza stampa, allargando un sorriso. Draghi spiega che aprire serve anche a far ripartire l’economia, che il suo esecutivo sosterra’ nei prossimi anni accumulando ancora debito. Se la scommessa sara’ vinta, spiega Draghi, non saranno necessarie manovre correttive e il debito scendera’ per effetto della crescita. Ma intanto gli aiuti devono farsi piu’ selettivi, sostenere le aziende “vive”. E deve partire il piano di investimenti e opere del Recovery plan, accompagnato da “forti semplificazioni”. Draghiprova a stemperare anche le tensioni della sua maggioranza, prima di incontrare in serata le delegazioni di Fi e Pd. Lo fa tornando a difendere il ministro Roberto Speranza, che Fdi vorrebbe sfiduciare: “trovi pace” chi attacca il ministro della Salute – dice perche’ Salvini senta – le critiche “non sono giustificate”, “lo stimo e l’ho voluto io nel governo”. Ma non c’e’ bisogno, assicura il premier, di fare appelli all’unita’ come quello rivolto giovedi’ alla delegazione leghista incontrata a Palazzo Chigi: “L’unita’ e’ insita nella composizione della maggioranza, non ci sono fazioni da calmare”. Tutto a posto? Non proprio, a giudicare dal continuo scambio di accuse tra gli alleati: Antonio Tajani per Fi paventa dossier divisivi come ius soli o patrimoniale, i Dem osservano che si dovrebbe abbassare toni e bandiere. Nella cabina di regia che Draghi riunisce in mattinata per decidere le aperture, il clima si fa rovente. Due gli ‘schieramenti’: sul fronte piu’ ‘aperturista’ il leghista Giancarlo Giorgetti e Maria Stella Gelmini per Fi, con il sostegno di Elena Bonetti per Iv, sul fronte piu’ ‘prudente’ il ministro della Salute Roberto Speranza, con Dario Franceschini per il Pd e Stefano Patuanelli per il M5s. Gli aperturisti accusano i rigoristi di voler aprire poco e solo a maggio, i rigoristi ribattono che gli aperturisti vorrebbero aprire tutto subito, senza criterio. Si discute sulla data (a un certo punto spunta l’idea 28 aprile) e di come e quanto allargare la maglie. Giorgetti e’ il piu’ veemente, piu’ volte si alza spazientito come pronto ad andarsene: “Se non volete aprire, mostrate i dati che vi sorreggono. Altrimenti ha ragione Salvini, volete che la Lega vada fuori dal governo”, sbotta. “Ora pero’ – gli ribatte un ministro rigorista – non spacciate la ‘road map’ per una vittoria della Lega, serve responsabilita’ per stare in maggioranza”. E’ una “liberazione” ma non una vittoria della Lega, spiegano i leghisti, anche perche’ gia’ Salvini preme per fare di piu’ e allungare il coprifuoco, ora confermato alle 22. Se si apre troppo, poi si rischia in fretta di dover richiudere, ribattono i ministri rigoristi. In cabina di regia si discute anche a lungo della scuola: far tornare tutti in classe vede i leghisti su una linea piu’ prudente. E poi: quali regole dare a chi apre? C’e’ un “limite di sostenibilita’”, osservano gli aperturisti: se un catering riparte, deve avere almeno 50 posti di capienza, perche’ se si fissa l’asticella a 30 tanto vale non riaprire. Alla fine tutti benedicono la mediazione “ragionevole” di Draghi. Virare verso l’apertura e’ una scelta che sposano tutti, con piu’ o meno prudenza. Le scorie pero’ in maggioranza restano.

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Road map verso la libertà, ecco tutte le date delle riaperture: 21 giugno fine del coprifuoco

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Matrimoni, ristoranti, centri commerciali, coprifuoco. La cabina di regia convocata dal premier Mario Draghi per l’aggiornamento delle misure in vigore ha ridisegnato all’unanimita’ il cronoprogramma delle riaperture, alla luce del miglioramento dei dati. Ecco nel dettaglio le date previste dal nuovo decreto legge che sara’ approvato dal Consiglio dei ministri nelle prossime ore.

18 MAGGIO – Scatta il posticipo del coprifuoco, che passa dalle 22 alle 23

22 MAGGIO – Riaprono i centri commerciali, i mercati le gallerie e i parchi commerciali nel fine settimana e riaprono anche gli impianti di risalita nelle localita’ di montagna, che erano chiusi dall’estate scorsa.

24 MAGGIO – Riaprono le palestre, che in base al decreto del 22 aprile sarebbero dovute ripartire il 1 giugno

1 GIUGNO – tocca a bar e ristoranti che non hanno spazi all’aperto: si potra’ prendere il caffe’ al bancone del bar o pranzare e cenare fuori anche nei locali al chiuso, cosa quest’ultima, che non era prevista dal decreto in vigore. Possibile inoltre, tornate ad assistere ad una competizione sportiva all’aperto, con una capienza non superiore al 25% di quella consentita dall’impianto e comunque non superiore alle mille persone.

7 GIUGNO – Il coprifuoco viene posticipato di un’altra ora: si deve rientrare a casa entro la mezzanotte.

15 GIUGNO – Tornano le feste di matrimonio ma per partecipare servira’ il green pass, vale a dire il certificato di avvenuta vaccinazione, di guarigione o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Sara’ il Cts a definire il numero massimo di partecipanti per gli eventi all’aperto e per quelli al chiuso. Ripartono anche le fiere con la presenza di pubblico, i parchi tematici (che in base al vecchio decreto dovevano riaprire il 1 luglio) i convegni e i congressi

21 GIUGNO – Sparisce il coprifuoco

1 LUGLIO: gli ultimi a ripartire, in base alle scelte fatte, sono le piscine al chiuso, i centri termali, le sale giochi, bingo e casino’, i centri ricreativi e sociali, i corsi di formazione pubblici e privati. Sara’ anche questa la data in cui si potra’ tornare ad assistere ad una competizione sportiva al chiuso: la capienza sara’ limitata al 25% del totale e comunque non potranno esserci piu’ di 500 spettatori. Il 1 luglio e’ anche la data di ripartenza dei congressi ma si sta ragionando di anticiparla al 15 di giugno con il green pass.

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Vaccini, sabato record a 530 mila. E ora i giovani

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Se si supera il mezzo milione di vaccinati in un giorno come il sabato, anche grazie all’Open Day in varie regioni, vuol dire che la campagna di immunizzazione ha preso davvero un altro ritmo e che quest’ultimo potra’ ancora aumentare con i 20-30 milioni di dosi attese a giugno dopo i 17 milioni di maggio (3 in settimana). I quasi 530 mila vaccinati di due giorni fa – nuovo record – portano circa un italiano su tre ad aver ricevuto almeno una dose, circa 19 milioni di persone. E si pensa gia’ alle fasce piu’ giovani e all’estate, a dove raggiungerli per le iniezioni. Se dal Commissariato all’emergenza si fa trapelare che al momento un piano di vaccinazioni nei luoghi di vacanza non esiste perche’ troppo complesso, si lasciano altresi’ Regioni e Comuni liberi di organizzarsi, specie nelle due settimane a cavallo di Ferragosto, quando dovrebbero essere di piu’ i ‘fuorisede’ provvisori. Il Veneto ad esempio con il presidente Luca Zaia annuncia che i turisti potranno vaccinarsi in villeggiatura. “Vogliamo essere degli apripista in questo – dice il presidente leghista -, fare le seconde dosi non solo agli italiani ma anche agli stranieri, se ci autorizzano”. Nella Regione sono anche “partite le vaccinazioni aziendali, per classi di eta’, non per azienda”, dice ancora il governatore. Intanto da oggi sono aperte le prenotazioni per gli over 40 in tutta Italia, dopo il successo del weekend ‘libero’ nel Lazio – che pensa gia’ a rifare l’Open Day e a vaccinare i maturandi il 2 giugno – e dell’analogo boom in Friuli Venezia Giulia. Da giovedi’ si potra’ prenotarsi se ultraquarantenni anche in Lombardia. Con l’euforia improvvisa per i riflessi positivi della campagna vaccinale e la mancata recrudescenza dei contagi dopo le temute riaperture del 26 aprile, si puo’ riflettere con maggiore serenita’ su un cambio di strategia. E’ allo studio un ulteriore prolungamento della seconda dose di Pfizer e Moderna, rispetto ai tempi piu’ lunghi gia’ applicati (fino a 42 giorni). Secondo fonti di governo, al termine della cabina di regia Covid a Palazzo Chigi, sara’ fatta una valutazione assieme agli esperti. Secondo l’Agenzia europea del farmaco il vaccino Usa-Germania puo’ conservato in frigorifero per un mese e non piu’ solo cinque giorni come si pensava all’inizio. E in Gran Bretagna il richiamo di Pfizer – previsto dall’azienda a tre settimane – e’ stato posticipato per una lunga fase fino a tre mesi, come quello del piu’ utilizzato AstraZeneca. Ora nel Regno Unito si sta tornando sui propri passi, riducendo l’intervallo a due mesi per contrastare la variante indiana del virus. In Italia, dove invece l’indiana non incide, il richiamo di Pfizer a 42 giorni gia’ permetterebbe di vaccinare con la prima dose 3 milioni di persone in piu’ tra maggio e giugno, secondo una stima di Sky Tg24 su dati del ministero della Salute e delle Regioni (100 mila in piu’ nel solo Lazio in questo mese). Al momento solo la Valle d’Aosta ha scelto di fare il richiamo Pfizer tra 21 e 28 giorni, mentre tutte le altre oscillano tra 35 e 42 giorni. Peraltro uno studio inglese indica che con il richiamo a 42 giorni si produrrebbero anche piu’ anticorpi. L’effetto dei vaccini in Italia e’ sempre piu’ evidente. Il tasso di decessi da Covid tra gli over 80 era del 64% a inizio campagna, ora e’ al 43,5%. Nel Lazio in due settimane il numero degli anziani morti si e’ dimezzato. I contagi calano ancora – mentre le vittime risalgono a 140 con le notifiche del fine settimana -, e continua la discesa dei ricoverati. Dal Cts Sergio Abrignani definisce la pandemia “sotto controllo” con un tasso di positivita’ sotto il 3%. In negativo i 119 mila test della domenica. La Gran Bretagna continua a farne un milione al giorno. Con le nuove riaperture il tracciamento resta un fattore chiave.

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Piscine al chiuso ultime ad aprire, in rivolta

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Quando sembrava che mancassero appena un paio di virate al traguardo e’ arrivata la doccia fredda che nessuno, o quasi, si aspettava. La vasca si e’ fatta improvvisamente piu’ lunga e la data di riapertura e’ slittata all’1 luglio. Le piscine al chiuso saranno, infatti, le ultime a poter riaprire in Italia, insieme con i centri termali, le sale giochi, bingo e casino’, i centri ricreativi e quelli sociali. La decisione del governo ha lasciato a bocca aperta l’intero settore, con il presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, che parla di “persecuzione” da parte di “incompetenti” che “manderanno all’aria qualche migliaio di societa’ e impianti sportivi”. A nulla sono serviti gli appelli lanciati nei giorni scorsi dai super-campioni olimpici italiani, da Federica Pellegrini a Gregorio Paltrinieri, da Tania Cagnotto a Filippo Magnini. L’onda blu delle immagini social, raggruppate nell’hashtag #salviamolepiscine, si e’ infranta contro il muro del nuovo provvedimento, sul quale, durante la cabina di regia, le Province italiane hanno comunque chiesto di “fare di piu'”. Ad oltre un anno dalla prima chiusura, dunque, le piscine al coperto saranno costrette a restare senz’acqua ancora per un mese e mezzo. Le previsioni della vigilia, che speravano – neanche troppo di nascosto – in una riapertura l’1 giugno, sono andate in fumo. Una decisione che irrita ancora di piu’ il settore di fronte al via libera, invece, dato a palestre, ristoranti al chiuso e cerimonie. “Ci trattano come degli untori”, e’ il comune sentimento tra gli addetti ai lavori e le associazioni che in questi mesi hanno manifestato le loro istanze a palazzo Chigi. “E’ un disastro, sono allibito”, il commento del numero uno della Federnuoto, Paolo Barelli, impegnato con la spedizione azzurra agli Europei di nuoto di Budapest. “Sono degli incompetenti che manderanno gambe all’aria qualche migliaio di societa’ e impianti sportivi – tuona -. Si poteva pensare a riaperture con restrizioni e invece si sono dimostrati dei pavidi”. “Mezzi pubblici, scuole, ristoranti possono essere attivi mentre l’attivita’ motoria in acqua no – l’amara constatazione -. Se le piscine, costose da mantenere, rimangono chiuse per un persecuzione inaccettabile, allora il governo sia conseguente e dia contributi veri e non elemosina alle malcapitate societa’ sportive e ai gestori. Siamo di fronte a una drammatica persecuzione”. Un piccolo spiraglio per anticipare le riaperture arriva dalla Lega che ha annunciato di voler lavorare in tal senso, venendo incontro al settore non solo degli impianti natatori al chiuso ma anche di matrimoni e discoteche. La notizia dello slittamento all’1 luglio e’ arrivata proprio nelle ore in cui i social network si coloravano di blu, come richiesto proprio dalla Federnuoto lanciando l’hashtag #salviamolepiscine. Tra i testimonial d’eccezione anche Federica Pellegrini, Filippo Magnini, Tania Cagnotto e tanti altri campioni del nuoto italiano. In diretta televisiva, proprio da Budapest, e’ arrivato anche l’appello di Gregorio Paltrinieri, reduce dall’ennesima medaglia d’oro. “Siamo tutti partiti da realta’ piccole per poi arrivare qui – ha detto -. I bambini, gli amatori non nuotano ormai da due stagioni. Se mi avessero tolto la piscina da ragazzino sarei impazzito”. “Siamo tutti partiti dalla nostra piccola piscina di paese!! E questo deve continuare ad esistere per preservare la nuova generazione di nuotatori”, l’accorato appello di Federica Pellegrini.

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