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Il racconto dell’orrore dell’omicidio della piccola Elena, la madre confessa: l’ho uccisa io

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Confessa davanti ai carabinieri e alla Procura: “l’ho uccisa io Elena”. Con una serie di coltellate al collo e alla schiena. Poi questa madre di 23 anni ha preso il corpicino, lo ha messo in dei sacchi neri e lo ha seppellito nel terreno vicino casa. E’ crollata dopo un’intera notte d’interrogatorio Martina Patti. Ma non ha spiegato il folle gesto ne’ la dinamica esatta dell’omicidio. Appare “assente e distante” dice chi indaga dopo aver ascoltato la donna ammettere di aver assassinato la bambina dopo averla presa ieri all’asilo a Tremestieri Etneo ed avere simulato il suo rapimento da parte di un commando armato. La giovane madre ammette dunque le sue colpe e dice avere agito da sola, versione confermata dagli inquirenti che parlano di un “orrendo crimine commesso in maniera solitaria” ma che non hanno ancora chiuso le indagini. Ma sul movente fa scena muta. “E’ rimasta sul vago – spiegano i carabinieri – come se non si fosse resa conto di quello che ha fatto. E’ come se avesse detto: ‘l’ho fatto ma non so perche””.

Il legale della donna, l’avvocato Gabriele Celesti, parla di “un interrogatorio drammatico” di una “donna distrutta e molto provata che ha fatto qualcosa che neppure lei pensava di poter fare”, agendo come se “qualcuno si fosse impadronito” di lei, dimostrandosi “tutt’altro che fredda e calcolatrice”. “Faro’ incontrare la mia assistita con uno psichiatra di fama – aggiunge il penalista – per verificare le sue condizioni e dopo decideremo sulla perizia. Devo dare atto di grande correttezza ai carabinieri e alla Procura”. Per gli investigatori c’e’ pero’ un’ipotesi: la gelosia. Nei confronti dell’attuale convivente dell’ex compagno Alessandro Del Pozzo, 24 anni. E gelosia per l’affetto che Elena mostrava nei confronti della nuova compagna del papa’. “Non tollerava che vi si affezionasse anche la propria figlia” dicono gli inquirenti. Le indagini hanno portato alla luce un “triste quadro familiare”: dietro una gestione “apparentemente serena” della bambina, c’erano tensioni e liti. Una rabbia che sarebbe covata dentro Martina fino al punto da portarla a premeditare il delitto con un piano studiato nei dettagli. La ‘scintilla’ potrebbe essere stata la sera trascorsa da Elena con i nonni paterni e la felicita’ dimostrata dalla bambina nel frequentare la donna che sarebbe potuto diventare la sua ‘matrigna’. La sera prima di essere uccisa, infatti, la bambina dorme dai nonni. La mattina dopo la zia l’accompagna all’asilo e la madre la va riprendere alle 13.30 e torna a casa, a Mascalucia.

Poi Martina Patti esce nuovamente con l’auto, per creare un diversivo e ritorna nell’abitazione. E’ in quel lasso di tempo che sarebbe stato commesso il delitto, tra l’abitazione e il terreno abbandonato a seicento metri di distanza dove la madre seppellisce il corpicino che era nascosto in cinque sacchi di plastica nera e semi sotterrato, con una pala e un piccone che tenevano in giardino. Poi fa scattare la messa in scena: avvisa per telefono del falso sequestro i genitori e il padre di Elena, torna a casa e subito dopo, accompagnata dalla madre e dal padre, va dai carabinieri a denunciare l’accaduto. Ai militari dell’Arma associa il rapimento ad alcune minacce che nel 2021 l’ex convivente aveva trovato davanti al cancello di casa per una rapina per la quale Del Pozzo era stato arrestato nel 2020 e poi assolto per non avere commesso il fatto. Una versione che non convince gli investigatori, che pero’ la verificano e che infatti viene smentita dalla visione di immagini riprese da telecamere di sicurezza della zona interessata: non c’e’ alcun commando ‘armato’ che ha sequestrato la bambina nell’orario e nel luogo indicati da Martina. Cosi’, messa sotto pressione per ore dagli investigatori, la donna confessa: sono stata io, l’ho uccisa. L’arma sarebbe un coltello da cucina, che pero’ non e’ stato trovato. Un primo esame effettuato dal medico legale “ha evidenziato ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e intrascapolare” dice la procura, che ha disposto l’autopsia per stabilire con certezza come e’ morta la piccola. Nel campo in cui e’ stato ritrovato il corpicino di Elena sono arrivati i nonni paterni, sconvolti e in lacrime.

“Non si poteva immaginare quello che e’ successo – dice il nonno, Giovanni Dal Pozzo – mi sembra tutto cosi’ strano, assurdo. La madre di Elena era una ragazza molto chiusa, ma non riesco a spiegarmi il motivo di quello che e’ accaduto. Ma adesso chi e’ stato deve pagare, anche chi l’ha eventualmente aiutata”. La zia paterna, Martina Vanessa Del Pozzo, accusa la cognata esplicitamente: “Martina Patti voleva incastrare mio fratello”. Per gelosia secondo i carabinieri del comando provinciale di Catania. E della Procura distrettuale etnea che, raccolta la confessione, firma un provvedimento di fermo per omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. Per Martina scatta anche il reato di false informazioni al pubblico ministero: per aver inventato l’inesistente rapimento e nascondere di aver ammazzato Elena.

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Nel ‘regno’ di Messina Denaro giovani ballano contro mafia

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 Un grande evento contro la mafia, al quale parteciperanno circa 15 mila giovani, a Castelvetrano, “regno” del superlatitante Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande boss di Cosa Nostra ancora in liberta’. Testimonial d’eccezione del concerto con il dj Paul Kalkebrenner che si terra’ sabato 13 agosto nel Parco Archeologico di Selinunte, sara’ uno che della cattura di boss latitanti se ne intende: il ‘Capitano Ultimo’, nome in codice del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio che arresto’ Toto’ Riina. E che adesso lancia un appello rivolto soprattutto ai giovani. “Messina Denaro non e’ stato ancora catturato – spiega – perche’ e’ difficile. Chi ha la responsabilita’ di svolgere le indagini deve chiedere risorse e mezzi per farlo. L’unica cosa da non fare e’ convivere con il silenzio”. L’Unlocked Music Festival torna per la seconda volta a Selinunte. Ideatrice del progetto “Musica & Legalita’” e’ la testimone di giustizia Valeria Grasso, l’imprenditrice che ha denunciato la moglie del boss Nino Madonia, killer del generale Dalla Chiesa. Nel Parco e’ stata allestita anche una mostra dell’agenzia di stampa A.N.S.A. “L’eredita’ di Falcone e Borsellino”, in tour per ricordare il trentennale delle stragi. “Ho voluto essere al fianco di Valeria – sottolinea ‘Ultimo’ – perche’ e’ una donna che si e’ ribellata a Cosa Nostra e che vuole lanciare un messaggio di speranza alle giovani generazioni non solo attraverso la musica ma anche chiedendo alle autorita’ di non abbassare la guardia nella lotta alla mafia”. Proprio questo tema sembra scomparso dall’agenda politica dei partiti impegnati nella campagna elettorale in vista del voto del 25 settembre. “I proclami non servono a molto – osserva l’ex ufficiale del Ros – in questi anni hanno partorito un topolino, cioe’ il nulla. La lotta alla mafia deve essere una lotta della societa’ civile, dei cittadini che devono chiedere alle istituzioni di fare di piu’. La mia speranza sono proprio questi ragazzi, le loro famiglie, il mondo della scuola. Sono loro il vero esercito contro la mafia”. L’uomo che arresto’ Toto’ Riina dopo 24 anni di latitanza commenta anche le motivazioni della sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato – Mafia che ha assolto i vertici del Ros. Secondo i giudici d’appello la mancata perquisizione della villa di Riina sarebbe stata un “segnale di buona volonta’” lanciato a Cosa Nostra. “Le sentenze si rispettano – ribatte ‘Ultimo’ – anche quando, a volte, non si capiscono. La decisione di non perquisire il covo fu presa dalla Procura, che coordina l’attivita’ della polizia giudiziaria, non certo dai carabinieri. E’ un dato oggettivo, non un opinione. Personalmente posso solo dire di essere felice che il generale Subranni, il generale Mori e il colonnello De Donno siano stati riconosciuti innocenti”.

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Ucciso a coltellate dopo lite in bar del Cremonese, un arresto

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Un 40enne, Giovanni Senatore, e’ morto nella notte all’ospedale di Crema dopo essere stato accoltellato nel corso di una lite fuori da un bar nel centro storico del comune di Castelleone, in provincia di Cremona. Il presunto aggressore Mauro Mutigli, 38 anni, e’ stato rintracciato dai carabinieri di Cremona poco dopo nel suo appartamento in paese. E’ stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e portato in carcere. Tutto e’ successo intorno alle 21.30 in un locale di via Roma quando Senatore e Mutigli, entrambi residenti di Castelleone, hanno avuto una violenta discussione per motivi ancora da accertare. La situazione e’ degenerata quando hanno iniziato a volare pugni e calci. Un altro cliente del bar di 33 anni si e’ intromesso tra i due nel tentativo di riportare la calma. A quel punto Mutigli si e’ allontanato per tornare poco dopo brandendo un coltello. Con l’arma da taglio ha colpito Senatore all’addome e solo superficialmente il trentatreenne. Poi la fuga dell’aggressore per le vie del centro cittadino dove era in corso una festa con artisti di strada.

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Rissa durante movida a Ischia, il sindaco chiama la Polizia che riporta ordine e denuncia tre persone

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Si e’ conclusa con una denuncia a carico di tre persone la rissa consumatasi all’esterno di un disco bar sulla Riva Destra del porto di Ischia. L’episodio si e’ verificato nella notte tra lunedi’ e martedi’ in una delle zone piu’ affollate della movida ischitana quando alcuni giovani, per ragioni in via di accertamento, sono venuti alle mani. In zona si trovava anche il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, che ha allertato la pattuglia della Polizia di Stato che, come di consuetudine, presidia la riva destra del porto ischitano per tutta la notte. Gli agenti del commissariato ischitano sono subito intervenuti e dopo aver riportato la calma hanno identificato tre uomini nei cui confronti e’ stata emessa denuncia; le indagini intanto proseguono con l’aiuto dei filmati acquisiti dal sistema di video sorveglianza della Riva e nelle prossime ore potrebbero essere emessi ulteriori provvedimenti a carico di altri partecipanti alla rissa. Il ringraziamento del sindaco dell’isola d’Ischia ai poliziotti non tarda ad arrivare. “Quest’anno la polizia sta facendo un lavoro straordinario per rendere le vacanze serene agli ischitani e ai nostri carissimi ospiti” ha detto Ferrandino che ha voluto sottilineare il coordinamento degli sforzi di tutte le forze dell’ordine  in questo periodo in cui l’isola è piena di turisti.

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