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Esteri

Il principe George ha 12 anni, Palazzo pubblica nuova foto

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Il principe George sorride alla macchina fotografica, con l’espressione di un ragazzino sempre più maturo, in un nuovo ritratto pubblicato sui profili social dei genitori, William e Kate, in occasione del suo dodicesimo compleanno. Il primogenito dell’erede al trono e della sua consorte è stato immortalato nel Norfolk da Josh Shinner, uno dei fotografi preferiti dai principi di Galles, all’inizio di quest’anno, mentre si trovava all’aperto: nell’immagine si appoggia a una staccionata. Nel post di Kensington Palace vengono fatti gli auguri al principe con tanto di icona raffigurante una torta.

E il buon compleanno è arrivato anche dal nonno, re Carlo III, e dalla regina Camilla, sempre via social. Si prevede che George festeggi in privato con la famiglia. Il principe, secondo dietro il padre nella linea di successione alla corona di casa Windsor, di recente aveva partecipato coi genitori e la sorella Charlotte (mentre era assente il fratellino Louis) alla finale del torneo di Wimbledon tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Il campione di tennis italiano, dopo il trionfo sul campo in erba, aveva parlato coi due principini e autografato per loro alcune palline.

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Esteri

La Cina chiede a Kiev di non colpire Vladivostok durante le visite dei suoi leader in Russia

La Cina ha chiesto ufficialmente all’Ucraina di evitare attacchi contro Vladivostok durante la visita del vicepremier Ding Xuexiang. Kiev annuncia inoltre un’intesa preliminare per un incontro tra Zelensky e Trump entro settembre, mentre la Germania prepara nuovi missili Patriot.

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La Cina ha chiesto ufficialmente all’Ucraina di non attaccare Vladivostok durante la visita in Russia del vicepremier cinese Ding Xuexiang, avvenuta il 4 settembre.

La conferma è arrivata dal portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, secondo il quale Kiev ha ricevuto e preso atto della richiesta inoltrata da Pechino.

«La parte cinese si è rivolta ufficialmente al ministero degli Esteri ucraino chiedendo di non colpire la zona della Federazione Russa nella quale si sarebbe trovata una delegazione cinese di alto livello», ha spiegato Tykhyi.

Non è la prima richiesta di Pechino

Il portavoce ha precisato che non si tratta di un episodio isolato. Richieste analoghe sarebbero già state trasmesse alle autorità ucraine in occasione di precedenti visite di alti funzionari cinesi in territorio russo.

La comunicazione segnala la preoccupazione di Pechino per la sicurezza delle proprie delegazioni, mentre l’Ucraina ha esteso la capacità di colpire obiettivi militari e infrastrutture strategiche sempre più lontane dal fronte.

Non è stato precisato se Kiev abbia assunto un impegno formale a sospendere eventuali operazioni nell’area durante la presenza della delegazione cinese.

Incontro Zelensky-Trump entro settembre

Tykhyi ha inoltre annunciato che sarebbe stata raggiunta un’intesa preliminare per un incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump entro la fine di settembre.

Il colloquio potrebbe svolgersi a margine dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Zelensky ha indicato il 20 settembre come possibile data, ma la Casa Bianca non ha ancora confermato pubblicamente l’appuntamento.

Tra i principali argomenti del confronto dovrebbe esserci la richiesta ucraina di nuove forniture americane per la difesa antiaerea e antibalistica.

«Gli americani conoscono nei dettagli ciò di cui abbiamo bisogno e quando ne abbiamo bisogno. Conto su un incontro con il presidente Trump intorno al 20 settembre e spero che possa produrre risultati», ha dichiarato Zelensky.

La Germania pronta a fornire missili Patriot

Il presidente ucraino ha intanto ringraziato la Germania, che si è detta pronta a fornire nuovi missili destinati ai sistemi Patriot.

Per Zelensky, il rafforzamento della difesa aerea rappresenta un passaggio decisivo per proteggere la popolazione e ridurre la capacità offensiva russa.

«Sono decisioni che avvicinano la pace, perché riducono la capacità dell’aggressore di distruggere vite umane», ha affermato, ringraziando Berlino per il sostegno garantito all’Ucraina.

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Esteri

«Netanyahu fu avvertito dieci giorni prima del 7 ottobre»: la rivelazione di Haaretz, Bibi smentisce

Secondo un’inchiesta di Haaretz, Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito Netanyahu dieci giorni prima del 7 ottobre che Hamas preparava una grande operazione. Il premier israeliano nega che la telefonata sia mai avvenuta. Bennett ed Eisenkot chiedono chiarezza sulle responsabilità.

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Dieci giorni prima dell’attacco del 7 ottobre 2023, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito personalmente Benjamin Netanyahu che Hamas stava preparando una vasta operazione contro Israele.

La rivelazione è contenuta in un’inchiesta dei giornalisti israeliani Shlomi Eldar e Ruth Yuval, anticipata da Haaretz e destinata a confluire nel libro Kidnapped: 843 Days of Abandonment. L’ufficio del primo ministro israeliano nega però integralmente la ricostruzione: quella telefonata, sostiene, non sarebbe mai avvenuta. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno finora commentato pubblicamente.

Il messaggio attribuito a Sinwar

Secondo l’inchiesta, alla fine di settembre 2023 Yahya Sinwar, allora leader di Hamas nella Striscia di Gaza, avrebbe fatto arrivare ad alcuni interlocutori palestinesi un messaggio minaccioso: Israele avrebbe dovuto prepararsi a una «grande sorpresa», descritta come un «terremoto».

L’avvertimento sarebbe passato attraverso esponenti di Fatah fino ai vertici degli Emirati. Preoccupato dalle possibili conseguenze sulla stabilità regionale e sugli Accordi di Abramo, bin Zayed avrebbe quindi telefonato direttamente a Netanyahu.

Durante una conversazione durata circa 45 minuti, il presidente emiratino avrebbe parlato di un’operazione capace di provocare numerose vittime e di sconvolgere gli equilibri del Medio Oriente.

La risposta attribuita a Netanyahu

Netanyahu avrebbe rassicurato il suo interlocutore, sostenendo che Gaza fosse sotto controllo e che l’eventuale minaccia riguardasse soprattutto la Cisgiordania, dove erano state rafforzate le forze israeliane.

Almeno tre alti funzionari vicini al premier sarebbero stati informati della telefonata. L’avvertimento, tuttavia, non sarebbe stato condiviso con i responsabili dell’apparato di sicurezza.

La ricostruzione si basa prevalentemente su fonti anonime, testimonianze e materiali raccolti dagli autori. La sua autenticità resta contestata dal governo israeliano.

Lo Shin Bet valutò improbabile un attacco da Gaza

A metà settembre, secondo i due giornalisti, informazioni sulle minacce di Sinwar sarebbero arrivate anche allo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano.

Una prima valutazione avrebbe considerato improbabile un’offensiva proveniente dalla Striscia. Il primo ottobre, meno di una settimana prima dell’attacco, l’allora direttore dello Shin Bet Ronen Bar avrebbe proposto un’azione preventiva. Netanyahu avrebbe chiesto un rapporto più approfondito senza autorizzare un intervento immediato.

Bar, stando all’inchiesta, non sarebbe stato informato della presunta telefonata di bin Zayed. Una fonte dei servizi sostiene che conoscere quell’avvertimento avrebbe potuto cambiare il peso attribuito alle parole di Sinwar e la valutazione complessiva della minaccia.

Netanyahu: «È una menzogna assoluta»

L’ufficio del premier ha respinto la notizia, definendola «una menzogna assoluta» e negando che nel periodo indicato vi sia stata una telefonata tra Netanyahu e il presidente emiratino.

La vicenda resta dunque fondata su due versioni inconciliabili: da una parte l’inchiesta pubblicata da Haaretz, dall’altra la smentita categorica del primo ministro.   

Bennett accusa il premier di «negligenza criminale»

La rivelazione ha immediatamente acceso lo scontro politico, a poche settimane dalle elezioni israeliane.

L’ex primo ministro Naftali Bennett accusa Netanyahu di avere condotto Israele verso la tragedia con «cecità e arroganza» e parla di «negligenza criminale». Secondo Bennett, il premier non avrebbe avvertito i vertici della difesa, preparato il Paese né convocato il gabinetto di sicurezza.

Molto duro anche Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e avversario politico di Netanyahu, che lo accusa di avere ignorato numerosi segnali d’allarme e promette l’istituzione di una commissione d’inchiesta in caso di vittoria elettorale.

Le dichiarazioni rappresentano valutazioni politiche e non un accertamento giudiziario delle responsabilità.

Le domande ancora senza risposta

Il nuovo racconto si aggiunge alle informazioni emerse negli anni sui segnali che precedettero l’assalto di Hamas e sugli errori di valutazione compiuti ai diversi livelli dell’apparato israeliano.

Il punto decisivo resta accertare se la telefonata di bin Zayed sia realmente avvenuta, quale fosse la precisione dell’allarme e perché l’informazione non sia eventualmente arrivata ai vertici della sicurezza.

Sono interrogativi centrali nella ricostruzione delle responsabilità politiche e operative del 7 ottobre, quando l’attacco guidato da Hamas provocò circa 1.200 morti in Israele e il rapimento di 251 persone, dando inizio alla devastante guerra nella Striscia di Gaza.

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Putin e Trump, intesa per proseguire gli scambi di detenuti tra Russia e Stati Uniti

Durante la telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump è stata concordata la prosecuzione dei negoziati sugli scambi di detenuti tra Russia e Stati Uniti. Il Cremlino non ha comunicato nomi né tempi delle eventuali operazioni.

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I presidenti Vladimir Putin e Donald Trump hanno concordato di proseguire il lavoro per favorire nuovi scambi di cittadini russi e americani detenuti o condannati nei due Paesi.

L’intesa sarebbe emersa durante la conversazione telefonica tra i due leader. A riferirlo è stato Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera.

Le questioni umanitarie nel colloquio

«È importante sottolineare che durante la telefonata è stato concordato di continuare il lavoro per risolvere le cosiddette questioni umanitarie, compresi gli scambi di persone detenute e condannate», ha dichiarato Ushakov, citato dall’agenzia Interfax.

Non sono stati forniti nomi, numeri o tempi relativi a possibili operazioni. L’accordo riguarda quindi la prosecuzione dei contatti e non l’annuncio di uno scambio già definito.

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