Esteri
Il presidente spiana la strada a Musk su TikTok
Donald Trump spiana la strada a Elon Musk per TikTok. “Se vuole” può acquistarla, ha detto il presidente senza nascondere che non gli dispiacerebbe neanche un’acquisizione dell’app da parte di Larry Ellison, l’amministratore delegato di Oracle e uno degli uomini più ricchi al mondo. L’apertura di Trump è arrivata nel corso di un evento alla Casa Bianca alla presenza degli amministratori delegati di Softbank, Oracle e OpenAI per annunciare il progetto Stargate, la joint-venture fra i tre colossi per la costruzione di infrastrutture per l’IA. Un’iniziativa gelata da Musk che, con la sua xAI, è uno dei protagonisti della corsa all’intelligenza artificiale. Commentando un post di OpenAI sul progetto, Musk ha scritto: “Non hanno i soldi. Softbank ha ben meno di 10 miliardi garantiti”. La risposta di Sam Altman, il ceo della startup a cui fa capo ChatGPT, non si è fatta attendere: “Rispetto i tuoi successi. Mi rendo conto che quello che è buono per il Paese non è sempre ottimale per le tue aziende ma nel tuo nuovo ruolo mi auguro che tu dia la priorità agli Stati Uniti”, ha detto lanciando una frecciatina al ‘first buddy’. Fra i due i rapporti non sono buoni da tempo.
Il miliardario ha fatto causa a OpenAI chiedendo alla giustizia di bloccare la sua decisione di convertirsi in una società a scopo di lucro. Un’azione legale che è stato l’ultimo sviluppo di una faida commerciale tra OpenAI e Musk, che ha co-fondato il gruppo nel 2015, abbandonandolo poi nel 2018. L’ipotesi Musk per l’app cinese era circolata nelle scorse settimane. Il miliardario ha forti interessi in Cina con Tesla e per questo sarebbe visto di buon occhio da Pechino. L’acquisizione rischierebbe però di sollevare problemi antitrust considerato che Musk ha già, nel suo vasto portafoglio di imprese, anche X. Trump ha assicurato di essere già al lavoro per trovare un soluzione per TikTok.
Al momento varie offerte stanno prendendo corpo per la popolare app cinese. Il mese scorso hanno formalizzato il loro interesse i miliardari Frank McCourt e Kevin O’Leary. Un’altra è arrivata da Perplexity AI, la start-up di intelligenza artificiale che ha proposto una fusione con TikTok Us. Si è fatto avanti anche MrBeast, la star di TikTok e YouTube, nell’ambito di un gruppo di investitori che include anche Jesse Tinsely, il fondatore di Employer.com. “La nostra offerta è una soluzione vincente per tutti: preserva la piattaforma e – ha osservato Tinsley – affronta allo stesso tempo i legittimi timori per la sicurezza nazionale”.
Esteri
Ucraina, Zelensky rivendica attacchi a depositi petroliferi e tre petroliere della flotta ombra russa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncia una serie di attacchi contro infrastrutture energetiche russe nella regione di Stavropol e contro tre petroliere della cosiddetta flotta ombra nel Mar Nero, rivendicando l’efficacia delle capacità offensive a lungo raggio di Kiev.
Esteri
Iran, media israeliani: “Mujtaba Khamenei non è nel Paese”. Nessuna conferma indipendente
Una fonte della sicurezza israeliana, citata dall’emittente saudita al-Hadath e rilanciata dal Times of Israel, sostiene che la Guida suprema iraniana Mujtaba Khamenei non si trovi attualmente in Iran. La notizia non ha conferme indipendenti né da parte di Teheran.
Esteri
Stati Uniti e Iran colpiscono le infrastrutture: la guerra si allarga nel Golfo
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.


