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Cronache

Gravina agli arbitri: basta cori razzisti contro i napoletani, fermate le partite

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Dopo i cori razzisti di Udine e quelli di Torino e gli appelli di Carlo Ancelotti, sui cori di discriminazione (razziale e territoriale) il mondo del calcio fa quadrato e dal consiglio federale arriva l’indicazione del presidente della Figc, Gabriele Gravina: si applicherà alla lettera il regolamento che prevede lo stop delle partite. “Ne ho parlato sabato sera con il presidente dell’Aia Nicchi e il designatore di A, Rizzoli, invitandoli all’applicazione rigida del protocollo previsto”. Una norma che esiste dal 2013, quando a essere pesantemente preso di mira fu l’allora milanista Boateng in un’amichevole.

“Le norme sono chiare”, ha ricordato Gravina. E prevedono una serie di annunci dello speaker a tutto lo stadio.  “C’è il primo annuncio — spiega il capo del calcio italiano —, nel secondo si riuniscono le squadre a centrocampo. Se si continua (con i cori, ndr) si va nello spogliatoio e poi si annuncia che la partita è stata sospesa”. Norma che però da quando fu varata è stata applicata solo dall’arbitro Claudio Gavillucci, nel maggio di quest’anno. Si giocava Sampdoria – Napoli. Gavillucci sospese la partita dopo aver più volte fatto annunciare allo speaker che dovevano cessare i cori razzisti contro Kalidou Koulibaly, contro i napoletani e contro Napoli. Sapete che fine ha fatto Gavillucci? L’Aia l’ha spedito a dirigere le partite di calcio dei ragazzini. Una vergogna che grida vendetta.

“Noi denunciamo — ha specificato Gravina — ma poi non è facile far uscire migliaia di persone dallo stadio. Dopo la sospensione della partita poi il problema è del funzionario di pubblica sicurezza”, l’unico ad avere il potere di sospendere definitivamente una gara per ordine pubblico.

Gabriele Gravina. Il presidente di Federcalcio ha chiesto agli arbitri di fermare le partite in caso di cori razzisti

Nessuno ne parla ufficialmente, in via Allegri, ma gli occhi del mondo del calcio sono ora indirizzati su Atalanta-Napoli, tra una settimana esatta. Allo Stadio Atleti d’Italia di Bergamo entrano razzisti in quantità industriale. Ogni volta che c’è il Napoli dalle curve emettono prima, durante e dopo la partita insulti razzisti e cori discriminatori restando sempre impuniti. Intanto domani sono attese le decisioni del giudice sportivo, anche sui cori di sabato scorso. Stamane ad aver parlato della linea dura era stato Nicola Rizzoli a “Radio anch’io sport”: “c’è una procedura ufficiale, stabilita da Fifa e Uefa, per punire gli episodi di razzismo e di discriminazione territoriale: l’arbitro deve fermare la gara per far trasmettere un annuncio pubblico”.

Marcello Nicchi. Il presidente dell’Aia dopo anni di silenzi e omissioni davanti a cori razzisti ora parla di inflessibilità

Il passo successivo “è fermare di nuovo la gara, chiamare i giocatori a centrocampo e dare un altro annuncio. Se non ci sono le condizioni l’arbitro fa rientrare le squadre negli spogliatoi, la gara viene sospesa e la palla passa al responsabile dell’ordine pubblico che decide se sospendere la partita”. Le parole di Rizzoli, come quelle di Nicchi,  sono lo specchio dell’ipocrisia del dorato mondo del calcio. Da sempre consentono ovunque cori di discriminazione e mai nessuno ha fatto rispettare le regole. Ora che è cambiata la governance del calcio e c’è Gabriele Gravina, neo presidente della Federcalcio, certamente con l’appoggio determinante di Cosimo Sibilia, suo vice e principale elettore con la Lega nazionale dilettanti, la musica cambierà. Come? So chiederà l’applicazione delle norme. Solo così sarà possibile togliere la voce ai razzisti. Il resto potrà e dovrà farlo la polizia di stato con le denunce e i raspo.

C’è anche la stretta del Viminale, con il vicepremier Salvini e il sottosegretario Giorgetti, per quanto riguarda la violenza sugli arbitri. Si passa da una sanzione che era a discrezione del giudice sportivo, ma comunque non inferiore alle otto giornate di squalifica, a un minimo garantito di un anno di stop per chiunque si renderà protagonista di un’aggressione a un arbitro. Il caso è esploso di nuovo a seguito dell’aggressione all’arbitro dei dilettanti, Riccardo Bernardini, della sezione di Roma. “Tolleranza zero? No, meno uno — tuona il presidente dell’Aia, Nicchi —. È un problema nazionale, non solo dell’Aia. Noi siamo le vittime”. Nicchi è il signore che sta fatto fuori un  arbitro, l’ha letteralmente distrutto senza motivazioni, Claudio Gavillucci, colpevole di aver fermato la partita Samp Napoli per cori razzisti. Gavillucci da quella partita in poi è stato letteralmente messo in condizione di non nuocere e tacere.

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Fatemi rivedere i miei figli: l’appello al Papa della mamma di una delle bimbe di Caivano

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Questa che segue è la lettera che la mamma di una delle bimbe abusate a Caivano ha inviato a Papa Francesco: a lui chiede di aiutarla a rivedere sua figlia che ad oggi è in una casa famiglia inssieme con iu fratellini. Un accorato appello con il quale si rivolge al Santo Padre e che ci è stato trasmesso dal suo legale, l’avvocato Angelo Pisani

“Santo Padre, Francesco Bergoglio,

sono la mamma di una delle due bimbe coinvolte negli stupri di Caivano. Lei potrà immaginare quanto tutto quello che è successo è stato devastante anche per me e per gli miei figli di cui mi hanno lasciato solo quello appena maggiorenne. Mia figlia si trova ora in una casa-famiglia da circa tre mesi, come anche gli due miei figli estranei all’orrore delle violenze . Il Tribunale dei minorenni, forse per il clamore mediatico che è seguito a questa orribile vicenda, ha però stabilito che anche gli altri miei due figli fossero collocati in una casa-famiglia. Ma non solo.

È stato disposto il blocco totale dei contatti, sia fisici che telefonici, tra me ed i miei figli. Io ho avuto un matrimonio sbagliato nel quale ho subìto e rischiato tanto. Ho subito le angherie e lo sfruttamento di mio marito nella consapevolezza che non potevo andare da nessuna parte con scarsa istruzione e senza un lavoro, senza neanche avere o sapere a chi poter chiedere aiuto . La disperazione non la si può spiegare a chi non l’ha provata. Vivere in un contesto sociale dal quale sai di non poter andare via e che non ti concede alternative è difficile da comprendere per chi non ne fa parte . Per dimenticare le pene nell’ultimo periodo mi ero rifugiata nell’alcol e me ne pento tanto, ora che fortunatamente ho avuto la forza di reagire . Ma non avevo davvero nulla altro per poter sopportare il degrado del luogo e la grettezza delle persone. Anche le Istituzioni si sono girate dall’altra parte, come la chiesa del paese, mai una parola di conforto, mai un abbraccio, nessun aiuto nonostante le mie richieste Ora solo grazie ai miei avvocati sono riuscita a fuggire da Caivano, ho fatto un percorso psicoterapeutico e medico che mi ha aiutato. Sono tornata dalla mia famiglia e vivo con mio padre e mia madre a Napoli . Anche il mio figlio maggiorenne è fuggito con me perché l’amore che ci lega è tanto. Non bevo più e sono fuori e mi sono allontanata da quell’inferno. Sono indirettamente vittima delle violenze fisiche fatte a mia figlia e al contempo oggi sono vittima di un sistema giudiziario che senza pensare anche i miei bisogni umani e di madre, e mi impedisce finanche di telefonare ai miei bambini. Io mi chiedo cosa ci sia di cristiano in questo forzoso allontanamento da loro. Anche una madre detenuta può vedere i propri figli. esistono procedure e modalità protette o assistite ma è disumano quanto imposto a me . Ed io non ho nemmeno avuto mai una denuncia. I miei avvocati, Angelo Pisani ed Antonella Esposito mi hanno difesa gratuitamente, hanno chiesto inutilmente a tutti di farmi almeno sentire in modalità protette i miei figli e mi stanno anche aiutando a scrivere in italiano questa lettera. Hanno presentato due istanze al Tribunale per i minorenni proprio per chiedere almeno la revoca di questo blocco totale. In che modo la telefonata o l’ abbraccio di una mamma può fare un danno ad un figlio ? Quanto devo pagare la mia sfortuna pur non avendo commesso, anche secondo la Giustizia, alcun reato? Io ho Fede. Ed anche la profonda convinzione che anche quello che ci sembra ingiusto nella vita quotidiana ha un suo disegno perfetto in Dio. Ho imparato che le cose negative spesso poi nel tempo si rivelano positive. Ed in questo riconosco appunto la Divina Provvidenza. Ho imparato a pregare affidandomi alla Sua volontà e non chiedendo più qualcosa che credo sia buono per me. Ma ora non sono così forte. E vacillo. Desidero parlare e vedere i miei figli. Se qualcuno un giorno deciderà che ho colpe e che devo pagarle sono pronta. Ho già pagato vedendo la mia bambina violentata. Ma non voglio che paghino anche i miei figli. Perché non riesco ad immaginare che anche questo possa essere buono. Santo Padre mi aiuti. Mi affido alle sue mani ed alla Sua Volontà. Chiedo aiuto per tutelare il diritto agli affetti e all’ amore che lega una madre ai figli indipendentemente dalla poverta’ e/o dalle difficoltà di vita. in fede, Palma.

 

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Tre allieve accusano di sessismo prof di Medicina

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Partita come una denuncia anonima, adesso tre specializzande della facoltà di Medicina di Palermo sono uscite allo scoperto e hanno denunciato con nome e cognome gli atteggiamenti sessisti nei loro confronti da parte di un primario del Policlinico universitario.

Il rettore Massimo Midiri – che qualche giorno fa aveva ricevuto la missiva priva di firme – ha trasmesso tutto al consiglio di disciplina che ascolterà, oltre alle tre ragazze, tutti i 19 specializzandi di chirurgia e il professore chiamato in causa. Se dalle audizioni scaturiranno ipotesi di reato, lo stesso consiglio si rivolgerà alla procura, alla quale Midiri aveva già spedito la lettera anonima ricevuta lo scorso venerdì. “Purtroppo – spiega il rettore – abbiamo avuto riscontri alla lettera anonima”.

Nella denuncia anonima si racconta, tra l’altro, che una specializzanda, durante la pausa pranzo, sarebbe stata accusata dal professore di voler andare in sala operatoria con un altro docente per interessi diversi da quelli professionali. Il professore avrebbe anche pronunciato commenti volgari sull’abbigliamento delle ragazze. Il docente sotto accusa, interpellato da Repubblica-Palermo che ha sollevato il caso, ha detto: “Non sono un mostro. Ho moglie e figli e sono dedito al mio lavoro”.

Soltanto un anno fa una dottoranda dell’università di Palermo denunciò sul blog di informazione Younipa un episodio di sessismo nell’ateneo, avvenuto nel precedente febbraio. La ragazza scrisse di essere in una lista di “studentesse dalle migliori prestazioni sessuali”, redatta da un dottorando di ricerca del dipartimento di Economia e diffusa attraverso delle chat whatsapp degli stessi dottorandi. La vicenda rientrò con le scuse pubbliche dell’autore dei commenti.

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Uguaglianza genere, 14enni italiani tra i più attenti

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Adolescenti italiani promossi in educazione civica: sono attenti all’uguaglianza di genere più dei loro coetanei di altri Paesi europei e del mondo, hanno atteggiamenti più favorevoli nei confronti dell’eguaglianza dei diritti dei migranti e sono molto sensibili ai temi ambientali, superando, in queste tematiche, perfino i giovani spagnoli, francesi e svedesi.

Le ragazze sono le più preparate, con un punteggio superiore rispetto ai maschi di 27 punti. I dati arrivano dell’Indagine Iea Iccs (International civic and citizenship education study) svoltasi nel 2022: si tratta dello studio internazionale più ampio mai condotto sull’educazione civica e alla cittadinanza, che ha coinvolto 22 Paesi nel mondo e a cui in Italia hanno partecipato 224 scuole, 2400 insegnanti e circa 4900 studenti. Gli studenti italiani hanno raggiunto un punteggio medio di 523, significativamente superiore, di circa 15 punti, alla media internazionale e il 70% di loro raggiunge almeno il livello B (in una scala da A a D) mentre solo l’1% non raggiunge il livello D. Gli studenti delle isole hanno risultati decisamente peggiori rispetto a quelli del centro nord.

La fotografia mostra inoltre che gli adolescenti italiani ‘masticano’ la politica, uno su due ne parla con i genitori, il 39% è interessato alle questioni politiche e sociali (contro il 30% della media internazionale) ma sono già sfiduciati. Otto su 10 di loro – contro il 74% a livello internazionale – si sono detti d’accordo sul fatto che la democrazia “è ancora la migliore forma di governo per il proprio paese”. E dichiarano di essere più propensi a partecipare alle elezioni in futuro rispetto alla media internazionale, seppure con un calo nel punteggio rispetto ai cicli precedenti.

Rispetto alle precedenti rilevazioni, poi, hanno perso fiducia soprattutto nei media tradizionali (-15%) e nel Parlamento (-10%). Appena il 36% ritiene infatti che i parlamentari sappiano dar voce agli interessi dei giovani (il 44% negli altri Paesi partecipanti allo studio) e ben il 70% è dell’opinione che i rappresentanti politici non si preoccupino abbastanza dei desideri della gente (la media negli altri Paesi si ferma al 62%). Anche in Italia si è verificata una diminuzione nell’uso della televisione come fonte di informazione (-6 punti percentuali rispetto al 2016), mentre l’uso di Internet per informarsi su temi politici e sociali è aumentato tra i giovani italiani di 8 punti percentuali. Gli studenti tredici-quattordicenni italiani, inoltre, si mostrano più aperti dei coetanei stranieri rispetto all’immigrazione.

Per loro infatti “i figli degli immigrati dovrebbero avere le stesse opportunità di studio degli altri bambini”, “dovrebbero avere l’opportunità di conservare i propri usi e costumi” e, “gli immigrati che vivono da diversi anni in un Paese, dovrebbero avere l’opportunità di votare alle elezioni”. In generale, svela infine la ricerca, sia in Italia che all’estero, laddove lo status socioeconomico familiare è più elevato, gli studenti hanno dimostrato una conoscenza civica mediamente più alta rispetto agli studenti con status socioeconomico più basso. Incidono molto anche il numero dei libri presenti a casa, il clima di apertura e discussione presente in classe e l’occupazione dei genitori; meno, invece, il livello di istruzione di mamma e papà.

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