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Il presidente di Confindustria Bonomi attacca Orlando: il ministro ci ricatta per aumentare salari

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Il palcoscenico e’ quello dell”Opificio Golinelli’, la ‘creatura’ voluta da Marino Golinelli, imprenditore ‘farmaceutico ‘visionario’ e filantropo scomparso recentemente a 101 anni. L’occasione, le celebrazioni dei 50 anni di Confindustria Emilia-Romagna, con il passaggio di consegne tra il presidente uscente, Pietro Ferrari e quella entrante, Annalisa Sassi. Ha scelto Bologna, Carlo Bonomi – il numero uno degli industriali italiani, che non esita a definire i colleghi “eroi civili” – per lanciare il guanto di sfida suo e di Confindustria al ministro del Lavoro, Andrea Orlando e all’idea di legare gli aiuti alle imprese, da parte delle Istituzioni, all’aumento dei salari dei dipendenti. “Il Patto per l’Italia si costruisce tutti insieme non con i ricatti – ha attaccato all’assise felsinea – Vede, caro ministro Orlando non e’ quella la strada, dire daremo aiuti alle imprese solo se aumenteranno i contratti, perche’ quello e’ un ricatto. Che modo e’ di porsi da parte di un ministro della Repubblica? – ha proseguito – E’ questo il Patto per l’Italia che ci proponete? Noi crediamo invece che ci sia un’altra strada” da percorrere. Ossia, quella di “mettere piu’ soldi in tasca agli italiani con il taglio contributivo del cuneo fiscale, per rendere competitive le nostre imprese”. Anche perche’, ha scandito Bonomi “oggi e’ impensabile con l’aumento del costo delle materie prime, del costo dell’energia, con margini che si sono contratti, che noi si possa aumentare i salari. Dobbiamo mettere i soldi in tasca agli italiani diminuendo le tasse”. Parole nette. Con quel termine, “ricatto”, comparso anche in un titolo del quotidiano confindustriale ‘Il Sole 24 Ore’, su cui il responsabile del dicastero del Lavoro non aveva fatto mancare, prima ancora della presa di posizione di Bonomi, il suo commento. “Ricatto? – ha chiarito Orlando intervenendo all’Agora’ tenuta al Nazareno – Ho detto una cosa molto semplice, non ho capito cosa si vuol mettere in questo patto: se significa chiedere qualcosa non e’ patto ma patto e’ se ognuno mette una disponibilita’. La mia – ha aggiunto – non mi sembrava una proposta eversiva. A me sorprende questa reazione, perche’ mi da’ l’idea di una inconsapevolezza di quello che si puo’ produrre nel Paese nei prossimi tempi”. Considerazioni condivise dal segretario del Pd, Enrico Letta. “Il ministro del Lavoro – ha evidenziato – non ricatta nessuno, non c’e’ alcun ricatto in corso, c’e’ la volonta’ di porre a tutto campo una questione che il Governo pone, e riguarda i lavoratori e gli imprenditori, con un forte e strutturale intervento sul cuneo fiscale”. E se a colpire l’attenzione, in particolare, e’ stata la parola “ricatto” – e difficilmente poteva essere diversamente – all’assise bolognese la guida degli industriali tricolori non ha mancato di mandare anche altri segnali al Governo. Sul tema dell’energia. E sulla disponibilita’ delle aziende a fare sacrifici, a patto di un impegno dell’Esecutivo sul fronte delle riforme. “Confindustria – ha attaccato ancora – e’ da mesi che dice, mettiamo un tetto al prezzo del gas perche’ e’ evidente che ci sono speculazioni. Spagna e Portogallo perche’ lo hanno fatto? Perche’ l’Unione Europea gli ha dato la possibilita’ di farlo? Da noi, allora, non c’e’ la volonta’ politica di intervenire”. Quanto al prossimo futuro, con il conflitto in Ucraina a pesare sul quadro economico, come industriali “siamo disposti a fare sacrifici ma ad una condizione: il Governo apra realmente la stagione del riformismo competitivo. Questo Paese e’ 20-30 anni che aspetta le riforme. Ci veniva detto che non si potevano fare perche’ non c’erano risorse – ha concluso Bonomi -: ora con il Pnrr le risorse ci sono, non ci sono scuse.”.

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Incontro Meloni-Salvini: c’è unità d’intenti

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In attesa che si formi il nuovo Esecutivo, da Palazzo Chigi non si perde tempo e si convoca, per il pomeriggio, il Consiglio dei Ministri con all’ordine del giorno la Nota di aggiornamento al Def e alcuni decreti attuativi relativi a riforme del Pnrr come quella degli Irccs e della giustizia. Ma anche in Parlamento si fissano calendari e scadenze con il presidente della Camera uscente Roberto Fico che comunica come il decreto ‘Aiuti-ter’ comincera’ il suo iter a Montecitorio. Giorgia Meloni, intanto, e’ al lavoro sulla squadra di governo e incontra a Montecitorio il leader della Lega Matteo Salvini per fare il punto. Un colloquio durato circa un’ora dal quale emerge la voglia di “grande collaborazione e unita’ di intenti”. “Entrambi i leader – si legge in una nota diffusa al termine del faccia a faccia – hanno espresso soddisfazione per la fiducia data dagli italiani alla coalizione e hanno ribadito il grande senso di responsabilita’ che questo risultato comporta.Meloni e Salvini hanno fatto il punto della situazione e delle priorita’ e urgenze all’ordine del giorno del governo e del Parlamento, anche alla luce della complessa situazione che l’Italia sta vivendo”. Nel frattempo, come accade ogni volta che si deve dar vita ad un nuovo Esecutivo, impazza il toto nomi. Si parla dell’attuale vertice del Dis Elisabetta Belloni agli Esteri, del braccio destro di Berlusconi Licia Ronzulli alla Scuola o alla Salute. Di Antonio Tajani praticamente ovunque: c’e’ chi lo da’ alla Farnesina, chi come presidente della Camera o alla guida della Difesa. E ancora: sui giornali il nome di Giulia Bongiorno compare sia per la Giustizia, sia per la P.A, mentre, sempre alla Salute, si ipotizzano Letizia Moratti o il forzista Mandelli che e’ rimasto fuori dal Parlamento. Ma e’ evidente che in questa sorta di gioco di societa’ di ‘trova la casella giusta’ non si sapra’ nulla di veramente certo fino all’ultimo. Tra i rumors del Transatlantico, si darebbe fuori dalla compagine ministeriale Salvini per il quale invece la leader di FdI potrebbe ritagliare un ruolo da vicepremier, in tandem con il ‘jolly’ Tajani. E questo, nonostante i leghisti facciano sapere che sul web “in tantissimi” vorrebbero il ‘Capitano’ al Viminale. Unica certezza al momento: lei vuol rendere “inattaccabile” la squadra da ogni critica esterna. Meloni, infatti, smentisce i retroscena sui giornali, a cominciare da quello che lei direbbe no al segretario della Lega perche’ “troppo filo russo”. E anche Palazzo Chigi spiega che non esiste alcun “patto con Meloni” per garantire le indicazioni dell’Ue anche su Kiev, precisando che l’impegno del governo uscente e’ quello di “garantire un’ordinata transizione nell’ambito dei corretti rapporti istituzionali”. Nei partiti, intanto, continua la conta di ‘morti e feriti’ con Carlo Calenda che fa la sua previsione piuttosto fosca assicurando che un eventuale governo a guida Meloni non potra’ durare piu’ di 6 mesi. Commenti drastici anche nei confronti del Pd per il quale il leader di Azione paventa “una crisi irreversibile”. E infatti tra i Democratici le acque restano quanto mai agitate, con Enrico Letta che convoca la Direzione il 6 ottobre in vista del Congresso, con Matteo Orfini che definisce “una genialita’” il fatto che spuntino due candidati al giorno per la segreteria e con il coordinatore dei sindaci Dem Matteo Ricci che punta il dito contro chi pensa che sia solo una questione di nomi e non di contenuti e di progetti. Piu’ sarcastico Emanuele Fiano che ricorda come il congresso del Pd non sia “il casting per X Factor”. Archiviata, almeno ufficialmente, la resa dei conti interna alla Lega, dopo il Consiglio Federale di ieri dal quale e’ emerso come non sia in discussione la leadership di Salvini, e’ Fratelli d’Italia che parla di contenuti. “Guidati”, comunque, dall’Ue che invita tutti i Paesi a sostenere misure di “sostegno al reddito minimo” per ridurre la poverta’ e accelera sul tetto del gas che Guido Crosetto vede “come un prezzo al metro cubo fissato per i consumatori finali, aziende e cittadini, individuati in ordine di priorita’ e necessita’”. Mentre il Financial Times parla di “preoccupazione” per la vittoria diMeloni e non di “panico”, il Responsabile organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli, ribadisce la necessita’ di “aggiornare” la Costituzione puntando al semipresidenzialismo alla francese e aprendo “un dialogo con tutti”. Quindi assicura: “Io ministro? Piu’ facile che lo faccia Salvini…”.

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Cronache

Colpita da emorragia durante escursione al Vesuvio, donati organi

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Un prelievo multiorgano su una paziente 73enne, deceduta nel corso della notte per emorragia cerebrale, e’ stato praticato all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia (Napoli): fegato, reni e cornee gli organi prelevati da equipe provenienti dall’ospedale Cardarelli di Napoli, dal Ruggi D’Aragona di Salerno e dai medici del reparto oculistica dell’ospedale stabiese. La donatrice, americana di 73 anni, era stata colpita da emorragia cerebrale inoperabile mentre era impegnata in un’escursione sul Vesuvio. Tutte le operazioni sono state coordinate dal Centro Regionale Trapianti della Campania con il gruppo di lavoro dell’unita’ operativa anestesia e rianimazione di Castellammare diretto dalla dottoressa Maria Josè Sucre. Nelle prime ore della mattinata gli organi prelevati hanno cominciato il loro viaggio verso i riceventi. Il fegato e’ gia’ stato trapiantato su un paziente al Cardarelli di Napoli, i reni sono diretti verso Torino, mentre le cornee prelevate dagli oculisti stabiesi sono state depositate nella banca degli occhi di Napoli. Alla fine della procedura di prelievo tutti i componenti delle equipe intervenute hanno omaggiato la salma della donatrice con un inchino. La donatrice era giunta all’ospedale di Sorrento lo scorso 17 settembre 2022 era stata, poi, trasferita al San Leonardo di Castellammare. Ieri mattina l’accertamento della morte celebrale; finita la procedura, i familiari, figlio e marito, hanno dato il consenso alla donazione di organi e tessuti, come da volonta’ piu’ volte espressa quando era in vita dalla stessa donatrice.

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Expo 2030, il sindaco Gualtieri ha presentato la candidatura di Roma al BIE di Parigi

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Il Comitato promotore di Expo Roma 2030 ha consegnato oggi a Parigi al Segretario generale del BIE (Bureau International des Expositions), Dimitri Kerkentzes, il dossier di candidatura di Roma per l’Expo del 2030. A presentare il documento, ed illustrarlo successivamente ai giornalisti, il presidente del Comitato, Giampiero Massolo, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e – in rappresentanza del governo – il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano.

“La nostra candidatura – ha detto il sindaco di Roma – si presenta come unica perché Roma è una delle capitali più belle e conosciute del mondo ed è perfettamente in grado di ospitare le decine di milioni di turisti previsti per questo grandissimo evento planetario che cadrà proprio nell’anno della scadenza degli obiettivi di sviluppo sostenibile”- Inoltre, come ha aggiunto Gualtieri al termine della presentazione del dossier per la candidatura di Expo 2030, “abbiamo consegnato al BIE una lettera di presentazione del presidente Mattarella, il suo endorsement. È  il cappello complessivo di tutta questa operazione per l’unità nazionale che egli rappresenta”.

 

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