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Esteri

Il pendolo della guerra torna verso Kiev: sanzioni dure, Patriot e asset russi nel mirino dell’Ue

Usa e Ue stringono le maglie contro la Russia: nuove sanzioni, Patriot per Kiev e dibattito sull’uso degli asset russi congelati per finanziare la difesa ucraina. Zelensky ottimista a Bruxelles.

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Il pendolo della guerra sembra tornare a favore dell’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni più dure sul petrolio russo, mentre l’Unione Europea ha approvato un nuovo pacchetto di misure restrittive, annunciato alla vigilia del vertice dei leader Ue.
A rafforzare l’appoggio occidentale anche la decisione di Washington di fornire sistemi di difesa Patriot, fondamentali per proteggere i cieli ucraini. Un segnale che ha dato nuovo slancio al presidente Volodymyr Zelensky, giunto a Bruxelles con toni più fiduciosi.

Zelensky chiede l’uso degli asset russi congelati

Al centro del dibattito europeo resta l’ipotesi di utilizzare gli asset russi congelati per finanziare lo sforzo bellico di Kiev. «Abbiamo intenzione di usare una parte significativa di questi fondi per acquistare armi europee», ha dichiarato Zelensky, invitando i leader Ue a superare le esitazioni.
Il tema, tuttavia, divide ancora i Ventisette: il documento finale del Consiglio invita la Commissione a valutare “opzioni” per il finanziamento all’Ucraina, ma senza un impegno esplicito sull’utilizzo dei beni russi. L’unica certezza è che i 140 miliardi della Banca Centrale russa resteranno congelati fino a quando Mosca non avrà risarcito Kiev.

L’Europa divisa, il Belgio minaccia il veto

Se da un lato Paesi come la Svezia si sono già mossi con un pre-accordo per fornire jet Gripen all’Ucraina, altri restano cauti. L’Ungheria continua a opporsi, la Slovacchia e la Repubblica Ceca mostrano incertezze, e il Belgio ha minacciato di porre il veto senza garanzie sulla condivisione dei rischi e sull’uso uniforme dei beni russi in Europa.
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha parlato di un “via libera politico” alla proposta, ma il compromesso finale è ancora lontano.

Zelensky: “L’uso degli asset può farci vincere la guerra”

Durante la conferenza stampa a Bruxelles, Zelensky ha rilanciato con forza la sua posizione: «La Russia ha molta paura che l’Ue prenda una decisione sull’uso degli asset congelati. Questo può darci la possibilità di vincere e non solo di difenderci».
Il leader ucraino ha inoltre sollecitato la consegna di armi a lungo raggio, ricordando che «non solo gli Stati Uniti, ma anche alcuni Paesi europei dispongono di missili Tomahawk».

Pressione diplomatica e nuovi equilibri

La discussione al Consiglio Ue si è protratta oltre il previsto, con l’intervento della presidente della Bce Christine Lagarde, chiamata a esprimere un parere tecnico sui rischi finanziari. La Commissione Europea dovrà ora preparare un testo legale condiviso da tutti gli Stati membri.
Nel frattempo, l’Ucraina continua a fare i conti con l’urgenza dei fondi. Domani a Londra si terrà una riunione della coalizione dei volenterosi, con la partecipazione del segretario generale della Nato Mark Rutte, reduce da un colloquio con Donald Trump negli Stati Uniti.
Zelensky, da parte sua, ha ribadito la disponibilità a partire dal congelamento del fronte per costruire la pace, definendo il suo recente viaggio alla Casa Bianca “non così male”.

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Zelensky accusa Mosca: “La Russia aiuta l’Iran negli attacchi contro gli americani”

Volodymyr Zelensky accusa la Russia di fornire intelligence all’Iran per pianificare attacchi contro gli Stati Uniti in Medio Oriente. Denunciata anche la presenza russa nei droni Shahed.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di fornire supporto all’Iran nella pianificazione di attacchi contro obiettivi americani in Medio Oriente.

In un messaggio pubblicato su Telegram, Zelensky ha affermato che esistono informazioni secondo cui Mosca starebbe condividendo intelligence con il regime iraniano per aiutarlo a organizzare operazioni militari contro gli Stati Uniti nella regione.

I droni Shahed e il coinvolgimento russo

Secondo il presidente ucraino, vi sarebbero anche prove della presenza russa nei droni Shahed utilizzati negli attacchi in Medio Oriente.

Zelensky sostiene che questi velivoli senza pilota sarebbero stati impiegati sia contro Paesi arabi sia contro forze americane presenti nell’area.

“Regimi che si sostengono a vicenda”

Nel suo messaggio il leader ucraino ha sostenuto che Russia e Iran agirebbero in modo coordinato.

Secondo Zelensky, i due governi non sarebbero soltanto collegati sul piano politico e militare, ma si sosterrebbero reciprocamente in diverse aree di conflitto, dall’Europa al Medio Oriente.

Appello a una difesa coordinata

Il presidente ucraino ha concluso affermando che, di fronte a minacce ritenute comuni, anche la risposta internazionale dovrebbe essere coordinata.

Zelensky ha sottolineato che la difesa della vita e della sicurezza dovrebbe essere garantita in modo efficace sia in Europa sia in Medio Oriente.

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Trump critica Londra sulle portaerei: “La guerra è già vinta”. Dubbi su truppe di terra in Iran

Donald Trump critica l’ipotesi di invio di portaerei britanniche in Medio Oriente e non esclude truppe di terra in Iran solo per “ottime ragioni”.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato l’ipotesi che il Regno Unito possa inviare due portaerei nel Medio Oriente nell’ambito del conflitto con l’Iran.

In un messaggio pubblicato sul social Truth, Trump ha osservato che Londra sta valutando seriamente questa possibilità ma ha aggiunto che, a suo giudizio, un simile contributo sarebbe stato utile settimane prima. Il presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti non hanno più bisogno di questo supporto e ha affermato che non desidera che altri Paesi si uniscano a una guerra che, secondo lui, è ormai stata vinta.

Le parole su Starmer

Nel messaggio Trump si è rivolto direttamente al primo ministro britannico Keir Starmer, osservando che l’invio di portaerei “sarebbe stato apprezzato due settimane fa”.

Il presidente americano ha comunque ricordato il tradizionale rapporto di alleanza tra Stati Uniti e Regno Unito, definito in passato uno dei partner più importanti di Washington.

Possibili truppe di terra in Iran

Trump ha affrontato anche la questione di un eventuale dispiegamento di truppe statunitensi sul territorio iraniano.

Il presidente ha spiegato che un intervento con “boots on the ground” potrebbe essere preso in considerazione solo in presenza di ragioni molto forti. Secondo Trump, una simile decisione avrebbe senso soltanto se le forze iraniane fossero state indebolite al punto da non essere più in grado di combattere.

Interpellato sulla possibilità di un dispiegamento per mettere in sicurezza l’uranio iraniano, il presidente ha detto di non aver ancora discusso la questione, senza escludere tuttavia che possa essere valutata in futuro.

Il ruolo dei curdi e il rapporto con la Russia

Trump ha inoltre dichiarato di aver chiesto ai curdi di non intervenire nel conflitto con l’Iran. Il presidente ha spiegato che Washington mantiene buoni rapporti con i curdi ma non vuole complicare ulteriormente una guerra già delicata.

Rispondendo a una domanda su un eventuale sostegno russo a Teheran, Trump ha affermato di non avere indicazioni in tal senso.

“La guerra durerà quanto necessario”

Il presidente americano ha infine spiegato di non aver ancora deciso quanto potrà durare il conflitto con l’Iran.

Senza indicare una tempistica precisa, Trump ha affermato che l’operazione continuerà “per tutto il tempo necessario”.

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Cina: “Taiwan non è e non sarà mai uno Stato indipendente”, Pechino avverte anche il Giappone

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ribadisce che Taiwan non è e non sarà mai uno Stato indipendente. Avvertimento anche al Giappone dopo le dichiarazioni della premier Sanae Takaichi.

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Taiwan “è sempre stata parte della Cina” e “non è mai stata, non è e non sarà mai un Paese indipendente”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante una conferenza stampa tenuta in occasione della quarta sessione della quattordicesima Assemblea nazionale del popolo.

Secondo il capo della diplomazia di Pechino, il principio di una sola Cina rappresenta la base per garantire stabilità nella regione. Wang ha sostenuto che più la comunità internazionale si opporrà all’indipendenza di Taiwan e sosterrà questa impostazione, più saranno garantite pace e stabilità nello Stretto.

“Una linea rossa che non può essere superata”

Wang Yi ha ribadito che la questione di Taiwan rappresenta per Pechino un punto non negoziabile. Il ministro ha affermato che l’isola è stata “riconquistata dalla Cina oltre ottant’anni fa” e che nessuna forza o individuo potrà separarla nuovamente dal territorio cinese.

Secondo il ministro degli Esteri, la separazione dell’isola costituirebbe una linea rossa che la Cina non intende permettere venga superata.

L’avvertimento al Giappone

Nel corso della conferenza stampa Wang Yi ha commentato anche le recenti dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi. La leader di Tokyo aveva affermato che il Giappone potrebbe intervenire in modo difensivo in caso di crisi nello Stretto di Taiwan, nel rispetto della Costituzione nipponica.

Il ministro degli Esteri cinese ha sostenuto che un intervento di questo tipo finirebbe per svuotare il significato della Costituzione giapponese.

“Il futuro dei rapporti dipende da Tokyo”

Wang Yi ha infine avvertito che il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipenderà dalle scelte del governo di Tokyo.

Nel suo intervento ha sottolineato che Pechino non accetterà un ritorno a contesti storici di tipo coloniale, ribadendo la determinazione della Cina a difendere la propria sovranità territoriale.

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