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Il nostro futuro in subappalto nel Paese dove le mafie vogliono entrare nella cabina di regia della spesa pubblica

Giovanni Mastroianni

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Mediante il ricorso al subappalto la malavita organizzata è riuscita per anni a distribuire verticalmente, secondo precise metodologie formali, i proventi delle opere pubbliche con la compiacenza di una parte di politicanti che non hanno più neanche perso tempo ad essere “avvicinati”, figuriamoci ricattati, ma sempre più spesso sono andati addirittura a “proporsi”, perché in una Italia sempre più povera alcuni schemi politici si sono sovrapposti a quelli della malavita organizzata, giungendo in molti casi finanche a combaciare. 

La finta beneficenza che nega i veri diritti ai più deboli, il voto politico ed amministrativo barattato per cinquanta euro (una spesa alimentare per famiglia praticamente) prendono spunto dall’esperienza assistenzialistica delle mafie come camorra, cosa nostra, ‘ndrangheta e sacra corona unita, a favore dei loro affiliati.

Con il costante impoverirsi materiale e spirituale dell’intera Nazione lo schema ha attecchito benissimo anche al Nord, dove la minore percezione di questo cancro sociale ne ha anzi favorito la sua diffusione senza possibilità di cura, cosa da far impallidire anche il Covid19.

Si abbassa il livello e si conquistano larghe fette di popolazione, retrocedendo culturalmente di decenni. La promessa di un futuro bugiardo e l’assistenzialismo spiccio, calmano così i morsi della fame e succhiano l’anima dei poveri malcapitati.

Se poi si apre una parentesi di emergenza, che consente di aggiudicarsi appalti e commissioni per centinaia di milioni di euro attraverso procedure veloci, anzi fugaci, ecco che anche la tragedia del “coronavirus” torna utile agli attori del malaffare. Un’occasione epocale.

Cantieri fermi per anni, soprattutto nel Sud, dove il Policlinico di Caserta viene edificato con la stessa lentezza del completamento dell’autostrada “Salerno – Reggio Calabria”, finalmente si aprono. Un ospedale sta prendendo forma in pochi giorni proprio di fronte al “Loreto Mare” lasciato invece a marcire per decenni. 

Queste sono solo alcune delle tantissime contraddizioni portate alla luce dell’emergenza, che ora fa sbloccare tutto nel nome delle ovvie e sicuramente sacrosante finalità sanitarie. 

Ma il rischio del depredamento e del saccheggio cresce in modo proporzionale alla velocità degli affidamenti in via d’urgenza e la vera sfida per il malaffare sarà quindi quella di concentrare in tempi dunque brevissimi, gli illeciti guadagni che prima potevano essere spalmanti in anni da trascorrere a saldare alleanze, a gonfiare bilanci e a distribuire mazzette. 

In tale contesto, e con una mole infinita di “letteratura dell’orrido” del caso, apprendere oggi, salvo smentite, che un governatore del Nord Ovest abbia invocato uno “snellimento” di tutte le procedure concorsuali, auspicando affidamenti diretti per tutta la fase della “ricostruzione” post pandemia, o quantomeno per un paio d’anni,  fa rabbrividire.

Certo lo snellimento delle procedure è auspicabile ma deve correre parallelamente con la protezione delle imprese sane che questa Nazione l’hanno reso davvero grande.

Tuttavia, per mero miracolo, in questo Paese esistono guardiani del futuro come Cafiero De Raho, che già individua i primi segnali di infiltrazione e corruzione “causa coronavirus”, pur avendo mezzi e risorse minori rispetto alla mole di lavoro che deve quotidianamente affrontare con i suoi colleghi e tutte le Forze dell’Ordine, esattamente come nel caso dei medici ed operatori sanitari mandati letteralmente al macello senza adeguate protezioni. Vedere i sanitari del “Rummo” di Benevento costretti a camminare con le “buste” al posto dei calzari protettivi inadeguati, è solo uno dei tanti aspetti che ci lasciano attoniti. Giustizia e Sanità sopravvivono grazie a questi eroi.

Eppure, a fronte di milioni e milioni di euro già messi in circolazione, a due mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza, abbiamo ricevuto dal Governo due “mascherine” (un sottilissimo pezzo di stoffa quadrato con due elastici) a nucleo familiare, mentre di una seria campagna di tamponi ancora non se ne vede l’ombra. Dalle Regioni tanti proclami e sicuramente sacrosanti appelli ma alla fine, come sempre, gli unici che hanno davvero combattuto contro il “coronavirus” sono stati i cittadini rimanendo a casa e tutti coloro che hanno continuato a lavorare fino a rimetterci la vita.

Così assistiamo impotenti al virus che si propaga negli Ospedali grandi e piccoli come negli Uffici pubblici, anche di quelli periferia o dei  piccoli paesi, dove alcuni dipendenti che si sospettano contagiati  (vittime inconsapevoli) vengono sottoposti al tampone il cui esito si conosce dopo giorni e giorni, mentre intanto la struttura resta aperta e continua a servire centinaia di ignari utenti che lì si recano per visite mediche oppure per ottenere ausili sanitari. Magari nei prossimi giorni vedremo edificati ospedali in tempi da record ma forse saremo ancora in attesa di poter conoscerne l’esito dei  tamponi effettuati a chi  è stato contagiato, con buona pace della continua propagazione del  “Covid19”. 

Antonello Ieffi. Imprenditore 42 enne di Cassino indagato per turbativa d’asta in una storia di appalti milionari per forniture di mascherine 

La corruzione ci distrugge e annienta le nostre legittime aspettative, costringendo all’immigrazione migliaia di giovani  capaci, ed è di queste ore la notizia che attraverso una perfetta operazione coordinata dalla Procura di Roma con la Guardia di Finanza, in pieno picco pandemico, è stata sventata una truffa da quindici milioni di euro per la fornitura di ventiquattro milioni di mascherine. Le accuse di turbativa d’asta e inadempimento di contratto pubblico sono venute alla luce proprio dopo che l’indagato, perso l’appalto gestito tramite la piattaforma della CONSIP, si stava prodigando per rientrare nell’affare dell’emergenza con una nuova società fantasma per aggiudicarsi un’altra gara pubblica da oltre 64 milioni per la fornitura di altro materiale sanitario.

In un simile teatro di vera e propria guerra, come se non bastasse, non solo ci troviamo come sempre a combattere da soli le nostre battaglie, ma in più dobbiamo fare i conti con la “solita”  Europa, che non solo ci volta le spalle economicamente ma ci condiziona negativamente finanche nella lotta alla corruzione, come quando la Commissione Europea il 24 Gennaio 2019 diffidava l’Italia a dover favorire in generale proprio il subappalto, salvo alcuni correttivi, sul presupposto che tale strumento possa garantire la maggiore partecipazione delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici (la contestazione afferiva la mancata conformità alle direttive: 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione;  2014/24/UE sugli appalti pubblici;  2014/25/UE sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali”).

Peccato che nel nostro Paese proprio il ricorso al metodo del subappalto nel campo degli appalti pubblici abbia favorito, al contrario, proprio le associazioni mafiose e non è stato certo un caso che la prima norma che ha iniziato a contenerlo in modo diretto e vigoroso sia stata la Legge n. 55 del 19/03/1990, intitolata proprio  Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale”. Così ci troviamo oggi costretti a dover ripensare le norme poi confluite nel Codice dei Contratti (Art. 105) e nella più mitigata legge “Sblocca Cantieri” (D.L. n. 32/2019 convertito con modificazioni dalla Legge 14 giugno 2019, n. 55) dove si tentava comunque di contenerne gli effetti e fissato un regime transitorio fino al 31/12/2020.

Corte europea di diritti umani di Strasburgo

E non ci aiuta neanche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che il 13 Giugno 2019 (caso Viola) ha giudicato troppo dura la misura detentiva prevista dall’art. 41 Bis , prevista per reati di tipo mafioso ex art. 416-bis c.p.. 

Evidentemente la realtà italiana a Bruxelles o a Strasburgo non è stata ben spiegata dai nostri rappresentanti, o forse, non è stata volutamente spiegata da una parte di loro, così relegata al solito “folklore vittimistico” italico di cui siamo tacciati ogni qual volta tentiamo di ribadire una problematica che ci opprime e che paradossalmente ci impedisce poi di poter raggiungere i teutonici standard europei. Del reso l’ingerenza delle mafie, intese non solo come tipologie criminali ma anche come “metodo”, si è dimostrata determinante per la conquista di parecchi seggi, da destra a sinistra. Figuriamoci dunque se dopo aver investito tanto in campagne elettorali, i padrini non pretendevano la piena tutela dei loro “interessi” anche in ambito transnazionale. Così comprendiamo a caro prezzo come le organizzazioni criminali cercano di compiere il salto di qualità, tentando addirittura di utilizzare la spada della legalità, brandendola contro coloro che dovrebbe difendere.

 

Federico Cafiero de Raho. Procuratore nazionale antimafia

Bisogna proprio rifondare tutto, perché di Cafiero De Raho non ce ne sono tantissimi, e se anche ci fossero, sono imprigionati dalla burocrazie italiana ed ora anche europea che può far più danni di un attentato. Perché le mafie imparano, si evolvono, non dimenticano gli errori, e quindi hanno compreso che ammazzare un leale Servitore dello Stato significa poi fare i conti con il suo Esempio e con il suo Spirito che resta a guardia della Legalità oltrepassando anche il limite della morte. Meglio caldeggiare un emendamento, attrezzarsi per vincere una gara pubblica in modo formalmente ineccepibile e poi procedere alle spartenze tramite il subappalto. E se va tutto male, si fitta il ramo d’azienda, in attesa che dalle Prefetture stracariche di lavoro giungano con incolpevole ritardo le notizie in merito alla non regolarità del certificato antimafia.

Finanche nel sistema della Giustizia nazionale sono state create risacche temporali ed inciampi procedurali che hanno praticamente affannato tutto il sistema. E ogni Governo che si  avvicenda vara la sua riforma che peggiora la situazione. Se non fosse per l’arcinota incapacità ed inettitudine di alcuni politici, si sarebbe persino portati a supporre che anche questo possa far parte di un piano prestabilito. Se vuoi riformare la Giustizia ci metti un giorno, raddoppi gli investimenti, aumenti del 30% il personale di cancelleria e del 15% quello giudiziario, e tutto cambierà in meglio. Ma questa misura, semplice ed immediata, sarebbe forse troppo facile da attuare, quindi meglio ricette di “concetto” che non porteranno a nulla.

Le mafie sono quindi cambiate, mirano a radicarsi nella “cabina regia” di un intero Paese, nei centri di comando politici ed amministrativi dove hanno piazzato i loro affiliati, non più e non solo macellai spargi sangue, ma uomini e donne senza scrupoli né valori ma dallo stile impeccabile, perfettamente addestrati alla Finanza e al Diritto. Perché il malaffare muta come un COVID e per sconfiggerlo dovremmo iniettarci massicce dosi di attualizzata legalità e vaccinare tutta la popolazione con una campagna culturale senza precedenti. Perché questo tipo di pandemia va solo debellata, non ci si può convivere e non v’e possibilità di immunità di gregge, perché se si resta pecore si viene sbranati.

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Riaprono i luoghi d’arte, tutti emozionati in fila a Napoli, Venezia, Roma, Firenze e…

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Mentre passavano le Frecce Tricolori a Roma per festeggiare il 2 giugno si riaprivano le porte della grande mostra dedicata a Raffaello alle Scuderie del Quirinale, chiusa per l’emergenza sanitaria. A spingere quella porta con gesto altamente simbolico il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, che ha fatto entrare la prima visitatrice di una lunga coda. “La parte difficile dell’emergenza e’ superata, adesso si tratta di essere prudenti, di rispettare le regole, ma l’Italia puo’ ripartire guardando alla sua forza che e’ l’arte, la bellezza, la storia”. Sono stati in molti a pensarla come lui e si sono messi in coda per tornare ad ammirarne le meraviglie fino alla Sicilia dove la riapertura dei musei e delle aree archeologiche ha fatto registrare oltre 7 mila presenze nell’ultimo week end e quasi 30 mila prenotazioni fino al 7 giugno. In testa alla classifica dei siti piu’ visitati Selinunte, con oltre mille presenze (per l’esattezza 1.171) che ha superato perfino la Valle dei Templi di Agrigento.

FIRENZE – Visitatori in fila alla Galleria dell’Accademia di Firenze che ha riaperto con una diminuzione del prezzo del biglietto, al massimo 50 visitatori per volta in un percorso in sicurezza, a senso unico. Sempre a Firenze dopo 85 giorni di chiusura imposta dal lockdown, domani riaprira’ la Galleria degli Uffizi di Firenze. Per il celebre museo si trattera’ di una riapertura graduale, ‘slow’, con nuove modalita’ di visita per il rispetto delle norme anticontagio. Il numero massimo di visitatori che potranno visitare contemporaneamente la Galleria sara’ ridotto della meta’, passando da 900 a 450.

VENEZIA – Per la Festa della Repubblica la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ha riaperto le porte al pubblico con ingresso gratuito dalle 10 alle 18. In poco piu’ di 48 ore, 400 persone, numero massimo di accessi consentito nell’arco della giornata, hanno prenotato l’ingresso, gratuito. La direttrice Karole P. B. Vail e lo staff hanno accolto i visitatori all’apertura dei cancelli, felici e emozionati. A giugno, il museo sara’ aperto nei fine settimana, dalle 10 alle 18.

NAPOLI – Non ci sono ancora i turisti ma sono molti i cittadini che hanno scelto di trascorrere la giornata festiva, rigorosamente in mascherina, nei siti riaperti, tutti con prenotazione obbligatoria e visite contingentate. A cominciare dal Museo Archeologico Nazionale di NAPOLI dove in una atmosfera di festa sono arrivati in 250 (il 60% abbonati) tutti con biglietto on line, ad accoglierli il direttore Paolo Giulierini. Aperti anche molti siti napoletani del Polo Museale campano e i musei Civici Maschio Angioino e PAN (Capodimonte riaprira’ il 9 giugno).

TORINO – Apertura eccezionale per un giorno al Museo Egizio, dopo tre mesi di chiusura, cosa che non era mai successa dopo ll secondo conflitto mondiale. ”E’ stata un’emozione grandissima”, ha detto il direttore Christian Greco accogliendo i primi visitatori dopo il lockdown, tutti prenotati online e con biglietto gratuito. Da venerdi’ 5 giugno, l’Egizio sara’ aperto al pubblico tre giorni alla settimana, dal venerdi’ ala domenica, con tariffe scontate. E’ stata un successo la giornata della Festa del 2 Giugno alla Reggia di Venaria (Torino) con 1400 gli ingressi.

GENOVA – Il successo non e’ stato sempre legato ai grandi numeri ma anche all’eccezionalita’ dell’evento come, a palazzo Ducale di Genova, le visite guidate alla Cappella dogale del Palazzo aperta in occasione della Festa della Repubblica. con la guida d’eccezione della direttrice Serena Bertolucci che a sorpresa ha ricevuto anche mazzi di fiori da alcuni visitatori. ”Oggi sono potute entrare solo 30 persone ma avremmo potuto averne 300. Le persone arrivavano qui e non facevano altro che dire ‘grazie’. Questo significa che il bisogno di cultura e’ tanto e va soddisfatto”.

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Addio a Roberto Gervaso, scrittore e giornalista ironico e colto

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Ironico, colto e sempre elegante con il suo immancabile papillon. Sara’ ricordato cosi’ Roberto Gervaso, giornalista e scrittore di successo morto oggi a Milano dopo una lunga malattia all’eta’ di 82 anni: era nato a Roma il 9 luglio 1937. Lascia la moglie Vittoria e la figlia Veronica, giornalista mediaset, che ha voluto ricordarlo cosi’ su Twitter: “Sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me”.  Autore di numerose biografie, Gervaso ha collaborato a lungo con Indro Montanelli, soprattutto per i primi volumi della Storia d’Italia, quelli che vanno dal Medioevo al Settecento. Tra i suoi piu’ grandi successi, anche la biografia su ‘Cagliostro’ (Rizzoli), mago ciarlatano e massone, con cui si aggiudico’ il premio Bancarella nel 1973. Molti i personaggi incrociati nel suo lungo percorso di divulgatore storico, da Nerone a Claretta, dalla monaca di Monza a Casanova. Ma la sua vena ironica spiccava soprattutto nei titoli di altri celebri libri dedicati al rapporto di coppia: ‘La vita e’ troppo bella per viverla in due (breve corso di educazione cinica)’ e ‘L’amore e’ eterno finche’ dura’. Nonostante il successo e la poliedricita’, Gervaso ha pero’ combattuto piu’ volte contro il ‘male oscuro’, fino a scriverne un libro: ‘Ho ucciso il cane nero. Come ho sconfitto la depressione e riconquistato la vita’ pubblicato da Mondadori nel 2014. Tra le sue grandi passioni, spiccava quella per gli aforismi, come del resto ricordato anche dalla figlia Veronica nel suo messaggio di addio. ‘Il grillo parlante’ e ‘La volpe e l’uva’ furono entrambi pubblicati da Bompiani negli anni Ottanta. Come giornalista, ha scritto per il Corriere della Sera e ha collaborato con numerose testate. Ma il grande pubblico lo ricorda anche per il suo programma televisivo ‘Peste e corna’, andato in onda di primo mattino per dieci anni su Rete4. Numerosi i messaggi di cordoglio per la sua scomparsa, primo fra tutti quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto ricordarlo come “un uomo di finissima cultura, protagonista, per lunghi anni, del giornalismo e della vita culturale del nostro Paese”.

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Gli editori tagliano posti ad Ansa, Sole 24 Ore, Radio Capital e…

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C’è stato di agitazione al Sole 24 Ore. Il comitato di redazione ha messo in campo un pacchetto di dieci giorni di sciopero su deliberazione dell’assemblea di redazione (106 voti favorevoli, 2 astenuti e 1 contrario) in risposta alla richiesta dell’azienda “di un taglio del costo del lavoro per la seconda metà del 2020 nell’ordine del 25%”. La busta paga, per capirci, deve dimagrire di un terzo secondo la proprietà del giornale.

Il piano è stato respinto dalla redazione perché “incompatibile con una corretta organizzazione del lavoro” e con “la sostenibilità dei molti prodotti realizzati, in una situazione di grande emergenza. Prodotti che sostengono i ricavi del gruppo”. Il livello dello scontro è salito al punto che la redazione ha affidato al cdr il mandato “di valutare la proclamazione di un voto di fiducia sull’attuale direttore del quotidiano”, Fabio Tamburini. Intanto, si discute se realizzare nelle prossime settimane altre forme di protesta per rendere evidente cosa potrebbe accadere con un taglio così radicale della forza lavoro: bloccare le newsletter, i podcast, i turni di supporto al sito, le iniziative speciali come guide, libri ed ebook. Come dire: vuoi tagliare il costo del lavoro? Bene, taglia anche il volume del lavoro.

Due settimane fa sono stati i giornalisti dell’Ansa a protestare con 48 ore di sciopero contro il management che ha intenzione di coprire le perdite di bilancio con 24 giorni di cassa integrazione per tutti i redattori, a partire da giugno, più un taglio del 25% del budget dedicato ai collaboratori. Come dire: ai precari già malpagati tagliamo pure quel poco che davamo. O peggio, tagliamo proprio le collaborazioni. “Le misure avanzate – ha ribattuto l’assemblea dei giornalisti – comprometterebbero gravemente la capacità dell’Ansa di assicurare un notiziario qualitativamente e quantitativamente adeguato in un momento in cui il ruolo dell’informazione è quanto mai essenziale”.

Tagli annunciati anche a Radio Capital del Gruppo Gedi, passato sotto il controllo della famiglia Agnelli. L’editore ha comunicato l’intenzione di “dimezzare il numero dei giornalisti per tagliare i costi”. Una decisione che stravolge l’identità della radio così come l’aveva impostata l’ex direttore, Vittorio Zucconi. “La garanzia di tutelare i posti di lavoro – fa sapere la redazione – non rende meno negativo il giudizio sulla riduzione degli spazi informativi e dell’organico”. Repubblica e La Stampa, pure loro Gruppo Gedi, si sono schierate con i giornalisti di Radio Capital. Del resto nella testata ammiraglia i malumori per il cambio di assetto proprietario avevano provocato assemblee e un giorno di assenza dalle edicole. Mentre il neodirettore de La Stampa, Massimo Giannini, era subentrato a Zucconi a Radio Capital, adesso affidata a Linus.

Più grave la situazione de La Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano di punta in Puglia e Basilicata con 133 anni di storia. L’esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti si riunirà l’8 giugno a Bari in vista dell’udienza fallimentare del giorno successivo che deciderà le sorti della testata. La procura del capoluogo pugliese ha chiesto il fallimento della società editrice Edisud, della famiglia Ciancio Sanfilippo, ma con la concessione dell’esercizio provvisorio.

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