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Il New York Times mostra il litorale flegreo come esempio di “ritorno in spiaggia” in… sicurezza

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Come spiegare il ritorno degli italiani in spiaggia? Come mostrare che in Italia si può prendere il sole in sicurezza affollando le spiagge? Il New York Times, edizione internazionale, mette in prima pagina una foto bellissima, piena di colore e colori tipici mediterranei, di una spiaggia di Giugliano in Campania, sul litorale flegreo. E il giornalista, Jason Horowitz, racconta come in Italia ora si aspettano di rivedere anche i turisti affollare le spiagge. Peraltro evidenziando come sul litorale flegreo c’è massima sicurezza e come, non senza fatica, si riesce a far osservare le misure di allontanamento sociale anche grazie agli sforzi organizzativi dei proprietari dei club che hanno deciso di ridurre notevolmente il numero di sedie ed ombrelloni. Come dire: meno sedie, meno affari, ma più sicurezza ai tempi del Covid 19. Il New York Times raccomanda l’Italia e segnatamente la Campania.

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Brasile, bimbo di 2 anni ucciso in una sparatoria tra gang

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Un bambino di due anni e’ morto nella notte tra sabato e domenica a Barra Mansa, comune dello Stato brasiliano di Rio de Janeiro, in seguito a una lite con armi da fuoco, probabilmente tra componenti di gang rivali: lo riferiscono oggi i media locali. Ycaro Miguel Sigiliao dos Santos era in strada con i suoi genitori e altri bambini quando un uomo si e’ avvicinato a un altro gruppo e ha iniziato a sparare. Il piccolo e’ stato colpito alla testa ed e’ arrivato in ospedale ormai senza vita. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, gli spari erano diretti a un 21enne identificato come Anderson Leite Antero Miranda, che e’ stato a sua volta colpito ed e’ deceduto in seguito alle gravi ferite riportate. Sul caso stanno indagando le forze dell’ordine, che stanno anche cercando di identificare l’autore del delitto.

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Esplode impianto chimico in Germania, almeno due morti

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Una tragedia dopo l’altra. La conta dei danni e il bilancio dei morti della catastrofica alluvione del 15 luglio non sono ancora conclusi che sul Nordreno Vestfalia si abbatte un nuovo disastro: un’esplosione nell’impianto di smaltimento di rifiuti di Leverkusen, in uno dei parchi chimici piu’ grandi d’Europa, che ha provocato la morte di almeno due persone e 31 feriti di cui 5 gravi mentre si continuano a cercare disperatamente alcuni dispersi, dipendenti del sito. Ma il bilancio, anche ambientale, potrebbe ancora aggravarsi quando sara’ fatta chiarezza sulla nube tossica che si e’ estesa per oltre sessanta chilometri, fino a Dortmund. Con un rischio che ha visto le autorita’ lanciare un appello a tutti i residenti: “Non uscite di casa, siggillate le porte e le finestre”. Il sindaco Uwe Richrath parla “di una giornata nera per i cittadini di Leverkusen”, nera come la colonna di fumo che li ha terrorizzati a partire dalle 9:40 di mattina, quando un’esplosione potentissima ha squarciato il silenzio. Cosi’ potente da essere avvertita dalla stazione del servizio geologico e sismico di Hespertal, a 40 chilometri a nord di Leverkusen. L’incendio e’ stato domato solo dopo diverse ore, intorno all’ora di pranzo. Si era propagato in tre serbatoi colmi tra i 200 e i 300 metri cubi di “solvente organico”, ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda che gestisce l’area del “Chempark”, Lars Friedrich di Currenta. Un numeroso contingente di vigili del fuoco, polizia e soccorritori e’ arrivato immediatamente sul posto, come sottolineato in conferenza stampa. Il timore era infatti che le fiamme potessero diffondersi ancora, complice il vento, producendo nuove esplosioni e aggravando la situazione. L’app di allerta della protezione civile, “Nina”, ha diffuso via cellulare fin dalla mattina tra gli abitanti della zona l’allarme di “pericolo estremo” per i gas tossici dispersi nell’aria. Alla popolazione e’ stato chiesto di chiudersi in casa, sigillando porte e finestre, e di lavare bene frutta e verdura raccolta dagli orti. I parchi cittadini e i parco-giochi sono stati chiusi “a scopo precauzionale”, dice il sindaco della cittadina a venti chilometri da Colonia. Con il passare delle ore le autorita’ hanno continuato a parlare di “pericolo”, lasciando pero’ cadere l’aggettivo “estremo”, e cosi’ anche le tre autostrade chiuse al traffico (l’A1, A3 e l’A5) sono state riaperte. Non e’ ancora chiaro pero’ quali siano di preciso le sostanze rilasciate dall’incendio e una misurazione dell’aria e’ in corso, ha fatto sapere il responsabile di Currenta. “Al momento non abbiamo un’analisi esatta della nuvola ed e’ per questo che non abbiamo ancora ritirato l’allerta”, ha detto Friedrich. Secondo le informazioni dell’Agenzia statale per l’ambiente (Lanuv), una valutazione della presenza di sostanze rilevanti nelle precipitazioni dopo l’incendio sara’ possibile solo verso il fine settimana. Oltre ad essere un disastro ambientale, l’esplosione si profila sempre di piu’ come un drammatico incidente sul lavoro. I collaboratori presenti nell’area, tra l’impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi, la discarica e l’impianto di trattamento delle acque reflue erano al momento dello scoppio tra i 50 e i 60, come ogni giorno, ha detto il responsabile di Currenta. Dei 31 feriti, 5 sono attualmente in rianimazione e una di loro e’ in fin di vita per le numerose e pesanti ustioni. Sull’origine dell’esplosione non circolano ancora ipotesi. Per il presidente del Nordreno Vestfalia e candidato alla cancelleria per l’Unione Cdu-Csu, Armin Laschet, quest’evento e’ un nuovo bastone tra le ruote di una campagna elettorale che mai come adesso si sta rivelando in salita. Il presidente della Cdu ha espresso il suo cordoglio per le famiglie interessate dall’esplosione e ha ringraziato i soccorritori “che attraverso la loro missione coraggiosa hanno impedito che si verificasse il peggio”. Ma le polemiche sono in agguato.

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“Mi ha spiata”, l’ex amante Corinna Larsen fa causa a Juan Carlos

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Piu’ di otto anni di minacce, diffamazioni e spionaggio illegale attraverso agenti dei servizi segreti: sono le accuse con cui l’imprenditrice tedesca Corinna Larsen — conosciuta anche con il cognome zu Sayn-Wittgenstein —, ex amante del re emerito di Spagna Juan Carlos I, gli ha fatto causa nel Regno Unito, chiedendo un risarcimento danni e un’ordinanza restrittiva che impedisca a lui o a suoi collaboratori di avvicinarla.

E’ un nuovo capitolo della controversa vicenda che coinvolge l’ex monarca spagnolo e la donna che fu sua compagna per parte dell’ultimo decennio in cui sedette sul trono di Spagna prima di abdicare nel 2014. E, per Juan Carlos, una possibile nuova grana giudiziaria in vista, che si aggiunge alle inchieste aperte da parte della giustizia spagnola e di quella svizzera su presunte irregolarita’ fiscali che lo coinvolgerebbero, scandali che hanno contribuito a un crescente discredito della sua immagine pubblica in patria. Larsen ha chiesto l’intervento dell’Alta Corte di Londra: la sua denuncia contro l’ex re di Spagna e’ stata presentata lo scorso dicembre, ma e’ venuta alla luce solo adesso, grazie a un articolo del Financial Times poi confermato dai media iberici. Il nocciolo della questione ha a che vedere con un’ingente donazione, 100 milioni di dollari, che Juan Carlos ricevette dal defunto re saudita Abdullah nel 2008 e che avrebbe poi girato in buona parte all’ex amante nel 2012.

Larsen afferma nella denuncia che l’ex monarca pretese poi che lei gli restituisse la somma o gliene garantisse “l’accesso”, richieste che lei respinse. Dopo questi fatti, racconta la donna, sarebbero cominciate le diffamazioni, minacce e molestie da parte di Juan Carlos e di suoi uomini. Sui 100 milioni donati dal re saudita al monarca emerito spagnolo e’ da tempo aperta un’inchiesta di un pm svizzero, che sospetta si tratti in realta’ di fondi provenienti da operazioni illecite. Una vicenda in cui anche la stessa Larsen risulta indagata. Secondo il Financial Times, Juan Carlos ha respinto le accuse rivoltegli dall’ex amante. L’ex re conosceva da tempo l’esistenza della denuncia presso l’Alta Corte di Londra, afferma dal canto suo El Pais. Il caso potrebbe andare per le lunghe: non e’ ancora stato chiarito se la giustizia britannica sia legittimata ad agire su un ex capo di Stato di un altro Paese che non vive nel Regno Unito. Da agosto 2020 Juan Carlos si trova negli Emirati Arabi, una volta lasciata la Spagna mentre si susseguivano notizie e indiscrezioni su sue presunte malefatte finanziarie.

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