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Il New York Times analizza Salvini: “Sui social si vende l’immagine di uomo comune che ama la Nutella e i gattini, ma…”

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Matteo Salvini e la Nutella finiscono sulla edizione on line del New York Times. Il quotidiano dedica un lungo articolo alla strategia mediatica del vicepremier italiani e al suo uso dei social media che ricorda in parte Donald Trump, che ha fatto di Twitter il suo principale canale di comunicazione. Ricordando le immagini postate da Salvini su Facebook o Instagram con un piatto di pasta Barilla o un bicchiere di Barolo postate e sottolineando come il leader della Lega ami i baci Perugina o la birra Moretti, il Nyt sottolinea come “non si tratta di collocamento dei prodotti o di nazionalismo culinario”, bensì di “una strategia ben studiata per vendere la sua immagine di uomo comune in un’era ostile alle elite”. Su questa strategia – si afferma – Salvini ha costruito il suo successo di “uomo politico più potente in Italia che ha di gran lunga eclissato l’influenza del primo ministro che molti considerano un burattino”.

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La figlia vestiva alla ‘occidentale’, il padre tenta di darle fuoco

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Ha cosparso il corpo della figlia di benzina e ha tentato di darle fuoco perche’ aveva assunto un abbigliamento troppo occidentale. A salvare la vita alla ragazzina, una 15enne di Arcade (Treviso) e’ stato solo il fatto che l’accendino del padre, di origini marocchine e residente da anni in Italia, si e’ inceppato. L’uomo e’ stato arrestato per maltrattamenti dopo che la madre della giovane si e’ rivolta ai servizi sociali denunciando l’episodio. Madre e figlia si trovano attualmente in un centro protetto.

Nonostante la famiglia fosse da tempo in Italia, l’uomo, impiegato in una azienda della zona, non tollerava che la figlia si vestisse all’occidentale. Dopo l’ennesima lite per la lunghezza delle maniche dell’abito della ragazzina, l’uomo in preda all’ira ha afferrato una tanica di benzina e l’ha cosparsa del liquido infiammabile cercando, senza riuscirci, di darle fuoco

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Rivolta nel carcere di Poggioreale sedata in due ore, distrutto il padiglione Salerno

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Due ore, tanto è durata la protesta di un gruppo di detenuti nel carcere di Poggioreale. La protesta si è conclusa dopo un confronto con il Comandante e il Provveditore della Campania. Il gruppo di 220 facinorosi – ricostruisce i fatti la nota – aveva preso possesso nel primo pomeriggio del padiglione Salerno dell’istituto, sfogando la propria rabbia sulle strutture del reparto detentivo e sulle suppellettili. Perchè la rivolta? Perchè, dicono i detenuti, non  hanno voluto ricoverare uno di loro che aveva la febbre. Immediatamente il Prap campano ha mobilitato squadre di agenti di Polizia Penitenziaria da altri istituti del territorio che hanno affiancato gli agenti in servizio a Poggioreale, contribuendo a riportare la calma e a ripristinare la normalita’. Ingenti i danni arrecati al padiglione, ma fortunatamente nessun ferito fra personale e detenuti.

Sul posto – prosegue la nota – oltre al Comandante del reparto di Polizia Penitenziaria dell’istituto, sono subito accorsi il magistrato della Procura della Repubblica di Napoli Nunzio Fragliasso e il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, il quale, proprio nei giorni scorsi, aveva disposto uno sfollamento di 90 reclusi. In breve saranno invece trasferiti, ai sensi della circolare del Capo Dap dell’ottobre scorso, i detenuti violenti autori della protesta. Proprio con particolare riguardo agli eventi critici e alle aggressioni da parte dei detenuti – si sottolinea – il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sta lavorando da tempo. Dopo la suddetta circolare sul trasferimento dei detenuti per motivi di sicurezza, e’ stato appositamente istituito un gruppo di lavoro per affrontare in maniera sistematica proprio eventi critici e aggressioni. Il progetto conclusivo, gia’ portato in due occasioni all’attenzione dei sindacati con i quali si e’ prossimi a un accordo, e’ ora in dirittura di arrivo, a testimonianza – si conclude la nota – che sulla situazione degli istituti penitenziari l’attenzione del Dap e’ sempre altissima.

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Uccide la moglie, il marito si difende: ho reagito ad una sua aggressione violenta

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Due versioni identiche che non eliminano i dubbi degli investigatori. Marco Ricci, 41 anni di Carini, e il figlio 14enne, raccontano una storia identica sulla morte di Anna Scavo, moglie dell’uomo e madre del ragazzo, commessa 36enne uccisa ieri nel negozio di Carini in cui lavorava. Ricci, separato dalla donna da un anno, avrebbe accompagnato il figlio, che gli era stato affidato, a trovare la madre durante la pausa pranzo. Al momento della visita il negozio dunque era chiuso. La madre e il 14enne avrebbero avuto una discussione e la Scavo avrebbe aggredito il figlio con un taglierino. Ricci, sentendo il ragazzino urlare, sarebbe accorso e avrebbe tolto il coltellino alla ex moglie. Nella colluttazione, non volendo le avrebbe tagliato la gola. Poi, pensando di averla solo ferita, avrebbe chiamato il 118. Una storia ancora oscura su cui gli inquirenti cercano di fare chiarezza. Intanto Ricci, che e’ ricoverato in ospedale insieme al figlio per le ferite riportate, e’ stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio, ma non e’ in stato di fermo. I carabinieri lo hanno sentito alla presenza del suo legale.

Quel che sembra certo agli inquirenti, l’inchiesta e’ coordinata dall’aggiunto Annamaria Picozzi, e’ che a sferrare la ferita mortale sia stato l’uomo, ma le circostanze e la dinamica sono tutt’altro che chiarite. Ricci e il figlio sono molto legati e il ragazzino dalla separazione viveva col padre che lo accompagnava a trovare la madre di tanto in tanto. Secondo quanto si apprende, la Scavo aveva presentato denuncia nei confronti del marito per un episodio di lesioni, reato di competenza del giudice di pace. “In questi casi – spiega il procuratore aggiunto che si occupa di reati contro le fasce deboli – quando si tratta di episodi singoli e non ci sono condotte che si protraggono nel tempo, come ad esempio per lo stalking o maltrattamenti, si procede solitamente con un decreto penale di condanna”. “Condotte episodiche, pero’ – spiega – sono a volte reati cosiddetti sentinella, spie cioe’ di situazioni che possono portare a drammatici epiloghi, per questo ho dato direttive di dare una attenzione particolare a casi apparentemente isolati”.

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