Collegati con noi

Politica

Il Movimento Cinquestelle attende Grillo, ma perde anche l’ex ministra Azzolina

Pubblicato

del

L’ora di un confronto interno al M5s con Beppe Grillo si avvicina. Mancano data e format, ma molti nel partito di Giuseppe Conte se lo attendono per la prossima settimana. Un appuntamento necessario per un Movimento che deve stabilizzarsi dopo la scissione che ha segnato l’addio di un leader storico come Luigi Di Maio e di una sessantina di parlamentari. Da ultima Lucia Azzolina, ministro dell’Istruzione nel Conte 2, che lascia dopo “gli ultimi tre giorni a chiedere un cambiamento che non ci sara’”, convinta che “il Movimento 5 stelle non esiste piu'” e “presto cambiera’ anche il simbolo”. “Felice della tua scelta libera e consapevole”, la saluta Di Maio che pero’ aveva aperto la giornata registrando la retromarcia di Vita Martinciglio. La deputata siciliana e’ infatti tornata alla base ad appena due giorni dalla costituzione del gruppo di Insieme per il futuro alla Camera, dopo un “confronto schietto” con Conte, pur consapevole – ha detto all’ANSA – che “i problemi del Movimento non si sono risolti in 72 ore”. Nessun-controscouting, si fa notare nel M5s, dove c’e’ la convinzione che altri presto decideranno di scegliere un progetto politico piuttosto che un’operazione politica. Ma resta ancora da capire se l’effetto slavina sia scampato. Di sicuro fa un certo rumore l’uscita di Azzolina. “Non e’ stato facile decidere e se guardassi alla convenienza personale non dovrei farlo, perche’ – ha spiegato la deputata piemontese – sono al primo mandato e ho anche restituito tutto. Pero’ vivo da tanti mesi un enorme disagio. E’ come un fidanzato che speri che possa cambiare, ma non cambia. Anzi peggiora”. “Guarda che gli scranni in Parlamento non hanno le rotelle per cambiare posizione!”, l’ha salutata con una buona dose di sarcasmo il M5s Sebastiano Cubeddu. Piu’ seria si annuncia l’analisi sul terremoto di questi giorni e sulle cause, che – e’ il ragionamento di vari parlamentari pentastellati – non puo’ essere sottovalutato. Non a caso, e’ stata per il momento congelata la votazione sul limite di due mandati, anche perche’ non e’ ancora sdoganato il tema delle deroghe. Si attende prima il confronto con Grillo, che con Conte – viene assicurato – si sente di frequente, e che avrebbe tentato invano fino all’ultimo di evitare la scissione, salvo poi arrendersi di fronte all’impossibile convivenza fra l’ex premier e il ministro degli Esteri. Il giorno in cui si e’ consumata la rottura, il comico genovese era sulla poltrona del suo amico dentista Flavio Gaggero. “Quando fondo’ il Movimento eravamo assieme. Non credo che pensi di mollare tutto, ma se uno pensa di fare una cosa in una determinata direzione e poi si sperde in mille rivoli ci rimane male”, ha detto il medico 85enne a Un giorno da pecora, su Rai Radio 1, ricordando che sin dall’origine “lo scopo del Movimento non era il carrierismo”. Da qui il limite dei due mandati, “perche’ poi uno da’ il suo contributo senza cariche – ha aggiunto Gaggero -, e’ fondamentale per il Movimento”. Fra i 5s c’e’ chi sospetta che alcuni dei “transfughi” abbiano sposato il nuovo progetto per aumentare le chance di rielezione, missione comunque difficile fra legge elettorale e taglio dei parlamentari. “Se avessi voluto puntare al terzo mandato sarei rimasto dove stavo”, ha obiettato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, “certo che il M5s attuera’ delle deroghe e avendo io un’esperienza importante sia nel M5s che nel governo avrei potuto ambire a una deroga”. Nominato ieri il direttivo a Montecitorio, Ipf ora deve redistribuire i propri deputati nelle commissioni (in media 3 in ognuna), che devono essere riequilibrate rispettando le nuove proporzioni fra i gruppi.

Advertisement

Politica

Ammessi dal Viminale 75 simboli per le elezioni

Pubblicato

del

La carica dei 75. Il Viminale ha pubblicato, affiggendoli in bacheca, i simboli elettorali che hanno ottenuto il via libera per le prossime elezioni politiche del 25 settembre. Oltre ai big Pd, Fratelli di Italia, Lega, Forza Italia, M5s e Azione-Italia Viva, il ministero degli Interni ha dato l’ok, tra gli altri, ai contrassegni di Impegno Civico, Forza Nuova, Mastella-Noi di centro-Europeisti, Pci, Cambiamo, Partito Repubblicano Italiano, Per l’Italia con Paragone, ItalExit’ e Nuovo Psi. Nella bacheca degli ammessi anche il Partito dei Gay, Liberi Basta Tasse, la lista del sedicente medico Adriano Panzironi, ‘Rivoluzione Sanitaria’ e il Partito della Follia. Ai 70 simboli approvati nella prima valutazioni se ne sono aggiunti altri cinque: Palamara oltre il sistema, Peretti Dcl Liberazione Democrazia Cattolica Liberale, Partito federalista italiano, Popolo partite Iva, Italia se’ desta. Al momento non hanno superato il vaglio ministeriale, tra gli altri, Italia con Draghi, Up con De Magistris, Partito pensionati al centro e Libertas Democrazia cristiana. I simboli esclusi potranno ora presentare ricorso in Cassazione che entro domenica dovra’ emettere la decisione definitiva. Proprio dal 21 agosto, dalle 8 del mattino, nelle cancellerie delle Corti di Appello potranno essere depositate le liste elettorali. La ‘finestra’ per depositare la documentazione sara’ aperta fino alle 20 del 22 agosto. Entro due giorni, quindi, dovra’ essere completata la raccolta delle firme. Il “quantum” delle sottoscrizioni e’ legato al numero di collegi plurinominali definiti nella legge elettorale e diminuiti dopo i tagli del numero dei parlamentari. Prima del 2020 servivano, sia ad un partito che ad una coalizione, per i 63 collegi plurinominali alla Camera e per i 33 del Senato “almeno 1.500 e non piu’ di 2.000″ sottoscrizioni da parte di elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o,in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale”. Dopo il voto referendario i collegi plurinominali per la Camera sono scesi a 49 e quelli per il Senato a 26. Per potersi presentare su tutto il territorio nazionale servirebbero, quindi, circa 73.500 firme. La legge dice pero’ che “in caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni e’ ridotto alla meta’”, dunque 750 firme per ogni collegio plurinominale. E’ necessario quindi raccogliere complessivamente 56.250 firme (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato); ma visto che chi firma per la Camera lo fa anche per il Senato, la soglia e’ di 36.750 persone che firmino le liste. Sottoscrizioni che devono essere autenticate da funzionari pubblici o notai e avvocati. Nel decreto Elezioni, varato dal Governo il 5 maggio scorso, sono previste delle esenzioni: l’articolo 6 bis del provvedimento stabilisce che possono presentare le liste senza raccogliere le firme “i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021”, dunque Pd, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia.

Continua a leggere

In Evidenza

I russi condizionano il voto in Italia: punite il governo. È scontro sull’ingerenza di Mosca

Pubblicato

del

Il falco russo Dmitri Medvedev entra a gamba tesa in campagna elettorale invitando gli europei a “punire” alle urne i loro “governi idioti” e il suo appello diventa subito un caso in Italia, alla vigilia di elezioni segnate dal timore di ingerenze da parte di Mosca. Immediate arrivano infatti le condanne dal centrosinistra, con il Pd che attacca “l’ambiguita’” di una destra che rimane in silenzio per lunghe ore, prima che in serata Matteo Salvini dica la sua: “Non mi interessano gli insulti dei Dem. Voteranno gli italiani e non i russi, i cinesi o gli eschimesi. All’estero possono dire quello che vogliono, non mi interessa fare polemica col resto del mondo”, minimizza il leader della Lega. Cui pero’ replica Enrico Letta: “La Russia ha deposto la scheda nell’urna. La Lega ha un accordo firmato nel 2017 con Russia Unita, il partito di Putin. Questo accordo deve essere disdettato, se non lo fanno e’ gravissimo per la sovranita’ del nostro Paese”. Non e’ la prima uscita del genere del vicepresidente del consiglio di sicurezza nazionale di Vladimir Putin, che gia’ in passato aveva esultato sguaiatamente per le crisi di governo in Gran Bretagna e appunto in Italia, con due dei piu’ stretti alleati di Kiev (Johnson e Draghi) messi fuori gioco. Ma stavolta l’ex presidente sceglie di rivolgersi direttamente agli elettori: “Vorremmo vedere i cittadini europei non solo esprimere il malcontento per le azioni dei loro governi, ma anche dire qualcosa di piu’ coerente. Ad esempio, che li chiamino a rendere conto, punendoli alle urne per la loro evidente stupidita’”, scrive Medvedev su Telegram, il suo canale preferito. “Se il prezzo per la democrazia europea e’ il freddo negli appartamenti e i frigoriferi vuoti, questa ‘democrazia’ e’ per i pazzi”, aggiunge l’esponente di Mosca riferendosi alle conseguenze delle sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. “Ecco perche’ – insiste – quattro governi europei si sono gia’ dimessi in breve tempo. Ma non e’ finita qui. I voti degli elettori sono una potente leva di influenza. Quindi agite, vicini europei! Non rimanete in silenzio. Chiamate i vostri idioti a rendere conto. E vi ascolteremo. Il vantaggio e’ evidente: l’inverno e’ molto piu’ caldo e confortevole in compagnia della Russia che in uno splendido isolamento con la stufe spente”, l’allusione finale di Medvedev, che usa per l’ennesima volta la minaccia del taglio alle forniture di gas russo all’Europa. Il primo a reagire e’ il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “E’ davvero preoccupante l’ingerenza del governo russo nelle elezioni italiane. Un esponente russo interviene nuovamente a gamba tesa su questioni di politica interna, questa volta dando anche un’indicazione di voto. Le forze politiche italiane – e’ l’invito del leader di Impegno Civico – prendano le distanze in maniera netta, senza alcuna timidezza, dalla propaganda russa”. Di “ingerenza grave” parla subito anche Enrico Borghi, della segreteria nazionale del Pd, che esorta “tutti” a censurare Mosca, “iniziando da una destra sempre piu’ ambigua sul tema”. Da Quartapelle a Mirabelli, da Fassino a Serracchiani, il leit motiv tra i democratici e’ la richiesta alla coalizione di Meloni e company di condannare le parole di Medvedev. Ma a destra (e anche tra i Cinque Stelle) per ore tutto tace. Fatta eccezione per la voce istituzionale di Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia ma soprattutto presidente del Copasir: “La dichiarazione grottesca di Medvdev e’ solo la punta dell’iceberg. Il Copasir ha da tempo denunciato il rischio di ingerenze straniere nelle democrazie occidentali, specie durante i processi elettorali, sollecitando le istituzioni a predisporre adeguate misure. Proprio domani – ricorda Urso -, nella riunione del Comitato, questo sara’ uno degli argomenti della relazione annuale al Parlamento dopo la nostra indagine conoscitiva”. In serata le parole di Salvini, precedute da quelle del presidente dei senatori di FdI Luca Ciriani: “Le accuse contro il centrodestra sono risibili quasi quanto le dichiarazioni di Medvedev. Lo confermano i voti espressi in Parlamento che hanno sempre attestato la postura atlantista dei partiti dicentrodestra. Spiace non poter dire lo stesso dei partiti con cui il Pd ha deciso di allearsi”. Dal terzo polo si fa sentire il leader di Azione Carlo Calenda: “La Russia e Medvedev il 25 settembre avranno un’amara sorpresa. Ci impegneremo a sconfiggere i loro amici Conte, Berlusconi e Salvini”. Con il leader del M5s che in zona Cesarini fa partire anche il suo tweet nel quale parla di “intromissione inopportuna e pericolosa. Gli italiani non devono prendere lezioni e consigli da nessuno, tanto meno da chi si e’ reso protagonista di guerra e condotte che violano i piu’ elementari diritti umani”, cinguetta Conte quando sono ormai passate le 21 di un’altra giornata di polemiche.

Continua a leggere

Politica

Elezioni: M5s,candidati Camera Appendino, Cafiero de Raho, Costa

Pubblicato

del

Il M5s ha reso noto l’esito delle Parlamentarie e pubblicato la lista dei candidati nei collegi plurinominali della Camera e del Senato. L’annuncio sul blog del Movimento nel quale si precisa che Giuseppe Conte si riserva la valutazione, sentito il Garante, di compatibilita’ con i valori e le politiche del Movimento 5 Stelle, esprimendo parere vincolante e insindacabile, in qualunque fase dell’iter fino alla scadenza del termine per il deposito delle liste elettorali. Il presidente, inoltre, si riserva di individuare i nominativi mancanti per il completamento delle liste, ove necessario.

L’ex sindaco di Torino Chiara Appendino e’ candidata capolista per la Camera nei 4 collegi del Piemonte per il M5s. In Lombardia , oltre a Giuseppe Conte, sono capolista anche Alessandra Todde (capolista pure in Sardegna) e il fratello di Giorgio Sorial, Samuel. L’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho e’ candidato nel terzo collegio dell’Emilia Romagna e nel primo collegio della Calabria. Sergio Costa correra’ come capolista nel secondo collegio Campania 1. Tra i capolista per la Camera figurano anche i vicepresident M5s Riccardo Ricciardi in Toscana e Michele Gubitosa in Campania 2 (secondo collegio).I candidati nel listino di Conte Livio De Santoli , architetto, ed Alfonso Colucci, notaio, corrono nel Lazio 1 (primo e secondo collegio). Lo si legge nelle liste dei 5 Stelle per i collegi plurinominali per Montecitorio pubblicate in nottata nel sito del Movimento.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto