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Cronache

Il «mostro di Modena», dopo 43 anni il Dna può riaprire dieci delitti: riesaminati capelli, sangue e reperti

La Procura di Modena torna sui dieci omicidi irrisolti di giovani donne commessi tra il 1983 e il 1995. Vecchi reperti, tra cui capelli e tracce di sangue, potrebbero essere analizzati con le moderne tecniche del Dna. Da verificare anche l’ipotesi storica di un unico serial killer.

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Tre capelli trovati nelle mani di Claudia Santachiara, strangolata nel 1989. Una pietra insanguinata recuperata sopra il corpo di Anna Maria Palermo, uccisa nel 1994. Sangue appartenente a persone diverse dalla vittima, un fazzoletto con tracce di rossetto.

Reperti che all’epoca potevano dire poco e che oggi, grazie alle moderne tecniche di analisi del Dna e delle impronte, potrebbero raccontare una storia completamente diversa. Forse persino dare un nome a chi ha ucciso queste donne.

A distanza di 43 anni dal primo delitto, la Procura di Modena ha dato nuovo impulso agli accertamenti su una serie di dieci omicidi rimasti senza colpevole, consumati tra gli anni Ottanta e Novanta nella provincia emiliana e a lungo associati alla figura del cosiddetto «mostro di Modena».

Ma proprio l’esistenza di un unico serial killer è oggi uno dei punti da rimettere in discussione.

I vecchi reperti tornano sotto esame

Gli investigatori, su incarico della Procura, si sono recati negli archivi di Medicina legale dove sono custoditi i reperti sequestrati durante le vecchie indagini.

La Squadra mobile starebbe rileggendo e riordinando gli atti, mentre i carabinieri si sarebbero concentrati sul materiale che potrebbe essere sottoposto alle nuove analisi scientifiche.

A imprimere una nuova accelerazione al caso sono state anche una raccolta di oltre mille firme e soprattutto l’istanza formale presentata dall’avvocata Barbara Iannuccelli per conto del fratello di Anna Maria Palermo.

«Abbiamo acquisito tutti gli atti e i verbali di sequestro», spiega la legale. Dalla documentazione sarebbero emersi diversi reperti dai quali, attraverso le tecniche oggi disponibili, potrebbe essere possibile ricavare impronte e profili genetici.

Naturalmente tutto dipenderà dalle condizioni nelle quali quei materiali sono stati conservati per decenni.

Il delitto di Anna Maria Palermo

Anna Maria Palermo aveva vent’anni. Il suo corpo venne trovato il 26 gennaio 1994 all’interno di un canale alla periferia di Modena.

Era supino, presentava diverse ferite da arma da taglio e sopra il cadavere venne rinvenuta una pietra. Gli investigatori ipotizzarono che potesse essere stata utilizzata per impedire alla giovane di salvarsi e provocarne l’annegamento.

Sulla scena furono trovate anche tracce di sangue attribuite a due persone diverse dalla vittima e un fazzoletto con un rossetto differente da quello rinvenuto nella borsa della ragazza.

I genitori ne avevano denunciato la scomparsa due giorni prima.

Le indagini si concentrarono nel tempo su diverse persone, dall’ex fidanzato a chi le avrebbe procurato la droga, senza però arrivare all’individuazione di un responsabile.

Dieci donne uccise in dodici anni

La sequenza di delitti comincia nel 1983 con Filomena Gnasso, accoltellata a Modena il 15 novembre.

Seguono Giovanna Marchetti, uccisa a Baggiovara nel 1985; Donatella Guerra, colpita con un punteruolo a San Damaso nel 1987; Marina Balboni, strangolata a Gargallo di Carpi nello stesso anno; Claudia Santachiara, strangolata a Panzano nel 1989.

Poi Fabiana Zuccarini, trovata in un fosso a Staggia di Bomporto nel 1990; Antonietta Sottosanti, soffocata con una calza di nylon nello stesso anno; Anna Abruzzese, trovata in un fosso a San Prospero nel 1992; Anna Maria Palermo nel 1994 e infine Monica Abate, strangolata a Modena nel gennaio 1995.

Dieci donne, molte giovanissime e in condizioni di particolare fragilità. Alcune avevano problemi di tossicodipendenza e alcune si prostituivano.

Ma trasformarle in un’unica categoria, secondo i familiari e il loro legale, potrebbe essere stato uno degli errori commessi nella lettura di questa lunga catena di omicidi.

Un solo «mostro» o assassini diversi?

È la domanda che accompagna il caso da quasi quarant’anni.

Dopo il quarto omicidio, alla fine del 1987, sui giornali cominciò ad affermarsi l’espressione «mostro di Modena» e l’ipotesi di un serial killer divenne anche una pista investigativa.

Barbara Iannuccelli invita oggi a riconsiderarla.

«Ritengo che sia stata una semplificazione giornalistica che ha finito per condizionare allora le indagini», sostiene l’avvocata, sottolineando le differenze tra modalità degli omicidi, circostanze e profili delle vittime.

Una questione che era emersa già nel 1995. Il professor Francesco Fazio, allora docente di Medicina legale all’Università di Modena, concluse che non era dimostrata l’esistenza di un unico autore, pur precisando che gli elementi disponibili non consentivano neppure di escluderla.

Ed è esattamente da qui che, decenni dopo, potrebbe ripartire l’inchiesta.

La risposta potrebbe essere nel Dna

Capelli, sangue, oggetti, indumenti. Materiali raccolti quando la genetica forense non disponeva degli strumenti di oggi potrebbero essere sottoposti a nuove analisi.

La condizione decisiva è che siano stati conservati correttamente e senza contaminazioni.

Se dai reperti emergessero profili genetici utilizzabili, potrebbero essere confrontati con quelli eventualmente disponibili nelle banche dati o con campioni acquisiti nell’ambito dei nuovi accertamenti.

Dopo oltre quattro decenni, dunque, la domanda non è più soltanto chi fosse il «mostro di Modena».

La nuova indagine potrebbe persino dimostrare che un unico mostro non è mai esistito e che dietro quella scia di sangue si nascondevano assassini differenti.

Dieci donne e dieci omicidi rimasti senza giustizia. Ora potrebbero essere capelli, tracce di sangue e vecchi reperti conservati per decenni a rompere finalmente il silenzio.

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Cronache

Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma

Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.

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Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.

La caduta durante la tumulazione

L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.

Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.

Il ricovero all’ospedale del Mare

Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.

Le indagini sulla dinamica

Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.

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Cronache

Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite

Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.

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Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.

L’aggressione sotto casa

Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.

Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.

Il presunto riconoscimento di un aggressore

Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.

Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.

Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»

Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».

Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.

Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.

 

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Cronache

Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca

Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.

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Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.

La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.

Le dichiarazioni richiamate da Terranova

Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.

La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.

Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.

«Non esprimo giudizi sulla persona»

Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.

«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.

Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.

Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia

Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.

La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.

Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.

Il sostegno di Antonello Cracolici

Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.

Il precedente della festa del 2025

Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.

Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.

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