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Il ministro Di Maio: a breve riportiamo gli italiani sulla Diamond Princess in Patria

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“Dopo aver riportato Niccolo’ dalla sua famiglia, ci siamo messi subito al lavoro per i 35 italiani bloccati sulla nave da crociera Diamond Princess, in Giappone. Oggi posso dirvi che partira’ un volo anche per loro, lo abbiamo deciso ieri insieme al commissario straordinario, Angelo Borrelli, e al Ministro della Salute, Roberto Speranza. Questa e’ l’Italia che non lascia mai soli i suoi connazionali. Siamo italiani, nessuno deve restare indietro, lo Stato c’e’ e non manchera’”. Lo scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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Contagi e decessi in Campania aggiornati alle 22 del 29 marzo: 114 morti, 1945 ammalati

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 L’Unità di crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:
– Ospedale Cotugno di Napoli: sono stati esaminati 357 tamponi di cui 76 positivi;
– Ospedale Ruggi di Salerno: sono stati esaminati 194 tamponi di cui 20 positivi;
– Ospedale Sant’Anna di Caserta: sono stati esaminati 88 tamponi di cui 3 positivi;
– Ospedale Moscati di Aversa: sono stati esaminati 132 tamponi di cui 8 positivi;
– Ospedale Moscati di Avellino: sono stati esaminati 113 tamponi di cui 12 positivi;
– Azienda Universitaria Federico II: sono stati esaminati 56 tamponi di cui 1 positivo;
– Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: sono stati esaminati 106 tamponi di cui 59 positivi;
– Ospedale di Nola: sono stati esaminati 186 tamponi di cui 14 positivi.
Positivi di oggi: 193
Tamponi di oggi: 1232
Totale complessivo positivi Campania: 1945
Totale complessivo tamponi Campania: 12911

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A Brescia dall’Albania, i medici arrivati da Tirana: siamo qui per ricambiare

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“Sono 30 anni che ci aiutate e supportate ed è il minimo che potevamo fare per questa nazione che oggi e’ in grande difficolta’”. “Mia madre nel 2011 e’ stata operata a Pisa per una grave malattia. Quei medici l’hanno salvata e ora io voglio restituire quanto e’ stato fatto”. Si riassume in queste due frasi pronunciate da un infermiere e da una dottoressa, il senso dell’arrivo della pattuglia di 10 medici e 20 infermieri albanesi, giunti in Italia per aiutare nella ‘guerra’ al coronavirus. Tanti del gruppo arrivato da Tirana hanno scelto di aiutare l’Italia per ricambiare quanto ricevuto in passato.

 

Dopo l’arrivo, nei giorni scorsi, dei camici bianchi provenienti dalla Russia e in attesa di quelli polacchi e’ stata la volta albanesi che andranno in prima linea agli Spedali Civili di Brescia. Il team e’ atterrato con un volo speciale all’aeroporto di Verona, riaperto in via straordinaria per l’occasione, accompagnato dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Il pool e’ stato accolto, tra gli altri, dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e dal suo vice Fabrizio Sala. “Grazie – sono state le parole del Governatore – per l’aiuto concreto in un momento molto complicato. Siete la testimonianza dell’amicizia che lega l’Italia all’Albania”.

Un “grazie” e una immagine della bandiera albanese e’ il tweet che presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha indirizzato premier albanese Edi Rama. Il quale proprio ieri nell’annunciare l’invio dell’equipe si e’ espresso cosi’: ‘Non siamo ricchi e non siamo privi di memoria”. La ‘pattuglia’ che operera’ a Brescia vedra’ reclutare anche 15 medici polacchi che domani alle 15 atterreranno all’aeroporto di Orio al Serio anche loro impiegati negli ospedali bresciani. Per il terzo giorno di fila intanto resta sotto quota 70 il numero di decessi registrati da Ats Brescia. A Bergamo, dove si cerca di ricomporre la tensione con gli addetti ai servizi funebri che avevano minacciato di fermarsi per la mancanza di dispositivi di protezione, intanto si stanno facendo passi avanti per l’apertura, non piu’ di un ospedale da campo, ma di una “vera e propria area ospedaliera”, come ha sottolineato l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Qui lavorera’ il personale medico-infermieristico russo, arrivato nei giorni scorsi. Da domani i 28 medici e 4 infermieri provenienti da Mosca, riceveranno un training analogo a quello offerto al personale dell’Asst Papa Giovanni XXIII dall’inizio dell’emergenza, con l’ausilio di interpreti.

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Coronavirus, segnali non c’è inversione tendenza e c’è il rischio Sud

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Segnali positivi arrivano anche oggi dall’analisi dell’andamento della curva epidemica dei casi di Covid-19 in Italia, ma cio’ conferma la necessita’ di andare avanti con le rigorose misure di isolamento in atto perche’, affermano gli esperti, non si vede ancora una vera inversione di tendenza. Il tutto con una particolare attenzione per il Sud che, sopratutto in questa fase, puo’ rappresentare un grande rischio e deve essere “sorvegliato speciale”. I numeri diffusi dal commissario Angelo Borelli nella conferenza stampa alla Protezione civile evidenziano un calo dei decessi (756 contro gli 889 di ieri) e dei ricoveri in terapia intensiva (50 contro i 124 di sabato), ma un leggero incremento dei contagi (3.815 contro 3.651 di ieri). Il totale dei guariti arriva invece a 13.030 (646 il dato odierno). Segnali positivi, appunto, ma ancora insufficienti per poter pensare che siamo ad una svolta. Tempo e gradualita’ e’ cio’ che raccomanda, interpretando i dati, il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Universita’ di Milano: “Da quello che emerge, nei limiti della rappresentativita’ dei dati giornalieri, possiamo parlare di un segnale positivo che, al momento, conferma la necessita’ di continuare ad insistere con le rigorose misure di isolamento sociale in atto perche’ non siamo ancora davanti ad una vera inversione di tendenza”. In questo quadro, una particolare attenzione va alle Regioni del Centro-Sud, dove potrebbe verificarsi un aumento dei casi: “Ora la nuova frontiera e’ proprio il Sud. Per il momento – spiega l’esperto – ci sono focolai piu’ ristretti ma bisogna prepararsi per tempo al peggio ed al rischio di un’ondata. La speranza e’ di riuscire a migliorare il controllo per impedire che tali focolai possano espandersi ulteriormente”. Insomma, “bisogna organizzarsi per tempo per riuscire a gestire, se si dovesse verificare, lo scenario peggiore, ma continuano ad esserci dalle Regioni meridionali segnalazioni della necessita’ di implementare le dotazioni di dispositivi di protezione individuale spesso insufficienti”. Cruciale, secondo Pregliasco, e’ quindi “attrezzarsi da subito, perche’ anche al Nord l’epidemia e’ partita in modo subdolo e rallentato per poi avere uno sviluppo verticale repentino. Il rischio e’ che possa succedere anche al Sud”. Lo scenario dunque, dal punto di vista epidemiologico, e’ ancora in piena evoluzione, ma in questo contesto e’ comunque importante iniziare a pensare anche al ‘dopo’. Le attuali misure di rigore ed isolamento “saranno necessarie ancora per settimane, sicuramente fin dopo Pasqua, ma quando si avra’ la riapertura del Paese – sostiene Pregliasco – sarebbe opportuno effettuarla gradualmente per quanto riguarda le aziende, sulla base dell’utilita’ sociale delle produzioni, e sarebbe anche opportuno prevedere una tempistica differenziata per il ritorno alla vita sociale e l’uscita da casa, con le fasce anziane e fragili che andrebbero protette di piu'”. Sara’ comunque una “battaglia lunga”, ha affermato nella conferenza stampa alla Protezione civile anche lo pneumologo Luca Richeldi del Comitato tecnico scientifico, e “non possiamo abbassare la guardia”, ma la diminuzione dei casi gravi “indica che stiamo in qualche modo fermando il propagarsi del virus, sopratutto nella popolazione piu’ vulnerabile”. Riferendosi quindi all’alto numeri di contagi tra gli operatori sanitari, Richeldi ha rilevato come i dpi siano fondamentali ma “altrettanto importanti sono i percorsi ad hoc ed i triage differenziati di cui tutti gli ospedali si sono dotati”. Secondo alcuni studi, “il virus, sconosciuto, circolava in Italia gia’ dai primi di gennaio e il primo caso si e’ avuto il 20 febbraio. E’ chiaro – ha concluso – che inizialmente non si poteva essere preparati”.

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