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Il mandante dell’omicidio Noviello è in fuga, Cirillo è scappato appena la Cassazione l’ha condannato a 30 anni di carcere

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Francesco Cirillo, mafioso del clan dei casalesi, è irreperibile. Da due mesi uccel di bosco. Ricercato ovunque in Italia. È considerato un soggetto pericoloso, anche perché con ogni probabilità è armato. È stato condannato a  30 anni di carcere per omicidio. Per i giudici ha partecipato all’omicidio di Domenico Noviello, il titolare dell’autoscuola di Castel Volturno ammazzato per aver denunciato lui e un altro affiliato nel 2001. Cirillo voleva farla pagare ai Noviello, Domenico e i figlio Massimiliano. I Noviello avevano denunciato gli estorsori alla polizia per incastrarli e farli arrestare. Tra loro c’era anche Cirillo. Dopo aver scontato i 7 anni di carcere per estorsione ha meditato vendetta. A raccontare le fasi esecutive dell’omicidio fu Giuseppe Setola, killer che in un momento di “collaborazione” al pm Alessandro Milita rivelò il delitto. L’aspetto sconcertante della fuga di Cirillo è nel fatto che al momento della condanna a 30 anni di reclusione non era tenuto sotto controllo. Il 19 novembre, infatti, appena condannato è  scappato. Carabinieri e polizia di Caserta ovviamente non l’hanno trovato a casa ad aspettare la notifica dell’ordine di carcerazione. Ora potete immaginare le condizioni psicologiche in cui si trova Massimiliano Noviello, figlio dell’imprenditore ucciso. Cirillo è in fuga e lui manco lo sapeva. Anzi, l’ha saputo con oltre un mese di ritardo. Massimiliano Noviello ha la scorta da anni, ma ciò non toglie che rischia la vita con quest’uomo in circolazione, lasciato ancora una volta colpevolmente scappare.

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Incidenti stradali, ragazza muore, feriti gravemente due amici

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E’ di un morto e due feriti gravi il bilancio di un incidente stradale avvenuto alla contrada San Vito, a Benevento, in seguito al ribaltamento di un fuoristrada su cui viaggiava un gruppo di amici. A perdere la vita e’ stata una ragazza di 22 anni, di Arpaise, mentre tre suoi amici sono rimasti feriti, due dei quali in gravissime condizioni. Sono intervenuti i vigili del fuoco del Comando provinciale del capoluogo sannita e i sanitari del 118, ma per la ragazza non c’e’ stato nulla da fare. I giovani feriti sono stati portati negli ospedali cittadini. Sono stati fatti i rilievi anche per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio; sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale e quelli della Questura.

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Il video hard della maestra d’asilo, sentenza di condanna per diffamazione e morbosità

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Una vicenda in cui “l’intento denigratorio” nei confronti della persona offesa si mescola ad aspetti “morbosi” e “pruriginosi”. Questo il quadro che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui un giudice del tribunale di Torino, Modestino Villani, ha pronunciato due condanne per il caso della maestra d’asilo che nel 2018 perse il lavoro dopo la diffusione non voluta di immagini intime. Il processo riguardava la direttrice dell’istituto (condannata a un anno e un mese) e una delle mamme (un anno). La giovane insegnante aveva mandato delle foto a un ragazzo che frequentava all’epoca, il quale le divulgo’ (senza avvertirla) su una chat di amici. Quando la notizia si sparse fu indotta a dimettersi. Nel passa-parola, che coinvolse la direttrice e le mamme dei piccoli frequentatori dell’istituto, il contenuto delle immagini fu ingigantito, con linguaggio crudo ed esplicito, fino a tentare di far passare la maestra come “persona capace di porre in essere atti di pornografia con diversi partecipanti immortalati in piu’ video” (cosa non vera) per “esporla al pubblico biasimo”. Il giudice ha annotato anche la conversazione in cui una donna – non imputata – ha chiesto “con insistenza” e “palese interesse pruriginoso” di avere i video; la mamma, imputata, le mando’ solo uno screenshot “dando soddisfazione alla morbosa curiosita’” descrivendo un gesto inesistente. Nella sentenza si da’ atto comunque che la direttrice fu “spinta a compiere il reato dal desiderio di proteggere la propria attivita’ lavorativa, circostanza che puo’ indubbiamente averne offuscato le capacita’ lavorative”. Per questo la pena finale e’ stata ridotta.

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Uccise figlio 3 anni, voleva fare incolpare padre del bimbo

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Voleva far accusare il padre del bimbo per la morte del piccolo, Giulia Stanganini, la donna accusata di avere ucciso anche il figlio di tre anni, gia’ in carcere con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la madre. E’ quanto emerge dall’inchiesta della squadra mobile di Genova, coordinata dai pubblici ministeri Sabrina Monteverde e Stefano Puppo. La donna, un mese prima dell’omicidio, oltre ad avere cercato su internet “come uccidere un bambino”, “asfissia” e “infanticidio”, aveva cercato anche pagine web su allergie ai pinoli, morti da choc anafilattici. Nei giorni precedenti, infatti, la donna aveva accusato il padre del bimbo e la ex suocera di avere fatto mangiare al piccolo una pasta al pesto e che avrebbero potuto causare una reazione ad Adam. Secondo gli inquirenti, dunque, la Stanganini stava premeditando l’uccisione del figlioletto ma avrebbe anche cercato di farla passare come una tragedia causata dall’ex compagno che lei odiava. “”L’elaborazione, la preparazione e l’esecuzione dell’omicidio – scrive il gip Riccardo Ghio – sono espressione di una mente assai lucida, capace di misurare gli effetti del proprio operato, di nascondere o cercare di celare le prove a suo carico, di dissimularle attraverso menzogne meditate e, nei casi estremi, opportune amnesie di comodo”. Lunedi’ e’ fissato l’interrogatorio davanti al gip.

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