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Il M5S rilancia sul conflitto interessi: “Legge seria è urgente dopo caso di Siri”

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Una legge sul conflitto di interessi da portare al più presto in Aula. Il M5S rilancia uno dei suoi “totem”, quella legge che, nella scorsa legislatura, fu terreno di aspro scontro con il Pd di Matteo Renzi. Il “timing” dell’accelerazione non è marginale: l’iniziativa arriva infatti sull’onda dell’inchiesta nei confronti del sottosegretario della Lega Armando Siri. Ed è proprio al partito di Salvini che Luigi Di Maio e il M5S lanciano il guanto di sfida su una proposta che, già prima del caso Siri, ad una parte dei leghisti non ha mai convinto. Eppure una legge sul conflitto di interessi è prevista nel contratto di governo, con tre punti distinti: “Estensione del conflitto di interesse oltre il mero interesse economico, estensione a chi esercita la funzione pubblica, estensione per chi svolge incarichi non governativi ma che hanno capacità di influenza (sindaci grandi città oppure dirigenti di società partecipate dello Stato)”. Una prima legge sulla materia fu portata, all’inizio della XVII legislatura, da Riccardo Fraccaro e Fabiana Dadone. Il ddl partiva bollando come “inefficace” la legge Frattini attualmente in vigore perchè “priva di un impianto sanzionatorio che abbia funzione dissuasiva”.

Luigi Di Maio con il premier Conte e i ministri Fraccaro e Bonafede. Pronta la legge per regolare in maniera seria il conflitto di interessi 

Nella proposta si prevedeva che le cariche di governo sono incompatibili con la proprietà, il possesso o la disponibilità, anche all’estero, di un patrimonio immobiliare o mobiliare di valore superiore a 10 milioni di euro o con il possesso di partecipazioni superiori al 2% di aziende che svolgono la propria attività in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato dalle regioni o dagli enti locali. A quest’impianto il M5S punta a introdurre un capitolo ad hoc per l’editoria sull’onda di un altro cavallo di battaglia pentastellato: lo stop ai cosiddetti editori “impuri”. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, lo scorso novembre, annunciava di voler lavorare ad una legge sul conflitto di interessi entro il 2018, per portare il dossier al termine del 2019. E, nei giorni scorsi il dossier è stato tra i temi di un incontro tra il Guardasigilli e il presidente della commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia. Ora, l’accelerazione. E le opposizioni già scalpitano e puntano il mirino sulla Casaleggio Associati chiedendo, come FI, una legge che regoli i rapporti tra i partiti e le società di Big Data.

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I decreti che interessano a Salvini rimandati a dopo il voto, lungo colloquio Conte-Mattarella

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Quasi due ore di colloquio, per chiarirsi dopo le tensioni per come il Quirinale è stato trascinato nelle dinamiche interne al governo sul decreto sicurezza. Sergio Mattarella riceve a pranzo Giuseppe Conte. E dell’incontro, assai delicato a quattro giorni dal voto per le europee, trapela pochissimo. Il colloquio è stato “cordiale”, dicono le fonti ufficiali. Nulla di più. Ma da quanto raccontano fonti di maggioranza emerge il tentativo di riportare in un alveo istituzionale le intemerate della campagna elettorale. E inquadrare nello stesso alveo gli scenari del dopo. Si parla innanzitutto del decreto sicurezza di Salvini, al Quirinale. Il presidente della Repubblica ricorda al premier che, ferma restando l’interlocuzione informale tra gli uffici, il suo intervento sui testi normativi è successivo, in fase di emanazione o promulgazione. Dunque è improprio aver tirato in ballo il suo ruolo nel Consiglio dei ministri di lunedi’ notte.

Soprattutto in una fase cosi’ delicata della vita istituzionale, osservano in ambienti parlamentari, il Colle non puo’ essere “schierato” in favore di una parte. Quanto ai testi, i dubbi non sarebbero dissipati del tutto dalle correzioni apportate al decreto dal Viminale. Cosi’ come, ammettono negli ambienti governativi, restano problemi di coperture per il decreto famiglia di Di Maio. Meglio fermarsi e rinviare tutto a dopo le europee, e’ l’idea che – dopo il colloquio con Mattarella – Conte espone ai suoi vicepremier. Da lunedi’ gli equilibri nel governo dipenderanno dal risultato del voto ma il confronto non sara’ piu’ condizionato dalle esigenze della campagna elettorale. Non solo sulla sicurezza ma anche su un tema come l’Autonomia, avrebbe spiegato Conte al Colle, le pressioni della Lega sono state molto forti nelle ultime settimane, incuranti di dubbi giuridici e politici. Dal 27 maggio, osservano in ambienti pentastellati, queste pressioni rischiano di aumentare, se la Lega sara’ prima con largo distacco dai Cinque stelle. Il rischio e’ di arrivare a uno strappo nella maggioranza. Non e’ un mistero la pressione di una parte della Lega per rompere l’alleanza di governo. E anche di questo avrebbe ragionato Conte con Mattarella. Esaminando i prossimi appuntamenti e i diversi scenari politici e istituzionali, anche da un punto di vista procedurale, cui si puo’ andare incontro in caso di crisi. L’attenzione del Colle e’ centrata soprattutto sull’esigenza di tenere al riparo i conti pubblici. Questo fattore guidera’ tempi e modi di ogni eventuale scelta del presidente che certamente non entra nelle scelte strettamente politiche. Ma da mesi in ambienti del Quirinale si fa sapere che esaurita l’adrenalina da campagna elettorale andranno affrontati con realismo le scadenze economiche. E qui, con tutta probabilita’, Conte e Mattarella potrebbero aver esaminato il calendario. Estremamente complesso, come quello dell’anno precedente. Anche una eventuale crisi di governo, che certamente il presidente non caldeggia, si scontrerebbe con le vacanze estive e la successiva apertura della manovra.

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Muro del M5S alla Lega che vuole subito il dl sicurezza per fare campagna elettorale: ci sono dubbi di costituzionalità da superare

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Il decreto sicurezza bis è cambiato e le criticità espresse sono state accolte: ora va approvato. È questa l’ultima forzatura di Matteo Salvini. Negli ultimi round della campagna per le Europee Salvini si gioca una partita elettorale su un provvedimento che necessita di essere serio ed equilibrato. Il muro del M5S – con la compartecipazione del premier Giuseppe Conte – per ora regge. Il Consiglio dei ministri che la Lega vorrebbe domani, a meno di colpi di scena, non ci sarà. Ma potrebbe esserci giovedì, perchè la pressione di Salvini è al massimo e, una volta eliminate le criticità rilevate in queste ore anche dal Colle, ne vorrebbe la approvazione. Anche se in serata il M5S rilancia: “Ora il decreto è vuoto, non si sa a cosa serve”. Anche perchè, sul decreto legato a doppio filo con quello sicurezza, il provvedimento sulla famiglia targato Luigi Di Maio, c’è lo stop del ministro dell’Economia Giovanni Tria, secondo il quale mancano le coperture. E, al di là della piccata risposta del M5S (“è una questione tutta politica, da Tria vogliamo soluzioni non ostacoli”, sbotta Manlio Di Stefano), Di Maio apre ad uno slittamento dell’ok al decreto a dopo il 26 maggio. Il vero nodo, di fatto, è quello del decreto sicurezza. Alcune criticità sul provvedimento sono state infatti manifestate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Giuseppe Conte in un colloquio riservato nei giorni scorsi. Sotto la lente del Colle ci sarebbero le multe a chi soccorre i migranti in mare e la scarsa chiarezza tra le attribuzioni dei ministeri. “Il provvedimento va approfondito”, sottolinea Conte che, anche in merito al Cdm di ieri, nega diverbi o risse ma avverte: “Non mi sento affatto sfiduciato: non dobbiamo leggere sui giornali e sui social affermazioni improprie”. Le criticità del dl con l’ultima bozza varata nel pomeriggio il Viminale sostiene di averle superate. Ma Di Maio frena. “Prima di andare in Consiglio dei ministri bisogna risolvere questi dubbi di costituzionalità”, sottolinea il vicepremier M5S difendendo l’operato di Conte: “non merita attacchi, è un premier di garanzia”. E mai come in queste ore, Di Maio si erge a difensore della stabilità, attaccando Salvini in quelle che lui reputa “derive estremiste”. “Dopo che la Lega ha aperto lo scontro con il Papa, con il segretario della Cei, adesso ci manca solo lo scontro con il presidente della Repubblica e abbiamo fatto la collezione”, attacca il leader M5S nel corso della presentazione della fase due del governo del cambiamento. Sul palco, tutti i ministri 5 Stelle, con Di Maio pronto a rimarcare un concetto. “La squadra dei ministri M5S credo sia quella che più di ogni altro può parlare di fatti, altri sono monotematici”, scandisce il vicepremier elencando le cose fate finora. Poi aveverte: Un rimpasto di governo dopo il 26 maggio? “Le elezioni europee non mi sembra cambino la composizione del Parlamento, quindi il tema non si pone per quanto mi riguarda”. Di Maio apre quindi ad una nuova battaglia di bandiera per il M5S: “il superamento del patto di stabilità per gli investimenti produttivi e sul sociale . Questo ci consentirà di fare un patto per la crescita con l’Europa” e liberare risorse, “per ridurre il cuneo fiscale e i costi del lavoro”. Il tema però è un altro e lo pone Di Maio: “La Lega chiede voti per le Europee o per la crisi di governo?”.

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Di Maio e la Fase Due, in diretta i ministri del M5S spiegano quello che è stato fatto e quel che si farà nei prossimi mesi

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