Cultura
Il libro “Berlino Novembre 1989, fotocronaca di un varco” presentato al Museo Madre di Napoli: la storia raccontata dal fotoreporter e scrittore Mario Laporta
Era gremita la biblioteca del Museo Madre ieri pomeriggio, attorno alle 18, per la presentazione di Berlino Novembre 1989, fotocronaca di un varco (Edizioni Mediterranea, 2019), libro del fotoreporter napoletano Mario Laporta. Trent’anni fa infatti Laporta si trovava per le strade di Berlino quando migliaia di cittadini valicarono quel simbolo di divisione e isolamento. Un momento spartiacque della nostra storia recente, che ha potuto immortalare con i suoi scatti in bianco e nero e che diventa adesso un affascinante libro fotografico. Insieme all’autore hanno conversato Francesco Romanetti, giornalista e scrittore, Mario Francesco Simeone, giornalista e curatore, e Johanna Wand dell’istituto Goethe di Napoli.

Il libro nasce dall’esperienza della mostra all’ex fabbrica Bertoni di Saluzzo, ideata e realizzata dall’Istituto Garuzzo per le arti visive a cura di Mario Francesco Simeone. Laporta si trovava a Berlino per documentare le proteste che agitavano la parte orientale della città. La gente chiedeva a gran voce maggiore libertà di movimento, ma nessuno poteva immaginare ciò che di lì a poco sarebbe successo. Quando crolla il muro, il fotoreporter è lì e con la sua sensibilità riesce a restituire la sorpresa e lo stupore di tanti cittadini, al tempo stesso fiduciosi e interdetti, impreparati dinanzi ad un evento epocale e inatteso.

“La fotografia di Mario – spiega Francesco Romanetti – non è asettica e perfettamente oggettiva, né potrebbe esserlo. Si sente dire spesso che il giornalista deve essere asettico, ma non è così. Mario riesce ad entrare in empatia con i protagonisti dei suoi scatti e a mostrarci le sensazioni e le emozioni provate in quei momenti. Un buon reporter, come affermava il grande giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuscinski, non può essere una persona cinica”.

Intanto sul muro della biblioteca sono proiettati gli scatti di quella giornata. “Ho deciso di scrivere questo libro – spiega Laporta – perché mi sono reso conto che è storia ultracontemporanea; a scuola i ragazzi a stento la studiano e il cinema, a differenza di quanto avviene per la Seconda guerra mondiale, ha finora trattato pochissimo la caduta del muro di Berlino. Forse perché è davvero troppo recente: ancora non abbiamo compreso appieno il significato profondo di quell’evento e le sue ripercussioni. Magari fra vent’anni – conclude l’autore – inizieranno a fare tanti film sulla caduta del muro. Ho scritto questo libro per lasciare un segno. A soli trent’anni da quel muro, il mondo sembra aver cancellato quella lezione: oggi nascono altri muri, figli non dello scontro ideologico, ma dell’odio e del razzismo”.
Cultura
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Cultura
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Cultura
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