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Il leader invisibile talebano appare in Afghanistan

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Il leader invisibile, il capo supremo dei talebani, si e’ infine materializzato. Il mullah Hibatullah Akhundzada ha fatto la sua prima apparizione pubblica ieri sera a Kandahar, sua citta’ natale e roccaforte storica nell’Afghanistan meridionale, nel corso di una cerimonia nella madrassa Jamia Darul Aloom Hakimia. Ma il suo volto resta quello che si conosce dalla foto del 2016, la piu’ recente delle pochissime in circolazione, turbante bianco, barba scura con qualche filo grigio, espressione enigmatica. A Kandahar non erano infatti consentiti foto e video, solo una registrazione audio di 10 minuti, condivisa sui canali social dei talebani, e un messaggio del governo di Kabul nel quale si afferma che “Il comandante dei credenti, lo sceicco Hibatullah Akhundzada, e’ apparso in un grande raduno presso la famosa madrassa Hakimiya e ha parlato per dieci minuti con i valorosi soldati e discepoli”, dopo essere arrivato nella madrassa con un convoglio di due auto protetto da misure di massima sicurezza. In ogni caso sono state smentite tutte le speculazioni che lo davano per morto, alimentate oltre che dalla sua invisibilita’, dal precedente del fondatore e primo leader supremo dei talebani, il mullah Omar, la cui morte non era stata confermata per anni. Il 7 settembre, al momento della presentazione del governo dei talebani dopo la presa di Kabul in agosto, Akhundzada si era limitato a indicare in un comunicato scritto la sua priorita’: l’imposizione “delle regole islamiche e della sharia”, la legge coranica. Il governatore talebano di Kandahar, Yussef Wafa, ha comunque chiarito di essere stato e di essere in costante contatto con lui. Nominato leader supremo dopo la morte del suo predecessore, il mullah Akthtar Mansour, ucciso nel 2016 da un attacco di droni americani, Akhundzada ha fatto del low profile la sua cifra.

Per ragioni di sicurezza, certo, ma anche perche’ si trova molto meglio nei panni del burattinaio che in quelli del capopopolo da prediche del venerdi’ o di comandante militare. Sin dal primo Emirato islamico e’ stato uno dei principali autori delle fatwa dei talebani e da capo del sistema di giustizia ha avuto un ruolo chiave nell’abolizione dei diritti delle donne e nell’imposizione delle punizioni corporali, dalla lapidazione al taglio degli arti per i ladri. Dopo l’11 settembre fuggi’ in Pakistan, dove ha guidato una moschea e una madrassa per una quindicina d’anni. Il rientro in Afghanistan e’ avvolto nel mistero ma viene dato a Kandahar da qualche anno. Originario di una famiglia ultraconservatrice pashtun della citta’, di eta’ imprecisata ma probabilmente attorno ai 60 anni, gli vengono riconosciute doti di mediazione tra le varie anime dei talebani e non solo: Akhundzada ha ottenuto un appoggio nient’affatto scontato da parte del capo di al Qaeda, Ayman al-Zawahiri. L’erede di Osama bin Laden l’ha definito “l’emiro dei fedeli”, riconoscimento che ne ha amplificato la popolarita’.

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Omicidio Petito, nel diario la confessione del fidanzato

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“Sono stato io a uccidere Gabby Petito”. La confessione e’ di Brian Laundrie, il fidanzato della ragazza newyorchese trovata morta la scorsa estate in Wyoming. E’ contenuta nell’agendina scovata accanto al cadavere di Brian, i cui resti furono rinvenuti settimane dopo in una zona paludosa a migliaia di chilometri di distanza, in Florida. Tra le righe di quel block notes, fortemente danneggiato dall’acqua e dall’umidita’, gli investigatori hanno trovato conferma a quella che e’ sempre stata la loro tesi. Brian ammette le sue responsabilita’, anche se il dettaglio dei suoi appunti per ora non e’ stato svelato. Il caso che per settimane e settimane ha commosso e tenuto col fiato sospeso l’America intera sembra dunque avviarsi verso la definitiva chiusura. Per l’Fbi non ci sono altre persone sospettate o coinvolte nella vicenda. Tutto si e’ consumato all’interno dei turbolenti rapporti della giovane coppia che in una tappa del suoi viaggio, in Utah, era stata anche fermata dalla polizia in seguito a una violenta lite. Brian e Gabby, 23 e 22 anni stavano girando il Paese a bordo di in un piccolo camper, passando da uno stato all’altro degli Usa e raccontando le loro avventure sui social media. Ma quel viaggio on the road che avevano sempre sognato si e’ presto trasformato in tragedia, frutto dei crescenti screzi e dissapori tra i due fidanzati. Il cadavere di Gabby fu scoperto in un’area remota della Teton National Forest, in Wyoming. Per gli investigatori e i medici legali nessun dubbio: era stata strangolata. Brian invece fece perdere le sue tacce, e per settimane fu al centro di una vera e propria caccia all’uomo. Per giorni tento’ di ingannare le autorita’ chattando tra il suo telefono e quello di Gabby, facendo credere che lei fosse ancora viva. Mentre lui, utilizzando la carta di credito della vittima, si dirigeva verso la Florida, dove vivono i suoi genitori. La sua fuga fini’ in una zona della Carlton Reserve di North Port. Il corpo fu trovato in un terreno che fino a pochi giorni prima era sommerso dall’acqua, un’area paludosa abitata da diverse specie di serpenti e alligatori. Da qui la difficolta’ iniziali incontrate nell’identificare la vittima, col riconoscimento avvenuto grazie al fondamentale contributo della famiglia del ragazzo che partecipo’ attivamente alle ricerche. Accanto al cadavere, oltre all’agendina, uno zainetto e una pistola, quella con cui Brian si e’ suicidato.

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Putin merita rispetto, bufera sul capo della Marina tedesca

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“Putin vuole solo rispetto, e lo merita”. Le parole del capo della Marina tedesca circolano sulla rete e imbarazzano Berlino. Un video girato in India, a Nuova Delhi, nel corso di uno scambio di opinioni organizzato da un Think tank, e poi finito su Twitter, ha provocato clamore in Germania dove il vice ammiraglio Achim Kay Schoenbach e’ stato chiamato a rapporto dall’ispettore generale dell’esercito tedesco Eberhard Zorn. Nei giorni in cui anche la Germania e’ alle prese con le delicatissime trattative internazionali con Mosca, per evitare il temuto attacco militare all’Ucraina, Schoenbach si e’ lasciato andare ad un’analisi da cui il governo tedesco ha preso le distanze: “Le sue esternazioni, nei contenuti come nella scelta delle parole, non corrispondono in alcun modo alla posizione del ministero della Difesa”, ha detto un portavoce in una nota. “Davvero Putin vuole incorporare una parte dell’Ucraina? – dice in inglese il capo della Marina nel video – Questo e’ un nonsenso. Probabilmente il Cremlino vuole esercitare un po’ di pressione, perche’ Putin sa di poterlo fare. Cosi’ puo’ dividere l’Europa. Quello che Putin vuole davvero e’ rispetto. E’ facile dargli il rispetto che vuole e che, probabilmente, merita anche”. Il viceammiraglio afferma fra l’altro che “la Russia ci serve, ci serve contro la Cina”. “Io sono un cattolico romano radicale. Io credo in Dio e nella cristianita’”, sillaba nella discussione, in cui argomenta che “la Russia e’ un paese cristiano”, la Cina no. Schoenbach fa delle valutazioni anche sull’invasione russa passata: “La Crimea e’ andata. Non tornera’ mai indietro. Questo e’ un fatto”, conclude sull’annessione della penisola, che non ha mai avuto il riconoscimento della comunita’ internazionale.

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Pelé ha il tumore: metastasi a fegato, intestino e polmoni

L’indiscrezione arriva dalla tv vía cavo Espn. Pelé sta molto male. Vero é che l’entourage dell’81enne leggenda del calcio non ha commentato ma pare che il tumore al colon si sia esteso a fegato, intestino e polmoni.

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O Rei invece combatte ancora. Non ha finito la sua battaglia contro il tumore. Certo é che non ha smesso mai un minuto di farlo. Almeno questo è quanto assicura chi gli sta vicino. La situazione però è seria, molto delicata. Giovedì 20 gennaio è stato sottoposto a un ciclo di chemioterapia e secondo il sito del canale sportivo Espn avrebbe un tumore al fegato, all’intestino e uno all’inizio del polmone. Ricoverato mercoledì, è rimasto in ospedale 48 ore ed è stato dimesso “in condizioni clinicamente stabili”, secondo il bollettino dell’ospedale Albert Einstein di San Paolo, che parla solo di colon. Nessuna conferma o smentita da parte del manager che da anni segue l’ex campione.

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