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Il G7 affronta i nodi aiuti e dazi sul petrolio

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Il piano di aiuti per l’Ucraina e l’opzione di procedere all’imposizione di dazi sul petrolio russo. Sono i due temi principali al tavolo del G7 finanze che si aprira’ domani alle porte di Bonn, sotto la presidenza tedesca e la guida del liberale Christian Lindner. Il ministro italiano Daniele Franco e’ atteso in serata nella citta’ del Nordreno-Vestfalia, per la cena di benvenuto allo Steigenberger Grandhotel Petersberg a Koenigswinter. Con lui anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Non e’ ancora confermata, invece, la presenza del francese Bruno Le Maire. Stando ad una fonte vicina ai lavori del summit, all’ordine del giorno c’e’ un piano da 15 miliardi di euro, per i prossimi tre mesi per l’Ucraina, “il fabbisogno indicato da Kiev in tutti i consessi internazionali”. Al G7 si dovra’ ragionare delle dimensioni e delle modalita’ di pagamento e si andra’ prevedibilmente verso un mix di garanzie, prestiti, e donazioni a fondo perduto. L’Italia e’ stata il primo paese al mondo a muoversi per aiutare l’Ucraina, con 120 milioni in donazioni, 200 milioni di prestiti e 800 milioni elargiti in diverse tranche per i rifugiati. La seconda questione di grande rilievo di un vertice, ovviamente dominato dalla guerra in Ucraina, sara’ la recente proposta americana di imporre dei dazi sul petrolio russo, “una opzione che procede parallelamente all’embargo che dovrebbe scattare entro sei mesi, e che farebbe quasi da ponte verso questa misura”. Fra i temi da discutere, la tassazione globale del 15%, su cui si erano raggiunti degli accordi gia’ a Londra un anno fa e a Venezia a luglio, che vede pero’ la resistenza degli Usa. Anche le strategie contro i timori di un’iperinflazione sono in alto nell’agenda dei sette: in Germania, il Paese che traumatizzato dalla storia a riguardo e’ da mesi in allerta sull’evoluzione dei prezzi, si attende un tasso medio del 7% nel 2022 e ad aprile si e’ registrato il record del 7,4%. La strategia energetica, alla luce della politica di riduzione della dipendenza da Mosca, rientra nella lista delle questioni principali. E di questo i tedeschi si sono occupati oggi anche al “North sea summit”, cui hanno preso parte i cancelliere Olaf Scholz e il suo vice che ha delega all’Economia e al Clima Robert Habeck, a Esberg in Danimarca. Qui e’ alla firma un accordo per la cooperazione sull’ eolico e sull’idrogeno verde, fra Germania, Danimarca, Belgio e Olanda. Sul tavolo del G7, infine, anche il progetto di costruire un club climatico, per gestire nel modo piu’ efficace l’emergenza ecologica. Anche da questo vertice dovra’ arrivare “un messaggio inequivocabile a Vladimir Putin”, ha spiegato Lindner in un’intervista pubblicata da una serie di giornali europei: “La Russia paghera’ un prezzo alto per la guerra” e “deve esser chiaro che le conseguenze economiche dipendano dall’aggressione mossa dalle truppe di Mosca non dalle sanzioni”.

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Ucciso in Siria il terrorista Abu Hamzah al Yemeni, eliminato dagli Usa con un drone

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Le forze americane hanno condotto un raid nella provincia di Idlib, in Siria, contro uno dei leader di un gruppo terroristico legato ad Al Qaida. Nel mirino degli americani c’era Abu Hamzah al Yemeni, uno dei capi di Hurrad al-Din. Era bordo della sua moto quando e’ stato preso di mira. Le autorita’ americane hanno fiducia nel fatto che il raid, condotto con l’aiuto di un drone, abbia colpito e ucciso il bersaglio. “L’uccisione di questo terrorista fermerà la capacità di Al Qaeda di effettuare attacchi contro cittadini statunitensi, i nostri partner e civili innocenti in tutto il mondo”, è scritto in un comunicato rilasciato dal Comando Centrale delle Forza Armate Usa. Il comunicato stampa non ha approfondito la natura del raid con il drone. Nell’area di guerra siriana ci sono circa 900 soldati statunitensi. Non ci sono al momento indicazioni di vittime civili nell’attacco col drone, hanno precisato sempre al CentCom, il Comando Centrale.

La Siria è in uno stato di guerra civile dal 2011, quando le forze di opposizione si sono mosse per cacciare il presidente Bashar Assad. Secondo un rapporto di aprile del Congressional Research Service, il Paese è ora in una lunga situazione di stallo, con porzioni controllate da Assad, curdi, forze turche e forze di opposizione ed estremiste, compresi i resti dello Stato islamico.

 

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Carneficina in Texas, 46 migranti morti asfissiati in un camion

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Sono oltre 40 i corpi senza vita ritrovati all’interno di un rimorchio di un camion abbandonato alla periferia di San Antonio, vicino alla base aerea di Lackland. Oltre ai migranti morti, sono state trovate decine di persone che necessitavano di assistenza medica urgente e per questo trasferiti in ospedale. Il capo dei vigili del fuoco riferisce che i morti sono 46. Le autorita’ della citta’ di San Antonio, al confine tra Texas e Messico, stanno ora dando la caccia al conducente. Si ritiene che si tratti di migranti che potrebbero aver attraversato il confine tra gli Stati Uniti e il Messico stipati nel veicolo. Le autorita’ al momento non hanno specificato la nazionalita’ delle persone decedute, e hanno convocato una conferenza stampa per riferire dell’accaduto non appena saranno disponibili ulteriori dettagli. Durissimo il commento del governatore del Texas, Greg Abbott, che su twitter si scaglia contro il presidente Usa Joe Biden: “Queste morti sono di Biden. Sono il risultato delle sue politiche mortali di frontiera aperta. Mostrano le conseguenze mortali del suo rifiuto di far rispettare la legge”.

Pur non specificando la nazionalita’ dei morti o il numero di minori presenti nel veicolo, il sindaco di San Antonio, Ron Nirenberg, ha affermato che si tratta di migranti che avevano attraversato il confine tra Stati Uniti e Messico stipati nel camion.

“E’ una tragedia. Ci sono 46 persone che avevano una famiglia e cercavano una vita migliore”, ha detto Nirenberg in una conferenza stampa, aggiungendo che il crimine e’ oggetto di indagine da parte delle autorita’ federali. Il consolato messicano di San Antonio ha assicurato che fornira’ assistenza a tutti “i cittadini messicani, se presenti”. Anche il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha parlato di quanto accaduto: “Tragedia in Texas. Secondo i rapporti, sono morti asfissiati nel cassone del rimorchio. Il console e’ in viaggio verso il luogo del ritrovamento. Non conosciamo ancora le nazionalita’”, ha aggiunto. Secondo la stampa locale, l’area in cui si trova il rimorchio e’ vicino ai binari della ferrovia e sarebbe un luogo abituale in cui i veicoli si fermano per scaricare i migranti dopo aver attraversato illegalmente il confine.

Le temperature a San Antonio hanno raggiunto in questi giorni 40 gradi. Le autorita’ ritengono che il conducente del camion abbia abbandonato il veicolo con tutti i passeggeri all’interno pochi minuti prima che la polizia arrivasse sul posto. Si tratterebbe della tragedia piu’ imponente tra le migliaia di persone morte negli ultimi decenni nel tentativo di attraversare il confine con gli Stati Uniti dal Messico: nel 2017 dieci migranti sono morti dopo essere rimasti intrappolati in un camion parcheggiato presso un Walmart di San Antonio. Nel 2003, 19 migranti sono stati trovati in un camion a sud-est di San Antonio. A rendere ancor piu’ drammatica la vicenda le elevate temperature che si sono registrate in questi giorni nell’area, con picchi fino a 40 gradi, temperature decuplicate all’interno del container.

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La Nato avverte Mosca, 300mila soldati nella forza rapida

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La Nato del futuro nascera’ a Madrid, in quello che sara’ il summit piu’ importante dalla fine della Guerra Fredda. A dare la linea e’ il segretario generale Jens Stoltenberg, che ha messo nero su bianco l’entita’ dell’improrogabile rafforzamento del fianco est, in subbuglio dopo l’invasione dell’Ucraina decisa da Mosca: ben 300mila unita’ per le forze d’intervento rapido a disposizione del comando supremo (nome in codice: Saceur). Ovvero un aumento di sette volte rispetto allo stato attuale. Ma a contare non sono solo i numeri, bensi’ la modifica dell’intera postura di difesa e deterrenza. Cioe’ come la Nato intende usare uomini e mezzi per garantire la sicurezza degli alleati. La chiave di volta, spiegano fonti alleate, e’ il “nuovo modulo”. L’inquadramento infatti avverra’ su tutti e cinque i domini (terra, aria, mare, spazio e cyber) e sara’ all’insegna della “flessibilita’”. Perche’ lo Strategic Concept duri nel tempo – il documento-bussola a cadenza decennale secondo per importanza solo al Trattato di Washington, la Magna Carta dell’Alleanza – non deve diventare una camicia di forza, ma adattarsi alla bisogna. Ecco perche’, nonostante le pressioni eccezionali dei Paesi dell’est, Polonia e Baltici in testa, la Nato ha deciso di non optare per ‘boots on the ground’ permanenti a vigilare sui confini orientali. I battaglioni saranno portati si’ al livello di brigata (circa 5mila uomini) ma gli effettivi in piu’, in maggioranza, non saranno dislocati nei vari Paesi, bensi’ roteranno – per contenere i costi e per essere piu’ “reattivi” sul lungo periodo. La nuova dottrina, come ha spiegato Stoltenberg, prevede al contempo “piu’ equipaggiamenti pre-posizionati e scorte di forniture militari; piu’ capacita’ avanzate, come la difesa aerea; centri di comando rafforzati; piani di difesa aggiornati, con forze pre-assegnate alla difesa di specifici alleati”. Diverse fonti diplomatiche consultate dall’ANSA assicurano che la strategia e’ mutata, l’obiettivo ora e’ quello di difendere “ogni centimetro” di suolo alleato fin da subito e che il piano e’ ritenuto “valido ed efficace”, anche se non contemplera’ caserme e fortini alle frontiere, considerati orpelli del passato. Inoltre ci sono le esigenze degli alleati mediterranei da tenere in considerazione, visto che la Russia e la Cina, per quanto in modo diverso, sono presenti e attive anche in Africa. Gia’, Pechino. Nel Concept non verra’ indicata come “minaccia diretta” – definizione riservata alla Russia – ma non ci saranno dubbi sulla mutata natura del rapporto tra gli alleati e la potenza asiatica. Non a caso, per la prima volta, a Madrid ci saranno anche i leader di Australia, Nuova Zelanda, Sud Corea e Giappone. La Nato non si ampliera’ nell’indopacifico (lo statuto prevede solo Paesi europei e nordamericani) ma di certo fara’ di piu’ in quell’area, sempre piu’ cruciale per le sorti del mondo. Pero’ di allargamento, benche’ su altri fronti, se ne parlera’ eccome. Il segretario generale tentera’ domani una mediazione in extremis con i leader di Turchia, Svezia e Finlandia per sciogliere il veto di Erdogan – forse anche Joe Biden vedra’ il sultano – e trasformare Madrid nel vertice dove ufficialmente la Nato dara’ il via libera alle procedure di ratifica dei due nuovi membri: un accordo tripartito e’ in lavorazione e si fara’ il possibile per chiudere in tempo. C’e’ di piu’. Kiev otterra’ un pacchetto di aiuti “strutturato e di lungo periodo”. Perche’ gli aruspici del comando militare prevedono alla fine una vittoria dell’Ucraina sulla Russia e dunque, dopo, serviranno armi moderne e capacita’ occidentali (Zelensky si colleghera’ in videoconferenza); nuove misure di sostegno sono infine previste per Georgia, Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Mauritania e Tunisia. Perche’ appunto, la Nato non solo fara’ di piu’ ma ‘sara” di piu’ nel 21esimo secolo e il nascituro “fondo alleato per l’innovazione” da un miliardo di euro dedicato “alle tecnologie emergenti a duplice uso” va sempre in questo senso. Dittature e autocrazie flettono i muscoli ovunque, persino in settori dirompenti come “intelligenza artificiale” e “calcolo quantistico”, e alle democrazie tocca reagire: nella Nato l’Occidente esteso fara’ testuggine.

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