Collegati con noi

Politica

Il centrosinistra e il risiko del governo futuro: il campo largo cerca ancora la sua alternativa

Dopo la foto del vertice tra Pd, M5S e Avs, il centrosinistra discute di programma, alleanze e possibili equilibri di governo. Ma il vero nodo resta politico: cosa significa essere alternativa al centrodestra.

Pubblicato

del

La domanda, più che chi guiderà cosa, è un’altra: che cosa significa davvero essere l’alternativa? Il centrosinistra prova a darsi una forma, accelera sul programma, si fotografa insieme, discute di piazze e di alleanze. Ma dietro la costruzione del campo largo resta aperto il nodo decisivo: non soltanto con chi governare, ma per fare che cosa.

La foto di Campo de’ Fiori con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli ha certificato un primo passo politico. Ma ha mostrato anche un’assenza evidente: quella della componente centrista e riformista, da Matteo Renzi a Riccardo Magi. Un dettaglio che ha riaperto il dibattito sul perimetro reale della coalizione alternativa al centrodestra.

Il campo largo tra programma e ambizioni

Dopo mesi di iniziative comuni, il centrosinistra si muove con la convinzione di poter competere per il governo del Paese. La vittoria referendaria e alcune prove elettorali hanno rafforzato l’idea che esista uno spazio politico contendibile, anche se le amministrative hanno poi raffreddato parte delle aspettative.

Il lavoro ufficiale riguarda il programma. Quello informale, secondo ricostruzioni giornalistiche e indiscrezioni interne ai partiti, riguarda invece gli equilibri futuri, le caselle istituzionali e il peso delle diverse forze nel caso di una vittoria alle politiche.

È il vecchio gioco del “celo, manca”, applicato non alle figurine ma ai possibili ministeri.

Le indiscrezioni sui nomi

Le ipotesi circolate nelle ultime settimane non hanno alcun valore ufficiale e vengono smentite o minimizzate dai diretti interessati. Ma raccontano comunque un clima politico: il campo largo ragiona già come coalizione potenzialmente di governo.

Nelle ricostruzioni più ricorrenti, il Pd avrebbe il peso maggiore, seguito dal Movimento 5 Stelle, da Alleanza Verdi e Sinistra, da una componente centrista e da alcune figure tecniche. Il nome di Elly Schlein viene indicato come possibile presidente del Consiglio, mentre per l’Economia circolano profili tecnici o istituzionali come Ernesto Maria Ruffini e Alessandro Rivera.

Agli Esteri vengono accostati nomi come Paolo Gentiloni o, in scenari meno probabili, Matteo Renzi. Alla Difesa ricorre quello di Lorenzo Guerini. Per altri ministeri si fanno i nomi di Mariolina Castellone, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Stefano Patuanelli, Andrea Orlando, Barbara Floridia, Stefano Bonaccini e Franco Gabrielli.

Sono scenari, non decisioni. Ma mostrano quanto sia già avanzata, almeno nelle conversazioni politiche, la discussione sulla possibile architettura di un governo alternativo.

Conte e il ruolo istituzionale

Nelle ipotesi più diffuse, Giuseppe Conte non compare quasi mai come ministro. Il suo nome viene invece accostato a un possibile ruolo istituzionale, in particolare alla presidenza del Senato.

Anche in questo caso si tratta di suggestioni politiche, non di accordi. Ma il dato conferma che il Movimento 5 Stelle, in un eventuale esecutivo di centrosinistra, rivendicherebbe un peso rilevante non solo sul programma, ma anche negli assetti istituzionali.

Il nodo del centro

La questione più delicata resta il rapporto con l’area centrista. Italia Viva, +Europa e le altre componenti riformiste non vogliono essere considerate semplici aggiunte successive a un asse già definito tra Pd, M5S e Avs.

Per una parte del Pd, il rischio è che il campo largo diventi nei fatti un campo stretto, sbilanciato a sinistra e poco capace di parlare all’elettorato moderato. Per altri, invece, la priorità è consolidare prima un blocco progressista coerente e solo dopo allargare il perimetro.

È qui che si gioca una parte decisiva della partita: senza il centro, la coalizione rischia di non essere sufficiente; con il centro, deve però trovare un equilibrio programmatico credibile.

Il problema della classe dirigente

Le liste vere o presunte dei possibili ministri aprono anche un altro tema: la qualità e la riconoscibilità della futura classe dirigente.

Un’alternativa di governo non può limitarsi a occupare caselle. Deve spiegare quali priorità intende affrontare, con quali competenze, con quale metodo e con quale idea di Paese. La questione non è soltanto chi dovrebbe andare all’Economia, agli Esteri, alla Giustizia o al Lavoro. La questione è quale politica economica, estera, giudiziaria e sociale dovrebbe distinguere il centrosinistra dal governo Meloni.

Essere alternativa non basta

Il centrosinistra oggi appare più vicino alla costruzione di un fronte comune rispetto al passato, ma non ha ancora risolto la domanda principale. Essere contro il centrodestra non equivale automaticamente a essere alternativa di governo.

Per diventarlo servono un programma riconoscibile, una leadership condivisa, una coalizione larga ma non paralizzata dai veti e una squadra capace di trasmettere competenza prima ancora che appartenenza.

Il risiko dei nomi può accendere curiosità e polemiche. Ma la vera partita si giocherà altrove: nella capacità del campo largo di trasformare una somma di partiti in una proposta politica credibile.

Advertisement

In Evidenza

Campo largo, D’Alema boccia le primarie: «Una follia». Schlein e Conte restano in trincea

Massimo D’Alema chiede al Campo largo di evitare le primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e di trovare un candidato premier di mediazione. Nel centrosinistra restano però distanti le posizioni sulla leadership.

Pubblicato

del

Massimo D’Alema boccia senza mezzi termini le primarie per scegliere il candidato premier del Campo largo. «In questo contesto sono una follia», sostiene l’ex presidente del Consiglio, secondo il quale sarebbe necessario un «processo ordinato» per individuare una figura condivisa.

Il ragionamento è politico ed elettorale: una competizione diretta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte rischierebbe di trasformarsi in una resa dei conti tra Pd e Movimento 5 Stelle. «Le primarie tra due leader di partito producono la crisi del partito che perde», è la convinzione di D’Alema. Una sfida combattuta potrebbe quindi indebolire la coalizione prima ancora dell’apertura delle urne.

Schlein non rinuncia alla candidatura

La segretaria del Pd, almeno per ora, non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Nel suo gruppo dirigente prevale la convinzione che Schlein possa vincere le primarie e rivendicare così la guida dell’eventuale governo di centrosinistra.

Attorno alla contesa si muovono però interessi e ambizioni differenti. Secondo ricostruzioni interne al Pd, una candidatura di Schlein a Palazzo Chigi potrebbe modificare anche gli equilibri futuri nella corsa al Quirinale. Si tratta di valutazioni affidate a fonti anonime e non accompagnate, al momento, da prese di posizione pubbliche dei diretti interessati.

La difficile ricerca di un terzo nome

Una parte del centrosinistra continua a esplorare la possibilità di un candidato di mediazione. Tra i nomi evocati figura quello di Pier Luigi Bersani, sul quale avrebbe lavorato anche Roberto Speranza. Conte nutre stima per l’ex segretario del Pd, ma non risulta disponibile a cedergli la candidatura.

Nel dibattito vengono citati anche Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Paolo Gentiloni. Nessuno di loro, tuttavia, avrebbe finora manifestato la volontà di esporsi in una competizione che si annuncia particolarmente aspra.

L’area più attiva nella ricerca di una soluzione alternativa viene individuata attorno alla rivista Rinascita, guidata da Goffredo Bettini e con Andrea Orlando alla direzione scientifica. Sullo sfondo resta l’influenza politica di D’Alema.

Conte aspetta e marca le differenze

Il leader del Movimento 5 Stelle continua intanto a muoversi autonomamente sui temi più divisivi per la coalizione: politica estera, difesa, sicurezza e immigrazione. Conte si considera preparato e affidabile per tornare a Palazzo Chigi e non sembra intenzionato a rinunciare senza una vera competizione.

Il tempo, però, stringe. Il Campo largo deve ancora stabilire regole, programma e leadership. D’Alema indica la strada dell’accordo, Schlein punta sulle primarie e Conte mantiene aperta la sfida. Prima di affrontare il centrodestra, il centrosinistra dovrà decidere come evitare che la scelta del candidato si trasformi nella sua prima sconfitta.

Continua a leggere

Politica

De Luca attacca Ranucci: «Nessuna credibilità, facciamolo commendatore»

Vincenzo De Luca ha duramente attaccato Sigfrido Ranucci durante la sua trasmissione settimanale. Senza entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, il sindaco di Salerno ha contestato al giornalista i rapporti con Valter Lavitola e ha ironicamente proposto una raccolta di firme per nominarlo commendatore della Repubblica.

Pubblicato

del

«Ranucci non ha nessuna credibilità e nessun titolo per aprire bocca». Vincenzo De Luca torna all’attacco del giornalista ed ex conduttore di Report, accusando il mondo progressista di essere impegnato in un «processo di beatificazione» nei suoi confronti.

Il sindaco di Salerno è intervenuto durante la consueta trasmissione settimanale, partendo dalla fotografia che ritrae il sottosegretario Andrea Delmastro accanto a una persona indicata come esponente della criminalità.

«Niente foto con delinquenti»

«Non puoi avere né dimenticanze, né distrazioni, né fotografie in comune con delinquenti. È una ragione di stile», ha affermato De Luca, invocando maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi pubblici.

Il sindaco ha poi spostato il ragionamento sulla vicenda che coinvolge Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, sottolineando di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria.

«Non dico mezza parola sulla vicenda giudiziaria, ma su una questione che riguarda lo stile personale, la credibilità e la coerenza di vita», ha precisato.

L’affondo sui rapporti con Lavitola

Secondo De Luca, Ranucci avrebbe dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle condotte attribuite a Lavitola. «Ci si aspetterebbe che qualcuno dicesse: “Prendo le distanze da comportamenti che considero irresponsabili e criminali”», ha osservato.

Il sindaco ha quindi ricordato che il giornalista ha definito Lavitola un suo «amico fraterno», traendone un giudizio durissimo sulla sua credibilità personale.

Le valutazioni di De Luca riguardano il comportamento pubblico del giornalista e non incidono sugli accertamenti giudiziari ancora in corso.

La provocazione del commendatore

L’intervento si è concluso con una provocazione sarcastica. De Luca ha proposto di promuovere una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per nominare Ranucci commendatore.

«Se qualcuno vuole seguirmi, facciamo un’associazione per la nomina di Ranucci a commendatore della Repubblica», ha ironizzato. Poi la chiusura: «Commendator Ranucci: suona pure bene».

Continua a leggere

In Evidenza

Di Battista lascia Cuba in aeroambulanza: domani il rientro a Roma

Alessandro Di Battista è partito da Cuba a bordo di un’aeroambulanza dopo l’intervento chirurgico d’urgenza subito all’Avana. L’ex parlamentare, colpito da un malore mentre realizzava un reportage, dovrebbe arrivare domani a Roma ed essere trasferito al Policlinico Gemelli per proseguire cure e riabilitazione.

Pubblicato

del

Alessandro Di Battista ha lasciato Cuba a bordo di un’aeroambulanza diretta in Italia. Dopo il tentativo di trasferimento non riuscito il 4 settembre, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è riuscito a partire dall’Avana e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il viaggio viene effettuato seguendo un protocollo sanitario adeguato alle sue condizioni. Secondo quanto riferito, il volo dovrebbe mantenere una quota più bassa del normale e prevedere uno o più scali.

Il malore durante il reportage

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage quando, il 28 agosto, ha accusato forti dolori alla testa. Inizialmente è stato visitato nell’ospedale di Santa Clara, la struttura più vicina al luogo nel quale si trovava.

La serietà del quadro clinico ha successivamente reso necessario il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove la scorsa settimana è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

L’équipe del Gemelli arrivata a Cuba

Un neurochirurgo e un rianimatore del Policlinico Agostino Gemelli avevano raggiunto Cuba per assistere Di Battista e valutarne il trasferimento. Dopo l’arrivo nella Capitale, l’ex deputato potrebbe essere accompagnato direttamente nell’ospedale romano.

Comincerà così una nuova fase del percorso sanitario, dedicata alle cure, alla riabilitazione e alla convalescenza.

I ringraziamenti ai medici cubani

In queste settimane Di Battista è stato assistito dalla compagna Sahra, con la quale ha due figli, e da Luca Di Giuseppe, amico e presidente dell’associazione Schierarsi. Quest’ultimo ha gestito anche la comunicazione, cercando di conciliare l’interesse pubblico con la richiesta di riservatezza avanzata dalla famiglia.

Prima della partenza, Schierarsi aveva ringraziato medici, infermieri e fisioterapisti cubani per l’assistenza prestata. Di Giuseppe ha poi pubblicato una fotografia dell’aeroambulanza accompagnandola con un messaggio: «Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora».

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto