Ambiente
Il caldo estremo cambia il turismo: l’Italia resta attrattiva, ma perde terreno
Le ondate di calore stanno modificando la percezione delle destinazioni mediterranee. L’Italia resta attrattiva con un indice di 91,6, ma perde 0,9 punti rispetto allo stesso periodo del 2025. I francesi sono i viaggiatori più sensibili alle temperature estreme, gli americani i più tolleranti.
Il Mediterraneo continua a essere sinonimo di sole e vacanze, ma le ondate di calore sempre più intense e frequenti stanno iniziando a modificare la percezione dei turisti. I primi segnali di un cambiamento strutturale emergono nel 2026, con effetti differenti a seconda delle destinazioni e della nazionalità dei viaggiatori.
È quanto emerge da un’analisi di The Data Appeal Company del Gruppo Almaviva, basata sul Perception of Climate Index, un indicatore da zero a cento che misura il modo in cui i visitatori percepiscono le condizioni climatiche di una destinazione.
Francesi più sensibili, americani più tolleranti
I viaggiatori francesi risultano tra i più insofferenti alle temperature elevate. Una maggiore sensibilità si registra anche tra i turisti che scelgono di trascorrere le vacanze nel proprio Paese, in particolare in Francia e Spagna.
Chi viaggia all’interno dei confini nazionali può infatti confrontare più facilmente le temperature attuali con quelle tradizionalmente associate alla destinazione e tende a percepire con maggiore fastidio le anomalie climatiche.
I britannici manifestano reazioni negative nell’immediato, ma recuperano rapidamente una valutazione positiva. Gli statunitensi appaiono invece i più tolleranti e continuano a giudicare favorevolmente il clima mediterraneo anche durante i periodi di caldo intenso.
Italia ancora promossa, ma l’indice scende
Tra maggio e luglio 2026 l’Italia ha registrato un Perception of Climate Index pari a 91,6, mantenendosi su livelli elevati. Il risultato è però inferiore di 0,9 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nell’estate 2025 la media italiana aveva raggiunto quota 92,2. Secondo l’analisi, le singole ondate di calore hanno provocato reazioni negative limitate, ma la ripetuta esposizione a temperature estreme starebbe producendo un effetto cumulativo sulla percezione dei visitatori.
Francia in difficoltà, Portogallo in testa
Il segnale di allarme più evidente riguarda la Francia, che tra maggio e luglio si è fermata a 77,2 punti, nettamente al di sotto di Portogallo, Italia, Spagna e Grecia.
Le ondate di calore precoci, ripetute e considerate anomale avrebbero inciso sull’attrattività climatica della destinazione francese.
Il Portogallo ha ottenuto il valore più alto del periodo, con 93,5 punti, seguito dall’Italia con 91,6, dalla Spagna con 90,4 e dalla Grecia con 89,9.
Spagna e Grecia resistono alle temperature estreme
Spagna e Grecia conservano una percezione climatica complessivamente positiva, ma mostrano una forte sensibilità durante i picchi di calore.
Dal 2023 la Spagna registra una media estiva di 87,2 punti, mentre la Grecia si attesta a 89,2. Entrambe hanno riportato nel 2026 risultati leggermente inferiori rispetto agli anni precedenti.
Il Portogallo presenta invece una delle percezioni più stabili, con una media di 91,1 nelle estati analizzate. La progressiva normalizzazione di stagioni più calde potrebbe avere reso i visitatori meno sensibili alle alte temperature.
Non conta soltanto quanto fa caldo
Lo studio evidenzia che l’impatto del cambiamento climatico sul turismo non può essere valutato misurando soltanto le temperature. Contano anche la durata dei fenomeni, la loro eccezionalità e la distanza tra il clima sperimentato e quello che il turista si aspettava di trovare.
«Le ondate di calore non possono essere controllate, ma le aspettative e l’esperienza dei viaggiatori sì», spiega Carlos Cendra, responsabile marketing e comunicazione di The Data Appeal Company.
Per le destinazioni turistiche diventa quindi essenziale adattare servizi, periodi promozionali e attività offerte. Informazioni tempestive, luoghi climatizzati, aree ombreggiate, gestione degli orari e valorizzazione dei mesi meno caldi possono diventare elementi decisivi per conservare l’attrattività delle mete mediterranee.
Ambiente
Riscaldamento senza fossili, Roma penultima tra 15 città europee
Roma si colloca al quattordicesimo posto tra le quindici città europee analizzate nel rapporto sulla transizione del riscaldamento. Stoccolma, Parigi e Vienna guidano la graduatoria. Nella Capitale pesano il ruolo ancora centrale del gas e l’assenza di un piano strutturato per abbandonarlo.
Roma è al quattordicesimo posto su quindici città europee per la transizione verso sistemi di riscaldamento senza combustibili fossili. Peggio della Capitale si colloca soltanto Bucarest, mentre Stoccolma, Parigi e Vienna occupano le prime tre posizioni. A pesare sul risultato romano sono la persistente dipendenza dal gas e una pianificazione ancora incompleta.
La graduatoria riguarda le quindici città esaminate, non la totalità dei centri urbani europei, e valuta il percorso di trasformazione del riscaldamento degli edifici.
A Roma il gas resta centrale
Nella Capitale l’elettrificazione del riscaldamento sta avanzando, ma il gas mantiene un ruolo fondamentale. L’analisi rileva l’assenza di un piano strutturato per il suo progressivo abbandono e la necessità di completare un piano termico territoriale, capace di orientare la transizione nelle diverse aree della città.
Le criticità riguardano quindi sia i sistemi attualmente utilizzati sia gli strumenti necessari per modificarli: programmazione, infrastrutture e capacità di attuare gli interventi.
Stoccolma, Parigi e Vienna guidano la classifica
Le città ai vertici si distinguono per pianificazione a lungo termine, investimenti nelle reti di riscaldamento e misure di protezione sociale.
Nelle ultime tre posizioni figurano invece Atene, tredicesima, Roma, quattordicesima, e Bucarest, quindicesima. Questi centri presentano ancora una forte dipendenza dai combustibili fossili, piani incompleti e difficoltà nel tradurre gli obiettivi in interventi concreti.
Il problema emerge anche su scala più ampia: nelle città analizzate, agli impegni climatici non sempre corrisponde un programma coordinato e credibile.
La richiesta: abbandonare il gas entro il 2035
La transizione riguarda anche la spesa energetica delle famiglie e la loro esposizione alle oscillazioni dei prezzi.
Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia, lega il caro bollette e l’instabilità energetica alla dipendenza dai combustibili fossili, sostenendo che questo modello metta sotto pressione tanto il clima quanto la tenuta sociale.
«Per risolvere la crisi che stiamo vivendo, i governi europei devono impegnarsi per una reale transizione energetica, fissando l’abbandono del gas entro il 2035 e investendo in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica», dichiara.
Il 2035 rappresenta dunque l’obiettivo richiesto dall’associazione. La proposta punta ad accompagnare il cambiamento con investimenti e tutele che consentano alle famiglie di partecipare alla transizione.
Ambiente
Caldo record e fiumi ai minimi: l’estate estrema dell’Europa
L’Europa occidentale registra l’estate più calda mai osservata, mentre il continente vive la terza più calda. Stress termico, fiumi ai minimi e ondate di calore marine mettono sotto pressione salute, agricoltura, trasporti ed energia.
L’Europa occidentale ha vissuto l’estate più calda mai registrata, superando il primato del 2003. La temperatura media ha raggiunto 21,7 gradi, 2,5 in più rispetto al periodo 1991-2020. Nello stesso tempo, i fiumi europei hanno registrato le portate estive più basse dall’inizio delle rilevazioni nel 1992, mentre temperature marine eccezionali hanno aggravato un quadro segnato da caldo persistente e scarsità d’acqua.
Il bilancio distingue due dati: il record riguarda l’Europa occidentale, mentre per il continente nel suo complesso quella del 2026 è stata la terza estate più calda mai rilevata.
Un caldo precoce, esteso e persistente
L’eccezionalità della stagione non si misura soltanto nella temperatura media. La prima grande ondata di calore ha interessato ampie zone dell’Europa occidentale già alla fine di maggio, mentre temperature giornaliere da record sono state osservate anche a settembre.
Nel 2026 si sono contati 17 giorni nei quali almeno il 60% dell’Europa occidentale ha superato i 30 gradi: erano stati undici nel 2003 e sette nel 2025.
La durata e l’estensione geografica del caldo hanno aumentato la pressione sulle persone, sugli ecosistemi e sui servizi, riducendo le possibilità di recupero tra un episodio estremo e l’altro.
Stress termico molto forte su oltre metà del continente
Durante l’estate, il 52% del territorio europeo ha sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico classificato come “molto forte” o superiore, corrispondenti a valori dell’indice termico equivalenti a una temperatura percepita di almeno 38 gradi.
Lo stress termico descrive l’effetto dell’ambiente sul corpo umano: non coincide con la sola temperatura dell’aria, ma considera anche fattori come umidità, vento e radiazione solare.
Nell’Europa occidentale, la media dei giorni con stress termico almeno “forte” ha raggiunto quota 41, cinque in più rispetto al 2003. Anche i giorni con condizioni almeno “molto forti”, pari a 13, hanno stabilito un record.
Dal Po al Reno, portate estive senza precedenti
Le condizioni di secco prolungato hanno portato le portate dei fiumi europei al livello estivo più basso della serie dello European Flood Awareness System, iniziata nel 1992.
A luglio e agosto, molti dei principali corsi d’acqua hanno registrato contemporaneamente valori minimi record o vicini ai record. Tra questi Po, Reno, Danubio, Loira, Rodano e Senna.
Le conseguenze hanno interessato la navigazione commerciale e le catene di approvvigionamento, aumentando anche le difficoltà per l’irrigazione, la produzione idroelettrica e il raffreddamento delle centrali nucleari. La scarsità d’acqua ha così coinvolto agricoltura, industria e sicurezza energetica.
Mari più caldi, notti meno fresche sulle coste
Temperature superficiali marine record o prossime ai record sono state osservate lungo gran parte della costa atlantica e nel Mediterraneo occidentale e centrale.
Il riscaldamento è stato accompagnato da ondate di calore marine di intensità da forte a eccezionale: periodi prolungati nei quali l’acqua resta insolitamente calda.
Queste condizioni possono aggravare il disagio nelle zone costiere, limitando il raffreddamento notturno e aumentando l’umidità. Il mare caldo diventa quindi un ulteriore fattore di stress, oltre che una pressione sugli ecosistemi marini.
Rischi che si sommano
Il tratto distintivo dell’estate 2026 è la contemporaneità dei fenomeni: caldo, secco, portate fluviali ridotte e mari insolitamente caldi hanno colpito insieme ampie parti del continente.
Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf, ha sottolineato che le conseguenze sono andate oltre i primati di temperatura, coinvolgendo disponibilità idrica, energia, trasporti, ecosistemi e salute.
Il bilancio mette quindi in evidenza la necessità di preparare territori e infrastrutture a rischi collegati tra loro: una crisi idrica può diventare anche energetica e produttiva, mentre il caldo persistente accresce la vulnerabilità della popolazione.
Ambiente
Vesuvio da vivere, FestAmbiente riparte da mobilità e sentieri
La quinta edizione di FestAmbiente Natura Vesuvio si svolge il 2 e 3 ottobre a Somma Vesuviana. In programma un forum sulla mobilità al Castello d’Alagno, l’incontro con Bruno Arpaia e una giornata dedicata al Monte Somma, al volontariato ambientale e alle produzioni locali.
Collegare meglio i Comuni vesuviani, rendere accessibili i sentieri e tenere insieme tutela dell’ambiente e bisogni quotidiani dei cittadini. Parte da questi obiettivi la quinta edizione di FestAmbiente Natura Vesuvio, in programma il 2 e 3 ottobre a Somma Vesuviana. Due giornate dedicate al futuro dell’area protetta, tra incontri sulla mobilità, letteratura, volontariato ambientale e agricoltura.
La manifestazione è promossa da Legambiente Campania e organizzata con il Circolo Legambiente di Somma Vesuviana, con il patrocinio e il contributo dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e il patrocinio del Comune. Coinvolgerà istituzioni, associazioni, scuole, cittadini e realtà produttive.
Collegamenti e servizi, il Parco nella vita quotidiana
Il primo appuntamento, venerdì 2 ottobre al Castello d’Alagno, sarà il forum “Il Vesuvio da vivere”, dedicato alla mobilità nell’area vesuviana.
Il confronto riguarderà i collegamenti tra i tredici Comuni del Parco e Napoli, le stazioni ferroviarie, le scuole, i luoghi di lavoro e di cura. Spazio anche all’accessibilità dei siti culturali, dei sentieri e delle attività produttive: il tema è ridurre la dipendenza dall’automobile attraverso trasporto ferroviario, intermodalità e servizi per l’ultimo tratto del viaggio.
«La mobilità assume un valore centrale: non riguarda soltanto la fruizione dell’area protetta, ma la vita quotidiana delle persone», sottolinea Raffaele De Luca, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.
Per De Luca, la sfida è far conoscere il patrimonio dell’area nella sua interezza, rafforzando il rapporto con le comunità: «FestAmbiente è un’occasione importante per confrontarci su questi temi e costruire alleanze concrete per la tutela e lo sviluppo sostenibile del Parco Nazionale del Vesuvio e del territorio vesuviano».
Il forum tra istituzioni e Legambiente
Dopo il benvenuto di Giovanni Romano, presidente del Circolo Legambiente di Somma Vesuviana, il programma prevede gli interventi della sindaca Silvia Svanera, della presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato e di Antonio Gallozzi, responsabile del dossier Pendolaria di Legambiente Campania.
Sono annunciati inoltre Mario Casillo, vicepresidente della Regione Campania con delega a Trasporti, Mobilità e Mare; Raffaele De Luca; Gioacchino Madonna, presidente della Comunità del Parco; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, e Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
«Lavorare per la sostenibilità di questo territorio significa prima di tutto garantire diritti essenziali alle comunità locali, a partire da una mobilità pulita ed efficiente, fino alla salvaguardia della biodiversità e dei paesaggi», afferma Francesca Ferro, direttora di Legambiente Campania. L’obiettivo, aggiunge, è costruire un’alleanza tra cittadini, scuole, produttori e istituzioni.
Bruno Arpaia racconta un mondo senza inverno
Venerdì alle 18, FestAmbiente ospiterà lo scrittore Bruno Arpaia, originario di Ottaviano, per la presentazione del romanzo Un mondo senza inverno.
L’incontro affronterà attraverso la letteratura la crisi climatica e le trasformazioni che produce nella società e nei territori. Un tema che si lega agli altri filoni della manifestazione: biodiversità, paesaggio e cura dell’area vesuviana.
Monte Somma, la giornata dedicata al sentiero
Sabato 3 ottobre le attività si sposteranno a Santa Maria a Castello. Alle 9 inizieranno Puliamo il Mondo e l’iniziativa “Il sentiero che non c’è”, dedicate alla cura dell’area e alla conoscenza del percorso verso Punta Nasone, la cima più alta del Monte Somma.
Associazioni, volontari, cittadini, studenti e docenti saranno coinvolti in una mattinata che unisce interventi sui luoghi e approfondimento del loro valore naturalistico, paesaggistico, storico e religioso.
«FestAmbiente rappresenta per Somma Vesuviana un’occasione importante per affermare con forza che il Parco Nazionale del Vesuvio è anche Monte Somma», dichiara la sindaca Silvia Svanera.
Il percorso da Santa Maria a Castello verso Punta Nasone, aggiunge, «è un luogo che appartiene alla storia e all’identità della nostra comunità e che merita attenzione e valorizzazione». Migliorare i collegamenti e la fruizione sostenibile della montagna è, per l’amministrazione, parte di questo impegno.
Agricoltura e paesaggio alla Tenuta Augustea
La giornata di sabato proseguirà alle 12 con una visita alla Tenuta Augustea, dedicata al rapporto tra agricoltura, paesaggio e area protetta.
L’appuntamento porterà l’attenzione sulle produzioni locali e sul ruolo delle attività agricole nella cura del territorio. Un tassello del confronto sul futuro del Parco, nel quale conservazione ambientale, servizi e lavoro delle comunità sono strettamente collegati.


