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Il cactus cocktail dei Giardini di Ravino: il sapore di viaggi lontani

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I Giardini Ravino nascono dalla passione per le piante grasse del Sig, Giuseppe D’Ambra che, girando per il mondo, ha realizzato una delle collezioni di cactus più importante d’Europa. 

Piante che, acclimatandosi perfettamente alla zona ovest dell’isola d’Ischia, hanno ripagato la cura ricevuta negli anni con abbondanza di fiori semi e frutta. 

Proprio tale abbondanza e varietà hanno spinto Luca D’Ambra ad inventare un cocktail (il cocktail cactus) utilizzando frutti dai nomi impronunciabili (il Trichocereus Spachianus per dirne uno), dalle mille forme e colori. La peculiarità di questa bevanda è che il tipo di frutta a disposizione cambia continuamente al ritmo cadenzato delle stagioni, creando quindi una composizione, e di riflesso, un gusto diverso per tutta l’estate. Il giardino è anche ricco di aromatiche desertiche ognuna caratterizzata da un profumo peculiare e che concorrono alla composizione e al sapore donando aroma e freschezza. 

La preparazione è semplice e riprende le vecchie tradizioni di premitura a mano nel mortaio, liberando così le essenze che, unite all’aggiunta di Tequila (distillato di agave, altra pianta succulenta) e alla briosità dell’acqua tonica, creano il Cactus Cocktail: una bevanda originale, frutto di una alchimia che racchiude passione e storia di viaggi lontani. 

Chris D’Ambra

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“Mare d’amare”, il rispetto per il mare in un piatto dello chef Palamaro

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L’universo giovane. Con la parola universo si dà spazio ad un mondo di risposte. Chiunque è stato giovane o lo è ancora. Molti lo saranno ed è soprattutto alle nuove e future generazioni che va il mio pensiero. Nel mio caso lo sono stato e sento di  non rimpiangere nessuna cosa fatta e vissuta.  Sicuro però all’epoca non capivo l’importanza di essere giovane e dei suoi potenziali. Mi sovviene alla mente una frase dettami da un vecchio pescatore, che non ho mai dimenticato e che oggi sento di doverla dire io ai giovani: “quello che tu sei, io ero; quello che tu sarai, io sono. Ascolta il  consiglio di chi ha vissuto prima di te.”  I giovani   sono l’energia viva del cambiamento, dell’evoluzione, di un mondo che si trasforma ma, allo stesso tempo, un mondo che si consuma, che viene  sfruttato e distrutto spesso da un modo superficiale di pensare. Proprio per questo, da qualche anno sto cercando di sensibilizzare le persone e soprattutto i giovani tramite il cibo. 

Il messaggio che mando alle nuove generazioni  è quello di non lasciare per strada,  abbandonare in  mare o in qualsiasi altro posto, i resti delle confezioni del cibo che quotidianamente consumiamo. E’ ormai accertato che  la percentuale maggiore  dell’inquinamento del mondo è dovuta alla mancanza di insegnamento ai giovani su come si gestisce un mozzicone di sigaretta, una busta di una merendina  consumata in un parco o su di una spiaggia facendo il falò con gli amici. Questo significa tramandare un vero rispetto verso il pianeta che può dare risultati diametralmente diversi. E’ giunto il momento di insegnare ai giovani l’etica giusta, che a loro volta dovranno trasmetterla ai loro successori.

 Proprio con il cuore pieno di questo messaggio, ho voluto creare un piatto che raccontasse la storia di un pescatore che, nel recuperare la sua rete, si trovasse, suo malgrado, a raccogliere  plastica e non più i profumi e i frutti del nostro prezioso mare.  Ecco dunque la mia creazione:  “mare d’amare”.

E’ stato realizzato con un finto guanto in lattice riempito di piccoli pescetti e ritrovato dal pescatore nella sua rete.  Dunque mi sento di dire con forza: “amate il mondo come amate voi stessi ed il mondo potrà migliorare”.       

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Mariaceleste, top manager del Gruppo Alilauro: così voglio innovare nel solco della tradizione

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Mariaceleste Lauro, 26 anni, Ceo del Gruppo Alilauro Spa. È  stata indicata dal magazine Forbes tra i 100 top manager d’Italia. L’impegno più importante assunto? Vuole innovare  l’azienda di famiglia senza dimenticare la tradizione, punta a renderla tra le compagnie di navigazione tecnologicamente più all’avanguardia d’Europa. Siamo in un periodo di profondi cambiamenti storici, economici e sociali. Siamo in un’era di grandi trasformazioni e la giovanissima top manager ischitana non vuole perdere nessuno degli appuntamenti con il futuro.  L’abbiamo incontrata e abbiamo provato a capire come affronta le sfide del lavoro come giovane, donna, madre e manager. Quattro ruoli da recitare nessuno dei quali è facile in un Paese come l’Italia.

Lei è il nuovo volto del gruppo Lauro. Ci può spiegare il suo percorso professionale in azienda? Com’è diventata Ceo?

Lo dico spesso: le nostre storie valgono. Ed è il nostro percorso di vita a definire chi siamo: dobbiamo proteggerle. Ogni esperienza, ogni situazione lavorativa, ogni singolo stage, ogni incontro, persino ogni fallimento ci forma. Perché quando non sappiamo fare nulla, dobbiamo fare tutto. Comprendere le dinamiche lavorative è fondamentale. Anche per questo è giusto iniziare dai lavori considerati più umili e poco richiesti. Soltanto così puoi capire realmente quale possa essere la tua strada. E con me è accaduto esattamente così: ho iniziato giovanissima su una banchina, tra le hostess, senza corsie preferenziali. Ho voluto rimboccarmi le maniche, con umiltà, dialogando in modo genuino con tutti i collaboratori e i membri dell’equipaggio, uno per uno, al loro pari. E così ho capito che non esistono lavori migliori di altri. Ogni mansione è fondamentale per il corretto funzionamento delle aziende. Lavorare sodo è fondamentale, sporcarsi le mani è il miglior modo per partire, comprendere i processi di una realtà aziendale, mettersi nei panni di tutti. E provare a migliorare lo status quo. Abbiamo formato squadre, ed insieme a questo percorso di cambiamento abbiamo compreso che fosse indispensabile un customer service, per tendere una mano alla clientela del gruppo. Abbiamo iniziato a capire che potesse essere importante immaginare un punto di riferimento nei vari porti, e così a Napoli è nato il nostro hub. Ho un cognome da cui derivano grandi responsabilità ma ho voluto attraversare tutti gli step necessari, e oggi questa è la mia forza, soprattutto nel rapporto con i collaboratori.

È stata costretta a rinunciare a qualcosa della sua vita per diventare manager o ha vissuto pienamente come donna, mamma e lavoratrice?
Ognuno di noi quando intraprende un percorso compie delle scelte. E non sono mai scelte definitive. Si può tornare indietro, riannodare il nastro, cambiare strada. Io ho scelto di portare avanti un sogno, il mio sogno, il sogno di mio nonno Agostino e di mio padre Salvatore. Con sacrificio e passione. Ho rinunciato a molto – penso in particolare alla spensieratezza dei vent’anni e a cosa ha significato bruciare le tappe – ma così ho avuto la fortuna di comprendere alcune dinamiche prima del tempo, prima dei miei coetanei. La cosa fondamentale è svegliarsi tutti i giorni ed essere convinti che quello che si sta facendo sia la cosa giusta. Da qualche anno condivido con mia sorella Mariasole la governance. È stimolante crescere insieme a tutti i membri della squadra. Siamo giovanissime, ma infinitamente fiere e grate di come l’azienda si stia trasformando. Abbiamo affrontato molte difficoltà soprattutto nell’ultimo periodo, ma abbiamo compreso che a volte non è ciò che vinci, ma ciò che proteggi che è la cosa più importante.

Lei è anche una giovane mamma, quanti sacrifici ha dovuto sopportare per coniugare un ruolo così assorbente di genitore con quello di manager di un’azienda?

Generare, crescere ed educare un figlio sono eventi che rivoluzionano letteralmente la vita di una persona, mettendola di fronte a responsabilità, impegni, aspettative, illusioni e delusioni, rinunce e scelte, in un continuo processo di adattamento e accomodamento reciproco. Essere madre ti mette in costante discussione: sarà mia figlia a dire se sono stata una splendida madre. Questo percorso richiede un equilibrio non comune, soprattutto in un Paese come l’Italia, che non agevola il percorso di chi non rinuncia a una delle due opzioni, tra carriera e maternità. Ecco, questa è una delle mie sfide: fare in modo che nell’impresa di domani le donne riescano a portare avanti con serenità ed equilibrio le loro aspettative di donne e mamme senza dover fare i salti mortali per diventare mamme. Io oggi sono una mamma orgogliosa, ma anche una donna appassionata del proprio lavoro, una sorella, una figlia: non accetto le etichette, non rifuggo le responsabilità. Questo vorrei che comprendesse mia figlia: forse non avrà avuto una mamma onnipresente, ma ha una mamma felice, che non rinuncia ai propri sogni, e che ama raccontarle del suo lavoro, della sua passione e della storia della nostra famiglia che ogni giorno continuano a scrivere. Vorrei che sapesse che è molto difficile, ma abbiamo a disposizione tutti gli ostacoli del mondo per dimostrare che sia anche possibile. 

Quali sono state le prime soddisfazioni e i primi risultati che ha conseguito una volta raggiunto il vertice dell’azienda?

Nessun dubbio: vedere tanti giovani ai vertici, abbassare sensibilmente l’età media dell’organico, assottigliare il ‘gender gap’ fino ad annullarlo. Abbiamo assunto il più giovane comandante d’armamento nel golfo di Napoli, abbiamo avuto il coraggio di favorire un ricambio generazionale veloce. Dando le opportunità a tanti giovani talenti. Questo è stato illuminante e fortificante. Le cose possono davvero cambiare. Con il tempo, e con le persone giuste, ogni cosa si trasforma, anche un’azienda storica come la nostra. Chi non evolve, scompare. La verità è che le aziende sono processi imperfetti, fatte di persone imperfette: bisogna partire dal presupposto che la perfezione è irraggiungibile. Ma bisogna tendere al meglio, tutti i giorni, e farlo insieme. Per quello ricerchiamo da sempre talenti imperfetti per un’azienda imperfetta. L’inclusione è un atto di civiltà. E cerchiamo di farlo da sempre. Quest’anno assumeremo un ragazzo con la sindrome di down tramite il Progetto Più, ideato da una mia collega, Carla Recupito, che permetterà ai ragazzi di introdursi in modo del tutto naturale nel mondo del lavoro.

Ecosostenibilità, qual è la sua visione in merito? Quali sono i progetti futuri ai quali la sua azienda sta lavorando?

Abbiamo iniziato a investire con convinzione nell’ecosostenibilità già da diversi anni, provvedendo al refitting della flotta: oggi le nostre navi hanno meno emissioni e disturbano meno gli ecosistemi. Puntiamo da sempre sui “corridoi blu” che sono la scelta più veloce ed ecologica da sempre. Il settore marittimo produce il 3% di emissioni globali. Gli armatori da tempo stanno cercando soluzioni che permettano di abbandonare i combustibili fossili, per passare a combustibili alternativi. Stiamo studiando le energie verdi, dall’elettrico all’idrogeno, certi che nuove pagine siano dietro l’angolo e ci consentano presto di navigare da e per le isole senza alcun impatto per l’ambiente. Soluzioni che potrebbero variare tra navi da crociera, RORo pax e Unità veloci. È pur vero però, che attualmente non esistono soluzioni immediate. La vera sfida infatti non si giocherà sulle navi ma sui porti e le infrastrutture. Siamo stati apripista, in questo, e non intendiamo fermarci. Anche se La sostenibilità va intesa a 360 gradi. Parliamo poco di Sostenibilità etica, morale ed economica. E, in quanto imprenditori, abbiamo il dovere morale di procedere in tal senso. Educare i clienti al cambiamento, è anche una nostra responsabilità. Ognuno di noi è fondamentale per questa nuova rivoluzione.

Cosa pensa si possa migliorare nei trasporti marittimi in genere ed in particolare da e per Ischia e le isole del golfo?

Deve cambiare tanto, non lo nego. Ma partendo da un presupposto: al mare bisogna portare rispetto. Va alimentata, tramandata e insegnata la cultura del mare. Soprattutto su un isola. Come? Anzitutto non equiparando i trasporti marittimi a quelli terrestri: sono universi differenti, con regolamentazioni differenti. Gli aliscafi non sono tram o funicolari. Non tutti hanno chiaro questo distinguo. Quello in cui stiamo investendo e su cui puntiamo da qualche anno é l’accoglienza in quanto nuova esperienza: dopo la palazzina di Napoli, creeremo una sala d’attesa confortevole a Ischia. Le persone ricercano l’unicità e le emozioni che si porteranno una volta tornati a casa. Noi puntiamo sulla nostra storia che ci rende unici. Sulla cultura del servizio che stiamo cercando di ampliare a 360 gradi. Aggiungeremo servizi al viaggio, che consideriamo sempre un’esperienza. C’è tanto da lavorare, ma siamo in un momento unico. Abbiamo la possibilità di rivoluzionare per sempre il concetto del viaggio. E abbiamo in serbo sorprese straordinarie.

È ottimista quest’anno sul ritorno dei turisti ?

Le previsioni sono ottime, si annunciano numeri – in termini di flussi turistici – persino superiori al 2019, considerato un anno straordinario. La gente ha voglia di viaggiare, dopo aver superato la complessa pagina della pandemia e ne abbiamo avuto contezza già dall’ultima fase della primavera. Quel che possiamo dire è che si viaggerà sempre più per leisure che per lavoro. La nostra sfida è quella di far trovare al viaggiatore le condizioni ideali per farlo nel modo più efficiente e confortevole possibile, vincendo così anche la sfida della concorrenza, che nell’era del turismo globale è sempre più agguerrita.

Ultima domanda: uno sguardo al lavoro giovanile. In base alla sua esperienza di vita e professionale, cosa si sente di consigliare a chi si sta affacciando proprio ora al mondo del lavoro?

Non è semplice dare consigli: ognuno di noi è differente. I nostri vissuti, le nostre storie fanno di noi persone animate da obiettivi e stimoli diversi. Quel che posso dire è che le passioni e i sogni vanno assecondati, senza se e senza ma. Tenacia e passione: mai accontentarsi. Evolversi nella ricerca di un equilibrio complesso, quasi irraggiungibile. Ma farlo ci rende vivi. E mai arrendersi. E per farlo bisogna avere coraggio. Non abbiate paura di essere ciò che siete.

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La vita che nasce, cresce e vola via sulle falesia dell’isola d’Ischia

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La costa dell’isola d’Ischia è caratterizzata da numerose falesie, che nel periodo primaverile diventano la casa di numerose specie animali che ivi si riproducono; io lo reputo uno dei spettacoli più affascinanti che la natura possa offrire, ma per poterne fruire bisogna agire con la massima cautela per evitare il minimo disturbo ai genitori, che sentendosi minacciati potrebbero abbandonare la cova o i pulli (se già nati), con effetti negativi irreversibili sulla riuscita della nidificazione stessa.

Sono anni ormai che inizio a recarmi sulla mia falesia preferita a Forio, nei pressi di Zaro, agli inizi di aprile. L’avvicinamento ai siti di nidificazione è graduale per evitare di essere avvertito come una minaccia e, dopo un periodo iniziale di appostamenti, raggiungo un punto dal quale poter riuscire a fotografare da una distanza di sicurezza per la tranquillità delle famiglie, grazie all’attrezzatura che ho e che mi permette di lavorare a lunghezze focali attorno ai 2 metri (equivalenti full frame).

Le falesie di Forio sono l’habitat ideale per il gabbiano reale, il falco pellegrino, il passero solitario e tante altre specie (che non tratterò in questo reportage), oltre a costituire la meta estiva dei marangoni dal ciuffo, che ogni anno, nel periodo a cavallo tra maggio e giugno vengono a Forio in dispersione giovanile, lasciando gli originari siti di nidificazione, restando sulla costa foriana per circa 6 mesi, fino all’arrivo di una specie a loro simile (a un occhio non allenato possono sembrare uguali), ovvero il cormorano, che torna a Ischia in autunno dal Nord Europa per svernarvi. Questo avvicendamento stagionale testimonia la notevole biodiversità dell’isola che per questo vede una presenza costante in tutto l’arco dell’anno sul territorio di uccelli appartenenti alla famiglia dei phalacrocoracidi.

Osservare il gabbiano reale che nidifica sulle falesie fa capire come questa specie abbia avuto un successo riproduttivo così importante tanto da dominare ormai con la sua massiccia presenza tutto il territorio costiero italiano. I nidi sono ogni anno scelti nei medesimi posti e dalle medesime coppie a distanza minima gli uni dagli altri, in questo modo i genitori possono costantemente controllare e difendere i pulcini da eventuali predatori oltre che avere nelle immediate vicinanze un territorio di caccia tra i più fruttuosi. In caso di pericolo la colonia di gabbiani reali si coalizza attaccando chiunque, predatore o persona, possa trovarsi troppo vicino ai nidi e quindi rappresentare una minaccia per i pulcini.  

Una presenza importantissima è costituita dal falco pellegrino; questo rapace è il predatore più veloce del mondo, capace di raggiungere velocità superiori ai 300 km/h, grazie alle quali, uccide le prede piombando in picchiata e all’improvviso su di esse. Quest’anno purtroppo sono riuscito a scattare meno foto del solito a questa specie, ma purtroppo la fortuna non gira sempre allo stesso modo, e con la fotografia naturalistica fare lo scatto che si desidera fare capita una volta su dieci.

Ultima specie sulla quale ho focalizzato la mia attenzione è stata il passero solitario, protagonista della famosa poesia omonima di Giacomo Leopardi e che nidifica tra gli anfratti delle rocce. Ogni anno nel periodo di nidificazione il maschio svolazza incessantemente lungo la falesia in cerca di cibo da portare ai giovanotti che lo reclamano incessantemente. 

Come sempre da questo mese di osservazioni traggo delle conclusioni, e quest’anno che stiamo uscendo da un lungo periodo di pandemia, per la ripresa delle varie attività prenderei come modello organizzativo quello offerto dalla colonia dei gabbiani reali, che grazie alla loro organizzazione in gruppo sono riusciti a colonizzare tutte le zone costiere italiane e sono in continua espansione anche in altri tipi di habitat. La natura non è solo bella ma in molti casi secondo me può insegnare tanto anche a noi umani. 

Michelangelo Ambrosini   

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