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Cronache

Il boss Messina Denaro ripreso al supermercato mentre fa la spesa

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La banalità del male sta tutta nelle immagini catturate dalla telecamera di sorveglianza di un supermercato di Campobello di Mazara (Tp). Matteo Messina Denaro, stragista di Cosa nostra, col carrello, come un comune cittadino, gira tra scaffali di alimenti e detersivi. L’occhio di sorveglianza del negozio lo riprende solo qualche giorno prima della cattura che ha messo fine a una latitanza durata 30 anni. Per gli investigatori è un riscontro importante del fatto che il padrino di Castelvetrano vivesse stabilmente nell’appartamento di vicolo San Vito che per lui aveva acquistato il geometra Andrea Bonafede, l’uomo che gli aveva prestato l’identità.

Nell’ultimo covo del padrino, infatti, è stato trovato un sacchetto dello stesso negozio e uno scontrino di 26 euro, prova che il boss aveva fatto compere fino a pochi giorni prima dell’arresto. Una frequentazione fissa, quella del supermercato Punto Coop di viale Risorgimento a Campobello, confermata anche da un dipendente e dalle immagini riprese dal sistema di sorveglianza satellitare che ha consentito agli inquirenti, una volta risaliti all’auto del boss, di monitorare le mosse del padrino e vederlo rientrare a casa con le buste del negozio. Intanto si allunga la lista dei fiancheggiatori del boss finiti sotto indagine.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti Vincenzo e Antonio Luppino, figli di Giovanni, l’incensurato che ha accompagnato il capomafia alla clinica Maddalena, dove entrambi, lunedì, sono stati arrestati. E proprio la responsabile legale della struttura sanitaria Alessia Randazzo, con un lungo post su Fb, oggi ha replicato a “volgarità, insinuazioni e illazioni” sulla clinica lanciando anche un appello al boss: ti resta poco da vivere, adesso parla. Sul fronte investigativo prosegue senza sosta l’attività degli inquirenti che da giorni, attraverso l’uso del georadar, controllano case di favoreggiatori, l’immobile in cui il capomafia abitava, il vecchio covo di via San Giovanni e la stanza segreta scoperta la scorsa settimana nell’appartamento di una vecchia conoscenza del capomafia: Errico Risalvato, fratello di uno dei fedelissimi del capomafia, già condannato. Ieri in cella, con l’accusa di associazione mafiosa, è finito il geometra Bonafede.

Per il gip, che ha accolto la richiesta di misura cautelare del procuratore Maurizio de Lucia, dell’aggiunto Paolo Guido e del pm Piero Padova, Bonafede sarebbe un uomo d’onore riservato, un uomo, cioè, estraneo al giro stretto del boss utile proprio per allontanare i sospetti degli investigatori. Secondo gli inquirenti, Bonafede avrebbe ceduto al capomafia il proprio documento di identità affinché potesse metterci la sua fotografia. Il documento è stato utilizzato da Messina Denaro per accedere sotto falso nome alle cure del servizio sanitario nazionale almeno a partire dal 13 novembre 2020, quando fu operato all’ospedale di Mazara del Vallo. Il geometra ha inoltre consentito al boss di attivare una carta bancomat che il capo di Cosa nostra trapanese ha utilizzato per sostenere le spese necessarie per il sostentamento durante la latitanza e ha acquistato, per conto del padrino, un appartamento in vicolo San Vito con 20mila euro in contanti che Messina Denaro gli ha dato. Inoltre, sempre grazie al suo uomo d’onore riservato, il capomafia ha potuto disporre di una Fiat 500 e poi di una Giulietta con cui muoversi indisturbato. Entrambe le auto – i documenti sono stati trovarti nel covo del boss – sono state intestate formalmente alla madre disabile 87enne del geometra. E, ne è certo il gip, se Messina Denaro non si fosse fidato di lui ciecamente proprio in quanto uomo d’onore, mai avrebbe affidato a lui la sua vita.

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Cronache

Documenti medici ricostruiranno latitanza di Messina Denaro

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I documenti sanitari trovati nell’ultimo covo del boss Matteo Messina Denaro stanno aiutando gli investigatori a ricostruire almeno gli ultimi periodi della sua lunghissima latitanza. Nell’appartamento di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara, sono stati scoperti decine di referti, fatture e prescrizioni relative a diverse patologie, anche oculistiche, che risalgono a prima del 2020, anno in cui con certezza il boss si è trasferito nel centro del trapanese e si è fatto operare di cancro al colon nell’ospedale di Mazara del Vallo. I documenti sono stati rilasciati da diversi professionisti tra i quali alcuni di Marsala e Trapani. Ai medici il boss lasciava il numero di cellulare come contatto.

E proprio “seguendo” i telefonini i magistrati stanno cercando di ricostruire mosse e rapporti del capomafia. Si tratterebbe di sim diverse da quelle trovate nel covo di Campobello: le celle telefoniche agganciate guideranno gli investigatori ai luoghi frequentati da Messina Denaro, i tabulati saranno utili a ricostruire la sua rete di contatti. Dopo l’arresto del medico Alfonso Tumbarello per concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico proseguono, intanto, le indagini per risalire al professionista che per primo ha diagnosticato al boss il tumore. “Le indagini in corso, certamente ancora nella loro fase iniziale tesa a ricostruire nell’immediatezza la rete dei soggetti più vicini al latitante nella località ove questi nell’ultimo periodo ha abitato, non hanno consentito di acquisire ancora agli atti elementi che comprovino con sicurezza che Tumbarello abbia direttamente diagnosticato la grave patologia di cui Messina Denaro è risultato essere affetto”, ha scritto il gip che, ieri, ha disposto il carcere per il professionista.

Di certo, secondo gli inquirenti, “Tumbarello ha prestato la propria attività professionale, quanto meno, prescrivendo gli esami e le analisi propedeutiche all’intervento chirurgico poi effettuato da Messina Denaro il 13 novembre 2020 presso l’ospedale di Mazara del Vallo, redigendo e sottoscrivendo personalmente la scheda di accesso in ospedale e la relativa prescrizione di ricovero chirurgia generale” in tutto il percorso terapeutico “inframezzato dall’ulteriore intervento chirurgico” subito il 4 maggio 2021 alla clinica La Maddalena di Palermo, fino al giorno dell’arresto. Due anni di terapie, dunque, oltre 100 prescrizioni tutte intestate al geometra Andrea Bonafede, assistito del medico che godeva di perfetta salute e che il professionista, come ha riferito la sua segretaria, non aveva mai ricevuto allo studio. Secondo il gip, insomma, Tumbarello era ben consapevole di prestare la sua attività professionale in favore di un paziente diverso da Bonafede. “E non si vede quale altra ragione possa esservi nell’utilizzare una falsa identità in un percorso terapeutico per una patologia di tale gravità se non quella di assicurare al suo effettivo e reale beneficiario, Messina Denaro, di accedere alle cure sanitarie nonostante il suo notorio stato di latitanza perdurante da decenni”, ha concluso il giudice.

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Disabile ucciso per errore, annullato ergastolo per sicario

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La Corte di Cassazione (prima sezione penale) ha annullato la sentenza di condanna all’ergasolo – limitatamente alla aggravante della recidiva – ordinando un nuovo giudizio (da svolgersi presso altra sezione della Corte di Assise di appello) per Davide Francescone, componente del commando che il 6 novembre 2004, a Scampia, si rese protagonista del raid in cui venne ucciso Antonio Landieri, vittima innocente della camorra. In quell’agguato rimasero feriti alle gambe cinque suoi amici: Antonio Mangiacapra, Salvatore Engheben, Mauro Mangiacapra, Vincenzo Trombetta e Giovanni De Rosa, scambiati dai killer della camorra per pusher rivali.

I giudici di secondo grado dovranno rideterminare la pena per Francescone, che è stato difeso davanti alla Suprema Corte dagli avvocati Dario Vannetiello e Luigi Senese. Antonio Landieri, nato nel quartiere napoletano di Scampia, a causa di complicazioni dovute al parto era stato colpito da una paralisi che gli impediva la deambulazione. Venne raggiunto quel giorno da due proiettili alla schiena, in un agguato scattato nel rione Sette Palazzi, durante la prima faida di Scampia. Lui e i suoi cinque amici furono scambiati per un gruppo di spacciatori del rione. I suoi compagni furono tutti feriti alle gambe, mentre Landieri, proprio a causa delle sue difficoltà motorie, fu l’unico a non poter scappare e per questo raggiunto e ucciso dai sicari. A spiegare il movente della spedizione armata terminata in tragedia furono numerosi collaboratori di giustizia tra cui l’esecutore materiale Gennaro Notturno.

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Ischia, vasto incendio sul ‘montagnone’, tra Porto e Casamicciola

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Un grande incendio visibile da molte zone di Ischia è divampato in un’area boschiva tra Ischia e Casamicciola, sul ‘montagnone’. Le fiamme sono alimentate dal forte vento e questo rende più difficile il lavoro dei vigili del fuoco. Sul posto anche i vigili urbani e le forze dell’ordine. Per il momento non sono interessate le abitazioni che sono nei pressi.

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