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Il 4 febbraio è la Giornata mondiale contro il cancro, nel 2018 questo male ha ucciso quasi 10milioni di persone. Ma non è “incurabile” se…

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Diciotto milioni di persone, nel mondo, hanno ricevuto una diagnosi di cancro nel 2018. E 9,6 sono morte a causa di questa malattia. Circa 26.000 morti ogni giorno. A differenza del passato, però, oggi sappiamo anche che nel 30% dei casi si può prevenire il rischio di ammalarsi, grazie a un’alimentazione e stili di vita sani. Punta su questo la Giornata Mondiale Contro il Cancro (World Cancer Day) che si celebra il 4 febbraio all’insegna dello slogan “I am, I Will”, “Io sono e sarò”. Promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la campagna invita i cittadini a impegnarsi in prima persona nella battaglia. Solo in Italia nell’ultimo anno sono stati diagnosticati oltre 373 mila nuovi casi di tumore, più di mille al giorno. Un numero in crescita, come in crescita sono anche le possibilità di sopravvivere alla malattia, grazie a diagnosi sempre più precoci e di trattamenti sempre più efficaci e personalizzati. In particolare, ricorda l’Airc, Associazione Italiana per la ricerca contro il cancro, “l’Italia è un’eccellenza nell’ambito della ricerca oncologica anche a livello internazionale: non è un caso che nel nostro Paese si guarisca di più che nel resto d’Europa”. In Italia, infatti, sono oltre 3,3 milioni le persone che hanno avuto una diagnosi di tumore e in molti casi hanno un’aspettativa di vita simile a quella di chi non si è mai ammalato. Risultato a cui contribuiscono i cittadini, con donazioni a favore della ricerca (mandando un sms al 45521 o chiamando da telefono fisso), ma anche le aziende. L’ultima a raccogliere la sfida è stata Ticketmaster, che, grazie a una partnership con Airc, destinerà alla ricerca in oncologia, una parte dell’incasso dei biglietti per eventi e concerti venduti nella settimana dal 4 al 10 febbraio.

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Successo del #PecorinoDay: Coldiretti è vicino ai pastori con Campagna Amica in un momento difficile. Degustazioni e assaggi

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Un abbraccio caloroso da parte dei napoletani al lavoro dei pastori al primo “Pecorino Day”, organizzato da Coldiretti in tutta Italia con appuntamenti speciali nei mercati degli allevatori e degli agricoltori. A Napoli le degustazioni guidate e gli assaggi gratuiti di formaggi, latte e altri derivati hanno visto protagonista il mercato settimanale di Campagna Amica ai Colli Aminei. I cittadini partenopei hanno fatto sentire la loro vicinanza a chi porta avanti un antico mestiere, che rischia di estinguersi con conseguenze economiche, sociali e ambientali.

Negli ultimi dieci anni in Italia è scomparso un milione di pecore. La crisi in atto rischia di decimare irrimediabilmente gli allevamenti sopravvissuti che svolgono un ruolo insostituibile per l’economia, il turismo, l’ambiente e la stabilità sociale del territorio. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del Pecorino Day per sostenere i pastori ed il loro lavoro in un momento di grande difficoltà. Nel capoluogo della Campania l’appuntamento ha visto anche la presenza di Veronica Barbati, la giovane imprenditrice agricola irpina neoeletta leader nazionale di Coldiretti Giovani Impresa.

Ai consumatori sono stati offerti in degustazione i formaggi di pecora più diffusi ed antichi della Campania: il pecorino del Matese, il pecorino Conciato Romano – il più antico pecorino, risalente probabilmente al IV secolo a.C., che è anche Sigillo Campagna Amica – il Bagnolese, prodotto esclusivamente con il latte della pecora “Bagnolese”, tipico dell’area dei monti Picentini (in particolare della zona che circonda il pianoro del lago Laceno, ad una altitudine superiore ai 1000 metri sul livello del mare) e della fascia collinare e montana del Salernitano, lungo le pendici del Monte Marzano; il Laticauda Sannita, prodotto con solo latte di pecora di razza Laticauda nel territorio di allevamento di questo ovino, cioè nei comuni montani e collinari delle province di Avellino, Benevento e Caserta; il Pecorino Carmasciano, la cui produzione comprende i comuni irpini di Guardia dei Lombardi e Rocca San Felice (Carmasciano è una contrada a cavallo di questi due comuni), Torella dei Lombardi, Sant’Angelo dei Lombardi, Morra de Sanctis e Frigento.

Nel Sud l’allevamento ovino è fortemente legato al territorio e alla storia del Mezzogiorno. Nel 1447 Alfonso I di Aragona, re di Napoli, continuando l’operato di Federico II di Svevia che già nel 1200 aveva istituito la “Dogana della Mena delle Pecore”, riprese ed ampliò l’attività di allevamento “transumante” delle pecore, organizzandola sul modello dell’analoga “Mesta” spagnola e istituendo i Regi Tratturi, una rete viaria di circa 3.000 chilometri. La transumanza consisteva nello spostamento stagionale, durante il quale transitavano nel ‘600 e nel ‘700 circa tre milioni di capi di bestiame, rappresentando una florida economia grazie alla vendita delle pelli, dei formaggi e della lana.

Sostenere con i propri acquisti la produzione nazionale di pecorino significa – afferma la Coldiretti – aiutare il proprio territorio e contrastare anche l’abbandono delle aree più difficili dove i pastori svolgono un ruolo insostituibile di presidio. Secondo una recente indagine Doxa – riferisce la Coldiretti – più di un italiano su dieci (12%) inserisce il pecorino nella lista dei formaggi preferiti ed è immancabile in molti primi piatti storici. In Campania tra i piatti simbolo della tradizione culinaria che utilizzano questo formaggio c’è lo “scarpariello napoletano”, inventato dagli scarpari (calzolai) che si facevano pagare in natura, anche con i gustosi pecorini che arrivavano dall’Appennino campano.

La pastorizia – continua la Coldiretti – è un mestiere ricco di tradizione molto duro che costringe ogni giorno alla sveglia alle 5 del mattino per la prima mungitura che sarà ripetuta nel pomeriggio per ottenere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene sottopagato. Un impegno di elevato valore ambientale poiché – conclude la Coldiretti – si tratta di un’attività che è concentrata nelle zone svantaggiate e che garantisce la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio. Un patrimonio che gli agricoltori di Campagna Amica sono impegnati a difendere con “I sigilli”, prodotti e animali della biodiversità agricola italiana che nel corso dei decenni sono stati strappati all’estinzione o indissolubilmente legati a territori specifici.

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Giuseppe D’Errico, lo chef stellato di Succivo che spopola in Svizzera con i sapori della cucina napoletana

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Giuseppe D’Errico ha 32 anni ed una stella Michelin. L’ha appena conquistata alla guida della cucina di Ornellaia, ristorante italiano a Zurigo vicino alla Bahnhofstrasse, una delle vie più lussuose ed esclusive del mondo, precisamente in Sankt Annagasse 2. Giuseppe ha vissuto la sua infanzia a Succivo, nel Casertano. Ed è lì che è nata la passione per la cucina poi confluiti negli studi all’Alma di Colorno sotto la guida di Gualtiero Marchesi ed a Roanne, in Francia, con lo chef Michel Troisgros. “Porto in tavola la tradizione italiana, soprattutto quella legata alle mie origini risaltando i prodotti della mia terra”, questo il ‘segreto’ di Giuseppe D’Errico che svela nell’intervista a juorno.it 

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Un angolo di Bolgheri in Svizzera, a Zurigo il ristorante Ornellaia ottiene la prima Stella Michelin con lo chef D’Errico 10 mesi dopo l’apertura

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Vino eccellente, ristorazione di grandissima livello. Due parole che si fondo in un concetto filosofico: enogastronomia. Per  Ornellaia sono sempre vittorie e riconoscimenti. L’azienda di proprietà del gruppo Frescobaldi ha infatti ottenuto la sua prima stella Michelin per il ristorante aperto a Zurigo, vicino alla Bahnhofstrasse, in collaborazione con il suo importatore Bindella. Nella cucina del ristorante elvetico opera lo chef Giuseppe D’Errico (nella foto in evidenza), formatosi all’Alma di Colorno e poi passato per cinque anni da Maison Troisgros a Roanne, in Francia, agli ordini di Michel Troisgros. “La mia è una cucina legata alla semplicità, al gusto e alla tradizione, Michel Troisgros mi ha insegnato quali sono i valori di un piatto: “Il Bello, il Buono, il Semplice”. Per farlo attingo a diverse fonti di ispirazione: le persone che incontro, il rispetto delle materie prime, la tradizione legata alle mie origini, il gusto dei frutti della terra. Mi avvicino al cibo, come al vino, con enorme rispetto e interesse. Ornellaia ha un forte legame con la terra da cui nasce, col suo territorio, che è splendido, raffinato e armonioso, questo il punto di partenza anche dei miei piatti”, ha detto Giuseppe D’Errico, originario di Sant’Arpino/Sant’Antimo, tra Napoli e Caserta.

Intanto, a Milano, è stata presentata l’undicesima edizione di Ornellaia Vendemmia d’Artista, con l’artista americana di origine iraniana Shirin Neshat, chiamata a interpretare il carattere dell’annata 2016 ribattezzata La Tensione. Neshat ha realizzato un’opera appositamente pensata per la tenuta, ha personalizzato una serie limitata di 111 bottiglie di grande formato e disegnato un’etichetta speciale che, in un unico esemplare, sarà presente in ogni cassa di Ornellaia da 6 bottiglie.

Continuano intanto le donazioni dell’azienda di Bolgheri (Livorno) per il restauro del patrimonio artistico internazionale. “Siamo riusciti a devolvere nelle prime dieci edizioni più di 2 milioni di euro in tutto il mondo, solo una piccola goccia nel mare, e ora vorremmo crescere ancora”, ha affermato il ceo di Ornellaia e di Frescobaldi, Giovanni Geddes da Filicaja. “È un grande piacere legare il progetto vendemmia d’Artista ad una collaborazione a lungo termine con una istituzione nel mondo dell’arte quale il Guggenheim Museum”.

 

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