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Politica

Il 17 giugno sarà la Giornata delle vittime degli errori giudiziari: primo sì della Camera nel nome di Enzo Tortora

La Camera approva l’istituzione della Giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari, da celebrare il 17 giugno, anniversario dell’arresto di Enzo Tortora. Favorevoli maggioranza, Italia Viva e +Europa; astenuti Pd, M5S e Avs. Ora il testo passa al Senato.

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La Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che istituisce il 17 giugno come Giornata nazionale in memoria delle vittime degli errori giudiziari. Una data simbolica, scelta per ricordare l’arresto di Enzo Tortora, avvenuto proprio il 17 giugno 1983 e diventato uno dei casi più drammatici e conosciuti di malagiustizia italiana.

Il provvedimento ha ottenuto 178 voti favorevoli. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si sono astenuti, mentre Italia Viva e +Europa hanno votato a favore insieme alla maggioranza. Il testo dovrà ora passare all’esame del Senato, previsto dopo la pausa estiva.

Il calvario giudiziario di Enzo Tortora

Giornalista e popolarissimo conduttore televisivo, Tortora venne arrestato con l’accusa di associazione camorristica e traffico di stupefacenti, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che si rivelarono successivamente false.

Dopo una condanna in primo grado, fu assolto in appello con formula piena. La Cassazione rese definitiva l’assoluzione nel 1987. Tortora morì l’anno successivo, a 59 anni, dopo essere diventato il simbolo delle conseguenze devastanti che un errore giudiziario può produrre sulla vita di una persona e della sua famiglia.

La proposta presentata da Davide Faraone

La proposta porta la prima firma del deputato di Italia Viva Davide Faraone, insieme a Maria Elena Boschi e Roberto Giachetti. Il testo originario prevedeva l’istituzione di una giornata esplicitamente intitolata a Enzo Tortora; nel corso dell’iter parlamentare la denominazione è stata modificata, mantenendo però la data del suo arresto.

La ricorrenza avrà lo scopo di promuovere iniziative pubbliche, culturali e scolastiche dedicate alla conoscenza degli errori giudiziari, delle ingiuste detenzioni e degli strumenti predisposti dall’ordinamento per prevenirli e ripararne le conseguenze.

La maggioranza: «La malagiustizia distrugge le vite»

Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha ricordato che dal 1992 quasi 950 persone innocenti ogni anno sarebbero state private della libertà, sottolineando le conseguenze subite anche dalle loro famiglie.

Per il deputato di Forza Italia Enrico Costa, l’istituzione della giornata rappresenta il riconoscimento di un problema reale: «La malagiustizia esiste e rovina la vita delle persone». Costa ha giudicato negativamente l’astensione delle principali forze del centrosinistra.

Le opposizioni spiegano l’astensione

Il Partito democratico ha dichiarato di condividere i principi ispiratori della proposta, contestando però il metodo seguito per portare il testo al voto.

La deputata dem Rachele Scarpa ha criticato l’approdo in Aula senza il mandato al relatore, senza l’esame degli emendamenti e senza un confronto completo in commissione. Per queste ragioni Pd, M5S e Avs hanno scelto l’astensione, mentre Italia Viva e +Europa hanno sostenuto il provvedimento.

Il passaggio decisivo al Senato

L’approvazione della Camera rappresenta soltanto il primo passaggio dell’iter legislativo. Perché la giornata venga istituita definitivamente sarà necessario il voto conforme del Senato.

La scelta del 17 giugno consegna comunque alla memoria pubblica il nome e la vicenda di Enzo Tortora: non soltanto il volto di uno dei più amati programmi della televisione italiana, ma il simbolo di una giustizia che può sbagliare e del dovere delle istituzioni di riconoscere, prevenire e riparare i propri errori.

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Politica

Burgio: «Milano insicura». E apre al passo indietro per il centrodestra

L’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale, definisce Milano una città insicura e critica Sala sul caso Ramy. Ma si dice pronto a ritirarsi qualora il centrodestra trovasse un candidato unitario.

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La sicurezza sarà il tema centrale della campagna elettorale di Carmelo Burgio (nella foto Imagoeconomica assieme a Vannacci), l’ex generale dei carabinieri scelto da Roberto Vannacci come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni comunali di Milano del 2027.

«Milano è una città insicura», afferma Burgio in un’intervista al Giorno, richiamando anche un episodio personale avvenuto nei pressi della Stazione Centrale.

«Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi», racconta il generale in pensione. L’uomo si sarebbe allontanato dopo avere compreso di trovarsi davanti a un carabiniere.

Si tratta di un’esperienza personale che Burgio utilizza per motivare il giudizio sulla città. La percezione della sicurezza resta tuttavia un dato distinto dall’andamento statistico dei reati, sul quale il candidato non fornisce numeri.

L’attacco a Sala sul caso Ramy

Burgio critica il sindaco Giuseppe Sala anche per la posizione assunta dopo la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri allo scooter sul quale viaggiava come passeggero.

«Sala voleva persino premiare il papà di Ramy», sostiene il candidato, contestando anche l’educazione impartita al ragazzo e denunciando quella che considera una mancata difesa dei militari coinvolti nell’inseguimento.

Il riconoscimento ricevuto da Yehia Elgaml, padre di Ramy, non venne però assegnato personalmente dal sindaco. Si trattava del “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica promosso dal Coordinamento dei comitati milanesi con il patrocinio del Comune.

La motivazione richiamava gli appelli del padre di Ramy alla calma, il rifiuto delle violenze scoppiate al Corvetto e la fiducia espressa nell’operato della magistratura. Sala aveva ricevuto la famiglia a Palazzo Marino e manifestato apprezzamento per il comportamento mantenuto dopo la tragedia.

«Difendere le forze dell’ordine»

Burgio sostiene che il Comune non abbia tutelato adeguatamente i carabinieri coinvolti nel caso. «Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine», afferma.

La candidatura dell’ex generale conferma così l’intenzione di Futuro Nazionale di costruire la propria proposta milanese attorno ai temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del contrasto alla criminalità.

Burgio, 69 anni, è nato ad Anzio e ha alle spalle una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri e nei reparti paracadutisti. La sua limitata conoscenza diretta di Milano è già diventata uno degli argomenti utilizzati dagli avversari politici per contestarne la candidatura.

Il rapporto con Vannacci

Il legame con Roberto Vannacci risale agli anni trascorsi nei reparti militari. Burgio racconta di avere conosciuto l’attuale leader di Futuro Nazionale quando quest’ultimo comandava una Compagnia Incursori.

«Alcuni miei cari amici del suo reparto mi parlavano bene di lui: persona perbene, preparata e professionale», afferma.

L’ex generale ricorda inoltre di avere difeso pubblicamente Vannacci dopo la pubblicazione del libro che lo ha reso un personaggio politico nazionale e durante le inchieste riguardanti alcuni aspetti della sua carriera militare, poi archiviate.

L’apertura al centrodestra

La candidatura di Burgio potrebbe non arrivare necessariamente fino al voto. L’ex generale si dice disponibile a fare un passo indietro qualora Futuro Nazionale raggiungesse un accordo con gli altri partiti del centrodestra.

«Se si raggiungesse un’intesa per cui Futuro Nazionale decidesse di aiutare un altro candidato, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere», conclude.

La disponibilità conferma che il nome di Burgio rappresenta anche uno strumento negoziale nella partita per la scelta del candidato unitario. Futuro Nazionale annuncia di essere pronto a correre da solo, ma lascia aperta la porta a un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

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Politica

+Europa, Rotella presidente: cambiano i rapporti di forza nel partito

Tommaso Rotella, sostenuto dall’area di Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, è il nuovo presidente dell’Assemblea nazionale di +Europa. L’elezione rovescia i rapporti di forza interni e riapre la partita sul congresso anticipato e sulle alleanze.

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C’è voluta una decisione del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e consentire all’Assemblea nazionale di eleggere il proprio presidente.

La scelta è caduta su Tommaso Rotella, esponente dell’area che fa riferimento a Benedetto Della Vedova e al presidente del partito Matteo Hallissey. Rotella ha ottenuto 60 voti favorevoli e quattro astensioni, mentre i delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno partecipato alla votazione.

L’elezione rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro interno che dura da mesi e che ha ormai superato i confini del confronto politico, arrivando nelle aule giudiziarie.

La sentenza che ha sbloccato l’Assemblea

Dopo le dimissioni della precedente presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, la nuova maggioranza aveva chiesto di procedere con l’elezione del successore. Il voto era però rimasto bloccato.

Della Vedova, Hallissey e gli altri esponenti dell’opposizione interna avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro richiesta, consentendo la convocazione dell’organismo e l’elezione della nuova presidenza.

Una decisione che non interviene direttamente sulla guida politica del partito, affidata fino al 2028 a Riccardo Magi, ma che modifica profondamente gli equilibri negli organismi dirigenti.

Il bilancio approvato

L’Assemblea si è chiusa con l’approvazione del bilancio consuntivo. Lo stesso documento era stato bocciato a maggio dalla nuova maggioranza, intenzionata a inviare un segnale politico di sfiducia alla segreteria.

Questa volta non sono state approvate mozioni sul congresso o sulle alleanze. Il voto sul bilancio ha permesso al partito di superare una scadenza delicata, ma non ha ricomposto la frattura.

La maggioranza dell’Assemblea è ormai nelle mani dell’area critica verso Magi. Il segretario conserva la propria carica, ma dovrà confrontarsi con un organismo nazionale guidato dai suoi oppositori.

Due linee per il centrosinistra

Dietro lo scontro sulle regole esiste una distanza politica sulla futura collocazione di +Europa.

L’area di Della Vedova e Hallissey guarda alla costruzione di una più ampia aggregazione liberale e riformista, nella quale potrebbe trovare spazio anche Italia viva di Matteo Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di presentare nella coalizione di centrosinistra un blocco centrista più consistente e dotato di maggiore forza negoziale.

Magi difende invece l’autonomia politica e organizzativa di +Europa. Secondo questa impostazione, il partito deve conservare il proprio simbolo e la propria identità radicale, europeista e liberale, mantenendo riconoscibile l’impegno sui diritti civili senza confluire in un contenitore centrista più moderato.

La partita del congresso

L’elezione di Rotella può riportare all’ordine del giorno la richiesta di un congresso straordinario. Il nuovo presidente dell’Assemblea potrà favorire la discussione, ma la convocazione dovrà rispettare le maggioranze e le procedure previste dallo statuto.

Magi ha già espresso la propria contrarietà a un nuovo congresso, essendo stato rieletto segretario nel febbraio 2025 con un mandato triennale. Un’eventuale forzatura potrebbe quindi produrre altri ricorsi e prolungare lo scontro legale.

Per il momento la segreteria resta al suo posto. Politicamente, però, i rapporti di forza sono cambiati: l’opposizione interna controlla l’Assemblea e può condizionare le scelte sulla linea, sulle alleanze e sul futuro stesso di +Europa.

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Politica

Vannacci apre a Meloni, ma Forza Italia chiude: «Non lo vogliamo in coalizione»

Vannacci attende una telefonata di Giorgia Meloni e propone Futuro Nazionale come alleato del centrodestra. Forza Italia chiude la porta, mentre nella Lega aumentano i timori per una nuova perdita di consensi.

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Roberto Vannacci corregge la rotta e apre a un’alleanza con Giorgia Meloni. Dopo aver presentato alla Versiliana Futuro Nazionale come un partito pronto a «correre come un treno per vincere, da solo o in compagnia», l’ex generale lancia un messaggio alla presidente del Consiglio.

L’ipotesi di un ingresso nella coalizione incontra però il netto rifiuto di Forza Italia e alimenta le preoccupazioni della Lega, già attraversata dal confronto interno sulla leadership di Matteo Salvini.

«Aspetto una telefonata di Meloni»

Intervistato dalla Verità, Vannacci afferma di non avere avuto ancora alcun colloquio con esponenti del governo, ma di attendere una telefonata della premier.

«Considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa», spiega il leader di Futuro Nazionale.

Vannacci rivendica per il proprio partito il ruolo di «principale interlocutore del centrodestra», senza rinunciare alle critiche verso l’esecutivo. Accusa il governo di portare avanti politiche simili a quelle della sinistra e cita, tra i punti di contrasto, le scelte fiscali europee e il mancato sostegno agli emendamenti sulla legittima difesa.

Il no di Roberto Occhiuto

La risposta più dura arriva da Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia. Intervistato dal Foglio, il governatore esclude un’alleanza con Futuro Nazionale.

«Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse», afferma Occhiuto.

Secondo il presidente calabrese, un’intesa sposterebbe la campagna elettorale su un terreno populista, mettendo in difficoltà la premier e allontanando l’elettorato moderato. È una posizione coerente con la linea adottata finora da Forza Italia.

Il silenzio preoccupato della Lega

La Lega per ora non replica pubblicamente. L’avanzata del partito dell’ex generale viene però osservata con crescente preoccupazione, soprattutto nei territori settentrionali.

Nel Carroccio è aperto il confronto sulla perdita d’identità e sulla necessità di tornare a parlare di autonomia, federalismo e amministrazioni locali. Dal direttivo lombardo sono emerse critiche alla strategia nazionale e alla rincorsa di Fratelli d’Italia e dello stesso Vannacci sui temi della sicurezza.

Un’eventuale alleanza tra Meloni e Futuro Nazionale potrebbe accentuare la concorrenza sulla base elettorale leghista, già segnalata dai dirigenti di province come Monza, Varese e Bergamo.

I gadget “identitari” sulla spiaggia

Vannacci prosegue intanto la propria campagna elettorale. A Lido di Camaiore è arrivato in bicicletta per partecipare a un gazebo allestito sul lungomare.

Nel comizio ha contestato il richiamo al «voto utile», invitando gli elettori a giudicare i risultati ottenuti dal governo su immigrazione, sicurezza e difesa dell’identità nazionale. Ha poi rilanciato la proposta della «tolleranza zero», evocando pattuglie impegnate a controllare le strade.

L’iniziativa si è conclusa con la distribuzione ai bambini di un kit da spiaggia trasformato in messaggio politico: paletta e secchiello per simboleggiare la costruzione di case e imprese italiane, una pistola ad acqua per rappresentarne la difesa.

Una comunicazione destinata a far discutere, mentre la vera partita resta quella dell’alleanza con il centrodestra. Vannacci attende Meloni, ma almeno per ora Forza Italia ha già chiuso la porta.

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