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I sei dolci italiani più amati nel mondo secondo Michelin

Michelin Italia individua i sei dolci italiani più amati nel mondo: un viaggio tra tiramisù, cannolo, cassata, sfogliatelle, babà e gelato.

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Secondo Michelin Italia, osservando le proposte dolciarie dei 394 ristoranti stellati selezionati nella Guida Rossa 2026, esiste un podio condiviso che racconta meglio di ogni altro la forza e la riconoscibilità della pasticceria italiana nel mondo. Sei dolci, tutti presenti nelle carte dei dessert dell’alta ristorazione, sia nelle versioni tradizionali sia in quelle reinterpretate dagli chef.

I sei grandi classici della pasticceria italiana

L’elenco dei dolci italiani più amati a livello internazionale comprende:

  • Tiramisù
  • Cannolo siciliano
  • Cassata
  • Sfogliatelle
  • Babà al rum
  • Gelato

Si tratta di icone assolute del gusto italiano, capaci di attraversare confini geografici e culturali senza perdere identità.

Tiramisù: tra Veneto e Friuli

Il tiramisù è forse il dolce italiano più celebre al mondo, ma anche quello dalle origini più discusse. La sua paternità è contesa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con varianti e racconti che si intrecciano tra Treviso e l’area friulana. Al di là della disputa storica, resta un simbolo del dessert italiano contemporaneo, presente stabilmente nei menu stellati.

Sicilia: cannolo e cassata

Sono invece fuori discussione le origini siciliane di cannolo e cassata.
Il cannolo, con la sua cialda fritta e il ripieno di ricotta, rappresenta una delle espressioni più pure della tradizione isolana.
La cassata, complessa e scenografica, racconta invece l’incontro tra culture diverse – in particolare arabe e spagnole – che hanno segnato profondamente la pasticceria siciliana.

Campania: sfogliatelle e babà

Dalla Campania arrivano due altri capisaldi della dolcezza italiana.
Le sfogliatelle, nate nei conventi e poi diffuse tra Napoli e la Costiera, sono l’emblema della lavorazione artigianale e della stratificazione della pasta.
Il babà al rum, pur di origine francese, è stato adottato e trasformato a Napoli fino a diventare un simbolo identitario della città.

Il gelato: un’eccellenza trasversale

Il gelato rappresenta un caso a sé: non appartiene a una sola regione ma attraversa tutta la Penisola, dalle Alpi alla Sicilia. È una delle eccellenze più legate alla figura dell’artigiano del gusto e alla qualità delle materie prime, ed è oggi protagonista anche nell’alta ristorazione.

Tradizione, territorio e contaminazioni culturali

Come sottolinea Michelin, la pasticceria italiana è il risultato di secoli di confluenze culturali e dominazioni straniere – arabe, spagnole e francesi su tutte – che hanno lasciato tracce profonde nelle ricette.
Dalla Sicilia alle regioni alpine, il Paese presenta un mosaico di dessert in cui le ricette tramandate in famiglia convivono con creazioni nate dall’intuizione di singole realtà, sempre nel rispetto del territorio e delle usanze locali.

A completare il quadro, la creatività dei pasticcieri e degli chef italiani, capaci di reinterpretare la tradizione senza snaturarla, mantenendo vivi sei dolci che continuano a raccontare l’Italia nel mondo.

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Coldiretti porta a Berlino le merendine a km zero: al Fruit Logistica debutta NutriHub, il distributore di snack salutari

Coldiretti Campania presenta a Berlino NutriHub, il distributore automatico di snack salutari e a chilometro zero, alternativa ai prodotti ultra processati.

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Sbarca al Fruit Logistica di Berlino, uno dei più importanti appuntamenti mondiali per l’industria ortofrutticola, NutriHub:  un progetto innovativo realizzato con Coildiretti Campania e dedicato alla promozione di snack salutari e a chilometro zero attraverso un distributore automatico.

L’iniziativa punta a offrire un’alternativa concreta ai prodotti ultra processati, valorizzando produzioni agricole locali selezionate secondo criteri di qualità e sostenibilità.

Il progetto e la sua valenza nutrizionale

NutriHub nasce con l’obiettivo di incidere sulle abitudini alimentari, in particolare dei più giovani, proponendo merende sane e sostenibili. Il progetto è ideato e coordinato dalla biologa nutrizionista Francesca Marino, responsabile scientifica dell’iniziativa.

La selezione dei prodotti avviene con il supporto di Campagna Amica, il marchio di Coldiretti dedicato alla filiera agricola italiana, per garantire tracciabilità, qualità e origine locale delle materie prime.

Coldiretti e filiera agricola al centro

Il ruolo di Coldiretti Campania è centrale nella costruzione del progetto. Il direttore regionale Salvatore Loffreda ha sottolineato come la selezione dei prodotti da Campagna Amica rappresenti una garanzia di sostenibilità ambientale e valorizzazione dell’agricoltura territoriale.

Obiettivi e prime applicazioni

Tra gli obiettivi dichiarati di NutriHub vi è la diffusione dei distributori automatici in scuole, ospedali e luoghi pubblici, con l’intento di promuovere una sana alimentazione e ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di snack industriali.

La presentazione ufficiale a Berlino

I lavori dell’evento di presentazione sono aperti dall’intervento di Salvatore Loffreda. Segue la relazione di Francesca Marino, che illustra struttura, finalità e basi scientifiche del progetto NutriHub.

La parte tecnica è affidata a Mario D’Antuono di EspressoMat, che ha messo a disposizione il distributore automatico. I prodotti sono presentati da Enrico Amico, fondatore della O.P. Amico Bio.

La dimensione scientifica dell’iniziativa è rafforzata dalla presenza del direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone, partner del progetto.

All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, a testimonianza dell’interesse istituzionale della Regione Campania. Le conclusioni sono state affidate all’intervento del Magnifico Rettore Matteo Lorito, a conferma dell’attenzione del mondo universitario verso un progetto rivolto in particolare agli studenti.

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Vino bio nel Parco di Pompei, nasce il “vino pompeiano”: due rossi e un bianco tra archeologia e viticoltura

Nel Parco archeologico di Pompei nasce un progetto di vino biologico con due rossi e un bianco, frutto di un partenariato innovativo tra pubblico e privato.

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Nel Parco archeologico di Pompei prende forma un progetto che unisce ricerca storica e viticoltura di alta qualità: il “vino pompeiano”, prodotto nell’antica vigna del sito archeologico con vitigni autoctoni e su suoli rimasti integri per oltre duemila anni. In produzione due vini rossi e un bianco, tutti a conduzione biologica.

Il partenariato pubblico-privato

Il progetto nasce da una forma innovativa di partenariato tra l’ente Parco e il gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco. L’obiettivo è dare vita a un’azienda vitivinicola con ciclo produttivo completo, comprensiva di strutture per vinificazione e affinamento all’interno del perimetro del Parco.

La vigna archeologica e la valorizzazione del sito

Il progetto prevede la realizzazione di una vera e propria “vigna archeologica”, che interesserà anche vigneti già esistenti e raggiungerà nel tempo un’estensione superiore ai sei ettari. L’iniziativa non si limita alla produzione vinicola, ma punta anche alla gestione e alla valorizzazione della storia agricola del sito.

Le istituzioni e il valore culturale del vino

Presentando il progetto a Roma, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato come agricoltura e storia rappresentino elementi centrali dell’identità italiana. Alla presentazione hanno partecipato anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il presidente di Feudi di San Gregorio Antonio Capaldo e il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel.

Produzione, vitigni e prospettive future

L’avvio della produzione è previsto tra circa tre anni. A regime, l’azienda potrà produrre fino a 30 mila bottiglie l’anno. I vitigni utilizzati saranno Aglianico e Piedirosso per i rossi, mentre il bianco nascerà da un blend di Greco, Falanghina e Fiano.
Il progetto, della durata di 19 anni, non si basa su concessioni o appalti tradizionali: al termine della partnership l’azienda resterà di proprietà del Parco archeologico di Pompei, mantenendo così la natura di bene pubblico.

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Vino, Cotarella: “Mai così protetto. Finalmente riconosciuto il suo valore per l’Italia”

Riccardo Cotarella esprime soddisfazione per l’attenzione istituzionale al vino italiano: più tutela, comunicazione efficace e stop alle campagne denigratorie.

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“Oggi il mondo del vino si sente coccolato, protetto come non mai nella sua storia”. Con queste parole Riccardo Cotarella (nella foto Imagoeconomica), presidente nazionale di Assoenologi, ha commentato i lavori del Tavolo del vino tenutosi al ministero dell’Agricoltura su iniziativa del ministro Francesco Lollobrigida.

La campagna istituzionale che convince gli enologi

Cotarella ha espresso apprezzamento per la campagna di comunicazione istituzionale presentata dal Masaf, definendola finalmente incisiva e capace di raccontare il valore del vino italiano. Una narrazione che, secondo il presidente di Assoenologi, riesce a spiegare al mondo cosa rappresenti davvero il vino per il Paese: un bene unico, un patrimonio culturale ed economico che va oltre la semplice produzione agricola.

“Al vino ora viene dato il suo vero valore”

Il clima tra gli enologi viene descritto come di piena soddisfazione. Per Cotarella, il vino non ha ricevuto per troppo tempo il riconoscimento che meritava. Oggi, invece, il settore percepisce una svolta: attenzione politica, tutela e una comunicazione più aderente alla realtà di un comparto che è parte integrante dell’identità nazionale.

Dazi Usa: “Non sono il vero problema”

Secondo il presidente di Assoenologi, i dazi statunitensi non rappresentano la principale minaccia per il vino italiano. Si tratta di una questione destinata a esaurirsi, mentre il nodo più serio resta un altro: la campagna che associa in modo indiscriminato vino e salute, concentrandosi esclusivamente sul fattore alcol.

La battaglia su vino e salute

Cotarella parla apertamente di una campagna ingenerosa e distorsiva, che finisce per denigrare il vino ignorandone il contesto culturale e alimentare. Viene ricordato come le Nazioni Unite abbiano riconosciuto che un consumo moderatopuò avere un ruolo protettivo per la salute umana. Un orientamento che ha contribuito anche alla decisione dell’Irlanda di rinunciare a misure considerate discriminatorie nei confronti del vino.

“Un bene salutare se consumato con consapevolezza”

Il messaggio finale è chiaro: il vino non va demonizzato, ma compreso. Secondo Cotarella, si tratta di un bene salutare se bevuto con moderazione e consapevolezza, inserito in uno stile di vita equilibrato. Una posizione che rilancia il valore del vino non solo come prodotto economico, ma come elemento culturale e sociale profondamente radicato nella storia italiana.

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