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I segreti della Pixar, come nascono i capolavori

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Le vie dell’ispirazione, il lavoro di gruppo, il modo in cui la vita quotidiana degli autori entra nei film, le maniere nelle quali i copioni nascono e si modificano, in un processo capace di produrre spesso capolavori. Sono i percorsi di Pixar – Dietro le quinte, la nuova docuserie che ha appena debuttato su Disney+, nella quale si traccia un viaggio nella grande casa d’animazione, attraverso i brevi autoritratti di cinque componenti della ‘famiglia’: Kemp Powers, cosceneggiatore e coregista di Soul (il nuovo film Pixar in arrivo a Natale proprio su Disney+, dopo aver rinunciato all’uscita in sala); la character art director, Deanna Marsigliese, il regista Steven Hunter; la segretaria di edizione Jessica Heidt e l’animatore e regista di Monsters University e Onward Dan Scanlon. “Non ho idea di come si trovi l’ispirazione. Il segreto per inventare la trama di un film e’ cercare momenti difficili o con i quali hai ancora un conto in sospeso” spiega Scanlon, ricordando la sua infanzia in una cittadina in Michigan.

Per Deanna Marsigliese, grandi sorrisi e Look anni ’50, l’ispirazione in Pixar e’ “la nostra migliore amica” ma quando ci si blocca, per inventare un personaggio, “bisogna anche praticare l’arte di cambiare prospettiva – racconta -. Ogni film e’ una nuova classe e ricominci ad imparare un nuovo linguaggio, un nuovo design, un nuovo stile di animazione”. Al momento Deanna sta lavorando su ‘Luca’, primo film Pixar diretto da un italiano, Enrico Casarosa, “che ha tratto ispirazione per la storia dalla propria infanzia. Ho detto subito si’ perche’ anche la mia famiglia viene dall’Italia – sottolinea – -. Per ispirarci ci hanno mandato in gruppo nelle Cinque Terre con blocchi e telecamere. Io mi sono focalizzata soprattutto sulle persone, 24 ore al giorno e molto di quello che ho visto finira’ nei personaggi”. Kemp Powers, che prima di diventare sceneggiatore e’ stato per 17 anni giornalista, si sofferma su quanto scrivere un film d’animazione, “racchiuda tutti gli altri stili di scrittura”. Per lui Soul e’ un “dream project, lo sento molto vicino a me, visto che il protagonista e’ un afroamericano di mezz’eta’ che ama il jazz – dice sorridendo -. Scrivere e’ un lavoro solitario ma alla Pixar diventa un lavoro di squadra, tutto nasce dalla collaborazione reciproca”.

La sovrapposizione tra vita e cinema e’ ancora piu’ forte per Steven Hunter, autore di Out, un corto Pixar su un giovane uomo che vuole trovare il coraggio di fare coming out con i suoi genitori: “Sono cresciuto in una cittadina canadese, dove si pensava soprattutto all’hockey. Cercavo di essere come tutti gli altri e nascondevo il fatto di essere gay, con risultati pessimi – ricorda-. Era difficile trovare qualcuno con cui confrontarsi… io cerco di scrivere storie per quel ragazzino”. In Pixar il rinnovamento passa attraverso la rappresentativita’: un aspetto a cui sta particolarmente attenta la segretaria di edizione Jessica Heidt, che rendendosi conto lavorando a Cars 3 di quanti pochi personaggi femminili, di rilievo e non, ci fossero nei loro film, ha realizzato tabelle sui numeri di battute, portando la Pixar a rendere l’attenzione ai generi un elemento base della creazione dei film. “Ora le donne sono molto piu’ rappresentate – spiega – In Soul “siamo al 50 e 50. Questo non vuol dire che si debba avere sempre la stessa proporzione, l’obiettivo e’ sempre che le storie possano essere raccontate al meglio”.

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Seconda edizione di “Regione Lirica”, il Teatro San Carlo si sposta in piazza del Plebiscito

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Quasi tutto pronto per la seconda edizione di Regione Lirica, il festival del Teatro di San Carlo in Piazza del Plebiscito, manifestazione sostenuta dalla Regione Campania in programma dal 25 giugno al 17 luglio 2021. Sono cominciati i lavori di allestimento del palcoscenico di 1500 mq. Decine di operai al lavoro per montare la struttura in ferro e legno. Si esibiranno sul grande palco all’aperto del San Carlo, nella piazza salotto di Napoli, le compagini artistiche del Lirico di Napoli, Orchestra, Coro e Balletto, oltre a grandi nomi della scena internazionale: Elina Garanča, Anna Netrebko, Yusif Eyvazov, Anita Rachvelishvili, Luca Salsi, solo per citarne alcuni, e Dan Ettinger, Marco Armiliato e Juraj Valčuha tra i direttori.

Titolo inaugurale la Carmen di Georges Bizet, la cui prova generale mercoledì 23 giugno alle 20,15 sarà un’anteprima riservata anche stavolta, come lo scorso anno, a medici, infermieri e a tutto il comparto ospedaliero, in segno di riconoscimento verso chi ha combattuto in prima linea durante l’emergenza Covid in Campania. 

Il Teatro di San Carlo dunque accoglierà gratuitamente circa 1.000 sanitari delle Aziende Ospedaliere della Regione Campania.

La prova generale di Carmen segna anche una rinnovata collaborazione fra due importanti istituzioni culturali come Il Teatro di San Carlo e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. 

L’evento farà da preludio ad un ricco programma di iniziative che le due istituzioni realizzeranno insieme fino al 2024, anno in cui culmineranno le celebrazioni degli 800 anni del più antico ateneo laico d’Europa fondato dall’imperatore svevo nel 1224.

Già quasi del tutto esauriti i 1000 posti disponibili per la prima della Carmen di Bizet che aprirà ufficialmente la seconda edizione di Regione Lirica venerdì 25 giugno 2021 alle 20,15, in replica domenica 27 giugno alla stessa ora.  

Sarà dunque Elīna Garanča ad interpretare Carmen, mentre Brian Jadge sarà Don José e Mattia Olivieri sarà Escamillo.

Daniele Terenzi interpreterà Moralès mentre Gabriele Sagona canterà il ruolo di Zuniga. Micaëla avrà la voce di Selene Zanetti. Completano il cast Aurora Faggioli (Mercédès), Mariam Battistelli (Frasquita), Michele Patti (Dancairo) e Filippo Adami (Remendado).

Sul podio Dan Ettinger impegnato a dirigere Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche.  Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Domenica 4 luglio sarà la volta del Balletto del Teatro di San Carlo in una serata intitolata Da Petipa a Nureyev, a cura della nuova direttrice del Balletto Clotilde Vayer, che prevede nella prima parte l’esecuzione di alcuni estratti da La Bella Addormentata di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Marius Petipa e nella seconda parte il II Atto da Il Lago dei Cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Rudolf Nureyev.

Mercoledì 7 luglio Juraj Valčuha dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo nella Suite n. 2 da Spartacus di Aram Khachaturian e nella cantata di Sergej Prokof’ev Alexander Nevskij Op. 78. Mezzosoprano Ekaterina Semenchuck, Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Infine giovedì 15 luglio e sabato 17 luglio in cartellone Il Trovatore di Giuseppe Verdi con Anna Netrebko nel ruolo di Leonora, Yusif Eyvazov sarà Manrico e Anita Rachvelishvili nei panni di Azucena. Luca Salsi nel ruolo del Conte di Luna.

Completano il cast Andrea Mastroni (Ferrando), Vittoriana De Amicis (Ines) e Gabriele Mangione (Ruiz).

A dirigere Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo (quest’ultimo preparato dal Maestro Josè Luis Basso) sarà Marco Armiliato. 

Sia Carmen che Il Trovatore saranno rappresentate in forma di concerto.

In occasione di Regione Lirica nasce anche una nuova partnership tecnica tra Il Teatro di San Carlo e Liv Mask, brand specializzato nella produzione di mascherine tecnologiche di livello premium riutilizzabili, che doterà il personale del Teatro di San Carlo di dispositivi di sicurezza individuale. 

Le speciali mascherine verranno indossate in occasione degli spettacoli che si terranno sia in Teatro che in Piazza del Plebiscito dal Coro, dall’Orchestra e dal personale amministrativo. 

Di colore nero con il  ogo del Teatro di San Carlo speculare al classico di Liv Mask, la mascherina è dotata di una cover interamente lavabile e di un filtro riutilizzabile fino a 20 giorni, sposando così i valori di sostenibilità della Fondazione.

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Due mostre a San Domenico Maggiore, fotografia e teatro, Maria Savarese e Antonio Biasiucci ci presentano Emma Dante e i fotografi del Lab/03

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San Domenico Maggiore, sabato 12 Giugno, ore 17,00,  parafrasando battute     o frasi  che possono essere  solo copiate in casi del genere, su di esse, una più di tutte, calza a pennello in un momento simile,  una frase che abbiamo sentito da Russel Crowe nei panni del Gladiatore,  colui che è stato eletto come  condottiero per antonomasia degli ultimi anni:  “Scatenate l’Inferno” e cosi è stato!. Sabato alle ore 17, 00 si è scatenato nel convento di San Domenico Maggiore  un inferno d’arte, un inferno nel quale ci siamo tuffati con curiosità, consapevolezza e interesse e che non ha deluso le nostre aspettative, ma, anzi, ci ha fatto discutere, appassionare, pensare, riflettere sulla fotografia e sul teatro con i lavori di 8 fotografi emergenti del Lab3 tenuto da Antonio Biasiucci e con gli attrezzi di scena, i ricordi, le foto e gli oggetti che hanno ispirato Emma Dante nel suo percorso artistico/teatrale/cinematografico, esposti in una mostra curata da Maria Savarese.

8 lavori fotografici, 8 eleganti portfoli fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo, quello che da tre edizioni contraddistingue i Laboratori Irregolari di Antonio Biasiucci che come ci dice, mette a disposizione le sue conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato a Antonio Neiwiller, regista e drammaturgo napoletano scomparso venticinque anni fa, che Biasiucci, considera considero suo maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro. Questa terza esperienza, come le altre si conclude, ma non finisce, e con l’esposizione delle opere prodotte in forma di portfolio, per ognuno dei partecipanti, sfogliate sulla stessa struttura portante, un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, che ha visto i lavori dei precedenti laboratori  esposti alla fine dei Lab1 e Lab2 a Castel dell’Ovo e alla chiesa  Santa Maria della Misericordia ai Vergini, si aprono nuove prospettive e nuove ricerche per tutti gli autori partecipanti.  In questa Epifanie/03 i lavori di Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello sono stati inseriti nell’ambito del Campania Teatro Festival   organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, che ha adottato il progetto in collaborazione con il Comune di Napoli e  Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio della SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia. 8 lavori di grande spessore e rispetto per l’arte fotografica cha ha aperto la strada a 8 autori di cui sentiremo spesso parlare.

San Domenico Maggiore Sabato 12 Giugno, ore 17,00 un crocevia di incontri, saluti, nuove conoscenze, un luogo dedicato al pace e alla preghiera, dove il silenzio regnava sovrano, e dove immaginiamo sporadici attraversamenti di monaci in fila e a mani giunte, in una fortunata concomitanza temporale, ci fa strada dalla zona  conventuale al refettorio per visitare un’altra mostra, quella che ci racconta dell’esperienza di Emma Dante “Bestiario Teatrale”, 20 anni di storia sul palco curata da Maria Savarese anch’essa inserita nell’ambito del Campania Teatro Festival. Attraversando una tenda sipario posta sulla porta d’entrata, le splendide luci, modellate da Cesare Accetta, ci guidano, illuminandola, attraverso questo ambiente volutamente tenuto buio come se si guardasse il palco dal retro di una quinta, sulla scena dove sono in mostra gli oggetti, i ricordi, le fotografie, insieme a maschere, bambole e santini  e scialli, scope, manichini, scudi e spade che ricordano i pupi siciliani  conservati, e pezzi di scenografia, custoditi e amati dalla regista siciliana e dalla sua compagnia Sud Costa Occidentale.  Drammaturga, regista, scrittrice, Emma Dante è una delle protagoniste della scena italiana contemporanea. Acclamata a cinema (le sue “Sorelle Macaluso” è stata tra le pellicole più apprezzate dell’ultimo Festival di Venezia) e in palcoscenico, ha legato la sua attività a un’idea di teatro aperto ai contagi e alla contaminazione dei linguaggi nel segno della libertà intellettuale. E’ rilevante che questa sia la prima volta che si apra uno scorcio sull’universo teatrale della regista e drammaturga italiana a circa vent’anni dalla costituzione della Compagnia Sud Costa Occidentale. Questa prima volta, questa prima mostra  è sicuramente anche il segno di una città, come Napoli  e le sue professionalità operanti nel mondo della cultura,  che riesce ad individuare immediatamente e dare la giusta collocazione e valorizzazione a momenti cosi importanti per le arti.  Come ci ha abituato Maria Savarese, la  storica dell’arte che in passato ha già curato importanti mostre legate al teatro e al cinema come quella dei 30 anni di attività di Teatri Uniti o la mostra sull’opera del regista  Ettore Scola e poi quella di  Gianni Fiorito con le foto di scena dei set di Paolo Sorrentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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“La vita dalla porta principale”, Enzo Ciniglio racconta la vita di un giovane professionista nella Napoli di fine anni ‘80

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La vita dalla porta principale – romanzo di Enzo Ciniglio pubblicato da Edizioni Mea – è il racconto della vita di un giovane professionista di successo nella Napoli a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, fra imprenditori rampanti, capomastri diventati proprietari di imprese edili, fasonisti titolari di marchi di moda, faccendieri, politici affaristi e finanzieri. Sullo sfondo i grandi appalti legati al mondiale di Italia ’90, che nell’anno dei mondiali fanno della città un immenso cantiere, la metro leggera ancora oggi in costruzione e la camorra dei nuovi clan, in grado di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale della città. 

Enzo Ciniglio. Autore del romando pubblicato da Edizioni Mea

Antonio, il protagonista del racconto, è un consulente di marketing e pubbliche relazioni con un buon portafoglio clienti, che vive il suo mondo con la leggerezza dell’amore, senza lesinare emozioni, passione, energia. La città di Napoli, l’arte respirata ad ogni angolo e in ogni vicolo, il cibo e le donne le sue passioni più grandi. Il suo è un mondo fatto di feste private, serate ad Agnano, incontri di lavoro al caffè di piazza dei Martiri, il centro attorno a cui ruotano tutti i suoi affari. 

Ad accompagnare il protagonista nel suo cammino ci sono le presenze femminili: donne molto diverse fra loro e mai banali, ora amiche, ora compagne e amanti, conviveranno con Antonio gioie e dolori, segreti ed emozioni fino alla fine. Fra queste vi è Marta, la contessa vittima degli usurai, oppure Paola, turista di Parma in cerca di avventure fugaci; Roberta, l’amica artista, la giovane trans Marina, Claudia, giovane studentessa di provincia, infine Ester, proprietaria di un bed and breakfast al centro di Verona sotto le cui finestre Marisa si prostituisce ogni sera. 

Proprio quando Antonio raggiunge l’apice del successo professionale, qualcosa si rompe. Rimane coinvolto in un’indagine sulla camorra che finirà per segnare per sempre la sua vita. Saranno un errore giudiziario e insieme l’accanimento di un magistrato, la dottoressa Irestina, a portargli via tutto: affetti, lavoro, finanche la voglia di vivere. Una mattina però, guardandosi allo specchio, Antonio decide di riprendere in mano la sua vita. Sarà ancora una volta una donna, incontrata fra i vagoni della vesuviana, a restituirgli il sorriso perduto. 

L’autore del romanzo è Enzo Ciniglio, consulente free lance che si occupa di strategia e finanza aziendale. Originario di Ottaviano, attualmente vive a Casalnuovo con la sua famiglia. Si definisce un figlio della Montagna, con la passione per l’associazionismo e l’impegno politico. La sua passione per la scrittura, nata in un momento di autoanalisi, l’ha portato a scrivere novelle, racconti, poesie e romanzi. Nel 2019 con “Peccato Mimì” vince il premio “Una poesia per Mimì” nell’ambito del “Mia Martini Festival”. 

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