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I robot diventano palloni gonfiabili per andare nello spazio

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Si gonfiano proprio come palloncini i primi robot gonfiabili, pensati per l’esplorazione spaziale: il loro punto di forza, infatti, sta nel fatto di poter occupare pochissimo spazio sui veicoli per il lancio, per poi aprirsi una volta giunti a destinazione. La ricerca, pubblicata sulla rivista digitale Spie e guidata dall’Università di Auckland in Nuova Zelanda, potrebbe trovare applicazione anche nei satelliti, permettendo di dotarli di strumenti aggiuntivi che altrimenti risulterebbero troppo grandi e pesanti. “La tecnologia spaziale attuale e’ limitata dalla sua massa e volume”, commenta Joseph Ashby, alla guida del gruppo: “ci vogliono migliaia di dollari per lanciare ogni singolo chilogrammo in orbita. La nostra ricerca – aggiunge – punta ad affiancare o sostituire la tecnologia esistente con materiali intelligenti e leggeri, combinati con strutture gonfiabili”. I robot sono fatti con materiali elastici, in cui sono incorporati degli elettrodi, e sono in grado di deformarsi quando viene applicata una corrente. Le loro caratteristiche inoltre gli consentono un ampia gamma di movimenti, senza dover contare su meccanismi complessi e pesanti. Questa tecnologia puo’ risultare molto utile anche per i piccoli satelliti”, continua Ashby: “avere antenne o altri strumenti che si dispiegano solo dopo il lancio gli consentirebbe di raggiungere grandi miglioramenti, senza l’inconveniente dell’ingombro e del peso aggiuntivo”. I primi esperimenti sono stati promettenti, tuttavia lo sviluppo dei robot gonfiabili e’ ancora ai primi stadi, come sottolineano anche i ricercatori, e ci sono diversi problemi da risolvere, dovuti alle condizioni piu’ complesse dell’ambiente spaziale.

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Da Imt Lucca studio su mappa emozioni in cervello

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Un’area di circa tre centimetri del nostro cervello che rappresenta una sorta di mappa dell’esperienza emotiva degli individui: e’ quanto scoperto da un gruppo di ricerca del Molecular mind laboratory della Scuola Imt alti studi Lucca. Lo studio dal titolo ‘Emotionotopy in the human right temporo-parietal cortex’ e’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Communications. Giada Lettieri, dottoranda della Scuola Imt, insieme ai suoi collaboratori, ha scoperto come il nostro cervello, in particolare una sua regione chiamata giunzione temporo-parietale destra, sia in grado di rappresentare topograficamente la complessita’ di quanto proviamo: quali emozioni sentiamo in un preciso momento e quanto intensamente le percepiamo. Il meccanismo sarebbe piu’ o meno lo stesso di funzioni base come vista, udito, olfatto, gusto, tatto. “Lo studio dei correlati cerebrali dei fattori elementari che modulano intensita’ e qualita’ delle emozioni – spiega il professore Pietro Pietrini, psichiatra e coautore della ricerca – ha importanti implicazioni per la comprensione di quello che accade quando le emozioni si ammalano, come nella depressione e nelle fobie”.

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Spazio, la sonda Parker alza il velo sui misteri del Sole

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Lanciata il 18 agosto del 2018 per un incontro ravvicinato con la nostra stella madre, la sonda Parker della Nasa sta alzando il velo sulla sorgente del vento solare e sul perche’ l’atmosfera del Sole, la corona, sia centinaia di volte piu’ calda della sua superficie. I primi risultati della missione che ha superato ogni record per vicinanza al Sole (25 milioni di chilometri di distanza, con l’obiettivo di ridurli a 6 milioni entro il 2025), sono stati divulgati dalla Nasa e pubblicati sulla rivista Nature. “Abbiamo imparato molto sulla nostra stella negli ultimi decenni ma avevamo proprio bisogno di una missione come quella della sonda solare Parker per entrare nell’atmosfera del Sole”, ha spiegato Nour E. Raouafi, scienziato del John Hopkins Applied Physics Laboratory coinvolto nel progetto.

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Facebook testa strumento per spostare foto su Google

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Facebook sta testando un nuovo strumento che consente agli utenti di trasferire facilmente le proprie foto e i video dal social a Google Foto. La funzione – spiega la compagnia in un post – per ora è attiva solo in Irlanda, ma sara’ estesa su scala globale entro la prima meta’ del 2020. La novita’ arriva in un momento in cui Facebook, insieme a Google, e’ sotto la lente dell’antitrust Ue per le attivita’ di raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati degli utenti. “Crediamo che, se condividi i dati con un servizio, dovresti essere in grado di spostarli su un altro. Questo è il principio della portabilita’ dei dati, che da’ alle persone controllo e scelta, incoraggiando al contempo l’innovazione”, ha scritto nel post il direttore della Privacy di Facebook, Steve Satterfield. Lo strumento, si legge, e’ basato su un codice sviluppato nell’ambito della partecipazione di Facebook al Data Transfer Project, un progetto nato nell’estate 2018 proprio per la portabilita’ dei dati, cui partecipano anche aziende come Apple, Microsoft, Google e Twitter.

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