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Guerra Ucraina

I raid russi tornano su Kiev, battaglia a Severodonetsk

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Dopo oltre un mese, la guerra torna a Kiev. Un bombardamento russo ha colpito all’alba una fabbrica nella zona orientale della capitale ucraina: obiettivo militare per Mosca, che ha annunciato la distruzione di tank nemici; impianto per la riparazione di vagoni destinazioni all’esportazione di grano, secondo Kiev. In ogni caso, e’ l’ennesimo segnale che il conflitto puo’ improvvisamente tornare ad allargarsi. Il fronte principale resta comunque il Lugansk. Si continua a combattere ferocemente a Severodonetsk, tra continue rivendicazioni di capovolgimenti degli equilibri, mentre scontri vengono segnalati anche alla periferia della citta’ gemella Lysychansk, dove si teme una strage in un centro di aiuti bombardato, con 40 persone che risultano disperse. A Kiev, ha riferito il sindaco Vitaly Klitschko, sono finiti nel mirino i distretti di Darnytsky e Dniprovsky. Secondo l’aviazione ucraina, i missili sono stati lanciati da un bombardiere strategico Tu-95 che sorvolava il Mar Caspio e uno dei razzi e’ stato abbattuto. La Difesa di Mosca ha rivendicato la distruzione di “carri armati T-72 forniti dai Paesi dell’Europa orientale e altri veicoli corazzati che erano negli hangar”. La fabbrica, ha replicato il capo delle ferrovie statali ucraine Olexander Kamyshin, non si occupa di riparare equipaggiamenti militari ma vagoni per il trasporto di cereali. “Abbiamo sempre detto apertamente che Kiev e’ costantemente minacciata. Le persone stanno tornando per vari motivi, ma dobbiamo ancora capire che la guerra e’ in una fase calda”, ha avvertito la viceministra della Difesa Anna Malyar. Nel Donbass, intanto, la battaglia continua a infuriare. “I russi controllavano il 70% di Severodonetsk, ma nel giro di due giorni sono stati respinti, ora la citta’ e’ divisa a meta’ – ha rivendicato il governatore di Lugansk Serhiy Gaidai -. Gli occupanti hanno perso un numero enorme di personale, otto russi sono stati fatti prigionieri”. Tra le vittime, riferiscono i media di Kiev, ci sarebbe il generale russo Roman Kutuzov, ucciso durante combattimenti vicino all’autostrada Artemivsk-Lysychansk. Se confermato, si aggiungerebbe all’elenco dei numerosi alti ufficiali gia’ morti in battaglia, tra cui, secondo l’intelligence Usa, tra 8 e 10 generali. La situazione, ammette Kiev, resta pero’ molto fluida. “In 30 minuti, puo’ cambiare radicalmente”, ha spiegato Malyar. Dal canto loro, le forze filorusse rivendicano di aver spostato il fronte al di la’ del fiume Seversky Donets, arrivando alla periferia di Lysychansk, l’unico altro centro urbano di rilievo ancora in mani ucraine nell’oblast. A supportare l’avanzata ci sono anche pesanti raid che hanno raso al suolo una sede di distribuzione degli aiuti umanitari, dove vivevano stabilmente piu’ di 40 persone che al momento risultano disperse. Una battaglia che nei prossimi giorni si annuncia ancora durissima. Secondo il governatore, l’obiettivo di Mosca e’ di prendere “pieno controllo di Severodonetsk entro il 10 giugno, oppure controllare la strada tra Lysychansk e Bakhmut”, che gli aprirebbe la via verso Kramatorsk, capoluogo della regione di Donetsk, colpito nelle ultime ore da un attacco missilistico. “Tutte le forze, tutte le riserve si stanno concentrando su questi due compiti”, ha spiegato. Nel frattempo, tornano i timori di danni collaterali a infrastrutture nucleari. L’operatore ucraino Energoatom ha denunciato che un missile da crociera Kalibr e’ volato “criticamente a bassa quota” sulla centrale di Mykolayiv, diretto probabilmente verso Kiev. Le forze russe, ha accusato, “ancora non capiscono che anche il piu’ piccolo frammento di un missile che puo’ colpire un alimentatore funzionante puo’ causare una catastrofe nucleare e una perdita di radiazioni”. Senza prospettive di riapertura dei negoziati, il conflitto e’ ormai entrato in una fase “prolungata”. E gli alleati occidentali, ha avvisato la viceministra Malyar, “devono capire” che gli aiuti militari “non sono aiuti una tantum”, ma continuare fino alla “vittoria”.

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Esteri

Mosca sostiene di aver uccisi 300 soldati ucraini e distrutto tonnellate di armi Nato

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Un arsenale con 45 tonnellate di munizioni che l’esercito ucraino aveva ricevuto dai Paesi membri della Nato è stato distrutto dalle forze russe nella regione ucraina di Mykolaiv (sud): lo ha reso noto il ministero della Difesa russo, secondo quanto riporta Interfax. Come per le informazioni passate dallo Stato Maggiore ucraino, sono notizie che non possono essere confermate.

Le forze russe sostengono di aver  lanciato nelle ultime 24 ore raid aerei contro postazioni della Guardia nazionale ucraina e dell’Esercito ad Artemivsk, Dzerzhinsk e Kharkiv, uccidendo oltre di 300 soldati ucraini. Inoltre, le truppe di Mosca hanno distrutto – dice sempre l’agenzia russa Iterfax –  tre posti di comando dell’esercito di kiev ed hanno messo a segno attacchi contro le truppe e gli equipaggiamenti ucraini in 173 aree del Paese.

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Esteri

Kiev, 42.200 soldati russi uccisi dall’inizio della guerra

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Circa 42.200 soldati russi sono stati uccisi in Ucraina dall’inizio dell’invasione, secondo l’esercito di Kiev. Nel suo aggiornamento sulle perdite subite finora da Mosca, l’esercito ucraino indica che si registrano anche 223 caccia, 191 elicotteri e 750 droni abbattuti. Lo riporta Unian. Inoltre le forze di Kiev affermano di aver distrutto 1.805 carri armati russi, 958 sistemi di artiglieria, 4.055 veicoli blindati per il trasporto delle truppe, 15 navi e 182 missili da crociera.

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Esteri

Ucraina: partite altre 4 navi, anche quella per l’Italia

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Quattro navi con prodotti alimentari ucraini, inclusa una con 6mila tonnellate di olio di semi di girasole destinate all’Italia, sono partite oggi da porti ucraini del Mar Nero nell’ambito di un accordo per sbloccare l’export via mare del Paese: lo hanno dichiarato funzionari ucraini e turchi, come riferisce il Guardian. La nave diretta in Italia, a Monopoli, e’ la Mv Mustafa Necati. Le altre tre sono la Mv Glory, diretta a Istanbul con 66mila tonnellate di grano; la Mv Star Helena, diretta a Nantong/Machong (Cina) con 45mila tonnellate di farina; e la Mv Riva Wind, diretta a Iskenderun (Turchia) con 44mila tonnellate di grano.

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