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I primi aiuti Fifa alle società, 150 milioni alle federazioni
La Fifa da’ il via al suo piano di aiuti alle 211 federazioni aderenti, stanziando una prima tranche di finanziamenti per complessivi 150 milioni di dollari. Un ‘piano Marshall’, come anticipato dall’ANSA lo scorso 31 marzo, per soccorrere il calcio mondiale in crisi finanziaria per l’emergenza coronavirus. Nel giro di pochi giorni, fa sapere la federazione internazionale, rilascera’ tutti i finanziamenti operativi dovuti alle federazioni per gli anni 2019 e 2020. “La pandemia ha causato sfide senza precedenti per l’intera comunita’ calcistica e, in quanto organo di governo mondiale, e’ dovere della Fifa supportare quelli che si trovano ad affrontare bisogni acuti”, ha dichiarato il presidente, Gianni Infantino. L’impegno della Fifa “inizia fornendo assistenza finanziaria immediata alle nostre associazioni – afferma ancora Infantino -. molte delle quali stanno vivendo gravi difficolta’ finanziarie. Questo e’ il primo passo di un vasto piano di aiuti che stiamo sviluppando per rispondere all’emergenza nell’intera comunita’ calcistica. Insieme ai nostri stakeholder, stiamo valutando le perdite e stiamo lavorando agli strumenti piu’ appropriati ed efficaci per attuare le altre fasi di questo piano di soccorso”. Nell’ambito della misura adottata, tutti i contributi ai costi operativi delle associazioni previsti nell’ambito del programma Forward 2.0 saranno interamente pagati per gli anni 2019 e 2020. In particolare, l’erogazione della seconda quota per il 2020, originariamente prevista per luglio, sara’ fatta immediatamente. In circostanze normali, le federazioni avrebbero ricevuto l’intero importo del contributo solo dopo aver soddisfatto criteri specifici. In concreto, ogni federazione ricevera’ 500.000 dollari, utili per soddisfare gli obblighi finanziari o operativi che potrebbero avere nei confronti del personale e di terzi. Le prossime fasi del piano sono ancora in fase di completamento e saranno comunicate a tempo debito.
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Allegri apre la nuova era del Napoli: continuità con Conte, ma meno segreti e più dialogo
Massimiliano Allegri inaugura il suo Napoli nel ritiro di Dimaro. Il nuovo tecnico vuole preservare il lavoro svolto da Antonio Conte, ma con uno stile differente: più disteso, aperto al dialogo e meno ossessionato dall’isolamento della squadra.
Massimiliano Allegri e Antonio Conte sono due allenatori vincenti, ma quasi opposti nel carattere, nella gestione quotidiana e nel rapporto con l’ambiente. Al Napoli sono bastate poche ore per cogliere la differenza.
Conte aveva costruito intorno alla squadra una sorta di fortezza. Riunioni riservate, spazi separati, allenamenti protetti e la costante attenzione a evitare che informazioni tattiche potessero filtrare all’esterno. Allegri ha mostrato subito un’impostazione diversa: più dialogo, meno tensione e nessuna particolare ossessione per l’isolamento del gruppo.
Allegri parla con la squadra
Il nuovo allenatore ha già avuto colloqui con Giovanni Di Lorenzo, Rasmus Hojlund e numerosi altri calciatori. Vuole conoscere lo spogliatoio, comprendere umori ed esigenze e accompagnare gradualmente la squadra verso la nuova stagione.
Il Napoli è arrivato in Val di Sole per il ritiro precampionato, in programma a Dimaro Folgarida dal 17 al 27 luglio. Il primo allenamento agli ordini di Allegri è previsto nel pomeriggio sul campo di Carciato.
Per il tecnico livornese si tratta anche di un ritorno alle origini. Non affrontava una preparazione estiva in montagna dai tempi del Sassuolo, nel 2007.
La parola d’ordine è continuità
Allegri non arriva a Napoli per cancellare quanto costruito da Conte. Il suo predecessore aveva raccolto una squadra da ricostruire, mentre il nuovo tecnico eredita un gruppo competitivo, strutturato e abituato a lavorare ad altissima intensità.
La parola d’ordine sarà quindi continuità. Almeno nella prima fase Allegri non intende rivoluzionare sistema di gioco, gerarchie e organizzazione dello spogliatoio. Vuole partire dalle fondamenta lasciate da Conte e intervenire progressivamente secondo la propria filosofia.
Il metodo sarà però differente. Conte era un allenatore vulcanico, incline allo scontro e alla pressione costante. Allegri preferisce assorbire le tensioni, gestire i problemi e mantenere un rapporto più disteso con società e calciatori.
Un tecnico aziendalista
Allegri è da sempre considerato un allenatore aziendalista. Al Milan accettò anche scelte dolorose della società, compresa la cessione di Zlatan Ibrahimovic, cercando quasi sempre di adattare il proprio lavoro alle strategie del club.
È questo uno degli aspetti che il Napoli considera più preziosi. Dopo due stagioni vissute con l’intensità emotiva di Conte, il nuovo allenatore dovrebbe garantire una conduzione meno conflittuale e più orientata alla mediazione.
Non significa minore ambizione. Allegri conosce bene il valore della rosa e sa di dover competere immediatamente per gli obiettivi più importanti.
L’attesa dei tifosi a Carciato
Il primo allenamento sarà anche la prima occasione per osservare il rapporto tra Allegri e i sostenitori azzurri. L’accoglienza dovrebbe essere molto diversa da quella ricevuta nel 2014 a Torino, quando arrivò alla Juventus proprio per sostituire Conte.
A Napoli non pesano particolarmente i suoi trascorsi con Milan e Juventus. Prevale invece la curiosità per le prime scelte tattiche e per il modo in cui gestirà una squadra costruita in larga parte seguendo le indicazioni del precedente allenatore.
Il programma del ritiro prevede allenamenti quotidiani e due amichevoli: contro l’Arezzo il 22 luglio e contro la Carrarese il 26 luglio.
L’effetto Napoli sulla Val di Sole
A Dimaro l’arrivo degli azzurri ha già prodotto il consueto movimento di tifosi e turisti. Molte strutture ricettive risultano piene e il paese si prepara a celebrare anche l’anno del centenario del club.
Gli organizzatori hanno potenziato l’area dello stadio e predisposto nuove strutture per accogliere il pubblico. L’accesso agli allenamenti sarà regolato attraverso richieste e autorizzazioni, secondo le modalità comunicate dall’organizzazione locale.
Il cambio nello staff sanitario
Con l’arrivo di Allegri potrebbe chiudersi anche la lunga esperienza di Raffaele Canonico alla guida dello staff medico. Canonico lavorava nell’area sanitaria del Napoli da oltre vent’anni ed era responsabile medico della prima squadra dal 2019.
Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il club avrebbe scelto di affidare la gestione dell’area medica a Gennaro De Luca, per anni al fianco di Canonico. La società non ha ancora diffuso una comunicazione organica sul nuovo assetto sanitario e nelle ultime settimane sono emerse ricostruzioni non sempre coincidenti.
Anche in questo settore, tuttavia, la linea appare quella della continuità interna. De Luca conosce la squadra, l’ambiente e le modalità di lavoro del club. Con lui dovrebbe operare anche Angelo Gioffredi, proveniente dal settore giovanile.
Comincia così il Napoli di Allegri: senza rivoluzioni annunciate, ma con un cambio evidente di clima. Il patrimonio tecnico lasciato da Conte non sarà disperso. Sarà gestito con un’altra voce, un altro carattere e un modo completamente differente di vivere il potere dell’allenatore.
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Calciomercato, il Como insiste per Chalobah: Lazio su John Kennedy, Napoli vicino a Zeballos
Il Como prepara un nuovo assalto a Trevoh Chalobah del Chelsea, mentre la Lazio tratta John Kennedy e Sergi Dominguez. Il Napoli si avvicina a Zeballos, l’Atalanta punta Alajbegovic e il Sassuolo pensa al ritorno di Acerbi.
Il Como non si ferma. Dopo essere stato tra i club più attivi sul mercato, la società lombarda continua a cercare rinforzi di primo livello e prepara un nuovo assalto a Trevoh Chalobah, difensore del Chelsea utilizzabile anche davanti alla retroguardia.
Il club inglese ha già respinto due proposte. L’ultima offerta del Como sarebbe stata di 30 milioni di euro più cinque di bonus, cifra vicina alla valutazione fissata dai Blues. Dopo il momentaneo interessamento dell’Inter, è previsto un nuovo confronto tra le società per provare a raggiungere l’accordo definitivo.
Nato in Sierra Leone e cresciuto calcisticamente in Inghilterra, Chalobah rappresenterebbe un innesto di grande prestigio per la squadra lariana.
Lazio, offerta per John Kennedy
La Lazio guarda invece al Brasile per rinforzare l’attacco. Il nome nuovo è quello di John Kennedy, attaccante del Fluminense per il quale i biancocelesti avrebbero presentato una prima proposta da otto milioni di euro.
Il club brasiliano ne chiede dodici. La distanza resta quindi significativa, ma la situazione contrattuale del giocatore potrebbe favorire una mediazione. I contatti tra le parti sono già stati avviati.
Per la difesa resta seguito Sergi Dominguez della Dinamo Zagabria, individuato come possibile rinforzo in vista delle evoluzioni legate ad Alessio Romagnoli e Mario Gila.
Alajbegovic ha scelto l’Atalanta
Kerim Alajbegovic avrebbe dato la propria disponibilità al trasferimento all’Atalanta, preferendo il progetto nerazzurro nonostante l’interesse manifestato anche da Roma, Napoli e Milan.
L’ala bosniaca, 18 anni, è di proprietà del Bayer Leverkusen. Il club tedesco valuta il giocatore circa 30 milioni, mentre la proposta dell’Atalanta si sarebbe fermata a 25 milioni più eventuali bonus.
La volontà del calciatore potrebbe agevolare la trattativa, ma resta da trovare l’intesa economica tra le due società.
Fiorentina, ufficiale Alex Jimenez
La Fiorentina ha intanto definito l’arrivo di Alex Jimenez dal Bournemouth. L’operazione è stata impostata sulla base di un prestito con diritto di riscatto.
Il club inglese conserverà una percentuale del 30% sull’eventuale futura rivendita del calciatore. Jimenez offrirà nuove soluzioni sulle corsie esterne della formazione viola.
Napoli vicino a Zeballos
Il Napoli è vicino all’accordo per Exequiel Zeballos (nella foto), esterno offensivo del Boca Juniors.
Il club azzurro avrebbe raggiunto un’intesa di massima con il giocatore per un contratto da circa 1,3 milioni di euro a stagione. Al Boca Juniors dovrebbe essere riconosciuto un indennizzo vicino ai nove milioni.
L’operazione non risulta ancora ufficiale, ma il Napoli avrebbe bloccato il calciatore in attesa degli ultimi passaggi tra i club.
Bologna, doppio colpo in arrivo
Il Bologna lavora a due operazioni internazionali. La prima riguarda Mikel Amondarain, centrocampista argentino dell’Estudiantes de La Plata. La seconda porta a Rahim Alhassane, terzino sinistro del Real Oviedo.
Le trattative vengono indicate in fase avanzata, anche se restano da completare gli accordi e i passaggi formali.
Sassuolo, ipotesi ritorno per Acerbi
Il Sassuolo potrebbe riabbracciare Francesco Acerbi, libero dopo la conclusione dell’esperienza con l’Inter. Il difensore ha già vestito la maglia neroverde dal 2013 al 2018 e sono stati avviati i primi contatti per valutarne il ritorno.
Il club emiliano cerca un centrale per sostituire Tarik Muharemovic, ormai vicino al trasferimento al Leeds per una cifra indicata intorno ai 40 milioni di euro.
Tra i profili valutati c’è anche Pietro Comuzzo della Fiorentina. Il giovane difensore potrebbe entrare in una più ampia trattativa tra le due società, eventualmente collegata al possibile trasferimento in viola di Kristian Thorstvedt.
A centrocampo il Sassuolo segue inoltre Marco Brescianini, Giovanni Fabbian e Simon Sohm. Su quest’ultimo avrebbe manifestato interesse anche il Venezia.
Venezia, rinnovo lungo per Okoro
Il Venezia ha infine prolungato il contratto di Alvin Okoro. L’attaccante resterà legato al club lagunare fino al 30 giugno 2031.
Una scelta che conferma la volontà della società di investire sul giovane e di proteggerne il valore in vista delle prossime stagioni.
Il mercato della Serie A entra così in una fase sempre più intensa: il Como punta a un altro colpo internazionale, Lazio e Napoli guardano al Sudamerica, mentre Atalanta, Bologna e Sassuolo lavorano su operazioni destinate a ridisegnare gli organici.
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Messi contro Lamine Yamal, la finale del Mondiale tra il mito e il predestinato
Lionel Messi e Lamine Yamal si ritrovano avversari nella finale mondiale tra Argentina e Spagna, diciannove anni dopo la celebre fotografia del calendario Unicef. A New York si affrontano due generazioni, ma soprattutto le due nazionali che hanno mostrato il calcio migliore.
A posteriori sembra tutto già scritto. Lionel Messi che, in un pomeriggio del 2007, posa per un calendario dell’Unicef e fa il bagnetto a un neonato del barrio di Rocafonda, quartiere multiculturale dell’area metropolitana di Barcellona. Quel bambino si chiama Lamine Yamal.
Diciannove anni dopo, il campione argentino e quel neonato diventato stella si ritroveranno avversari nella finale del Mondiale. Da una parte l’ultimo grande appuntamento di Leo, dall’altra il primo atto davvero definitivo del giovane talento spagnolo.
La fotografia che sembra una profezia
L’immagine di Messi con il piccolo Lamine Yamal è diventata negli anni una sorta di battesimo calcistico. Il fuoriclasse argentino che coccola il bambino e, idealmente, gli trasmette i segreti del mancino, della fantasia e del rapporto con il pallone.
Domenica sera, però, non ci sarà più spazio per la tenerezza. Messi, superati i 39 anni, affronterà per la prima volta il ragazzo diventato uno dei simboli della Spagna. L’eterno campione contro il predestinato, l’icona di un’epoca contro il talento chiamato a inaugurare quella successiva.
Entrambi sono cresciuti nella Masia, il vivaio del Barcellona che, dopo la generazione d’oro, sembrava aver rallentato la produzione di fuoriclasse e invece ha fornito nuovamente l’ossatura della nazionale spagnola.
Accanto a Lamine Yamal ci sono Pedri, Cubarsí e Gavi, tornato tra i convocati dopo il grave infortunio. Una nuova generazione che ha riportato la Spagna al vertice.
Lamine Yamal decisivo anche senza numeri
Il percorso dei due protagonisti nel torneo è stato molto diverso. Lamine Yamal non è mai apparso al massimo della condizione e ha inciso meno del previsto nei tabellini. Il suo contributo, però, è stato fondamentale per garantire ampiezza, imprevedibilità e pericolosità alla manovra spagnola.
Messi, invece, è arrivato alla finale da protagonista assoluto. Metronomo, leader tecnico ed emotivo, ha disputato un Mondiale capace di consolidarne ulteriormente lo status nella storia del calcio, indipendentemente dall’esito dell’ultimo atto.
Quella di New York sarà la sua terza finale mondiale da titolare. Un traguardo che rende ancora più straordinaria una carriera attraversata da vittorie, sconfitte, critiche e rinascite.
Spagna e Argentina, prima di tutto due squadre
Ridurre la finale al confronto tra Messi e Lamine Yamal sarebbe però ingeneroso. Spagna e Argentina sono state le due nazionali più solide e continue del torneo, quelle che hanno mostrato con maggiore evidenza di essere squadre vere.
La Spagna arriva da campione d’Europa. L’Argentina è campione del mondo e bicampione d’America. Due cicli costruiti con principi differenti, ma accomunati dalla capacità di valorizzare il collettivo.
Luis de la Fuente ha plasmato la Roja seguendo un’idea di calcio sviluppata per anni nelle nazionali giovanili. La sua Spagna è un organismo fluido, capace di muoversi e occupare gli spazi quasi automaticamente.
Rispetto alla formazione verticale e aggressiva vista a Euro 2024, la squadra ha imparato a controllare maggiormente il ritmo. Ma quando accelera può ancora essere devastante, come dimostrato nella semifinale contro la Francia.
L’Argentina costruita attorno al suo numero 10
Il gioco dell’Argentina ruota invece attorno a Messi, fulcro tecnico e simbolico di un gruppo disposto a seguirlo in ogni momento della partita.
Non è sempre stato così. Per molti anni la maglia albiceleste è stata per Messi una fonte di sofferenza: finali perse, paragoni con Maradona, critiche e persino annunci di addio alla nazionale.
Lionel Scaloni è riuscito a cambiare quella storia. Ha restituito fiducia al campione e gli ha costruito attorno una squadra compatta, solidale e tecnicamente completa. Un lavoro umano prima ancora che tattico, dal quale è nato uno dei cicli più vincenti del calcio internazionale.
Scaloni sfida il suo maestro
La finale avrà anche un altro intreccio. Scaloni affronterà Luis de la Fuente, l’allenatore che gli insegnò il mestiere durante il corso federale seguito in Spagna.
Sarà inoltre la seconda finale mondiale interamente ispanofona, tra due Paesi legati da una lunga storia di rapporti culturali, migrazioni e continui scambi calcistici attraverso l’Atlantico.
Per novanta minuti, forse di più, quei legami lasceranno spazio allo scontro.
Sotto il cielo di New York si deciderà quale maglia potrà aggiungere una nuova stella. Potrebbe essere il più grandioso dei finali per Lionel Messi oppure il più fulminante degli inizi per Lamine Yamal. In ogni caso, sarà il passaggio di testimone più atteso, anche se nessuno dei due avrà intenzione di consegnarlo.


