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Politica

I militanti del M5S dicono sì al Raggi bis per il Campidoglio

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Adesso e’ ufficiale: con il via libera di Rousseau Virginia Raggi potra’ correre sotto il simbolo M5s per il secondo mandato alla guida di Roma Capitale. “Avanti a testa alta, insieme – esulta sui social – E’ un compito complesso, che richiede sacrificio, tempo, costanza e umilta’, ma noi crediamo in un progetto. E sappiamo che siamo ‘scomodi’ a tanti”, quelli che “vogliono bloccare questo cambiamento e tornare al passato, all’immobilismo, a decenni di abbandono, ai favori ai soliti noti”. Prima l’annuncio in una riunione politica, poi il ‘daje’ di Beppe Grillo (preceduto, tempo fa, da un rude endorsement in romanesco), ora la benedizione della piattaforma web. Per i fedelissimi di ‘Virginia’ e’ festa: “Ora – dice il capogruppo M5s Giuliano Pacetti – non ci sono piu’ ostacoli”, mentre il consigliere Paolo Ferrara parla di “plebiscito che schiaccia polemiche e polemicanti”. Piuttosto, dice Maria Teresa Zotta, “e’ il momento del programma”. Che pero’, almeno negli indirizzi, c’e’ gia’, ed e’ la sindaca stessa a delinearlo su Facebook: innanzitutto le periferie (“coloro che non hanno mai avuto voce”), ma anche il lavoro “che significa dignita’” da rilanciare “dopo la crisi Covid” e la legalita’: “Questo – spiega la sindaca – e’ il momento del riscatto” come quello “negli occhi degli abitanti” dopo l’abbattimento delle villette Casamonica: “I clan criminali stanno perdendo” aggiunge Raggi. Il tutto nel segno dell’onesta’: “Noi – rivendica – non rubiamo. Ogni risorsa che abbiamo la investiamo per i cittadini. Siamo una squadra – dice ancora – uniti vinceremo le sfide che ci attendono”. Squadra che pero’ non appare del tutto unanime: dopo il post senza peli sulla lingua del consigliere veterano Enrico Stefa’no, parecchi hanno notato il silenzio social di alcuni assessori, come Luca Montuori (che pero’ e’ un tecnico non iscritto al M5s), Veronica Mammi’ (tra l’altro moglie di Stefa’no) e Carlo Cafarotti. Ma in giunta e’ addirittura il vicesindaco Luca Bergamo a esprimere riserve sul metodo che lancia il Raggi-bis: “Una posizione risoluta, ma cosi’ e’ sbagliata” dice a un quotidiano. Bergamo appartiene all’area culturale della sinistra romana (fu consulente gia’ della giunta Rutelli), ed e’ stato talora considerato un possibile trait d’union tra dem e M5s. Legittimo, riflette oggi, che un sindaco aspiri al bis ma “questo non vuol dire che automaticamente debba essere il candidato. La rimozione del vincolo e’ giusta ma andava fatta prima, non di corsa e col sospetto che sia strumentale”. Bergamo si dice percio’ “preoccupato” di “fare un favore alla destra” che oggi “gongola” perche’ i due alleati del governo rosso-giallo, nella Capitale, correranno per forza divisi. E infatti il segretario dem Nicola Zingaretti, pur soddisfatto del voto di Rousseau che apre ai patti Pd-M5s alle Amministrative, su Roma deve fare un distinguo netto: “Non sosterremo mai la ricandidatura di Raggi – dice – perche’ credo che siano stati 5 anni drammatici per la Capitale. Occorre dar voce alla citta’, unire le forze produttive, sociali, culturali, indicare una speranza nuova”. Del nome del candidato se ne parlera’ dopo le Regionali di settembre: Per ora le voci affastellano nomi veri e ipotetici: Enrico Letta e David Sassoli, che hanno pero’ declinato, l’outsider Valerio Carocci, un discreto numero di donne come Monica Cirinna’, la capogruppo alla Regione Lazio Michela De Biase, la minisindaca del I Municipio Sabrina Alfonsi. Fuori dal partito ma a sinistra altri due minisindaci come Amedeo Ciaccheri e Giovanni Caudo sono pronti a scendere in campo. “Non c’e’ nessun ritardo, c’e’ una voglia di pensare ai contenuti, e poi di arrivare alla personalita’ che interpreti il cuore di Roma” dice ancora Zingaretti, che minimizza il peso della ricandidatura: “Lo fa il 99,9% dei sindaci dopo il primo mandato”. Raggi intanto e’ da oggi ufficialmente in corsa per tenersi stretta la fascia tricolore: “La rivoluzione – dice a chiosa di una foto sfondo Fori – non si ferma”.

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Politica

Schlein rilancia il centrosinistra: “Dopo 20 anni possiamo tornare al governo”

Elly Schlein chiude a Roma il percorso di ascolto del Pd con oltre 13 mila questionari raccolti. La leader dem rilancia l’unità del centrosinistra e punta al governo nel 2027.

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Commozione e determinazione hanno segnato a Roma la conclusione del percorso di ascolto promosso dal Partito Democratico in vista delle prossime elezioni politiche. All’Acquario Romano, a pochi passi dalla stazione Termini, la segretaria del Pd Elly Schlein ha chiuso l’iniziativa ringraziando gli oltre tremila volontari impegnati nei territori.

Nel corso della campagna sono stati raccolti più di tredicimila questionari tra i cittadini. In sei eventi tematici, organizzati tra Milano, Firenze, Napoli e altre città, oltre 350 persone sono salite sul palco per raccontare esperienze e proposte. L’obiettivo dichiarato dai democratici è stato quello di costruire una “riconnessione sentimentale” con il Paese.

L’obiettivo politico: un’alternativa di governo

Nel suo intervento la segretaria dem ha sottolineato come i risultati della consultazione rappresentino un contributo alla costruzione del programma della coalizione progressista. Il messaggio politico è chiaro: lavorare per riportare il centrosinistra al governo.

Schlein ha evocato implicitamente l’esperienza dell’Unione guidata da Romano Prodi, ricordando che l’obiettivo è riportare “dopo vent’anni una coalizione progressista al governo”. Per la leader democratica non basterà una semplice opposizione all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Serve, ha spiegato, la capacità di indicare un progetto di governo “serio, credibile e nuovo”.

Il dialogo con il campo progressista

Lo sguardo della segretaria del Pd è rivolto alle altre forze che siedono all’opposizione in Parlamento, in particolare Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. L’idea è quella di rafforzare il cosiddetto campo largo, già sperimentato in alcune competizioni elettorali regionali.

Schlein ha ribadito il suo approccio “testardamente unitario”, sostenendo che la destra non sia imbattibile e che in passato sia già stata sconfitta. Il lavoro politico nei prossimi mesi dovrà concentrarsi sulla definizione del programma e sulla costruzione di una proposta comune per il governo del Paese.

Il nodo leadership e il possibile ricorso alle primarie

Sul piano organizzativo resta aperta la questione della leadership della coalizione. L’ipotesi di primarie per scegliere il candidato alla guida del centrosinistra non è stata esclusa dalla segretaria, che ha preferito mantenere una posizione prudente sui tempi di apertura del tavolo tra le forze politiche.

Schlein ha inoltre inviato un messaggio alla minoranza interna del partito, in particolare ai riformisti che negli ultimi giorni avevano espresso critiche su alcune posizioni internazionali della segreteria. Sul tema della crisi iraniana, la leader dem ha ribadito la linea del “no alla guerra”, richiamando la posizione del premier spagnolo Pedro Sánchez.

Le priorità indicate dai cittadini: lavoro, sanità e costo della vita

Dai questionari raccolti nel corso della campagna di ascolto emergono alcune preoccupazioni principali dei cittadini: il costo della vita, il lavoro, la sanità e i timori per la tenuta della democrazia.

La segretaria del Pd ha indicato alcune priorità programmatiche. Tra queste il salario minimo, che secondo Schlein dovrebbe rappresentare la prima misura di un eventuale governo progressista. Accanto a questo tema, la leader dem ha insistito su giustizia sociale, redistribuzione delle ricchezze e progressività fiscale.

Nel discorso conclusivo sono stati richiamati anche gli interventi su sanità pubblica, istruzione e sicurezza, con l’obiettivo dichiarato di offrire una visione complessiva per il futuro del Paese.

Lo sguardo alle elezioni politiche del 2027

La prospettiva indicata da Schlein è quella delle prossime elezioni politiche previste nel 2027. La segretaria ha invitato il partito e l’area progressista a lavorare alla costruzione di un’alternativa di governo capace di competere con l’attuale maggioranza.

L’appello finale è stato rivolto alla coalizione e alla base del partito: l’obiettivo dichiarato è costruire un progetto politico in grado di vincere la sfida elettorale e riportare il centrosinistra alla guida del Paese.

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Acqua in Campania, Fico blocca il progetto pubblico-privato di De Luca: stop al socio privato di Gric

La Giunta regionale guidata da Roberto Fico ritira in autotutela la gara per il socio privato di Grandi Reti Idriche Campane. Si punta a un nuovo modello con maggiore gestione pubblica dell’acqua.

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La Giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico ha deciso di fermare il progetto di gestione pubblico-privata delle grandi infrastrutture idriche regionali avviato nella precedente consiliatura sotto la guida di Vincenzo De Luca.

L’esecutivo regionale ha infatti disposto il ritiro in autotutela della procedura per la selezione del socio privatodestinato a entrare nella società Grandi Reti Idriche Campane (Gric), la spa costituita lo scorso anno per gestire le principali reti di adduzione della regione.

Il progetto della precedente amministrazione regionale

Il piano varato nella scorsa legislatura prevedeva la ricerca di un partner privato con una quota del 49%, mentre la maggioranza della società sarebbe rimasta pubblica.

Al socio selezionato sarebbe stata affidata la gestione trentennale della grande adduzione primaria di interesse regionale, che comprende infrastrutture strategiche come l’Acquedotto campano occidentale e il futuro invaso di Campolattaro.

Il contenzioso davanti al Tar Campania

La decisione della nuova Giunta arriva mentre la procedura è già oggetto di un contenzioso amministrativo.

Il Tar Campania ha infatti disposto la sospensione dell’efficacia della gara, fissando la discussione nel merito del ricorso per l’11 marzo.

Fico: priorità all’interesse collettivo

Il presidente della Regione Campania ha spiegato che la scelta è stata adottata per tutelare l’interesse pubblico nella gestione di un servizio considerato essenziale.

Secondo Fico, la Giunta ha ritenuto opportuno ritirare la procedura e avviare un’istruttoria per ridefinire il modello di gestione delle risorse idriche, valorizzando il ruolo pubblico nella distribuzione dei grandi volumi d’acqua in Campania.

Verso un modello di gestione più pubblico

Nel motivare la decisione, il governatore ha ribadito la propria posizione sul tema della gestione dell’acqua.

Secondo Fico, l’amministrazione delle risorse idriche rappresenta una questione strategica e richiede scelte che garantiscano tutela del bene comune, efficienza del servizio e tariffe sostenibili per i cittadini.

Il presidente della Regione ha infine sottolineato di ritenere che la gestione di una risorsa fondamentale come l’acqua debba restare in mani pubbliche, indicando questa come la direzione su cui la Regione intende lavorare nei prossimi mesi.

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Famiglia nel bosco, Giorgia Meloni attacca il Tribunale dei Minorenni: “Decisioni ideologiche, i figli non sono dello Stato”

Giorgia Meloni interviene sul caso della “famiglia nel bosco” e critica l’operato dei Tribunali per i Minorenni: “I figli non sono dello Stato, la magistratura non può sostituirsi ai genitori”.

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Il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” torna al centro del dibattito politico dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha espresso forte preoccupazione per le ultime decisioni giudiziarie che riguardano i tre bambini della famiglia Trevallion.

“Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion mi lasciano senza parole”, ha scritto la premier, commentando i provvedimenti adottati dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.

L’allontanamento dei bambini e la separazione dalla madre

Secondo quanto riportato dalla presidente del Consiglio, i tre minori erano stati affidati ai servizi sociali dopo la decisione di allontanarli dai genitori con cui vivevano immersi nella natura.

Successivamente i bambini erano stati collocati in una casa-famiglia, mentre alla madre era stata inizialmente concessa la possibilità di restare nella struttura protetta insieme ai figli.

Una nuova decisione del tribunale avrebbe però stabilito anche l’allontanamento della madre dalla struttura e la separazione dei minori.

“Un ulteriore trauma per i bambini”

Meloni definisce questa scelta una decisione che rischia di aggravare la situazione dei minori.

Secondo la premier, il provvedimento infliggerebbe ai bambini “un ulteriore e pesantissimo trauma”, dopo la precedente separazione dal padre.

Nel suo messaggio la presidente del Consiglio afferma di rivolgere il proprio pensiero ai bambini e ai genitori coinvolti, parlando di una concatenazione di decisioni che, a suo giudizio, presenterebbe un chiaro orientamento ideologico.

Il ruolo dei Tribunali per i Minorenni

Nel post la premier richiama il principio che guida l’azione dei Tribunali per i Minorenni, chiamati a intervenire nei casi di maltrattamento, abuso o abbandono per tutelare l’interesse dei minori.

Meloni sostiene però che questo principio dovrebbe essere valutato con attenzione quando i bambini vengono allontanati prima dal padre e poi dalla madre e restano per lunghi periodi in una struttura di accoglienza.

“I figli sono delle mamme e dei papà”

Nel passaggio più netto del suo intervento, la presidente del Consiglio ribadisce la propria posizione sul rapporto tra famiglia e Stato.

“I figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà”, scrive Meloni, sostenendo che uno Stato o una magistratura che pretendano di sostituirsi ai genitori rischiano di oltrepassare i propri limiti istituzionali.

Il caso della “famiglia nel bosco” continua intanto ad alimentare un confronto pubblico sul ruolo delle istituzioni nella tutela dei minori e sull’equilibrio tra intervento dello Stato e autonomia delle famiglie.

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