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I fischi al Papa dalla piazza leghista di Milano, “rammarico profondo e tristezza” espressi dal deputato del M5S Carelli

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Difficoltà  a comprendere le motivazioni per cui il Pontefice venga citato in un comizio politico. Rammarico per le argomentazioni da campagna elettorale usate per provocare i fischi della folla al Papa su temi delicati come le grandi migrazioni, le povertà che stanno toccando l’Europa. Dispiacere per il fatto che il leader della Lega in piazza a Milano abbia voluto trascinare nell’agone politico in campagna elettorale il Santo Padre, uomo di pace e di dialogo.

Aversa. Emilio Carelli, Barbara Lezzi, Valeria Ciarambino, Michele Grimaldi ad una manifestazione del M5S per le elezioni europee e per la campagna elettorale comunale con il candidato sindaco Romano

Questi ed altri sentimenti sono stati espressi dal deputato del M5S Emilio Carelli che in una nota garbata ma ferma ha voluto ribadire a nome del Movimento “un profondo sentimento di rammarico per le contestazioni e i fischi indirizzati al Santo Padre in Piazza Duomo a Milano. Sono episodi – sostiene Carelli – che riempiono il cuore di tristezza. Ognuno é libero di esprimere le sue idee ma le contestazioni in piazza al Papa sono assolutamente deprecabili” conclude Carelli.

Salvini lancia a Milano il partito dei sovranisti e mette nel mirino persino Papa Francesco

 

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Cinema

La fuga di Totti, Fedez e molti altri senza social: arriva lo show Celebrity Hunter by Amazon

Marina Delfi

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Alla fine dell’estate erano spariti dai social per due settimane per partecipare al primo show italiano non -fiction , caccia all’uomo. Protagonisti di questa serie targata Amazon, appena presentata a Roma, Francesco Totti, Fedez, Luis Sal, Claudio Santamaria, Francesca Barra, Diana Del Bufalo, Cristiano Caccamo e Costantino della Gherardesca. Celebrity Hunter, prodotto da EndemolShine Italia vede i vip stare senza social, senza cellulari per 14 giorni, in fuga in giro per l’Italia.

Imperativo d’obbligo: non farsi trovare. A spiegare questo show completamente diverso da qualunque altro è stato Dante Sollazzo, head of Unscripted di Endemol Shine Italia: “Sfuggire agli inseguitori non è stato facile per i protagonisti, ha spiegato, perché dopo i primi momenti i protagonisti vedevano spie e inseguitori dappertutto”.

 

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In Evidenza

Coronavirus, per l’Oms non è emergenza: contagio uomo-uomo solo in Cina

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L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) ha deciso che “non e’ il momento” di dichiarare un’emergenza di salute pubblica internazionale per l’epidemia causata dal nuovo coronavirus (2019-nCoV) in Cina che per il momento non ha causato contagi uomo-uomo fuori dal paese. Per ora l’Oms non raccomanda ampie restrizioni ai viaggi e al commercio. “Non dichiaro un’emergenza di salute pubblica internazionale”, ha affermato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus al termine di una nuova riunione, dopo quella di ieri, del Comitato d’emergenza indetta per valutare la portata dell’epidemia del nuovo virus. Per il presidente del Comitato dell’Oms, Didier Houssin, e’ troppo presto “per considerare questo evento come un’emergenza globale”. Il Comitato, che come ieri era diviso, e’ tuttavia pronto a riunirsi non appena l’evoluzione dell’epidemia lo richiedera’. “Sappiamo che esiste una trasmissione da uomo a uomo in Cina, ma per ora sembra limitata ai gruppi familiari e agli operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti infetti. Al momento, non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo al di fuori della Cina, ma cio’ non significa che non accadra’”, ha detto il direttore generale dell’Oms. Per Tedros, “si tratta di un’emergenza in Cina ma non e’ ancora diventata un’emergenza globale. Tuttavia potrebbe diventarla”, ha aggiunto, ricordando che 584 casi sono stati riferiti all’Oms, inclusi 17 morti, e che casi sono segnati in Giappone, Corea, Singapore, Tailandia,Usa e Vietnam. Il Comitato, piuttosto che una visione binaria tra emergenza globale e no, ha raccomandato un “sistema piu’ sfumato”, per consentire un livello intermedio di allerta per favorire un migliore coordinamento internazionale, compresi gli sforzi di ricerca per lo sviluppo di contromisure mediche. L’Oms ha chiesto alla Cina di continuare ad operare in trasparenza, rafforzare le misure per la gestione dei rischi e continuare a collaborare con l’Oms. La comunita’ internazionale deve inoltre prepararsi alla potenziale evoluzione dell’epidemia.

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Esteri

La Brexit diventa legge, c’è la firma della regina Elisabetta

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Il matrimonio fra la Gran Bretagna e l’Ue non arriverà alle nozze d’oro: l’accordo sulla Brexit raggiunto da Boris Johnson con Bruxelles e’ da oggi legge nel Regno e il divorzio – dopo 47 anni – viene dunque sancito nero su bianco per le 23 esatte del 31 gennaio, ora del meridiano di Greenwich. L’ultimo tassello ha fatto clic con l’atto dovuto della firma della regina, o Royal Assent, al testo dello European Union Withdrawal Agreement Act, che ieri aveva concluso il suo contrastato iter di ratifica parlamentare a tre anni e 7 mesi dall’esito pro Leave del referendum del giugno 2016. Il Royal Assent e’ stato comunicato alla Camera dei Comuni nel pomeriggio e annunciato fra gli applausi fragorosi di una parte dei banchi Tory e del presidente di turno dell’assemblea: il vice speaker Nigel Evans, esponente brexiteer del partito di Johnson. Una reazione che rispecchia quella del premier, il quale – in attesa di parlare solennemente alla nazione a fine mese – aveva salutato la svolta gia’ nelle ore precedenti sulla scia dell’approvazione finale del Withdrawal Agreement Act a Westminster. Questo passaggio “significa che il 31 gennaio lasceremo l’Ue e volteremo pagina come un Regno Unito”, aveva dichiarato BoJo, inneggiando alla vittoria. “Talora si era pensato che non avremmo mai tagliato il traguardo della Brexit, ma ce l’abbiamo fatta. E adesso possiamo lasciarci alle spalle tre anni di divisioni e di recriminazioni e concentrarci per attuare un futuro esaltante, con scuole e ospedali migliori, strade piu’ sicure e opportunita’ estese a ogni angolo del nostro Paese”. Proclami a parte, la strada da fare e’ in effetti ancora parecchia. A iniziare dai negoziati sulle relazioni future con i 27, commerciali in primis, che scatteranno dal primo febbraio e dovranno consumarsi in soli 11 mesi di transizione, data l’intenzione dell’esecutivo britannico – suggellata nella stessa legge appena varata – di non chiedere alcuna proroga oltre il 31 dicembre 2020. Sullo sfondo restano intanto tutte da attenuare, al di la’ degli auspici, le lacerazioni che hanno segnato sia il Parlamento sia il Paese in questi anni. In un dibattito attraversato da scontri aspri, da cambiamenti di governo, dal passaggio di consegne fra la premiership di Theresa May e quella di Johnson. E da due successive elezioni anticipate, prima dell’approdo al responso delle urne di dicembre, coronato dal successo dei Conservatori all’insegna dello slogan ‘Get Brexit done’, che ha garantito infine a BoJo il controllo dei Comuni. Lacerazioni che il capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell’Snp a Westminster Ian Blackford ha richiamato in aula pure stasera, liquidando il via libera all’addio all’Ue come l’inizio di “una crisi costituzionale” fra Londra e quelle nazioni del Regno, Scozia in testa, pubblicamente contrarie alla Brexit. Mentre da Bruxelles si guarda gia’ al dopo, oltre la scontata ratifica parallela dell’accordo di recesso all’Europarlamento avviata oggi in commissione e destinata a giungere al voto finale il 29 gennaio. Nella consapevolezza di essere “pronti”, stando alla numero uno della Bce, Christine Lagarde; ma anche di dover affrontare i tempi stretti dei prossimi passi negoziali con Londra sul libero scambio e sul resto, come sottolineato fra gli altri a Davos dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. E con gli Usa in agguato sulla riva del fiume per cogliere la chance d’un patto commerciale favorevole post Brexit con Boris: che secondo il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, e i voleri di Donald Trump, potrebbe essere chiuso gia’ “quest’anno”.

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