Collegati con noi

Cultura

I Ferragamo premiati come ambasciatori di Firenze nel mondo

Avatar

Pubblicato

del

Il Premio ‘Giovanni Dalle Bande Nere’ alla famiglia Ferragamo in qualità di ‘ambasciatrice di Firenze nel mondo’. Il riconoscimento é promosso dalla Compagnia de’ semplici, associazione che dal 1996 promuove iniziative per la valorizzazione della cultura fiorentina e della fiorentinita’, ed e’ stato consegnato nei giorni scorsi nella cornice di Palazzo Spini Feroni, sede e simbolo del marchio Ferragamo fin dal 1938. A conferire il premio, spiega una nota, il presidente dell’associazione Andrea Calistri, alla presenza del sindaco di Firenze Dario Nardella. I partecipanti alla cerimonia hanno potuto anche prendere parte a una visita privata al palazzo e al Museo Ferragamo. “Abbiamo scelto di premiare i membri della famiglia Ferragamo con il titolo di ‘ambasciatori di Firenze nel mondo’ – ha spiegato Calistri – per tutto quello che durante la loro lunga attivita’ hanno saputo rappresentare nel mestiere della moda e della calzatura, diventando uno dei simboli della fiorentinita’ riconosciuto a livello globale”. “La nostra sede e’ sempre stata a Firenze – ha spiegato Giovanna Gentile Ferragamo -. Mio padre, al rientro dal periodo americano, scelse Firenze perche’ citta’ d’arte e luogo di forte tradizione artigianale. Oggi continuiamo a consolidare il rapporto con questa citta’ e ci piace impegnarci anche a favore delle attivita’ culturali ed al restauro di alcuni beni architettonici”. Per il sindaco Nardella, “le intenzioni che muovono la Compagnia de’ semplici sono legate alla scoperta e alla valorizzazione di Firenze” e “quest’anno non potevate fare scelta migliore, consegnando il premio alla famiglia Ferragamo, per la quale il 2018 e’ stato un anno doloroso per la scomparsa di una donna straordinaria come Wanda Ferragamo. Un bel modo di fare tesoro di cio’ che Wanda e Salvatore hanno fatto per Firenze.

Advertisement

Cultura

Un altro tesoro emerge dalle viscere di Roma, ai Fori il guerriero Dace

Avatar

Pubblicato

del

Non smette di restituire tesori Roma. Dagli scavi di via Alessandrina, gli stessi che qualche mese fa restituirono una statua di Dioniso, ora affiora un busto di un guerriero dell’esercito Dace. Il busto trovato dagli archeologi della Sovrintendenza Capitolina con ogni probabilita’ apparteneva ad una delle circa 60-70 statue di guerrieri Daci che decoravano l’attico del Foro di Traiano, risalente all’inizio del II secolo d.C. Il busto e’ in marmo bianco: il torso e’ alto circa 1,5 metri ed e’ in buono stato di conservazione.

L’esercito di Daci al Foro di Traiano era stato realizzato in marmo ed in particolare il marmo pavonazzetto, il porfido e il marmo bianco, come nel caso di quella ritrovata oggi. “Le meraviglie della Roma antica: gli scavi di via Alessandrina continuano a regalare sorprese. Scoperto un busto grazie all’attento lavoro della Sovrintendenza capitolina. Roma non smette mai di stupire”: cosi’ su Instagram l’entusiasmo della sindaca Virginia Raggi. Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina spiegano che la statua e’ stata rinvenuta “all’interno di un livello di abbandono, successivo ad un crollo da datare al tempo delle demolizioni medievali, presumibilmente nella seconda meta’ del IX secolo d.C”. Un contesto di ritrovamento diverso quindi, da quello della testa di divinita’ rinvenuta lo scorso 24 maggio, che era stata invece intenzionalmente riutilizzata in un muro tardomedievale come materiale da costruzione. Gia’ nel 1998 e nel corso del 2000, analoghi ritrovamenti si erano verificati in occasione degli scavi della piazza del Foro di Traiano e le statue di Daci allora scoperte sono oggi esposte ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali.

A dare il via a questa nuova stagione di scoperte il ritrovamento della statua di Dioniso nel maggio scorso: in marmo bianco, di dimensioni poco maggiori del vero, il volto con i caratteri giovani e femminei, la bocca semiaperta, gli occhi incavati che ne accentuano il pathos. Era stato il direttore dei Musei archeologici e storico-artistici della Sovrintendenza Capitolina Claudio Parisi Presicce a spiegare i tratti iconografici che riconducevano la statua a Dioniso: “Ha una cintura decorata con un fiore tipicamente dionisiaco, il corimbo, e dell’edera. Gli occhi cavi, che probabilmente erano costituiti da pasta vitrea o pietre preziose ce la fanno ricondurre ai primi secoli dell’impero”. Gli scavi in corso a via Alessandrina sono quelli finalizzati al progetto di unificazione dei foro di Traiano, piano finanziato durante l’era di Ignazio Marino con un milione di euro dall’Azerbaigian.

Continua a leggere

Cronache

É morto Luciano De Crescenzo, e non è uno scherzo del professor Bellavista: é vero purtroppo

Avatar

Pubblicato

del

È morto a Roma, dov’era ricoverato da alcuni giorni per una polmonite, lo scrittore e regista napoletano Luciano De Crescenzo. «Sono stato fortunato». Una frase che riassume lo spirito napoletano e ottimista, positivo e un po’ scanzonato con cui Luciano De Crescenzo ha vissuto, tanto da aver scelto quelle tre parole come titolo della autobiografia che si era regalato l’anno scorso, per i novant’anni.

L’esordio è, nel 1977, con Così parlò Bellavista, pubblicato da Mondadori come tutta la sua opera a seguire. É questo un romanzo destinato a diventare un bestseller. Come lo fu film omonimo, da lui diretto: nel libro fa la sua comparsa il personaggio del professor Bellavista, vice portinaio, che impartisce lezioni di vita (milanese) all’ingegner De Crescenzo. Fin da subito lo scrittore alla vocazione di romanziere affianca con successo quella di divulgatore con opere quali i due volumi de La storia della filosofia greca (1983 e 1986), prima e dopo Socrate, che raggiungono il grande pubblico. Ed è proprio l’affetto dei lettori a non essergli mai mancato in carriera facendo di lui uno degli autori più venduti in Italia e all’estero.

 

De Crescenzo ha scritto una quarantina di opere;è stato tradotto in 21 lingue e ha venduto oltre 14 milioni di copie nel mondo. Tra i suoi titoli più noti: Oi dialogoi (1985), Fosse ’a Madonna! (2012), Garibaldi era comunista (2013) e Stammi felice (2015).

Molto tempo prima dell’autobiografia “Sono stato fortunato” si era raccontato con divertito umorismo in Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo (1989), pure diventato un bestseller.

De Crescenzo è stato anche attore (memorabile nei panni di se stesso nel film di Renzo Arbore FF.SS. – Cioè: «…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?», 1983), regista (di Così parlò Bellavista, 1984, Il mistero di Bellavista, 1985, e altri) e sceneggiatore ( tra cui Il pap’occhio, 1980). Tornando alla carriera di scrittore con il volume Non parlare, baciami (2016) aveva trovato una sintonia con i giovani, un canale per parlare ai ragazzi di amore e filosofia con le frasi del libro condivise sui social o diventate hashtag.

Con l’ultimo lavoro, Napolitudine (2019) firmato con un altro partenopeo doc, Alessandro Siani, De Crescenzo, irresistibile istrione, inventa il modo, seduto al tavolino di un bar della Capitale, di catturare l’attenzioni dei giovanissimi, una scolaresca di bambini in gita. In quelle pagine, per raccontare il profondo rapporto con la città natale De Crescenzo, che viveva Roma, scriveva: «A me Napoli manca sempre, persino quando sono lì!». Ora sarà lui a mancare, e non solo ai napoletani.

“Esprimo il cordoglio profondo mio personale e della città di Napoli per la fine terrena del grande Luciano De Crescenzo, uomo di immensa  cultura che ha saputo interpretare al meglio l’anima del popolo napoletano. Persona di estrema intelligenza, enorme cultura e di una naturale simpatia tutta partenopea. Luciano mancherà molto a Napoli e alla sua gente, lo ricorderemo tutti con immenso affetto e gratitudine”. É stato questo il messaggio di cordoglio del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris appena appresa la notizia della scomparsa dello scrittore.

 

Continua a leggere

Cultura

A Capodimonte team esperti per accelerare Grande Progetto

amministratore

Pubblicato

del

Per un piu’ rapido ed efficace utilizzo delle risorse disponibili per il Grande Progetto di valorizzazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, sara’ possibile un rafforzamento della struttura di gestione del Grande Progetto, con il possibile impiego di professionalita’ qualificate per il supporto alla progettazione e realizzazione. Il team di esperti sara’ individuato dal Mibac. E’ quanto emerso dall’incontro tra segretario generale del Ministero per i beni e le attivita’ culturali, Giovanni Panebianco e il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger, per approfondire contenuti e modalita’ attuative del progetto. Nella riunione, informano dal Mibac, e’ stato fatto il punto sul complesso dei processi avviati e da avviare le valutazioni si sono soffermate, in particolare, sul Campus e realizzazione cabinet delle porcellane.

Il direttore del mueso di Capodimonte. Sylvain Bellenger in una foto di Mario Laporta/KONTROLAB

Hanno partecipato alla riunione, oltre all’architetto Dora Di Francesco dell’autorita’ di Gestione PON-FESR-FSC, anche qualificati funzionari del Ministero e del Museo. “Il grande progetto di Capodimonte”, finanziato nell’ambito del “Piano strategico Grandi Progetti Beni Culturali – annualita’ 2020”, si inserisce in un piu’ ampio programma di interventi finalizzati a trasformare il complesso di Capodimonte in un “Campus Culturale” unico in Europa, capace di coniugare arte, storia, architettura, design, natura, spettacoli ed esecuzioni artistiche, ristoro e svago. Un intervento di grande valenza strategica, che integra le risorse nazionali e comunitarie gia’ destinate a Capodimonte, per un valore complessivo di 104 milioni di euro. Il Progetto consentira’ di potenziare l’offerta culturale e l’attrattivita’ di Capodimonte, ampliandone numero e qualita’ dei servizi, sia per i visitatori che per la comunita’ residenziale, a partire dai quartieri limitrofi di Sanita’, Miano, Stella, San Carlo all’Arena e Scampia, attraverso iniziative di promozione, divulgazione e coinvolgimento attivo che contribuiranno a qualificare il Progetto, anche in relazione alla sua importante connotazione sociale.

Continua a leggere

In rilievo