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I fascicoli del giudice di pace distrutti e falsificati, ecco i nomi degli avvocati arrestati. Tra loro c’è la moglie del presidente della Commissione Anticamorra

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Fascicoli distrutti e altri completamente falsificati, inserendo come parti processuali persone decedute o inesistenti. C’è anche questo nell’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dei carabinieri del comando anti-falsificazione monetaria di Roma.  L’inchiesta coordinata dalla procura di Nola ha consentito di emettere  12 misure cautelati a carico di un cancelliere, un ex dipendente comunale di Marigliano e 10 avvocati. Il gip di Nola, che ha emesso anche tre interdizioni di un anno per altri tre legali, contesta a vario titolo, i reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. L’alterazione del criterio di assegnazione dei fascicoli ai vari giudice di pace di Marigliano avveniva, secondo gli investigatori, anche mediante posticipazione delle iscrizioni a ruolo rispetto alla data di presentazione degli avvocati. L’inchiesta è ancora in atto. Nel corso degli arresti e delle perquisizioni i militari hanno rinvenuto materiale informatico e documenti che sono utili per il prosieguo dell’inchiesta. Tra poche ore cominciano gli interrogatori di garanzia.

Tra le persone da interrogare c’è anche la moglie del presidente della commissione regionale anticamorra, Carmine Mocerino. La signora Maria Luisa D’Avino, moglie di Mocerino, è nell’elenco degli avvocati indagati e finiti ai domiciliari nella inquietante storia dei fascicoli distrutti o manomessi. Una tegola sulla testa del politico vesuviano. Parliamo evidentemente di accuse e dunque le contestazioni alla D’Avino come gli altri avvocati saranno soggette al giudizio di un giudice terzo, non sono sentenza di condanna. Restano accuse assai gravi.

Lady Mocerino. Anche la signora Maria Luisa D’Avino è tra gli indagati

Le contestazioni per la D’Avino e  per tutti gli altri vanno dalla corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. Altro particolare: non sono accuse campati in aria ma anche supportate da filmati e intercettazioni.
Ecco l’eleggono degli indagati e arrestati ai domiciliari:

  1. Maria Luisa D’ Avino;
  2. Raffaele Pellegrino;
  3. Raffaele Montella;
  4. Anna Sommese;
  5. Pasquale Ambrosino;
  6. Maurizio Incarnato;
  7. Filomena Liccardo (sospensione di un anno dalla professione di avvocato),
  8. Massimo Marra;
  9. Angelo Guadagni ( sospensione di avvocato per un anno);
  10. Maria Rosaria Santoro (sospensione dalla professione di avvocato per un anno);
  11. Pietro Marzano.

 

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Decurtato stipendio medici 118, lettera Balzanelli a De Luca

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Lettera al governatore della Campania Vincenzo De Luca del presidente della Sis 118 Mario Balzanelli sullo scandalo della decurtazione del quinto dello stipendio ai medici del 118 della Campania per aver beneficiato di indennita’ negli ultimi anni. Indennita’ che Balzanelli definisce ” non solo stra-meritate ma anche irrisorie rispetto agli importantissimi risultati prodotti a tutela, salvaguardia, protezione della popolazione campana”. Il presidente del 118 chiede l’intervento risolutore di De Luca sulla vicenda dei recuperi delle somme corrisposte dalla Regione Campania ai medici del SET 118 dei vari territori provinciali come indennita’ previste per “lavoro usurante”, ritenute successivamente dagli uffici regionali non dovute in base al nuovo contratto collettivo previsto a livello nazionale per i medici convenzionati SET 118. “Non e’ compito di una Societa’ scientifica nazionale, quale la Sis 118, intervenire su questioni di natura sindacale e non e’ neanche responsabilita’ specifica della Regione Campania la definizione di impianti contrattuali nazionali”, scrive Balzanelli, “ma chiedo il suo intervento a favore dei medici del Set 118 della regione Campania, che a nessun titolo meritano l’umiliazione di vedersi decurtato lo stipendio per aver beneficiato di un obolo miserevole”. E continua: “Ricordiamo che i medici del Set 118 si assumono ogni giorno, 24 ore su 24, altissimi rischi professionali (gestioni di pazienti acuti e critici di elevata complessita’ e non semplici raffreddori), rischi ambientali (le aggressioni) , rischi biologici perche’ ogni giorno e ogni notte sono a contatto strettissimo con i pazienti Covid, li visitano, li trasportano negli spazi ridotti delle ambulanze e con loro rimangono durante le interminabili file davanti ai Pronto Soccorso”.

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Beni confiscati, Libera: 5 su 10 ancora da destinare

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Piu’ di 36.600 beni immobili confiscati dal 1982 ad oggi, il 48% destinati dall’Agenzia nazionale per le finalita’ istituzionali e sociali, ma ben 5 beni su 10 rimangono ancora da destinare. Il maggior numero di beni immobili confiscati in Sicilia(6906), segue Calabria (2908), Campania (2747), Puglia (1535) e Lombardia (1242). Sono invece 4384 le aziende confiscate di queste il 34% e’ stata gia’ destinata alla vendita o alla liquidazione, all’affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori delle stesse. Libera presenta il dossier Fattiperbene in occasione dei 25 anni dall’approvazione della legge n.109 del 1996. Anche sul fronte delle aziende confiscate, la Sicilia prima tra le regioni per il numero aziende destinate(533)segue Campania(283),Calabria (204) e Lazio (160). Nel dossier Libera elabora i dati dell’Agenzia Nazionale: sono 36.616 i beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi. Circa 17.300 sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalita’ istituzionali e sociali mentre sono 19.309 beni immobili in gestione all’Agenzia (dati aggiornati al 2 marzo 2021), di cui piu’ di 11.000 confiscati in via definitiva (dati al 31 dicembre 2019) e che rimangono ancora da destinare perche’ presentano varie forme di criticita’ (per quote indivise, irregolarita’ urbanistiche, occupazioni abusive e per condizioni strutturali precarie) oppure restano accantonati in attesa delle verifiche dei creditori. Secondo una ricognizione avviata nel corso del 2019 dall’Agenzia nazionale su un campione di indagine di circa 6.000 beni immobili destinati alle amministrazioni comunali, dai riscontri pervenuti su 2.600 beni, risulta che soltanto poco piu’ della meta’ dei beni e’ stato poi effettivamente riutilizzato. Dalle relazioni annuali dei Commissari straordinari di Governo e dell’Agenzia nazionale e’ possibile anche tracciare l’andamento storico delle confische e delle destinazioni, a partire dal 1982 fino ad oggi. In particolare, dal 1982 al 1996 ci sono state 1263 confische e 34 destinazioni: erano i primi anni di applicazione della legge Rognoni – La Torre, durante i quali non era ancora in vigore la legge per il riutilizzo sociale. Nella seconda decade, dal 1996 al 2008 aumentano notevolmente i numeri e nel solo anno 2001 si arriva addirittura a 1023 confische e 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamento storico delle destinazione dei beni mobili registrati e’ tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai VVFF e soccorso pubblico 4,12%. “In questi 25 anni – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – abbiamo assistito a un lavoro straordinario: il lavoro della magistratura e delle forze di polizia per individuare i beni frutto degli affari sporchi delle mafie, e renderne operativa la confisca; il lavoro di associazioni ed enti pubblici per restituire davvero quei beni alla gente, trasformandoli in scuole, commissariati, centri aggregativi per giovani e anziani, realta’ produttive che offrono lavoro pulito e rafforzano il tessuto sociale ed economico dei territori. Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 25 anni ci chiede pero’ uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione. La legge puo’ essere migliorata, potenziata sia nel dispositivo che soprattutto nell’attuazione. C’e’ una debolezza strutturale dello Stato nei confronti delle mafie che vive di lungaggini burocratiche, disordine normativo, competenze non sempre adeguate. Non possiamo permettere che tutto questo si traduca in un messaggio pericoloso: cioe’ che la 109 e’ un bluff, uno specchietto per le allodole, nient’altro che un giocattolino per illudere gli onesti”.

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L’ultima di Facebook, progetto pilota in Italia per la lotta contro la “pornografia non consensuale”

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Raddoppia in Italia, dall’8 marzo in occasione della Festa della Donna, il progetto pilota di Facebook per la lotta alla pornografia non consensuale, grazie alla collaborazione con il Garante per la Protezione dei Dati Personali. In una nota la piattaforma rende noto che il Garante, infatti, renderà disponibile, sul proprio sito internet, un canale di segnalazione dedicato alle persone che temono che le proprie immagini intime possano essere diffuse su Facebook o Instagram. Il programma pilota di Facebook, attivato lo scorso anno in Italia grazie alla collaborazione con l’associazione no-profit di promozione sociale ‘PermessoNegato’, è ancora in fase sperimentale ed è stato pensato per aiutare le potenziali vittime a impedire che le loro fotografie o video intimi vengano pubblicati su Facebook e Instagram senza il loro consenso. Come parte di questo progetto, le persone maggiorenni in Italia che temono che le loro immagini intime vengano condivise, possono contattare ‘PermessoNegato’ o, dalla prossima settimana, anche il Garante Privacy, per essere aiutate a sottoporre in modo sicuro quelle foto o video a Facebook. Il social creerà una firma digitale unica o hash (composta da valori numerici che codificano l’immagine in modo che non sia riconoscibile a occhio nudo) del contenuto prima di distruggerlo e bloccherà possibili tentativi di pubblicazione sulle proprie piattaforme.

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