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Esteri

Hormuz resta chiuso, nuova escalation degli Houthi

Lo Stretto di Hormuz resta bloccato: Teheran pone nuove condizioni agli Stati Uniti. Gli Houthi attaccano una raffineria saudita e il porto yemenita di Mocha.

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Nonostante gli annunci su un’intesa ormai vicina, lo Stretto di Hormuz resta sostanzialmente bloccato. L’Iran ha confermato che i negoziati con l’Oman sulla gestione del passaggio marittimo sono entrati nella fase finale, precisando però che un accordo con Mascate non comporterebbe automaticamente la riapertura al traffico.

Teheran chiede agli Stati Uniti di accettare una serie di condizioni: la fine delle minacce militari, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei porti iraniani e il risarcimento dei danni provocati dai raid americani. Al momento non esiste un dialogo diretto tra Washington e il governo iraniano, ma soltanto uno scambio di messaggi attraverso intermediari.

Il mistero sulle condizioni di Khamenei

I media ufficiali iraniani hanno riferito di un recente incontro tra la Guida suprema Mojtaba Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian, avvenuto in occasione dell’inizio del terzo anno di mandato del capo dello Stato.

Secondo la versione diffusa da Teheran, i due avrebbero discusso delle condizioni economiche della popolazione, della guerra, degli sviluppi militari e della collaborazione con i partner internazionali.

La notizia, accompagnata inizialmente da immagini limitate, punta a contrastare le indiscrezioni diffuse dagli oppositori iraniani all’estero sulle gravi condizioni di salute di Khamenei. Non esistono però conferme indipendenti sull’incontro e sulle condizioni della Guida suprema, che da tempo non appare pubblicamente.

Un dirigente dei Basij, la forza paramilitare legata ai Pasdaran, ha annunciato la prossima diffusione di nuovi filmati di Khamenei durante incontri pubblici e riunioni con i vertici militari.

Gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita

La tensione cresce anche nel Mar Rosso. Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco con droni contro la raffineria Saudi Aramco di Jizan, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita.

L’attacco ha provocato un incendio, successivamente domato. Le autorità saudite non hanno segnalato vittime e non hanno attribuito ufficialmente le fiamme all’azione dei ribelli.

Missili e droni hanno colpito anche il porto yemenita di Mocha, controllato dalle forze governative sostenute da Riad. Secondo l’ultimo bilancio disponibile, sono morte almeno sette persone, quattro militari e tre civili, mentre altre quindici sono rimaste ferite. Il numero delle vittime potrebbe essere aggiornato.

Gli Houthi hanno minacciato nuove operazioni contro l’Arabia Saudita, accusata di mantenere un blocco contro i territori yemeniti sotto il loro controllo. Riad respinge l’accusa.

Il Patto della Mecca cambia gli equilibri

L’escalation arriva a pochi giorni dalla firma del Patto della Mecca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. L’accordo prevede un meccanismo di difesa collettiva: un attacco contro uno dei tre Paesi viene considerato un’aggressione contro tutti.

Ankara e Islamabad assicurano che l’intesa ha natura difensiva e non è diretta contro l’Iran. Fonti turche indicano l’Egitto come possibile futuro partecipante, ma il Cairo non ha ancora assunto impegni.

La chiusura di Hormuz, gli attacchi nel Mar Rosso e la nascita della nuova alleanza militare rendono ancora più instabile l’intero sistema di sicurezza regionale, con conseguenze potenziali sulle rotte commerciali e sui mercati energetici.

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Esteri

Caos nei cieli britannici, guasto al sistema di controllo: cancellati 625 voli

Caos negli aeroporti del Regno Unito per un guasto al sistema di elaborazione dei piani di volo di Nats. Cancellati almeno 625 collegamenti e coinvolti decine di migliaia di passeggeri.

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Ritorna l’incubo del caos aereo nel Regno Unito. Un guasto al sistema nazionale di gestione del traffico ha provocato la cancellazione di almeno 625 voli, coinvolgendo Heathrow, Gatwick e numerosi altri aeroporti britannici.

Il problema ha colpito il sistema utilizzato da Nats, il gestore del controllo aereo del Regno Unito, per elaborare i piani di volo. Lo spazio aereo è rimasto formalmente aperto, ma la capacità operativa si è drasticamente ridotta, con centinaia di partenze cancellate o rinviate.

Coinvolti i principali aeroporti

I disagi hanno interessato gli scali londinesi di Heathrow, Gatwick, Stansted, London City e Southend, oltre agli aeroporti di Manchester, Birmingham, Bristol, Edimburgo, Glasgow, Aberdeen, Isola di Man e Jersey.

Le ripercussioni si sono estese anche ai collegamenti internazionali con Dublino, Parigi e numerose altre città europee. Tra le compagnie maggiormente coinvolte figurano British Airways, easyJet e Ryanair. Secondo Flightradar24, le cancellazioni hanno superato quota 600.

Nats riavvia il sistema

Gli ingegneri di Nats sono intervenuti sul sistema di elaborazione dei voli e nel tardo pomeriggio hanno applicato una soluzione tecnica. Il servizio ha quindi iniziato un graduale ritorno alla normalità.

L’ente ha presentato le proprie scuse ai passeggeri, avvertendo però che lo smaltimento degli effetti del blocco avrebbe richiesto tempo. Anche dopo il riavvio sono proseguiti ritardi e cancellazioni, a causa degli aeromobili e degli equipaggi rimasti fuori posizione.

La causa originaria del malfunzionamento non è stata ancora resa pubblica. Non sono emersi elementi che consentano di collegare l’incidente a un attacco informatico o ad attività riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida.

Oltre 65 mila passeggeri Ryanair coinvolti

Decine di migliaia di viaggiatori sono rimasti bloccati negli aeroporti nel pieno degli spostamenti di fine estate. La sola Ryanair ha dichiarato che il guasto ha coinvolto oltre 65 mila passeggeri, con ritardi arrivati fino a otto ore.

Tra le persone interessate figurano anche molti italiani. Il volo dell’Arsenal diretto a Napoli, dove la squadra inglese deve disputare una partita di Champions League, ha accumulato ritardo.

Dagli aeroporti sono arrivate testimonianze di passeggeri rimasti per ore a bordo degli aerei o davanti ai tabelloni delle partenze. Un comandante bloccato a Heathrow ha dichiarato di non avere mai assistito a una situazione simile durante la propria carriera.

L’Autorità per l’aviazione chiede un rapporto

La ministra britannica dei Trasporti Heidi Alexander ha riconosciuto la gravità dei disagi e ha chiesto garanzie affinché dall’incidente vengano tratte le necessarie lezioni.

L’Autorità per l’aviazione civile ha domandato a Nats una relazione completa sul malfunzionamento. Dopo averla esaminata, valuterà se siano necessari ulteriori interventi per garantire l’affidabilità del sistema britannico di controllo del traffico aereo.

La protesta delle compagnie

Molto dura la reazione di Ryanair e Wizz Air. Quest’ultima ha definito Nats inadeguata al compito, sostenendo che un gestore di infrastrutture nazionali critiche non possa paralizzare ripetutamente il sistema aereo.

Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di Nats, Martin Rolfe, ricordando che dopo il grave blocco del 2023 erano stati promessi interventi per migliorare la resilienza tecnologica.

Nel marzo 2025 Heathrow era rimasto paralizzato per circa 18 ore a causa dell’incendio nella sottostazione elettrica di North Hyde. Il nuovo incidente riapre il dibattito sull’affidabilità delle infrastrutture che sostengono uno dei sistemi aeroportuali più trafficati d’Europa.

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Esteri

Gli Usa distruggono cinque petroliere iraniane, sale la tensione nel Golfo

Le forze statunitensi hanno annunciato la distruzione di cinque petroliere iraniane dopo due tentativi di attacco contro una nave da guerra americana. Gli equipaggi sarebbero stati fatti evacuare prima delle operazioni.

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Le forze armate degli Stati Uniti hanno annunciato di aver distrutto cinque petroliere iraniane in risposta ai tentativi delle Guardie Rivoluzionarie di colpire una nave da guerra americana con missili balistici.

Gli attacchi sarebbero stati condotti martedì 8 settembre nel Golfo di Oman e nelle acque vicine all’isola iraniana di Kharg. Il Comando centrale militare statunitense ha diffuso anche un video delle operazioni.

La nave americana evita i missili

Secondo la ricostruzione statunitense, le Guardie Rivoluzionarie avrebbero tentato per due volte, nel corso degli ultimi giorni, di colpire un’unità della Marina americana.

La nave sarebbe riuscita a evitare i missili e avrebbe proseguito il pattugliamento delle acque della regione. Nessun militare statunitense sarebbe rimasto ferito.

Colpite cinque petroliere

Le petroliere indicate dagli Stati Uniti sono la M/T Kaviz, la M/T Charminar, la M/T Horizon 1 e la M/T Riesco, colpite nel Golfo di Oman, oltre alla M/T Derya, attaccata nei pressi dell’isola di Kharg.

Le forze americane sostengono di aver ordinato agli equipaggi di abbandonare le imbarcazioni prima di colpirle e renderle inservibili. Non sono state diffuse informazioni complete sulle condizioni dei marittimi.

Washington afferma che le navi facevano parte di una rete utilizzata per finanziare le Guardie Rivoluzionarie e i gruppi alleati di Teheran nella regione. Si tratta della versione fornita dagli Stati Uniti, mentre non sono ancora disponibili riscontri indipendenti su tutti i dettagli dell’operazione.

Otto petroliere iraniane colpite in pochi giorni

Il 5 settembre le forze statunitensi avevano già annunciato la distruzione di altre tre petroliere iraniane, dopo un presunto tentativo delle Guardie Rivoluzionarie di attaccare una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani.

Sale così a otto il numero delle petroliere iraniane che gli Stati Uniti dichiarano di aver distrutto in pochi giorni. Una sequenza di attacchi e rappresaglie che aumenta il rischio di un conflitto ancora più esteso e di gravi conseguenze per la navigazione e per il mercato energetico internazionale.

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Esteri

Kiev ordina mille missili Patriot con il prestito Ue, ma le consegne richiederanno anni

L’Ucraina utilizzerà il prestito europeo per acquistare circa mille missili Patriot. Poiché le consegne inizieranno nei prossimi anni, Kiev chiede agli alleati di cedere immediatamente 300 intercettori dalle proprie scorte.

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L’Ucraina sta firmando contratti per acquistare circa mille missili intercettori Patriot utilizzando una parte del prestito da 90 miliardi di euro concesso dall’Unione Europea. Le consegne, tuttavia, inizieranno soltanto nei prossimi anni.

Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara durante una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, tenuta nel formato Ramstein.

La richiesta immediata agli alleati

I nuovi contratti non consentiranno di soddisfare le esigenze più urgenti della difesa aerea ucraina. Kiev chiede quindi ai Paesi alleati di trasferire subito i missili disponibili nei propri arsenali, ricevendo in futuro intercettori nuovi e tecnologicamente più avanzati.

Secondo il governo ucraino, nell’immediato servono 300 missili Patriot, 500 missili aria-aria e ulteriori sistemi portatili di difesa antiaerea. Kiev domanda inoltre finanziamenti per due miliardi di dollari da destinare alla produzione e all’acquisto di droni.

Un deficit da 27 miliardi

Il ministro ha quantificato in 27 miliardi di dollari il deficit del bilancio ucraino per la difesa, sollecitando i partner ad assumere rapidamente le necessarie decisioni finanziarie.

L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare missili e droni russi, soprattutto in vista di nuove offensive contro le infrastrutture energetiche e le principali città del Paese.

La deroga concessa dall’Unione Europea

I Paesi dell’Unione hanno approvato una deroga che permette a Kiev di utilizzare il prestito comunitario anche per comprare missili Patriot di fabbricazione statunitense.

Il programma europeo privilegia normalmente gli acquisti presso imprese della difesa europee. L’Ucraina aveva pertanto chiesto un’autorizzazione specifica per rivolgersi ai produttori americani del sistema Patriot.

La disponibilità immediata degli intercettori resta però il principale problema: i contratti garantiscono una copertura futura, mentre Kiev chiede agli alleati di colmare adesso il vuoto attingendo alle proprie scorte.

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